Psicologia

Cersei Lannister e il Disturbo Narcisistico di Personalità

on
July 4, 2019

Cersei Lannister: un nome, una garanzia. Un personaggio complesso, a dir poco perfetto.
D’accordo, sì, sono di parte. Ho amato Cersei, forse non dal primissimo momento, ma l’ho apprezzata e compresa.
Gran parte dei fan del Trono di Spade l’hanno odiata e hanno sperato, fin dalla sua prima apparizione, che morisse tra atroci sofferenze. Io non scrivo questo articolo per cercare di farvela amare, ma per spiegarvi meglio questo complesso personaggio. Parlo forse un po’ da ignorante, dato che non ho letto i libri, perciò mi baso solo sulla serie tv per descrivere tutto ciò che so su Cersei Lannister e sul probabile disturbo di personalità che la affligge.

I disturbi di personalità sono suddivisi in tre categorie:

  • Disturbi di Personalità che rientrano nel Cluster A definiti “Eccentrici o Bizzarri” e caratterizzati da ritiro emozionale e stranezze comportamentali e che includono Disturbo Paranoide di Personalità, Disturbo Schizoide di Personalità e Disturbo Schizotipico di Personalità.
  • Disturbi di Personalità compresi nel Cluster B chiamati “Drammatici, Emotivi o Esplosivi” definiti da criteri quali instabilità, eccessiva manifestazione emotiva e drammaticità e che comprendono il Disturbo Antisociale di Personalità, il Disturbo Borderline di Personalità, il Disturbo Istrionico di Personalità e il Disturbo Narcisistico di Personalità.
  • Disturbi di Personalità del Cluster C, definiti “Ansiosi o Timorosi” che includono caratteristiche relative all’ansia, all’evitamento e alla sottomissione e in cui rientrano il Disturbo Dipendente di Personalità, il Disturbo Evitante di Personalità e il Disturbo Ossessivo – Compulsivo di Personalità.

Qui si ipotizza che Cersei Lannister sia affetta da un Disturbo Narcisistico di Personalità, quindi appartenente al Cluster B. Vediamo perché.
Partiamo dal presupposto che ognuno di noi ha una dose di amor proprio che utilizza a suo piacimento. L’amor proprio è ottimale per lo sviluppo, è sano e contribuisce al mantenimento e al miglioramento della nostra autostima e della nostra identità in quanto, grazie a esso, spesso dopo un successo ci sentiamo soddisfatti di noi stessi, oppure paragonandoci ad altri, ci sentiamo migliori di loro.
Inoltre uno dei concetti principali per fare una diagnosi di questo disturbo è lo sfruttamento interpersonale che è un tratto adattivo nella società e ognuno di noi, almeno una volta, si sarà approfittato dell’amico o dell’amica per soddisfare un suo capriccio o per portar acqua al suo mulino.
Tuttavia, da qui, ad arrivare al Disturbo Narcisistico di Personaità ci vogliono tempo e altre caratteristiche.

Cersei è, fondamentalmente, una donna incompresa: non è una sciocca, non è semplicemente una donna di corte, dalle belle vesti e dall’eleganza che la contraddistingue. È una donna con del potenziale, è intelligente, brillante, sa il fatto suo.

