Serie tv

Come deturpare una serie TV (o più precisamente, Thirteen Reasons Why 3)

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September 14, 2019

Contiene spoiler di tutte e tre le stagioni

Poche settimane fa Netflix ha rilasciato la terza e ultima stagione di 13, serie teen che fin da subito aveva segnato un record di incassi al punto di far decidere ai produttori di allungare la serie con non una, bensì altre due stagioni, andando a infangare tutto il lavoro che era stato fatto fino a quel momento, ovvero portare sullo schermo il romanzo di Asher approfondendo delicate tematiche legate all’adolescenza. Infatti, nel giro di una stagione tutto si ribalta: le parole di Hannah Baker vengono messe in discussione una per una, vengono aggiunte parti alla storia che non combaciano e, ciliegina sulla torta, Bryce Walker la fa franca. In tutto questo vediamo come la serie, che si dichiara all’insegna della lotta al bullismo, mentre mostra il processo contro coloro che Hannah aveva ritenuto responsabili del suo suicidio, ci rivela che questa stessa lotta è inutile, infatti Tyler viene brutalmente violentato da Monty nei bagni della scuola.

La terza stagione si apre così all’insegna delle vittime di stupro. Ai due estremi abbiamo Jessica, vittima di Bryce, e Tyler, vittima di Monty. E mentre i due ragazzi cercano di superare il trauma a modo proprio d’improvviso Bryce viene ucciso. Scoprire chi sia stato diventa quindi l’obiettivo di questa stagione.

Ma andiamo con ordine, perchè di cose che non vanno in questa stagione ce ne sono molteplici.

Che qualcosa non quadri lo capiamo già da subito.

I primi due episodi della stagione nascono con lo scopo di creare la suspance giusta per farci credere che Bryce sia scappato di casa e poi, all’improvviso, plot twist: viene trovato morto. Sforzo totalmente inutile, visto che il trailer promozionale recitava la frase “Chi ha ucciso Bryce Walker?”. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, procediamo ad analizzare l’intera stagione.

La stagione mantiene la struttura delle precedenti: due momenti temporali che si completano a vicenda a cui se ne aggiunge un terzo, che riguarda la confessione di Ani (La new entry di questa stagione, ma su di lei torneremo). Tuttavia, se nelle precedenti stagioni i flashback erano essenziali, in questa hanno la stessa utilità della pubblicità RAI durante i film: permettere allo spettatore di prepararsi una camomilla, di rispondere ai messaggi, e perchè no, di guardarsi un paio di instastories. Cosa ci interessa degli invasati cattolici che importunano Chloe davanti alla clinica degli aborti? E dei cosplay che preparano Ani e Clay? Ogni episodio dura in media 50 minuti, ma gli eventi narrati potrebbero comodamente stare in una ventina scarsa.

E anche la struttura del singolo episodio è più o meno la stessa: ognuno ha un protagonista. Nella prima stagione era il protagonista della cassetta, nella seconda il testimone del processo, nella terza diventa il sospettato n°1 di Clay e Ani. Sì, perchè i due ragazzi decidono di improvvisarsi detective e a cercare indizi in giro, dimostrando tra l’altro di non esserne capaci perchè prendono più granchi di un pescatore del North Carolina.

Veniamo ora ai personaggi. Giunti alla terza stagione, i cosiddetti “responsabili” della morte di Hannah decidono di fare comunella per evitare a Tyler il carcere. Infatti il ragazzo, dopo quanto avvenuto con Monty, decide di presentarsi al ballo di primavera della scuola con un mitra; viene fermato da Clay e da quel momento i ragazzi iniziano a occuparsi di lui: lo vanno a prendere a scuola, lo “tengono” nel pomeriggio, senza farci capire se lo vogliano aiutare o sorvegliare. Tuttavia, da baby-sitter iniziano a diventare dei veri amici per Tyler, aiutandolo a confessare lo stupro e, infine, a denunciare Monty.

Ma questo è l’unico esempio di amicizia che troviamo nella serie. Infatti, non appena viene ritrovato il cadavere di Bryce la situazione diventa un tutti contro tutti: ognuno di loro infatti la notte dell’omicidio ha commesso qualcosa di losco, e tutti iniziano a sospettare di tutti. Ma ogni episodio, che comincia con Ani e Clay che puntano un personaggio e si autoconvincono che sia lui l’omicida, si conclude rivelando cosa quel personaggio abbia compiuto in realtà quella notte, e di conseguenza i segreti che ha nascosto in quei mesi. Ci ritroviamo quindi davanti ad Alex, che quando non è occupato ad andare a escort con Bryce si fa di steroidi, o a Jessica in modalità cinquanta sfumature di rosso. Per quanto l’obiettivo sia più che valido (ovvero mostrarci come Jessica riacquisti il controllo del suo corpo dopo lo stupro), i produttori hanno preso la faccenda con grande superficialità: Jessica torna con Justin, il ragazzo che ha lasciato che Bryce la violentasse (senza che nessuno le dica nulla), e inizia a darsi con lui al sadomaso. Nè psicologi, nè colloqui con amici e familiari.

