Blitzkrieg

Cheronea: Macedonia Vs Poleis Greche

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July 9, 2019

Filippo II di Macedonia

I Macedoni erano un popolo di origine ellenica di montanari, pastori e allevatori di cavalli dal carattere rude e bellicoso. Retti da un governo monarchico che prometteva a nobili e liberi contadini una parte del bottino conquistato nelle guerre, al fine di coinvolgerli nelle loro imprese di guerra. La classe dominante era quella degli aristocratici che combattevano a cavallo. Costoro erano proprietari terrieri: le terre erano coltivate dagli schiavi catturati in guerra o acquistati. Nonostante fossero greci, le altre poleis li disprezzavano; questo fino all’ascesa di Filippo II di Macedonia.

Nel 358 a.C., prese il potere spodestando il nipote Aminta III, cui era tutore e reggente. Poco dopo concentrò il suo esercito contro Illiri, Traci e Peoni ottenendo vittorie e nuovi territori. Nel 355, una disputa sorta tra la Focide e le città-stato limitrofe sul controllo di Delfi portò la guerra nella Grecia centrale. Il conflitto, provocato da Tebe, presto coinvolse Sparta e Atene, e in seguito anche la Macedonia. Filippo occupò Melone, ultima alleata di Atene, e si mosse verso sud. Dopo una prima sconfitta in Tessaglia contro i Focesi, fu fermato alle Termopili da Ateniesi e Spartani e ripiegò in Tracia, anche perché la sua salute si era aggravata. Nel 349 a.C., i macedoni invasero la penisola calcidica e l’anno seguente distrussero la principale città, Olinto. Nel 346, ad Atene venne ratificata la pace di Filocrate: gli ateniesi conservarono parte del Chersoneso e rinunciarono a ogni pretesa su Anfipoli. Nel 340 a.C., scoppiò l’ennesima disputa contro le poleis greche, quando Filippo cacciò il governatore dell’Epiro e insediò suo cognato due anni prima ed estendo il suo impero controllando la Traci, l’Epiro e la Tessaglia fondando anche la città di Filippopoli (ora Plovdiv) e detenendo il controllo della costa occidentale ellenica fino al fiume Acheronte. Gli Ateniesi, guidati dallo statista Demostene, supportati da Bisanzio e dalla vicina Perinto, riuscirono a rendere indipendente l’Eubea, cacciando l’oligarchia filomacedone che vi esercitava il potere. Filippo marciò subito su Perinto, senza conseguire immediati successi.

Falange Oplitica

Passò l’inverno nella Tracia nordorientale, ingaggiando battaglie contro gli Sciti sull’estuario del Danubio, e l’anno seguente ritornò a occuparsi della Grecia. Ancora una volta l’occasione gli fu data da una disputa sorta all’interno del consiglio delfico. Nel 338 Filippo piombò nella Grecia centrale, occupando le Termopili, fortificando una città nella Focide e impossessandosi di Amfissa e di Naupatto sul golfo di Corinto. Tebe e Atene, con qualche alleato meno potente, gli si opposero e nell’agosto di quello stesso anno gli eserciti alleati decisero di affrontarlo presso Cheronea, nella Beozia settentrionale.

Opliti

Il generale ateniese Carete dispose il suo esercito lungo una pianura con il lato sinistro coperto dall’acropoli di Cheronea e il lato destro fermo in un terreno paludoso lungo le sponde di un fiume. La disposizione fatta da Carete era volta alla creazione di un solido muro di falange di Opliti che doveva evitare il vantaggio alla cavalleria Macedone. Gli alleati Tebani erano situati nel suo fianco destro, mentre il Battaglione Sacro Tebano di 300 fedelissimi era ancorato all’ala vicino al fiume. Le forze Ateniesi, Eubee e Corinzie tenevano il lato sinistro dello schieramento, ma gli Olpiti Ateniesi non avevano molta esperienza. Le forze Megaresi, i mercenari e gli Opliti di Leucade e Corcira erano schierati al centro. L’alleanza Greca poteva disporre anche di un gran numero di truppe leggere. Filippo arruolò una gran forza di fanteria per questa battaglia. La Falange teneva il centro mentre Filippo con la sua guardia formava il lato destro (il lato d’onore). Il fianco sinistro era costituito dalla cavalleria leggera (Tessala molto probabilmente). Alessandro, appena 18enne comandava le unità di Cavalleria, che erano poste dietro la linea di battaglia come riserve.

I dettagli dello scontro sono molto discordanti, ma le fonti più attendibili sono quelle di Diodoro Siculo e Polieno nei suoi “Stratagemmi”. “Filippo affrontando gli ateniesi, simulò una ritirata. Quando Stratocle, il comandante ateniese, ordinò ai suoi uomini di spingersi avanti, gridando “li inseguiremo fin nel cuore della Macedonia”, Filippo osservò tranquillamente ed esclamò “gli ateniesi non sanno vincere” e ordinò alla sua falange di rimanere serrata e solida e di ritirarsi lentamente, riparandosi con gli scudi dagli attacchi del nemico”[1].