Cersei insieme a suo padre Tywin Lannister

Partiamo dal presupposto che è cresciuta senza una madre, quindi (sempre basandoci sulla serie tv) si può affermare che non abbia usufruito di un adeguato rapporto madre – figlia. Il rapporto con la mamma, o con il caregiver, ossia colui o colei che si prende cura del bambino, è il primo mattoncino da cui comincia la nostra formazione identitaria e personale, e che sta alla base di moltissime caratteristiche che ci contraddistingueranno una volta cresciuti. La Teoria dell’Attaccamento spiega quanto questa relazione si ripercuota sulla nostra crescita e sulle persone che saremo da adulti.
Inoltre (tornando a Cersei), benché il ruolo della donna in Game Of Thrones sia tutto fuorché sottovalutato, il mondo in cui Cersei vive è un mondo prettamente maschile, specialmente nella sua famiglia.
Il padre, Tywin Lannister, è battagliero, freddo, insensibile persino nei confronti dei suoi figli, tutti perché anche nei confronti del prediletto Jaime si rivela una carogna quando vuole sbatterlo fuori dalla Guardia Reale e mandarlo a Castel Granito, senza citare le innumerevoli volte in cui denigra il più giovane dei fratelli Lannister, Tyrion.
Quindi, oltre a non avere alcun rapporto madre – figlia per ovvie ragioni, Cersei non può nemmeno contare sul supporto emotivo del padre.
Quando era poco più di una bambina, una profezia la avvisa che tutti i suoi figli sarebbero morti e poco dopo aver raggiunto l’adolescenza, Cersei viene data in sposa a Robert Baratheon, diventando regina. Il matrimonio è, naturalmente, un’unione politica tra le due famiglie, ma Cersei è davvero innamorata di Robert. Lo dice lei stessa, affermando che tutte le donne ambivano a Robert, un uomo coraggioso e affascinante, ma era lei, Cersei, ad averlo tutto per sé. O così, l’ingenua Cersei pensava. Difatti Robert, oltre a essere per gran parte del tempo ubriaco, è anche un uomo che passa il suo tempo con molte altre donne. Inoltre Cersei vive la relazione con la consapevolezza che l’unico vero amore di suo marito fosse Lyanna Stark, sorella di Eddard Stark.
Perciò, anche a livello di relazioni di coppia, non si può dire che Cersei abbia avuto relazioni rosee né che sia particolarmente fortunata.
L’unico uomo che dimostra, fino all’ultimo, di amarla davvero è suo fratello Jaime.

Cersei e suo fratello Jaime

Infatti i due hanno una relazione, prima, durante e dopo il matrimonio con Robert Baratheon.
Tuttavia, l’unico vero amore che Cersei prova, l’unico autentico, sincero, affetto sentito dalla donna è quello nei confronti dei suoi figli: Joffrey, Myrcella e Tommen. Certo, ama Jaime, ma l’amore che prova per lui non le basterà e si rivelerà, anche nei confronti di Jaime, una donna abbastanza spregevole.
Tornando ai figli, anche in quel caso Cersei non è di certo graziata dagli Dei: difatti, benché lei cerchi di educare Joffrey (il primogenito), dicendo che deve essere un re abile e agire dopo aver ponderato ogni situazione, lui si rivela essere un ragazzino a dir poco ignobile. Ricordiamo infatti che Cersei non voleva che Eddard Stark morisse, ma Joffrey, accecato dalla potenza del suo ruolo, decide di fargli tagliare la testa davanti a Sansa Stark, futura moglie di Joffrey e figlia di Eddard Stark.
Da quel momento Cersei capisce che suo figlio non è come lei pensava, ma nonostante ciò, continua a difenderlo in tutti i modi, ad esempio non facendolo combattere nella Battaglia delle Acque Nere.

Cersei con il figlio Tommen durante la Battaglia delle Acque Nere

In quella circostanza, mossa dall’amore per i suoi figli e spaventata per la battaglia, prende Tommen sulle ginocchia pronta ad avvelenarlo nel caso in cui i Lannister perdessero la battaglia. Insomma, è disposta a tutto per proteggere i propri figli, persino a ucciderli.
Cersei deve anche assistere alla partenza della sua unica figlia femmina, Myrcella, per Dorne per essere data in sposa al Principe Trystane Martell. Sarà l’ultima volta che le due si vedranno, poiché la ragazza verrà uccisa da Ellaria Sand.
Cersei è costretta a sopportare anche l’esistenza e la presenza a palazzo di Margaery Tyrell, una donna tanto intelligente quanto insopportabile nei confronti di Cersei. Margaery, dopo diverse peripezie, diventa la promessa sposa di Joffrey e fin da subito riesce a controllarlo; a nulla serviranno i tentativi di Cersei nel mettere in guardia il figlio rispetto alla ragazza.
Inoltre, dopo un incontro con Lady Olenna Tyrell (una donna straordinaria), Tywin Lannister decide di far sposare Cersei con Loras Tyrell (fratello di Margaery) e Sansa Stark con Tyrion Lannister (altresì detto “il folletto” o “il nano”, fratello minore di Jaime e Cersei, un uomo intelligente e molto più furbo di tutti i Lannister messi insieme, ma che sarebbe colpevole, secondo Cersei e Tywin di aver ucciso la madre durante il parto; perciò è sempre stato il Lannister più denigrato).

