Curiosità

Les Trés Riches Heures del Duca di Berry – Agosto

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August 28, 2019

Herman, Paul e Jean de Limbourg, Les Très riches Heures del Duca di Berry, 1412-1416 ca. Agosto,, Museo Condé di Chantilly

Il mese di agosto è il mese delle ferie e per noi è arrivato il momento di strappare l’ottavo foglio del calendario del Duca di Berry.

Oltre all’immancabile lunetta con il carro del sole, troviamo i segni zodiacali del Leone e della Vergine.
Sullo sfondo vediamo un altro dei possedimenti del Duca, il castello di Etampes che egli acquistò nel 1400 con l’intero borgo.
In secondo piano, sono visibili i contadini intenti nella trebbiatura: sistemano i covoni che verranno poi raccolti dal carro trainato da cavalli che li sta aspettando. Accanto a loro alcune persone cercano un po’ di tregua dalla calura estiva immergendosi – completamente nude!- nel fiume Juine che attraversa l’illustrazione in tutta la sua larghezza. Era uno dei pochi e semplici svaghi concessi ai contadini e che gli aristocratici – tra i quali, magari, c’erano proprio i committenti di quest’opera – guardavano divertiti e anche con un po’ di malizia.

Se i contadini sono impegnati nei lavori dei campi, i nobili che sono rappresentati in primo piano, si dedicano alla falconeria. Vediamo il corteo in primo piano: i cacciatori hanno degli abiti molto curati, vesti realizzate con preziosi tessuti colorati che rispecchiano la moda del tempo.
Nella dama che cavalca da sola è possibile riconoscere Bona d’Armagnac, nipote del Duca di Berry e già protagonist del mese di aprile in cui si celebrava il suo fidanzamento con il principe Charles d’Orléans.

Dame e cavalieri sono pronti e tengono sulle mani guantate dei piccolo rapaci ben addestrati che sembrano essere consapevoli del loro ruolo: essere uno svago. La falconeria era considerate la “caccia dei signori”, simbolo di signorilità e cortesia. Fu l’imperatore Federico II a dettarne le regole nel suo De arte venandi cum avibus. Da quell momento il falco o i rapaci erano simbolo di potere e ricchezza, venivano allevati con cura e scambiati come doni.

Herman, Paul e Jean de Limbourg, Les Très riches Heures del Duca di Berry, 1412-1416 ca. Agosto, Museo Condé di Chantilly, particolare.

La cosa che colpisce è il fatto che i contadini con il loro lavoro rimangano sullo sfondo, mentre il primo piano è occupato dalla caccia col falcone e dai gesti rituali che ne precedono l’inizio che, insieme all’eleganza rarefatta dei personaggi, assumono il carattere di una favola.

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Lucia Zavatti

Laureata in Lettere e Beni culturali presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” con una tesi su “Il Maestro delle Tavole Barberini nella Critica Novecentesca” in cui ha analizzato le varie ipotesi proposte da alcuni dei più importanti critici d’arte per l’identificazione dell’autore delle Tavole Barberini, che oggi si trovano una a New York e l’altra a Boston. Attualmente è iscritta alla magistrale in Storia dell’Arte. Da qualche anno collabora all’Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti” di Fermo.

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