Geologia

Il Nord sarà il nuovo Sud?

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August 29, 2019

Il pianeta Terra, possiede moltissime caratteristiche che lo rendono unico, una di queste è la presenza di un campo magnetico. All’interno della Terra, e precisamente nel nucleo, esiste una specie di “dinamo” in grado di produrre correnti elettriche generanti a loro volta il campo magnetico, questa “dinamo” sarebbe costituita dal nucleo, fluido e ricco di ferro della Terra, rimescolato da continui moti convettivi prodotti dal calore nel nucleo stesso.

Studi compiuti negli anni Cinquanta evidenziarono che in passato si sono verificate variazioni dell’intensità e anche inversioni di polarità del campo magnetico terrestre. Lo studio di tali cambiamenti prende il nome di paleomagnetismo e ha contribuito in modo rilevante alla scoperta dell’espansione dei fondali oceanici e alla formulazione della teoria della tettonica a placche, permettendoci di scoprire il polo magnetico terrestre si è invertito diverse volte rispetto allo stato attuale.

Le inversioni di polarità si riconoscono quando, in colate basaltiche successive, in corrispondenza delle dorsali medio-oceaniche (sorta di fessure sul fondale oceanico, da cui fuoriesce magma proveniente dall’astenosfera), si riscontrano direzioni del campo magnetico divergenti di 180°. Tale fenomeno è una prova utilizzata a favore dell’espansione dei fondi oceanici. Le interpretazioni paleomagnetiche tratte da rocce coeve in diversi continenti hanno indicato diverse posizioni dei poli, suggerendo la probabilità di una deriva dei continenti da quando le rocce si sono formate. Informazioni riguardo al magnetismo fossile si ottengono dallo studio di molte rocce ignee (lave basaltiche) e sedimentarie (arenarie rosse), contenenti minerali magnetici che registrano fedelmente la direzione del campo magnetico presente al momento della loro formazione. Quando la temperatura di un magma scende al di sotto di un valore detto punto di Curie (diverso a seconda del minerale), i minerali magnetizzabili (per esempio, la magnetite) cristallizzano, magnetizzandosi secondo la direzione del campo magnetico esistente in quel momento.

Dagli studi effettuati, si è potuto stabilire che l’inversione dei poli magnetici sia avvenuta circa ogni 500 000-600 000 anni. In questo ultimo periodo Il polo magnetico Nord della Terra si è allontanato dal Canada e si è spostato verso la Siberia, spinto dagli sballottamenti del ferro liquido all’interno del nucleo del pianeta. Il polo magnetico si muove così velocemente che ha indotto gli esperti di geomagnetismo di tutto il mondo a una mossa inconsueta di il modello che sta alla base delle carte e dei sistemi di navigazione di navi e aerei, infatti Il 30 gennaio si è aggiornato il World Magnetic Model, che descrive il campo magnetico del pianeta e sta alla base di tutti i sistemi di navigazione e geolocalizzazione moderni, da quelli che guidano le navi in mare a Google Maps sugli smartphone. L’ultimo aggiornamento era stato fatto nel 2015 e sarebbe dovuto restare in vigore fino al 2020.

Al momento a preoccupare gli scienziati non c’è solo l’inversione dei poli magnetici, ma anche l’indebolimento del campo geomagnetico relativo alla cosiddetta Anomalia del Sud Atlantico o SAA. Si tratta di una specifica zona del campo magnetico terrestre caratterizzata da un’intensità sensibilmente inferiore rispetto al resto della magnetosfera. Probabilmente ci stiamo chiedendo cosa cambierebbe a noi nel caso ci fosse un’inversione adesso, per quel che ne sappiamo non ci sono fenomeni evidenti correlati alle inversioni magnetiche del passato, con qualche eccezione per quella di 41.000 anni fa, concomitante con cambiamenti climatici importanti e una riduzione dell’intensità del campo del 5% circa rispetto all’attuale, situazione che potrebbe avere avuto ricadute su molte specie viventi. Se la coppia di fattori, inversione e ulteriore riduzione, dovesse ripetersi oggi, il pianeta sarebbe maggiormente esposto ai raggi cosmici e al vento solare: gli studi suggeriscono che non sempre un’inversione è stata accompagnata da una riduzione significativa, ma in ogni caso abbiamo i mezzi per proteggerci.

Chi ne subirebbe invece di più le conseguenze sarebbero altre specie viventi, meno attrezzate, e in particolare quelle che usano il campo magnetico per i loro spostamenti e le migrazioni, dagli uccelli alle tartarughe marine.

Per adesso l’ipotesi di un’inversione è ancora molto lontana. Insomma, non c’è da preoccuparsi.

Dinesh Kunalan

Diplomato superiore come “Tecnico Superiore esperto di costruzioni in ambito portuale, costiero, fluviale e lacustre” presso l’Accademia Italiana Marina Mercantile di Genova, con una tesi su “Analisi Morfodinamica del Torrente Vobbia” in collaborazione con gli uffici della Città Metropolitana di Genova (ex Provincia).

Attualmente iscritto al terzo anno del Corso di Laurea Triennale in Scienze Geologiche presso l’Università degli Studi di Genova.

 

 

 

 

 

 

Sitografia

http://web.fis.unico.it/geolito/Geologia%20e%20Litologia%2011%20Paleomagnetismo.pdf

https://www.wired.it/scienza/lab/2019/03/20/umani-sesto-senso-campo-magnetico/

https://news.yahoo.com/magnetic-north-pole-leaves-canada-fast-path-200845847.html?guccounter=1&guce_referrer=aHR0cHM6Ly93d3cuZ29vZ2xlLmNvbS8&guce_referrer_sig=AQAAAGEzqh0jaxC7hZ8W-cJyKyEvgqSy0Px0w4YSVph4bLOui-O1Biz2HmAFIahe0dkTtDIk5PuIPBGvVFCRB4lgLSzeF6nvzjBu11DSHYuvHPQOOAi0OTsGaIDC7bYLJns-RqaDb9H6QMfqdlcE0ULWP5AbJyeE8quMkb3hXf5VarhZ

 

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