Cersei e Margaery Tyrell

Ridendo e scherzando, siamo arrivati alla quarta stagione della serie tv. Una delle prime puntate si conclude, durante il banchetto per il matrimonio tra Joffrey e Margaery, proprio con la morte di Joffrey (il 99% di noi dirà “finalmente”, l’1% dirà “era anche l’ora”), a cui Cersei assiste, anzi, suo figlio le muore proprio tra le braccia, tra atroci sofferenze.
A prendere il posto del fratello sul Trono di Spade sarà Tommen, il più giovane dei figli di Cersei. Il quale è completamente diverso dal fratello maggiore: Tommen è buono, forse fin troppo, e naturalmente Margaery è pronta a balzare sul nuovo sovrano.
Margaery e Tommen si sposano e la giovane manipola a tal punto il giovanissimo marito, tanto che lui chiederà a Cersei di andare a Castel Granito.
Cersei, accecata dalla rabbia, decide di cambiare le cose e si affida all’Alto Passero, il quale è a capo di una setta chiamata il Credo dei Sette che ha come obiettivo quello di depurare dai peccati gli uomini.
Il Credo dei Sette riesce a catturare Loras Tyrell (in quanto si intratteneva con alcuni uomini, quindi accusandolo di sodomia) e in seguito verrà trattenuta anche Margaery (che per aiutare il fratello, giura il falso).
La vittoria di Cersei, però, non dura molto, difatti anche lei viene imprigionata per atti impuri e accuse quali il tradimento, l’uccisione di Re Robert Baratheon e fornicazione. Per un tempo infinito Cersei viene torturata da Septa Unella che vuole obbligarla a confessare, ma Cersei non si piega e continua a rimanere rinchiusa. Alla fine, stremata da quei tormenti, decide di confessare i peccati reali che ha commesso pur di andare via da quei sotterranei.

Cersei durante la Marcia della Vergogna

Ed è qui che, probabilmente, si assiste alla peggiore delle scene che riguardano Cersei Lannister, la quale deve affrontare una penitenza prima di poter tornare alla Fortezza Rossa (castello dove Cersei vive ad Approdo del Re, capitale dei Sette Regni): la Marcia della Vergogna. Durante il passaggio dal tempio in cui era rinchiusa alla fortezza, Cersei deve camminare nuda di fronte al popolo che non manca di gettarle addosso insulti e offese e umiliandola in qualsiasi modo.
Nonostante tutto ciò, Cersei deve essere ancora processata per i suoi peccati.
Il giorno del processo, Cersei ha la sua vendetta nei confronti di tutti coloro per cui aveva sofferto. Infatti nel Tempio di Baelor, in cui la donna era stata tenuta prigioniera e doveva essere giudicata, dopo che Loras Tyrell confessa i suoi peccati e decide di unirsi alla setta per espiarli, Cersei e il Re Tommen non si presentano. Margaery inizia a capire che qualcosa non va, ma nessuno le dà ascolto ed è troppo tardi per scappare, difatti l’Altofuoco (un liquido altamente infiammabile) fa esplodere il tempio causando la morte di tutti coloro che erano all’interno tra cui Margaery, Loras e l’Alto Passero.
In quel momento, Tommen assiste all’esplosione e decide di suicidarsi gettandosi dalla finestra. Così Cersei, si è vendicata, ma ha perso il suo ultimo figlio.

 

Cersei è, adesso, regina indiscussa, ma sola: ha perso tutto e, sicuramente, ci ha messo del suo. Si mette contro anche Jaime, l’unico che l’abbia mai amata davvero e lo dimostrerà ancora una volta, nell’ultima stagione.
Quindi, dopo questa breve biografia, non credo che Cersei verrà rivalutata, però spero sempre che venga compreso di più il suo personaggio poiché, a mio parere, dopo tutto ciò che ha passato non è così strano che Cersei abbia perso la retta via.