La stessa superficialità viene utilizzata per Justin, la cui tossicodipendenza diventa quasi un aspetto marginale della sua vita, che non compromette nulla e che viene accolta quasi con un sorriso bonario dai genitori adottivi al momento della sua confessione.

Altro personaggio opinabile è Zack. Zack non cambia nel corso della serie, rimane il vigliacco egoista che è sempre stato e, siccome ha paura persino della sua ombra, si tira fuori dalla “faccenda Tyler”. Ad un certo punto, veniamo a scoprire che Zack ha contribuito all’assassinio di Bryce pestandolo a sangue (sotto antidolorifici e con una gamba rotta, non scordiamolo). Una rivelazione che non suscita nulla nello spettatore, perchè l’agire di Zack era già stato un grosso colpo di scena nella stagione precedente, quando si era scoperto che era lui a lasciare le polaroid nell’armadietto di Clay. Ma di tutti questi personaggi non ce n’era un altro che risultasse più ad effetto? Eppure, Zack si offre di prendersi cura di Chloe e del suo futuro bambino (figlio di Bryce). La caratterizzazione dei personaggi lasciamola a qualcuno che la sappia fare.

Abbiamo poi Ani.

Questa fastidiosa narratrice sostituisce la voce di Hannah e il suo posto nel cuore di Clay. Chi è Ani? Un’insopportabile ficcanaso che arriva a scuola dopo il ballo di primavera e, inspiegabilmente, tutti si sentono in diritto di rivelarle i fatti propri e altrui. Ci troviamo nella situazione in cui Ani, che non ha assistito a nulla di quanto successo -Tyler, Hannah, Bryce…-, ne sa più di chi è coinvolto direttamente e, soprattutto, si sente autorizzata a giudicare tutti quanti. Ma anche Ani nasconde un segreto, ovvero che è stata di sua volontà con Bryce, nonostante sapesse degli stupri da lui commessi. Il personaggio di Ani non ha alcun senso di esistere, non fa altro che criticare, pretende di sapere tutto, mette i ragazzi uno contro l’altro e scappa quando la situazione diventa compromettente, mentre difende a spada tratta Bryce. E ha sempre delle parole buone per tutti, soprattutto quando parla con il vicesceriffo Stendall.

Ma veniamo ora al punto cruciale della stagione: Bryce Walker.

Bryce diventa qui la vittima, suscitando quasi compassione nello spettatore. Ci viene mostrata la sua vita dopo il processo e come, nonostante gli avvocati di successo che i suoi genitori hanno pagato, la sua vita non sia così rosea: sua madre lo disprezza, gli amici hanno chiuso i rapporti, Chloe lo ha lasciato e nella nuova scuola viene tagliato fuori e bullizzato. Il messaggio qui arriva, forte e chiaro: il conto si paga prima o poi.

Dalla sua parte ha solo Ani che, come abbiamo detto, ignora le denunce di stupro a suo carico e decide di iniziare una sorta di relazione con lui. Il lato umano di Bryce però supera i limiti consentiti: la situazione familiare, il rapporto con il padre, sembrano voler giustificare la sua indole di stupratore, proprio come avviene con Monty: ha violentato Tyler, ma suo padre lo picchiava. È proprio su questi ma che la stagione fa cilecca, perchè la violenza non va mai giustificata: va compresa, arginata e casomai aiutata, onde evitare che si ripeta. Ma mai, mai va giustificata.

Il processo di redenzione di Bryce dura tredici episodi, in cui Bryce diventa Suor Angela formato Netflix: è sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato, sa tutto e vede tutto, e cerca di aiutare tutti. In qualche modo, crediamo che Bryce sia davvero cambiato, che si sia pentito delle sue azioni e che voglia diventare una persona migliore. E fin qui, nulla di sbagliato, anzi.

Ma alla fine, vediamo che sotto le ceneri del nuovo Bryce la fiamma del vecchio sia pronta a scaturire non appena lui perde il controllo: sbeffeggia Clay quando lo vede avvicinarsi ad Ani, diventa prepotente con quest’ultima dopo qualche bicchiere di troppo, rompe la gamba a Zack compromettendo il suo futuro dopo aver scoperto dell’aborto di Chloe, ma soprattutto minaccia, tra le braccia di Alex che lo sta aiutando ad alzarsi da terra, di rendere la vita un inferno a tutti coloro che si sono comportati male con lui. Con queste frasi si tira la zappa sui piedi perchè Alex (che non è molto centrato in questa stagione) lo butta in acqua, dove muore.

Cosa rappresenta tutto ciò? La figura di Bryce dà adito a due possibili interpretazioni:

  • Le persone possono cambiare. Ma allora perchè alla fine Bryce torna la persona che era?
  • Le persone non cambiano (e Bryce stesso lo rivela nella cassetta). Ma allora perchè costruire 13 episodi mostrandoci la redenzione di Bryce?

