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25 luglio 1834: Muore Samuel Taylor Coleridge

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July 26, 2019

Il nome di Coleridge viene facilmente associato a due elementi: l’opera The rime of the Ancient Mariner e il manifesto del Romanticismo inglese. Tuttavia Coleridge fu un uomo di grande intelletto e il suo nome ha segnato le pagine non solo di letteratura ma anche di filosofia e critica.
S.T. Coleridge nacque in Inghilterra nel 1772 e verso la fine del secolo conobbe Wordsworth, che divenne amico e collega e con cui pubblicò le Lyrical Ballads (1798): queste aprirono l’ottocento inglese all’insegna del Romanticismo. Tuttavia la collaborazione durò poco, infatti Coleridge era poco incline alla collaborazione e alla continuità. La sua dipendenza da oppio non aiutò. Agli inizi del 1800 Coleridge iniziò a dedicarsi quasi completamente alla critica letteraria e alla speculazione filosofica. Morì sofferente il 25 luglio 1834, per via di problemi di salute che l’oppio non era riuscito ad alleviare fino in fondo.
Eppure, fu proprio la dipendenza da oppiacei che resero Coleridge il poeta romantico, visionario e allucinato che conosciamo: ne è un esempio lampante il poema incompiuto Kubla Khan (1816), che a dire di Coleridge è la trascrizione di un sogno indotto da oppiacei, incompleta proprio per via del risveglio dal sogno.
Nello stesso anno scrisse Christabel, anch’esso incompiuto, in cui vediamo l’ambientazione tipica di inizio ‘800, ovvero gotica: Christabel è un’affascinante giovane donna, in cui si avvertono però tracce di sovrannaturale, forse vampirismo, forse stregoneria.
La sua fama, comunque, rimane strettamente legata a La ballata del vecchio marinaio, che apre le Lyrical Ballads: ad un ricevimento di nozze un uomo ascolta incantato il racconto di un ospite insolito e affascinante: egli è il vecchio marinaio che durante un viaggio per mare, dopo aver ucciso senza un apparente motivo un albatros, dovette assistere alla morte del suo equipaggio. Unico sopravvissuto, si ritrova a raccontare la sua storia con ciclicità, come se fosse la sua unica ragione di vita.
Non fu mai chiaro cosa significasse l’opera, cosa simboleggiasse l’albatros o l’omicidio immotivato: alcuni critici parlano di simbologia cristiana, altri della malvagità intrinseca dell’uomo, ma nessuna teoria è mai riuscita a smascherare il vero significato delle opere di Coleridge, andando così ad incrementare quell’aura di mistero e immaginazione che avvolge il poeta, che lo rende così criptico e al contempo così affascinante ancora oggi.

Michela Bianco

Vive a Torino dove studia Scienze della Mediazione Linguistica. Da sempre appassionata di narrativa e scrittura creativa, incuriosita e stimolata alla cultura dall’ambiente in cui è cresciuta, ha partecipato a numerosi concorsi letterari italiani e a corsi di scrittura, e attualmente sta seguendo la pubblicazione del suo primo romanzo.

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