Detto ciò, Cersei rispecchia molti dei criteri del Disturbo Narcisistico e vediamo perché.
Secondo il DSM – IV, ossia il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, i criteri diagnostici sono i seguenti: tanto per cominciare si ha un quadro pervasivo di grandiosità, ricerca di approvazione, assenza di empatia e poi il paziente deve avere almeno cinque delle caratteristiche che seguono:

  1. Senso grandioso di importanza
  2. Fantasie di successo, potere, fascino, bellezza
  3. Credere di essere speciale e di poter essere capito solo da altre persone altrettanto speciali
  4. Ricerca ammirazione eccessiva
  5. Ha la sensazione che tutto gli sia dovuto
  6. Si approfitta degli altri per i propri scopi
  7. Manca di empatia
  8. È invidioso degli altri o crede che gli altri lo invidino
  9. Ha comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntuosi

Cersei Lannister e senso grandioso di importanza sono praticamente sinonimi. Ad esempio con Joffrey, nella prima stagione, quando gli dice che un re può mascherare la verità, può farla sua, perché ha il potere di farlo. Oppure quando sminuisce in ogni occasione Tyrion, come se lui non fosse un Lannister, al contrario di lei e Jaime. Solo lei e, al massimo, i suoi figli sono importanti e difatti fa di tutto per proteggerli. Oppure quando si mette in mezzo alla relazione tra Joffrey (e in seguito Tommen) e Margaery, come se fosse lei l’unica donna all’altezza del proprio figlio. O più avanti, quando Jon Snow la avverte dell’esistenza degli Estranei, lei prima finge di assecondarlo, ma lo tradirà e le truppe dei Lannister non raggiungeranno mai Grande Inverno per contribuire alla battaglia. Un po’ come se dicesse “Prima ammazzano voi, poi vedremo cosa fare.”

Per quanto riguarda le fantasie di successo, potere e fascino si ricordi la frase “Power is Power”, “il potere è potere”. A Cersei non interessa del regno, di essere una brava regina amata dal popolo o di migliorare le condizioni di quei poveretti che vivono ad Approdo del Re. Cersei vuole essere regina. Nient’altro è importante, perché è assetata di potere, lo fa per i propri interessi. Il potere è il suo punto fisso.

Euron Grayjoy e Cersei

Un altro criterio che le si può associare con una buona sicurezza è l’approfittarsi di altri per i propri scopi. Ad esempio con Euron Grayjoy, con il quale andrà a letto per mantenere l’alleanza e fingerà addirittura che il figlio che porta in grembo sia suo. Oppure quando si reca da Lady Catelyn Stark dopo la caduta di Bran dalla torre e, per scagionarsi, racconta all’affranta Lady Catelyn del bambino che ha perso e della sofferenza che ciò le ha causato. Come per passare per una donna buona e clemente, cosa che invece non è.
Si approfitta anche di Sansa e della sua debolezza di temperamento, anche quando la obbliga a scrivere la lettera al fratello, Robb Stark, per far sì che lui si arrenda. Oppure, ancora, quando mette in pericolo la popolazione di Approdo del Re per sfidare Daenerys Targaryen, pensando che vedendo il popolo all’interno delle mura della città, Daenerys non lo bruci senza esitazione.

La mancanza di empatia è un’altra caratteristica che si associa a Cersei, eccetto per i suoi figli. Per il resto dell’universo, Cersei non ha empatia. Non si mette nei panni degli altri: continua a tenere prigioniera Sansa, nonostante sia poco più di una bambina, non impedisce nemmeno a Jaime di gettare dalla finestra un bambino di dieci anni. Stessa cosa con Tyrion: non solo lo sminuisce, ma fa in modo che non dimentichi mai il fatto che la morte di sua madre sia stata causata dalla sua nascita.

Cersei insieme al marito Robert Baratheon. Dopo questa frase Robert colpisce in pieno volto la moglie.

Ovviamente Cersei Lannister ha dei comportamenti arroganti e presuntuosi. È insopportabile, va detto. È una donna sempre scettica, sempre in cerca di vendetta: ad esempio con la figlia di Ellaria Sand che verrà uccisa nello stesso modo in cui Ellaria Sand ha ucciso Myrcella, con in più il fatto che Ellaria dovrà assistere alla morte di sua figlia. Oppure quando dà in pasto Septa Unella alla Montagna (guardia del corpo di Cersei, una macchina da guerra). I suoi atteggiamenti sono sempre arroganti, con chiunque non sia all’altezza. Persino con Jaime si comporta in modo altezzoso, come se fosse sempre un grado più in alto di lui. Il suo tono è sempre, costantemente, insolente, cosa che le costerà uno schiaffo in pieno viso direttamente dalla leggiadra mano di Robert Baratheon.