In ogni caso, la serie risulta priva di senso.

Due parole vanno spese anche per gli adulti di questa stagione: uno peggio dell’altro. Abbiamo i genitori di Clay che non si scompongono nè davanti alle azioni del figlio nè davanti alla confessione di Justin; la madre di Bryce, che anzichè cercare per il figlio un supporto psicologico non fa altro che disprezzarlo e chiedere aiuto a Porter, quel Porter che aveva suggerito ad Hannah che forse, se Bryce l’aveva stuprata, lei qualche segnale ambiguo doveva averglielo dato; i genitori di Jessica, che sono inesistenti in questa stagione e che sembrano non avere assolutamente nulla contro il fatto che la figlia stia di nuovo con Justin.

Ma il pezzo vincente sono le forze dell’ordine: ce ne vengono presentate due, lo sceriffo e il vicesceriffo. Lo sceriffo è parziale nei confronti delle persone che arresta, ad esempio con Tony durante la perquisizione degli armadietti. Il vicesceriffo invece, il padre di Alex, decide di non denunciare il figlio, di far condannare un innocente (Monty) che tanto è già morto, e soprattutto quando Zack confessa ciò che ha fatto a Bryce fa finta di nulla e poco ci manca che lo congedi con un “Ma cosa vuoi che sia, sono ragazzate!”.

Il finale è il momento più nonsense di tutta la stagione. I ragazzi, che si sono rifiutati di confidarsi l’un l’altro per tutto il tempo, all’improvviso fanno fronte comune e decidono di coprire le azioni di Zack, Alex e Jessica. Ani va dal vicesceriffo e racconta una versione dei fatti secondo cui sarebbe stato Monty ad uccidere Bryce. Siccome Monty è morto in prigione poco prima e non può difendersi, e siccome il vicesceriffo ha capito che l’assassino di Bryce è suo figlio, decide di prendere per buona la versione di Ani.

Questa scopiazzatura alla buona di Assassinio sull’Orient Express è del tutto priva di logica, perchè i ragazzi hanno mentito l’uno all’altro per tutto il tempo e poi, quasi a caso, decidono di coprirsi le spalle. Avrebbero potutto farlo fin dall’inizio e risparmiarci tredici ore di tormento.

L’apice del nonsense viene raggiunto con le ultime due scene: il ragazzo con cui Monty aveva passato la notte quando Bryce fu ucciso dice a Jessica di sapere che non è Monty l’assassino, ma comunque sia non fa nulla per far sì che il ragazzo abbia giustizia; le armi di Tyler vengono pescate sul fondo del fiume da parte di un pescatore. Cosa mi rappresentano queste due scene? Che la verità salterà fuori prima o poi? O che per arrivare a 50 minuti non sapevano più cosa inventarsi?

Giunti alla fine di questa serie i messaggi sbagliati che passano sono due, entrambi molto forti:

  • I ricchi ne escono sempre puliti. Messaggio che era già passato con la seconda stagione e che qui raggiunge il culmine. Bryce ha violentato una decina di ragazze, due delle quali hanno sporto denuncia, eppure se la cava con tre mesi con la condizionale. Monty ha violentato Tyler e viene rinchiuso e, non avendo un padre che paghi la cauzione, rimane in carcere, dove viene ucciso.
  • Bisogna farsi giustizia da soli. Hannah ha denunciato e non è servito a nulla. Jessica ha denunciato e a Bryce non succede nulla, anzi a un certo punto il preside le dice che lui potrebbe persino tornare alla Liberty per il nuovo semestre. Invece l’omicidio di Bryce viene insabbiato dal gruppetto che, passata la tempesta, festeggia allegro al tavolo del ringraziamento, come se nulla fosse successo. Ecco, così si fa, pare voler dire la stagione.

Dietro lo scempio di questa terza stagione vediamo ancora qualche traccia di 13 delle origini, 13 dalle scene toccanti, forti e che fanno riflettere. Questi momenti nella terza stagione sono, a mio avviso, tre: Tony che fa ascoltare a Bryce le cassette di Hannah; il discorso di Jessica e i sopravvissuti alla violenza che si alzano in piedi dichiarando il proprio nome; la confessione di Tyler a Clay di ciò che gli ha fatto Monty.

Purtroppo, queste tre scene non bastano per cancellare tredici ore di lacerazione di una serie tv che si prefigge di essere d’aiuto agli adolescenti; anzi, i messaggi che passa rischiano di essere davvero pericolosi.

Michela Bianco

Vive a Torino dove studia Scienze della Mediazione Linguistica. Da sempre appassionata di narrativa e scrittura creativa, incuriosita e stimolata alla cultura dall’ambiente in cui è cresciuta, ha partecipato a numerosi concorsi letterari italiani e a corsi di scrittura, e attualmente sta seguendo la pubblicazione del suo primo romanzo.

 

 

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