Arte

Maurizio Scarrone: il colore del vento.

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October 25, 2019

Maurizio Scarrone, Windsurf, acrilico su tela, 85 x 90 cm, 2006.

“Dopo un lungo dominio culturale dell’astratto-informale, oggi gli artisti più accorti si trovano nella necessità di rivedere i propri modelli espressivi. La ripresa di una figurazione netta, inequivocabile mi sembra talvolta stucchevole, quasi una rinuncia alla ricerca rappresentativa. D’altra parte l’insistenza con cui taluni continuano a proporre  una nuova visione astratta o informale dell’arte mi pare un’inutile desiderio di tenere aperto un capitolo fondamentale della nostra cultura estetica ormai scritto e riscritto, inutilmente riscrivibile.

Il lavoro di Maurizio Scarrone suggerisce un’interessante soluzione alternativa a queste due dimensioni del rappresentare che non cede alla figurazione esplicita e che non si lascia irretire dal troppo facile richiamo all’astrattismo.[1]

Con queste parole Stefano Zecchi, ex professore ordinario di estetica presso l’Università degli Studi di Milano, nel 2004 ha descritto l’opera di Maurizio Scarrone, architetto e artista savonese.

Questo mi sembra il modo più adatto per analizzare la pittura di Scarrone e la sua posizione nel dibattito artistico contemporaneo. Egli opera a metà strada tra l’astrattismo e la figurazione inserendo costantemente richiami alla realtà trasfigurati da pennellate rapide.

L’osservatore si trova, in un primo approccio con l’opera, avvolto in un turbinio di colori vivaci per poi coglierne gli elementi figurativi espressi al suo interno.

Maurizio Scarrone, Windsurf, acrilico su tela, 120 x 93 cm, 2005.

I soggetti che l’artista sceglie spesso sono ricorrenti nella sua produzione; come nel caso delle vele dei windsurf protagoniste di una serie molto lunga di quadri.

Scarrone inizia la sua carriera di pittore tra i banchi del liceo artistico Arturo Martini di Savona; qui dipinge opere di stampo surrealista.

Nel 1988 si laurea in architettura all’Università degli Studi di Genova e da questo momento in poi affianca l’attività artistica a quella professionale.

Molti sono i traguardi raggiunti; dalla partecipazione a concorsi a Milano negli anni ’80 fino a innumerevoli mostre personali e collettive sparse per tutta la Liguria ma non solo. Infatti espone anche a Firenze, Piacenza e Milano.

Uno degli ultimi successi, anche tra i più importanti, è la personale del 2012 a Palazzo Ducale a Genova.

In periodi più recenti i suoi interessi si sono spostati verso la ceramica; pur mantenendo la pittura come fulcro della sua produzione.

Infatti nel 2018 partecipa alla mostra intitolata “Albissola e Designer per la casa dell’uomo” tenutasi ad Albisola Superiore, Albissola Marina e Celle Ligure. Qui troviamo esposti oltre cento oggetti ceramici progettati da designer italiani e stranieri e realizzati presso manifatture principalmente liguri.

Un evento internazionale promosso da Claudio Manfredi, Tullio Mazzotti, Riccardo Zelatore e curato da Federico Marzinot.

Per questa importante occasione egli realizza “Giada” un servizio con caffettiera e due tazzine in terracotta smaltata da lui disegnate e realizzate nella fornace delle “Ceramiche San Giorgio” di Albissola Marina. Questo ricorda fortemente le ceramiche futuriste degli anni ’30 e attualmente si trova nella Collezione Ceramiche San Giorgio.

Maurizio Scarrone, Giada, terracotta smaltata, 2018.

Maurizio Scarrone, Vulcano, olio su legno, 177 x 105 cm, 1979

La sua arte si presta facilmente, non solo nel caso del servizio in ceramica, ad essere inserita nei contesti quotidiani della nostra vita distaccandosi dall’idea di una produzione artistica destinata unicamente allo spazio museale ed espositivo.

Proprio questa caratteristica del pittore forse ha contribuito alla scelta di Scarrone come illustratore di etichette di bottiglie di vino; in questo modo i suoi disegni sono entrati realmente in una dimensione domestica e familiare.

Credo che il modo migliore per descrivere la poetica di un artista sia sempre quello di osservare e analizzare le sue opere.

La produzione di Scarrone è molto vasta ed attraversa periodi differenti.

All’inizio egli, come già specificato sopra, predilige temi e linguaggi surrealisti ispirandosi principalmente a Salvador Dalì e Max Ernst. Ciò si nota in Vulcano (a sinistra); una delle sue prime opere.

Qui il pittore da voce all’inconscio tramite l’uso di un realismo accurato nella descrizione dei dettagli dei singoli elementi. È un’immagine mentale enigmatica e difficile da decifrare resa con una linea di contorno molto marcata e decisa.

Maurizio Scarrone, Amsterdam di notte, acrilico su legno, 1996.

A destra, invece, “Amsterdam di notte” del 1996.

Emblema di come la sua produzione sia evoluta nel tempo.

Qui vi è il distacco dalle atmosfere misteriose surrealiste e il conseguente approdo ad un uso di colori vivaci che diventerà una sua caratteristica tipica.

il pittore rappresenta nuovamente una visione mentale ma, distaccandosi da Vulcano, utilizza un linguaggio in cui viene meno il realismo, manca l’attenzione al dettaglio surrealista e la linea di contorno si spezza per creare figure che rimangono indefinite.

Da qui in avanti, il suo modo di esprimersi, rimarrà quello descritto in apertura da Zecchi.

Molto vasta è la gamma dei soggetti da lui rappresentati. Ricorrono, infatti, animali come pappagalli, cavallucci marini, farfalle e molti altri.

Questi sono sempre caratterizzati dalla pennellata rapida e da un vortice di colori vivaci in cui sono presenti, più o meno nascoste, le sagome degli stessi animali.

Maurizio Scarrone, Farfalla, acrilico su legno, 135 x 100, 1995.

Maurizio Scarrone, Pappagallino (coccorita), acrilico su tela, 90 x 80 cm, 2014.

Maurizio Scarrone, Ninfeo, acrilico su tela, 85 x 85 cm, 2016.

Maurizio Scarrone, Fluxus, 115 x 88 cm, 2016.

Maurizio Scarrone, Amore allo zenzero, acrilico su tela, 90 x 120, 2016.

Articolo di Paola Gargiulo

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali (curriculum: beni storico-artistici) all’Università degli Studi di Genova. Attualmente iscritta alla laurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano.
Appassionata di arte contemporanea, si è laureata con una tesi contenente materiale inedito dal titolo “Arturo Martini e un discepolo singolare. Mario Raimondi tra le carte di Antonio Pinghelli” in cui, tramite l’analisi di testi, articoli, lettere e diari dei personaggi coinvolti nella ricerca, ha voluto mettere in luce una parte della storia dell’arte ligure poco trattata.

Note

[1] Stefano Zecchi, Immagini Forme Colori nelle opere di Maurizio Scarrone, in “Sole, Vento e Movimento di Maurizio Scarrone”, Vergari Golf School, Piacenza, 2004

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