Due autori si sono particolarmente interessati al narcisismo: Heinz Kohut e Otto Kernberg.
Nella teoria del primo, i soggetti narcisisti hanno un funzionamento mentale buono e a essere attaccata è l’autostima. Difatti il narcisista avrebbe la necessità di avere risposte specifiche dalle persone e anche dall’ambiente in modo da mantenere la coesione del Sé. Ed è proprio il concetto di Sé che Kohut affronta: nei narcisisti sarebbe avvenuta una fusione tra il Sé reale e il Sé ideale, ossia i pazienti si identificherebbero nelle loro immagini idealizzate di Sé per negare ed evitare sia il proprio Sé reale, sia la dipendenza dagli oggetti interni. Inoltre negherebbero le immagini inaccettabili di Sé proiettandole negli altri.
Heinz Kohut è il fondatore della Psicologia del Sé, la cui idea fondamentale è che l’essere umano abbia bisogno di risposte empatiche per sopravvivere, l’empatia sarebbe il concetto cardine per l’analisi dei concetti psicologici. Essa sarebbe la capacità di pensare e sentire sé stessi nella vita interiore di un’altra persona.
La teoria dello sviluppo di Kohut vuole spiegare la genesi dei disturbi mentali partendo dallo studio e dall’analisi degli adulti e ricostruendo empaticamente le esperienze infantili che essi hanno avuto.
I disturbi narcisistici nascono, secondo l’autore, da un’angoscia centrale che sarebbe causata dalle strutture narcisistiche nell’Io. Le strutture narcisistiche sarebbero la paura della perdita del Sé oppure aver provato esperienze di vergogna e dolore. I soggetti che soffrono di questi disturbi devono cercare di conservare un senso di coesione del Sé per sopravvivere.
Otto Kernberg, invece segue una prospettiva psicodinamica in cui il tema è l’associazione tra vulnerabilità originaria temperamentale che tende a un’affettività negativa, spesso aggressiva. Il paziente narcisista sarebbe sempre legato a un caregiver poco empatico. Definisce la personalità narcisista come affine a quella borderline, la reputa una sottocategoria di quel disturbo e vede il Sé grandioso come una difesa nei confronti della dipendenza dall’altro.
Otto Kernberg individua tre tipologie di narcisismo:

  • Narcisismo sano: tutti lo possediamo, è quello che ci permette di essere ambiziosi, avere dei rapporti interpersonali, dei valori morali.
  • Narcisismo infantile: si fonda sulla soddisfazione dei propri bisogni, è necessario essere in contatto con l’altro per avere delle risposte, delle attenzioni. È chiamato infantile proprio perché si può ricondurre ai comportamenti dei bambini piccoli che hanno bisogno della madre per adempiere a certi bisogni.
  • Narcisismo patologico: il disturbo di personalità per eccellenza che colpisce quasi tutte le aree del funzionamento dell’individuo e in cui il Sé non è integrato e non riesce a unire le rappresentazioni idealizzate del sé e degli altri, creando un sé grandioso.

Il paziente narcisista mostra sempre la sua immagine idealizzata, rischiando però che essa possa essere macchiata dal giudizio di un altro. Come difesa utilizza la svalutazione.
Kernberg, che si occupa di molti disturbi di personalità, confronta anche il comportamento dei pazienti antisociali e di quelli psicopatici. Secondo lui, rientrerebbero in un continuum del disturbo narcisistico di personalità, poiché in questi disturbi rientrerebbe l’incapacità del soggetto a mettersi nei panni degli altri (quindi la componente empatica) e utilizzerebbero lo sfruttamento altrui per raggiungere i propri scopi.

Ciò che entrambi gli autori sottolineano sono proprio i meccanismi di difesa e i principali sono l’idealizzazione e la svalutazione. Kohut pensa che l’idealizzazione sia una fase dello sviluppo che compensi, però, una struttura psichica che nel narcisista manca. L’idealizzazione avrebbe, quindi, una funzione specifica cioè mantenere al sicuro l’autostima. Difatti se l’immagine grandiosa non è equilibrata, può disintegrarsi. Kernberg, invece, vede l’idealizzazione come difesa contro rabbia, disprezzo e svalutazione. Avrebbe quindi lo scopo di proteggere gli altri e sé stessi dalla propria distruttività. Kernberg sottolinea anche l’invidia distruttiva che quando prende il sopravvento porta alla svalutazione.

