Blitzkrieg

“Cannoni in incognito”

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September 26, 2019

Storia dei cannoni napoleonici di Santa Margherita Ligure

Ogni città o paesino italiano vanta una propria, unica, collezione di opere e monumenti capace di rimanere impressa nella mente delle persone non solo per la sua bellezza, ma anche per la storia che conserva e che cerca di raccontarci attirando silenziosamente la nostra attenzione.

Nel caso di Santa Margherita Ligure, cittadina sul mare in provincia di Genova, la varietà di questi monumenti si potrebbe definire invidiabile. Allo stato attuale i tesori del suo patrimonio culturale comprendono: la fontana dedicata a Cristoforo Colombo; il monumento in bronzo di Vittorio Emanuele II; lo “scoglio” di Giuseppe Garibaldi; le statue di Camillo Benso Conte di Cavour, Giuseppe Mazzini e Umberto I; il monumento ai Caduti  per la Patria della Prima e Seconda Guerra Mondiale; il Castello sul mare e molti altri a cui è stato dedicato uno spazio nella nostra “sezione di fotografia” per non distogliere troppo l’attenzione dal nostro soggetto principale.

In mezzo a questo incredibile assembramento di monumenti, compare timidamente anche un cannone, posto di fronte alla fontana di Colombo, logorato dal tempo e rivolto inesorabilmente verso il mare, come era suo dovere fare fin dal suo arrivo sulle coste di Santa Margherita e Portofino. In onore di questo cannone implacabile, che ha retto il sopraggiungere di svariate mareggiate, non vi è neanche una targa che ne racconti la storia, lasciando molti turisti e Sammargheritesi ignari di quale sia il senso di quest’arma, apparentemente solitaria.

Dico “apparentemente solitaria” perché Santa Margherita vanta, nel suo “arsenale” di monumenti, ben 13 pezzi d’artiglieria, di cui 12 risalenti all’età napoleonica. Per notarli tutti bisogna fare molta attenzione ai particolari e scorgere stranezze a cui è difficile dare importanza, dal momento che questi cannoni ormai sono ridotti ad un tutt’uno col tessuto urbano della cittadina.

Gli anni di Napoleone

L’interesse di Napoleone I per le difese costiere di Santa Margherita e Portofino risale già all’anno 1800. Infatti Attilio R. Scarsella, nei suoi “Annali di Santa Margherita Ligure”, riporta di una visita svolta da un ufficiale francese, probabilmente il generale Darnaud[1] (comandante delle forze francesi stanziate nella riviera ligure), che visitò il Castello sul mare e la Torretta[2] per valutare quali interventi occorressero per garantire la difesa del golfo.

L’iniziativa, tuttavia, venne rimandata in seguito ai disordini interni al territorio italiano, che si dilungarono fino al 14 giugno dello stesso anno, giorno nel quale Napoleone trionfò a  Marengo, ottenendo un più solido controllo sulla Liguria e non solo.

Fu nel 1812, in seguito allo stato di guerra tra l’Impero francese e l’Inghilterra, che venne riconosciuta l’importanza di dover fortificare le coste del golfo, le quali negli anni successivi non tardarono a tramutarsi in rilevanti scenari di scontro.

La riuscita di una simile impresa non fu particolarmente difficile, nel senso che non vi fu bisogno di progettare e innalzare un nuovo sistema difensivo costiero, dal momento che la Liguria, ai tempi della Repubblica di Genova, si era già munita di un’apposita barriera composta da fortificazioni costiere. Il castello sul mare di Santa Margherita, infatti, era proprio una di queste strutture genovesi contro le incursioni barbaresche.

Sotto l’impero francese, il castello di Portofino ottenne un incremento della sua potenza di fuoco con l’arrivo di nuovi cannoni (numero non precisato nelle fonti a mia disposizione). Per il loro trasporto il Cantone di Santa Margherita offrì 12 uomini in aiuto dei soli 7 artiglieri assegnati come guarda coste a Portofino. Si pianificò di armare anche la Torretta sulla collina di San Giacomo (altro contado, diviso da quello si Santa Margherita proprio dal castello sul mare), ma i progetti rimasero sulla carta, mentre si provvide a presidiare il castello di Paraggi, tra Santa Margherita e Portofino.

Porto Napoleone

Nel 1800 quella che oggi conosciamo come Santa Margherita Ligure,  era una località composta da due entità ben distinte, il Cantone di Santa Margherita e il Cantone di San Giacomo.

Il 22 dicembre del 1812 un decreto imperiale raccolse i due cantoni un’unica località sotto il nome di “Porto Napoleone”[3].

Scarsella, sempre nei suoi Annali, afferma che non esistono documenti che spieghino la ragione del decreto, ne se fosse stato effettivamente l’Imperatore francese a volere una cosa del genere. Il decreto imperiale manca di motivazioni al riguardo, ma questo probabilmente perché non si riferiva soltanto alla nascita di un nuovo comune, ma di più comuni i cui nomi sono familiari ad ogni ligure. Riporto qui un immagine del decreto.

