L'Ignoto scrive

Dada, il rifiuto della razionalità

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October 1, 2019

Figura 1, le Cabaret Voltaire, Zurigo.

Siamo nel 1916; tutte le risorse umane, tecnologiche e industriali sono distrutte a causa della Prima Guerra Mondiale. In Svizzera, considerata l’unica isola neutrale in mezzo ad un’Europa in guerra, alcuni giovani artisti fanno risuonare un grido di rivolta contro le società che hanno permesso una tale devastazione. Questo grido si chiama DADA, un movimento iconoclasta che rivoluzionerà l’arte del ventesimo secolo e sulle cui basi si svilupperanno diverse correnti, come il Surrealismo.

DADA attacca il linguaggio, uno dei principi stessi dell’umanità, ricercando la libertà assoluta portando all’astrazione ogni aspetto della realtà, proprio come il futurismo: una corrente che si basa sull’estetica del dinamismo, della modernità e della tecnica, in contrasto polemico con ogni forma di tradizionalismo nelle arti. Effettivamente futurismo e dadaismo hanno diverse caratteristiche comuni, ma sono visibili anche punti di contrasto, in particolare il diverso atteggiamento nei confronti della guerra. I futuristi sono favorevoli, mentre i dadaisti sono del tutto contrari.

Figura 2, Marcel Duchamp, Ruota di bicicletta, 1913, Museum of Modern Art, New York.

Il movimento dadaista nasce quando i due coniugi tedeschi Hugo Ball e Denny Hanings si trasferiscono in un minuscolo locale di un quartiere popolare di Zurigo, ‘’le Cabaret Voltaire’’ [1]. Questo luogo diventerà presto sede di conferenze, letture di poesie e spettacoli impregnati di uno spirito di rivolta. Un vero e proprio rifugio di artisti, tra cui Tristan Tzara, autore di un’opera in cui vengono introdotti i concetti fondamentali di questa corrente, il Manifesto del Dadaismo.

Il motto ‘’DADA non significa nulla’’ vuole far capire come questo movimento sia nato con l’intento di essere mondiale: DADA, infatti, è una parola elementare e senza significato, composta da due sillabe comprensibili e pronunciabili in tutte le lingue, che non possono però essere legate a un linguaggio preciso. L’obiettivo è quello di eliminare l’identità nazionale, mettendo l’internazionalismo in primo piano; come accade nella poesia ‘’L’ammiraglio cerca una casa da affittare’’ di Marcel Janko dove i protagonisti parlano inglese, francese e tedesco, parallelamente agli stati in guerra tra loro. Le riviste, raccolte letterarie e artistiche, sono uno dei principali mezzi di comunicazione ed espansione del movimento, ma la censura ne vieta spesso la divulgazione a causa dei contenuti inusuali.

Figura 3, Marcel Duchamp, L.H.O.O.Q, 1919, Centre Pompidou, Parigi.

I dadaisti mettono tutto in discussione, sfidando il pensiero e l’estetica. Il rifiuto della razionalità è provocatorio e ha lo scopo di distruggere l’arte, fino ad allora basata su valori borghesi come la logica e la morale cristiana, per crearne una nuova che si rifà alla libertà e ogni mezzo è adatto per raggiungere questo scopo.
Vi è l’intento di stupire con manifestazioni provocatorie e a riuscirci sono artisti come Max Ernst che organizza a Colonia un’esposizione molto particolare che provoca rabbia nei visitatori, a tal punto da spingerli a distruggere le opere, e Hugo Ball che recita con affanno i suoi poemi fonetici, costituiti da successioni di sillabe private di senso affinché la parola trovi la sua alchimia assoluta,  il suono.

Figura 4, Raoul Hausmann, ABCD, 1923.

DADA dà spazio anche a opere che rispondono allo spirito iconoclasta e libertario. Un notevole esempio è costituito dall’adozione della tecnica nota come ready-made, termine traducibile come “già fatto”, “già pronto”, riferito a qualunque oggetto che l’artista decide di trasformare in opera d’arte. Esponente di questa corrente artistica è soprattutto Marcel Duchamp con opere come La ruota di bicicletta, realizzata nel suo studio a Parigi nel 1913, dove decide di montare una ruota di bicicletta su uno sgabello, mentre nel 1919 dà vita a L.H.O.O.Q.: una riproduzione fotografica della Gioconda sulla quale disegna a matita baffi e pizzetto.

Hausmann usa invece la tecnica del fotomontaggio. Realizzati partendo dai ritagli delle fotografie pubblicate sui giornali, combinati con elementi tipografici della carta stampata, i fotomontaggi sfruttano l’effetto dinamico della loro composizione dove il senso del piano, la scala e lo spazio sono assenti. L’ultimo fotomontaggio dadaista di Hausmann è ABCD, realizzato intorno al 1923.
L’immagine è qui frammentata: il soggetto centrale, ovvero l’autoritratto fotografico di Hausmann, stringe tra i denti le prime quattro lettere dell’alfabeto e intorno ad essa vi sono ritagli di manuali medici, elementi tipografici, biglietti bancari. E’ qui che si celebra l’estetica della non-arte: l’artista non è più colui che sa fare qualcosa, ma colui che sa dare un nuovo significato alle cose già esistenti.

Fabiola Granata

Note:

[1] inaugurato il 5 febbraio 1916, data considerata d’esordio per il movimento dadaista.

Bibliografia:

paolareghenzi.it

francescomorante.it 

 

VIVA DADA – La nascita del dadaismo  

 

mybauer.wordpress.com

 

 

 

 

 

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