Paradosso narcisistico

Jaime Lannister assiste alla morte di Myrcella

Abbiamo detto che una delle caratteristiche del narcisismo è il senso di grandiosità. Talvolta però questa grandiosità espressa, può in realtà nascondere una fragilità. Il concetto di “paradosso narcisistico” sottolinea la presenza sì di un senso di grandiosità ma anche di un bisogno di dimostrare la propria ricchezza, magari attraverso oggetti materiali. Cersei è un esempio calzante di questo paradosso. Sembra non essere scalfita da nulla, nemmeno dalla morte dei suoi figli che la sfiora per una, massimo due puntate. Soffre, ma si rialza, si circonda di ricchezza, di un palazzo con alte mura, diventa regina, anzi si autoproclama regina, si siede sul trono ma per arrivare fin lì ha sacrificato tutto, ha perso ogni cosa che poteva darle una felicità. I suoi figli sono morti, è stata umiliata per le vie della città, un’altra regina con tre draghi vola dritta verso Approdo del Re per portarle via tutto eppure che tutti vedano quanto Cersei Lannister sia ricca, forte e, nonostante tutto, seduta su quel trono.
Inoltre, come si può ben immaginare, il paziente narcisista non accetta facilmente l’invecchiamento poiché rovinerebbe l’immagine di bellezza e splendore che il soggetto mostra al mondo. Talvolta, per salvarsi da questo dolore, il paziente narcisista può arrivare a ricercare delle soddisfazioni indirette attraverso i giovani, spesso attraverso i figli.

Cersei beve soddisfatta il suo vino, dopo l’esplosione del tempio di Baelor

La rabbia è al centro del disturbo di personalità narcisista: se un determinato evento ferisce, scatta la rabbia. Se esiste una minaccia, scatta la rabbia. Difatti la risposta rabbiosa è stata evidenziata anche da Kohut: questa emozione sarebbe la manifestazione della sensazione di minaccia rispetto all’immagine grandiosa di sé che il narcisista espone.
Cersei si sente minacciata da Margaery, la quale non solo vuole prendere il suo posto come regina e la fa sentire come se non contasse nulla, ma manipola e controlla prima Joffrey e poi Tommen, e come se non bastasse si fa amare dal popolo. Per questo motivo Cersei fa qualsiasi cosa per impedire di venire eclissata dalla giovane, intelligente e bella Margaery Tyrell. Ciò significa che deve essere fatta prigioniera dall’Alto Passero e subire un’umiliazione in pubblica piazza? E così sia, la rabbia cresce e così l’Altofuoco fa il suo corso sotto la città, fino ad arrivare al Tempio di Baelor, fino a far esplodere tutte le cause della sua rabbia.

Per quanto riguarda le relazioni del paziente narcisista, si denota un iniziale entusiasmo che però si trasforma ben presto in svalutazione e noia. Questo si nota solo parzialmente in Cersei: lei non sembra mai amare pienamente Jaime, ha altri amanti (Lancel Lannister, Euron Grayjoy), eppure quando sospetta che Brienne di Tarth sia innamorata di Jaime si ingelosisce. Quando Jaime viene preso in ostaggio dagli Stark, la sua preoccupazione è quasi inesistente; quando Jaime le dice che lui andrà al Nord per combattere contro gli Estranei, lei minaccia di ucciderlo, non lo fa, ma non batte ciglio quando lui va via.

Ci sono altri Disturbi di Personalità, che rientrano nel Cluster A, che possono avere alcuni punti in contatto con il Disturbo Narcisistico, ad esempio il Disturbo Paranoide di Personalità, soprattutto per quanto riguarda il vissuto di minaccia al proprio Sé. Solo che nel narcisista questa caratteristica può essere dedotta a un livello molto più profondo.
Per quanto riguarda il Disturbo Schizoide di Personalità, i due disturbi sono completamente differenti. Nel Disturbo Schizoide uno dei principali elementi è il ritiro sociale. Questo concetto si può legare al narcisismo solo nel caso in cui il paziente narcisista arrivi a pensare di non avere alcun bisogno dell’altro fino ad arrivare al ritiro sociale, ma è un effetto molto raro, inoltre l’eziologia dei disturbi è completamente differente.
Anche per quanto riguarda il Disturbo Schizotipico di Personalità, le cause scatenanti dei due disturbi sono completamente differenti. Il Disturbo Schizotipico è quello che si avvicina di più allo spettro schizofrenico, difatti una delle caratteristiche principali è rappresentata dalle strane credenze da cui possono derivare dei comportamenti o degli atteggiamenti bizzarri. Nel paziente narcisista questi comportamenti possono essere associati alle manifestazioni più gravi di grandiosità, ma anche in questo caso è molto raro.