Stando sempre a quanto detto da Scarsella, sembra che Napoleone I stesse riservando a Porto Napoleone dei piani dall’importanza considerevole, comprendenti la realizzazione di un grande porto militare reso vantaggioso dalla conformazione stessa del golfo in cui si sviluppava, ottimale per le flotte e le artiglierie del tempo.

Ulteriori rafforzamenti

I piani di fortificazione proseguirono ancora nel 1813, dedicandosi in particolare alla raccolta di soldati e personale militare. Avere le fortificazioni era un ottimo inizio, disporre dei cannoni pure, ma senza uomini che presidiassero le prime e manovrassero i secondi le possibilità di difendersi da attacchi nemici erano alquanto scarse.

Ad essere radunate furono “formazioni di compagnie di granatieri, di cacciatori della guardia nazionale e soldati provenienti dalla coscrizione ordinaria[4]”

Il gruppo di rievocazione storica “Compagnia d’armi Flos Duellatorum” di Lavagna si impegna dal 2015 a rievocare reparti e fatti dell’età napoleonica. In questa il reparto rievocato è quello della Gendarmeria francese di istanza a Chiavari.

I cannoni in azione

Con infausti auspici cominciò per Napoleone l’anno 1814”[5].

Sbarcando a Livorno, gli inglesi cominciarono ad avanzare via terra e via mare contro Genova.

I francesi vennero a conoscenza di un possibile bombardamento contro Portofino il 12 marzo, il quale giunse tra il 7 e il 10 aprile, dando così alla popolazione e alle truppe napoleoniche il tempo di organizzarsi. Tramite i documenti reperiti negli archivi comunali di Santa Margherita, Scarsella è riuscito a fornire un resoconto approfondito dei preparativi operati in quei giorni di conflitto.

Ne riporto subito un estratto:

Marzo 25.-  Viene una compagnia di cannonieri guarda-coste e con l’aiuto di uomini di Porto-Napoleone, impostano un cannone sulle alture della Torretta.

Aprile 2. – Ordine del maire di preparare 189 razioni <<per l’approvvigionamento delle truppe di campagna stanzionate in questo dipartimento.>>  poco di poi i soldati arrivano e sono anzi 254. Il maire protesta, e intanto provvede le razioni per tutti.

Aprile 4.- I francesi si concentrano a Chiavari. Per il loro vettovagliamento Porto Napoleone provvede 190kg di frumento.

Aprile 6.- <<Sono stanzionati a Porto Napoleone due picchetti di truppe francesi al comando del Cap. Lamarne>>. Ma la popolazione è inquieta. Sente che un nuovo, più grande rivolgimento sta per succedere. Avvengono risse e disordini. Il maire chiede al Prefetto l’autorizzazione <<di organizzare in queste circostanze di tempi, conformemente al già operato il altre comuni, una guardia urbana per la sicurezza e polizia della Comune, composta di individui scelti e di tutta buona morale.[6]

Quando il vascello inglese si presentò davanti a Portofino   venne accolto dal fuoco dei cannoni posti sul forte, sul Castello di Sanità e sul Castello di Paraggi.

La difesa costiera venne intensificata anche dall’intervento dei fucilieri che si erano disposti tra gli scogli del promontorio, portando alla ritirata gli inglesi che cercavano di sbarcare.

L’intervento dei cannoni si rivelò efficace come sperato, ma limitatamente. Ai francesi venne ordinato di lasciare le fortificazioni e gli inglesi, la sera dopo il primo fallito tentativo di sbarco, entrarono a Portofino, dove tornò a sventolare la bandiera di Genova.

Successivamente, gli accordi presi con il Congresso di Vienna videro l’incorporamento di Genova al Regno di Sardegna, provvedimento che, come spiegò il maire di Rapallo al maire di Santa Margherita, “ha portato un malcontento generale”, ma di questo se ne parlerà in un altro articolo.

I cannoni oggi

Dopo aver assolto i loro doveri contro la marina britannica, quale sorte capitò ai cannoni si Santa Margherita e Portofino?

In seguito all’annessione di Genova al Regno di Sardegna, il forte smise di assolvere gli stessi compiti difensivi che gli erano spettati fino a quel momento, venendo smilitarizzato definitivamente soltanto nel 1867. I suoi cannoni, insieme a quelli del castello sul mare di Santa Margherita, vennero recuperati e impiegati “a guisa di bitte da ormeggio, lungo la calata del porto. Nel corso di prolungamento del molo foraneo e della calata verso terra, alcuni dei cannoni vennero recuperati”[7] e oggi si possono ammirare non solo sulla passeggiata, ma anche davanti la Capitaneria del Porto mentre vigilano sul mare dei Sammargheritesi, alcuni mostrandosi apertamente al pubblico, altri rimanendo nascosti o ben mimetizzati, tanto che alcuni cittadini sembrano essersi dimenticati di loro.