Gli Ateniesi furono attirati da una “falsa ritirata” che li indusse ad abbandonare la posizione, o, più probabilmente, effettuarono una carica in discesa per sfruttare l’impeto e furono dapprima contenuti e quindi respinti. Successivamente come racconta Diodoro:

“Allora Alessandro, in cuore deciso a mostrare al padre il proprio valore e secondo a nessuno in volontà di vittoria, abilmente secondato dai suoi compagni, per primo riuscì a rompere la solida fronte della linea nemica e, abbattendo molti nemici, penetrò profondamente nelle truppe di fronte a lui. Lo stesso successo arrise ai suoi compagni e si aprivano varchi nella fronte nemica. Sempre Diodoro afferma che Alessandro è stato il “primo a rompere le file del Battaglione Sacro dei Tebani”, che era stanziato all’estrema destra del fronte greco. D’altra parte, egli dice anche che il Battaglione Sacro aveva “incontrato le lance della falange macedone faccia a faccia”e prosegue con : “ I cadaveri si accumulavano, finché Alessandro si aprì una via attraverso la linea e mise i suoi avversari in fuga. Allora anche il re in persona avanzò, ben in prima linea, e non concesse il merito della vittoria neppure ad Alessandro. Prima fece indietreggiare le truppe davanti a lui e quindi, costringendole alla fuga, divenne l’uomo responsabile della vittoria.”[1]

Falange Macedone

Le perdite dei macedoni sono sconosciute, quelle dei loro avversari secondo le fonti storiche ammontarono a 1.000 Ateniesi morti, 2.000 prigionieri, e l’intero corpo del Battaglione Sacro Tebano distrutto; fattore che generò stupore nel mondo greco data la loro invincibilità.

Falange Macedone vs Falange Oplitica

L’elemento che portò la vittoria dei Macedoni, fu la loro falange caratterizzata da una lunga lancia denominata “Sarissa”. Era lunga 3-7 m e pesava 5 kg, aveva una testa di ferro a forma di foglia e una “scarpa” di bronzo che le permetteva di essere sia ancorata al suolo che bilanciata, rendendone più facile l’utilizzo per i soldati. La sua lunghezza era una grande risorsa contro opliti e altri soldati, perché questi dovevano superare la Sarissa per scatenare tutte le loro potenzialità caratteristiche. Tuttavia fuori dalla formazione era inutile come arma e ostacolava la marcia. Per ovviare a questa problematica la Sarissa veniva costruita in due sezioni che si univano con un “collare” di metallo prima della battaglia. Questo permetteva di suddividere l’arma in più sezioni gestibili e soprattutto facilmente trasportabili e di aumentare, quindi, la mobilità dell’esercito. In battaglia la formazione macedone creava un “muro di picche” di lunghezza tale da coprire interamente la prima fila con cinque serie di Sarisse in modo tale che, anche se il nemico passava la prima fila, ve ne erano ancora altre quattro pronte a fermarlo. In aggiunta, le file arretrate della formazione falangitica macedone tenevano comunque le sarisse in resta, in una posizione a metà tra l’attesa e il combattimento, creando una sorta di piccola tettoia alle file più avanzate, utile per proteggerle dall’arrivo di eventuali dardi nemici. Grazie all’uso della Sarissa, la falange macedone era considerata quasi invulnerabile frontalmente, se non contro un’altra falange uguale; gli altri modi con cui si poteva superare erano fondamentalmente due: rompendone la formazione o tramite l’aggiramento. L’introduzione della Sarissa fu accreditata a Filippo II, che perfezionò l’utilizzo di quest’arma per i suoi combattenti.

Con la vittoria di Cheronea, Filippo di Macedonia si assicurò il controllo assoluto delle poleis greche. Un anno dopo lo scontro, convocò le città stato a Corinto per formare una coalizione contro la Persia, ma nel 336 a.C. sarà ucciso durante il matrimonio di sua figlia Cleopatra da una guardia del corpo; forse dietro ordine di sua moglie Olimpiade per favorire la successione di suo figlio Alessandro.

Cesare Grande

Studente iscritto al corso triennale di beni culturali – archeologia presso l’università degli studi di Torino.

 

 

 

 

 

Note:

[1]: http://www.arsbellica.it/pagine/antica/Cheronea/Cheronea.html

Bibliografia/Sitografia:

Storia Greca di Breglia/Guizzi/Raviola

Arsbellica.it

Immagini:

Busto di Filippo II: https://www.pinterest.it/pin/509117932850256729/

Falange Oplitica: https://articolistoria.blogspot.com/2018/11/uniti-fino-alla-morte-il-destino-delle.html

Opliti: https://it.wikipedia.org/wiki/Dory_(arma)

Falange Macedone: http://www.liceorescigno.gov.it/progetti/as0405/CostruiscoWeb/Alessandro/falange.htm

Sarissa: https://www.historynet.com/macedonian-sarissa-spartan-hunting-spear-of-philip-ii.htm

Falange Macedone vs Falange Oplitica: http://dyj59w791s2zy.cloudfront.net/scene/876803474711379970

 

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