Per quanto riguarda gli altri disturbi appartenenti al Cluster B, in cui rientra anche il Disturbo Narcisistico, forse si possono trovare più caratteristiche in comune, principalmente perché l’elemento cardine di questo Cluster è proprio il bisogno di attenzione da parte degli altri.
Ad esempio il Disturbo Antisociale di Personalità prevede una carenza di empatia nei confronti degli altri e una certa propensione alla manipolazione altrui per i propri scopi, elemento che fa parte anche dei criteri del Disturbo Narcisistico, come abbiamo visto. A differenziare i disturbi è la mancanza, nel paziente narcisista, di quella necessità di trasgredire le regole che si associa, invece, al paziente antisociale.
Nel Disturbo Istrionico di Personalità si trova un’alta ricerca dell’attenzione, difatti i pazienti cercano sempre di essere al centro dell’attenzione, anche attraverso comportamenti teatrali e seducenti. Inoltre considera le relazioni più profonde e intime di quello che in realtà siano, mentre nel Disturbo Narcisistico troviamo l’oggettivazione dell’altro. Al paziente narcisista non interessano i sentimenti dell’altro, tende a usarlo come un oggetto, difatti, dopo il primo momento di entusiasmo, come abbiamo visto, subentra la noia e la conseguente ricerca di un partner che rispecchi i suoi standard.
Nel Disturbo Borderline di Personalità troviamo impulsività e instabilità nelle relazioni, in più va sottolineato che nel Paziente Borderline sono frequenti i tentativi di suicidio e le automutilazioni, caratteristiche che non possono essere accostate al Disturbo Narcisistico di Personalità. Inoltre il paziente narcisista non è impulsivo o preoccupato dall’abbandono, perciò, attraverso questi criteri i due disturbi possono essere differenziati.
Per i disturbi compresi nel Cluster C ossia Disturbi Dipendente, Evitante e Ossessivo – Compulsivo di Personalità, i criteri non combaciano con quelli del Disturbo Narcisistico. Ad esempio nel Disturbo Ossessivo Compulsivo di personalità, alcuni criteri sono l’attenzione per dettagli, regole e ordine, perfezionismo, poche amicizie e poco svago. Quindi a sottendere questi concetti, possono esserci una paura di perdita del controllo e una mancanza di fiducia in sé stessi e di autostima. Caratteristiche che non si avvicinano al senso grandioso di sé del narcisista.
Per il paziente evitante, invece, troviamo un quadro di inibizione sociale: fondamentalmente questi individui si sentono inadeguati, hanno paura di essere umiliati, criticati e questi elementi possono essere riconducibili al paziente narcisista, ma mentre nell’evitante sono evidenti, tanto che temono di rendersi fragili di fronte all’altro, di esporre i propri punti deboli e quindi evitano le situazioni sociali o le relazioni per paura di essere giudicati. Il narcisista, invece, essendo arrogante, non le evita ma, nel caso si sentisse minacciato, come abbiamo visto, usa la rabbia per difendersi.
Alcuni autori hanno anche delineato due tipologie differenti di narcisismo: una caratterizzata, appunto, da senso di grandiosità e un’altra più sottile e nascosta. Le aspettative grandiose non verrebbero esposte o manifestate da questi soggetti, bensì verrebbero nascoste come se fossero private. Questi individui vorrebbero manifestare la propria grandiosità, il bisogno di sentirsi ammirati, ma a entrare in gioco, sarebbe la vergogna. Difatti i due disturbi potrebbero essere confusi, nonostante le motivazioni che li sottendono siano completamente diverse poiché il narcisista non vuole manifestare le sue caratteristiche per paura di esporsi e di venire deluso dall’umiliazione e dal crollo delle sue aspettative, l’evitante, invece, sentendosi inadeguato ha paura di essere rifiutato.
Quindi, ricapitolando, alla base di questo tipo di narcisismo nascosto vi sarebbe la delusione, alla base del Disturbo Evitante di Personalità vi sarebbe un sentimento di inadeguatezza.
Infine, per quanto riguarda il Disturbo Dipendente di Personalità, anche in questo caso non si trovano molte caratteristiche comuni con il Disturbo Narcisistico di personalità, in quanto i criteri prevedono una dipendenza, una necessità di essere accuditi e un’incapacità di prendere decisioni autonomamente. Tutte caratteristiche che non sono associabili al paziente narcisista.