I cannoni però non erano 13?

Come detto all’inizio, Santa Margherita Ligure vanta una collezione di ben 13 cannoni, dei quali 12 risalgono al 1800, mentre il tredicesimo è molto più recente.

Le sue azioni militari si svolsero ben lontane dal Golfo del Tigullio, più precisamente tra le linee austro-ungariche della Prima guerra Mondiale. Venne catturato durante la controffensiva sul Piave e donato alla città dal maresciallo d’Italia Caviglia.

Il suo compito era quello di vegliare sul Sacrario dei caduti di tutte le guerre, originariamente allestito nel Castello sul Mare della cittadina, poi trasferito vicino al campo santo.

Grazie a questo Sacrario è possibile rendere omaggio a tutti i Sammargheritesi, uomini e donne, combattenti e civili, che persero la vita nelle guerre del 1915-18, 1935-36, 1940-45.

Purtroppo, come il resto dei cannoni di Santa Margherita, anche questo prezioso reperto vive i suoi giorni in incognito. La sua collocazione lo rende difficile da raggiungere e da notare, rendendolo una meta turistica poco appetibile e ciò è sicuramente un peccato.

Con questo articolo spero di aver reso giustizia ad una parte del patrimonio culturale di Santa Margherita, la quale merita di essere ben valorizzata e posta sotto lo sguardo del suo pubblico turistico e non solo.

Di seguiti potrete vedere le foto dei cannoni ai giorni nostri. 

Ripropongo rapidamente il primo e più visibile dei cannoni, posto davanti alla statua di Colombo, per rendere vivida una particolarità. Guardandolo bene, il cannone è ormai privo di simboli o incisioni che permettano di riconoscere il produttore, o il numero di matricola. Questo perché la metà inferiore, essendo stata incastonata nel terreno per adibirlo a bitta da ormeggio, ha riportato molti più danni rispetto alla metà superiore, che può essere considerata ancora in buone condizioni.

I cannoni successivi in cui possiamo imbatterci sono stati incastonati tra gli scogli che seguono la passeggiata mare e tra tutti forse sono ancora discretamente riconoscibili.

Il quarto cannone spunta vicino alle pescherie e nonostante la sua presenza non risulta per nulla invadente, fungendo ormai da appoggio per chi si ferma a fare quattro chiacchere con gli amici.

I cannoni seguenti sono quelli inseriti maggiormente nel tessuto urbano.  

Alcuni sono nascosti dai tavolini da bar, altri sono diventati sostegni per cartelli stradali.

Mentre uno è quasi interamente nascosto da un defibrillatore.

Davanti alla Capitaneria ci si può imbattere negli ultimi due cannoni risalenti a periodo napoleonico. Come si può notare sono di dimensioni inferiori rispetto a quello esposto nei giardini e sono conservati in buone condizioni.

Per finire, il cannone austro-ungarico che veglia sul Sacrario dei caduti di tutte le guerre vanta uno stato di conservazione discreto, ma resta un reperto invidiabile e di notevole interesse, che merita di essere ben valorizzato.

Emanuele Bacigalupo

Laureato Triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Genova con una Tesi dal Titolo: “Necessità di un Miracolo; Nascita, Crescita e Innovazioni della Confederate States Navy”. Attualmente è in attesa di iscriversi al Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia dello stesso Ateneo. Le ricerche in corso proseguono l’interesse per la Storia Contemporanea e le vicende militari, politiche, economiche del XIX sec.

 

 

Foto realizzate da Chiara Costa

Studentessa-lavoratrice, ha frequentato il Liceo Artistico “E.Luzzati” diplomandosi nell’estate del 2016; iscritta all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova dove frequenta il corso di pittura. Appassionata di fotografia, dedica parte del suo tempo libero a tale hobby.

 

 

 

Note:

[1] Scarsella A. R., Annali si Santa Margherita ligure, pp. 108-109.

[2] La Torretta citata da Scarsella si trovava nei dintorni di Nozzarego, località posta sopra Santa Margherita Ligure. Tuttavia non  sono riuscito a identificarne la locazione esatta, ne l’eventuale destino.

[3] Scarsella A. R., Annali si Santa Margherita ligure, p. 152.

[4] Scarsella A. R., Annali si Santa Margherita ligure, p. 153.

[5] Scarsella A. R., Annali si Santa Margherita ligure, p. 155.

[6] Scarsella A. R., Annali si Santa Margherita ligure, p. 155.

[7] Canessa: Santa Margherita Ligure, Portofino, San Fruttuoso nella storia e nell’arte, p. 79.

Bibliografia:

Scarsella A. R., Annali si Santa Margherita ligure, dai suoi primordii sino all’anno 1914, scritto per i Sammargheritesi colti, Rapallo, Stabilimento tipografico Fratelli Fedele & Co., 1914.

Canessa: Santa Margherita Ligure, Portofino, San Fruttuoso nella storia e nell’arte, Edizioni Raffaello, 1978.

 

 

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