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A Farewell to Arms (Ernest Hemingway)

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August 17, 2019

Apparso nel 1929, Addio alle Armi (come viene tradotto in italiano) è uno dei romanzi più significativi, oltre che di successo, dell’intero Novecento. La sua stesura, come del resto la storia che viene narrata, e la stessa vita del suo autore, risulta essere molto travagliata.

Questo libro è stato scritto a Parigi, Francia; a Key West, Florida; a Piggott, Arkansas; a Kansas City, Missouri; a Sheridan, Wyoming e la prima stesura è stata finita vicino a Big Home nel Wyoming, come dice lo stesso Hemingway nella prefazione. In generale possiamo dire che cominciò la sua prima stesura nell’inverno del 1928 e realizzò la seconda (quella che poi verrà pubblicata) nella Primavera del 1929 a Parigi. Da un certo punto di vista appare oltremodo singolare ciò che, in un certo senso, dovette patire questo libro per riuscire a fare la sua comparsa nel panorama culturale italiano. Infatti ne venne proibita la pubblicazione dalla dittatura fascista, insieme alla proiezione del film che venne realizzato, perché metteva in cattiva luce il valore militare italiano, dato che la seconda parte descrive in maniera nitida uno dei più grandi disastri della Prima Guerra Mondiale: la disfatta di Caporetto. Dunque, come è già possibile notare, un romanzo tormentato che, secondo una certa interpretazione, descrive quello che era lo stato d’animo della cosiddetta Lost Generation, ovvero quella generazione di scrittori e intellettuali, di cui Hemingway ma anche Scott Fitzgerald faceva parte, che aveva perso qualsiasi fiducia nei valori tradizionali come il patriottismo, la rispettabilità borghese, il lavoro e il moralismo vittoriano per non riuscire a trovarne di nuovi.
Una scrittura semplice, molto scarna ma di grande impatto che coinvolge il lettore, addentrandolo in quella carneficina che fu la Prima Guerra Mondiale, anche se poi Hemingway non combatté mai in Italia ma a Smirne, dove si erano raccolte le truppe greche in fuga dalla sconfitta subita in Tracia. Il romanzo narra fondamentalmente la storia d’amore fra un sottotenente, che viene poi ferito, e un’infermiera. La loro storia comincia quasi come un gioco per poi diventare sempre più intensa e coinvolgente creando una sottile atmosfera che cozza, anche se pienamente inserita, con l’ambientazione tragica della guerra in cui viene a svolgersi tanto da poterla definire, con Fernanda Pivano che fu la traduttrice delle opere di Hemingway e che conobbe personalmente una sera del 1948 a Cortina d’Ampezzo, un amore e tragedia al fronte come per Romeo e Giulietta. Infatti il titolo rappresenterebbe un gioco di parole in inglese: esso può essere tradotto come “addio alle armi” ma anche come “addio alle braccia” riferendosi dunque alla tragedia amorosa. L’amore è destinato a sfociare comunque nella tragedia della morte, non trova una sua realizzazione seppur forte e intenso, come quello dell’omonimo dramma shakespeariano. Sembra quasi proseguire il testimone di questa, dicendoci che a volte non basta amare con tutto se stessi, non basta voler essere nell’altro, perdersi e amarsi così da voler essere una cosa sola. Inoltre l’intera vicenda è intrisa di scene che fanno ben capire quale fosse la posizione di Hemingway rispetto alla guerra che si stava combattendo, un altro dei motivi per i quali questo libro non vide luce (almeno in Italia) se non dopo un pò di guerra civile, un po’ di arresti e un po’ di liberazione come sottolinea ancora la Pivano, che di fatto venne arrestata dopo che le SS tedesche trovarono nell’ufficio di Giulio Einaudi il contratto per la traduzione di questo romanzo.
Per concludere un libro caratterizzato in tutti i sensi dalla tragicità fin dai suoi albori che non può mancare nelle librerie di tutti per la portata del significato e del messaggio che trasmette.
Una buona lettura.

Collaboratore Christian Gemelli

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