Conclusioni

Cersei Lannister sembra rientrare in quasi tutti i criteri del Disturbo Narcisistico, è anche vero che per avere più dati dovrebbero esserle somministrati alcuni questionari come l’NPI (Narcisistic Personality Inventory) composto da una quarantina di domande che misurano, appunto, i tratti narcisistici del soggetto. Oppure si può usare l’intervista DIN (Diagnostic Interview for Narcissism) che ha una maggior flessibilità, nonostante si impieghi più tempo a sottoporla.

Cersei Lannister è una donna che, nonostante la vita di corte, nonostante la ricchezza e l’esistenza agiata, non si può dire che sia mai stata felice. Certo, è odiosa, cattiva, a volte si rivela spregevole, ma è anche vero che il dolore può trasformarsi in cattiveria. Gran parte delle esperienze che ha vissuto sono state negative e ci tengo a sottolineare quanto la mancanza di un rapporto con la madre sia stata deleteria.
La Teoria dell’Attaccamento ha evidenziato, appunto, il modo in cui gli individui utilizzano le esperienze relazionali precoci con le figure che si prendono cura di loro per regolare le emozioni in situazioni di stress. Queste relazioni precoci vengono interiorizzate e guidano le relazioni e le strategie di gestione e controllo delle emozioni durante l’età adulta. Il bambino comunica alla madre ciò che prova e la madre comprende gli stati emotivi del figlio, riesce a capire ciò che lui sente anche solo dal pianto.
Le esperienze che si fanno durante l’infanzia non sono solo emotive e mentali, ma anche sensoriali e queste, come del resto le altre, hanno bisogno dell’intervento della madre per essere integrate e comprese. Con l’integrazione di queste esperienze corporee, il bambino comprende i confini del proprio Sé. Le esperienze sensoriali nascono dal contatto con la madre e con il suo corpo e se sono piacevoli fanno sì che il corpo del bambino sia messo a conoscenza del piacere: ciò promuove la sensualità e favorisce il desiderio, facendo scoprire all’individuo il desiderio dell’altro. Se tali esperienze sono però assenti si può raggiungere uno stato continuo di eccitazione o può essere inibita la ricerca della sensualità.

Ho scritto questo articolo non per giustificare i comportamenti di Cersei Lannister, ma per cercare di combattere gli stereotipi costruiti attorno ai Disturbi di Personalità. Nessuno nasce cattivo, ma ognuno di noi ha la propria storia personale fatta di esperienze buone e di esperienze, purtroppo, cattive. Nel continente di Westeros non erano presenti degli psicologi a cui Cersei avrebbe potuto rivolgersi, perciò, in ogni caso non avrebbe avuto nemmeno la possibilità di essere aiutata.
Ho anche cercato di spiegare, spero in maniera chiara, il personaggio di Cersei, approfondendo alcuni dettagli della sua personalità. Naturalmente se la vita di una persona è caratterizzata da avvenimenti sfavorevoli, è più probabile che la gestione di determinate situazioni non sia affrontata nel modo adeguato.
Un determinato evento ha una valenza differente in base alla storia personale di un individuo rispetto a quella di un altro individuo.
Cersei Lannister è una donna sola, il cui unico desiderio è quello di avere un trono, di essere la più potente del mondo e nulla la fermerà dall’ottenerlo. È circondata da persone che non la apprezzano, non la sostengono e la reputano anche inferiore a loro, a partire dal suo stesso padre che la vuole dare in sposa a Loras Tyrell, come se fosse un pezzo di carne.
Viene umiliata dal suo stesso popolo, è costretta a vedere i suoi figli morire uno dopo l’altro, a osservare altre donne che vogliono rubarle ciò che ha desiderato da sempre.
Eppure, non c’è Lannister più Lannister di lei, è una leonessa e, come tale, ruggisce.

Bibliografia:

 

di Alessandra Sansò

laureata Triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Perizia psichiatrica e pericolosità sociale”. Attualmente è iscritta al Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso lo stesso Ateneo.

TAGS
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT