La finestra sul cortile

Molto più di una sorella

on
November 21, 2019

Dopo la sentenza in primo grado che ha condannato i due carabinieri a 12 anni per l’omicidio Cucchi, il personaggio su cui il popolo social (e non solo) si è gettato a capofitto è Ilaria Cucchi: alcuni l’hanno difesa e sostenuta, altri, naturalmente, le hanno versato addosso l’odio che ormai infetta non solo i social, ma ogni parte della nostra comunità.

Ora, immaginate come dev’essere per una persona che ha perso un fratello, continuare a sbatterci la testa ogni giorno.
Immaginate che cosa significhi essere informati del fatto che vostro fratello è morto improvvisamente, mentre era in carcere. Provate a pensare che cosa voglia dire vedere il volto tumefatto, la pelle violacea e decidere di non accettare quella frase: “E’ caduto dalle scale”.
Potete provare a immaginare il dolore di questa donna?
Ora moltiplicatelo per tutte quelle infinite ore passate in tribunale, alle udienze, nella lettura delle notizie sui giornali talvolta errate, nelle interviste per cercare di sottolineare un punto di vista diverso dall’unico emerso: “Stefano era un tossico”, nell’ascolto delle testimonianze, nello stare a guardare le insabbiature, nel subire gli insulti di chi non sapeva nulla né della situazione né, tantomeno, di una situazione familiare così delicata, sputando sentenze disgustose.
Quindi, pensate a un lutto che si protrae nel tempo: di solito quando qualcuno viene a mancare, il tempo può aiutare a tamponare la ferita, lentamente ci si abitua, si va avanti, si sente la mancanza e rimangono i ricordi. In questo caso, invece, il tempo non ha fatto altro che portare a galla nuove orribili verità e bugie stantie: Stefano non è caduto dalle scale, è stato ammazzato di botte.

Ilaria Cucchi non si ferma, va avanti nelle sue battaglie, continua a desiderare la giustizia, ma non solo per suo fratello: ormai è diventata una questione molto più ampia che va a toccare gli ultimi, quelli che sono soli, senza nessuno, abbandonati da tutti, quasi rifiutati. Se si cerca su internet il nome di Ilaria Cucchi appare un riquadro sulla destra della schermata che la indica come “Difensore dei diritti umani”, è così che la dovrebbe vedere il mondo, infatti.

Un altro motivo per cui in queste ore si parla molto di Ilaria Cucchi, però, è lo scontro in atto con Matteo Salvini, il quale, in seguito alla condanna dei due carabinieri, non si è scusato con la famiglia Cucchi per le parole usate precedentemente e ha commentato “Chi deve pagare pagherà. Questo testimonia che la droga fa male, sempre e comunque.” (Trovate il video qui).
Successivamente a queste affermazioni, pare che Ilaria Cucchi abbia deciso di querelare l’ex Ministro dell’Interno e annunciandolo con un post su Facebook dove scrive:

“Stefano Cucchi ha sbagliato ed avrebbe dovuto pagare ma non morire in quel modo. Il giorno in cui viene pronunciata la sentenza ha il coraggio di dire quelle parole come se fosse al bar e parlasse ai suoi amici? Sono solo una normale cittadina ma non posso fare altro che querelarlo.”

Inoltre, sui social sta girando una lettera firmata “Un carabiniere qualunque (la lettera non è firmata e circola sul web, ma interpreta il comune sentire di milioni di cittadini)” che accusa la famiglia Cucchi di aver abbandonato Stefano nel momento del bisogno e sottolinea che Ilaria avrebbe costruito un personaggio mediatico. Inutile dire, come riporta il giornale Open, che si tratta di una lettera falsa, frutto di un copia incolla di una lettera che era stata riferita al sindaco di Milano, Giuseppe Sala (trovate tutto ciò che dovete sapere, qui). Chi l’ha pubblicata e condivisa non si è certo curato di andare a controllare se effettivamente la lettera sia veritiera.

Insomma, i social ancora una volta danno voce proprio a tutti permettendo che l’odio dilaghi e che il giudizio su una donna che ha combattuto per avere giustizia e per arrivare alla verità sulla morte del fratello diventi, per alcuni, negativo.
Quando, invece, sarebbe il momento di celebrare il coraggio di Ilaria Cucchi e portarle rispetto dato che è stata capace di combattere contro un sistema e che questa vittoria, arrivata dopo dieci lunghi anni, non è stata solo per il fratello, ma rappresenta un esempio di giustizia, un trampolino di lancio per tutte quelle verità nascoste e taciute.
Si dovrebbero spendere solo parole positive per questa donna che non si è mai arresa e che ha portato a galla verità scomode e che, forse, avrebbe preferito avere il fratello vivo accanto a sé più che diventare un personaggio mediatico a causa della sua morte.

Grazie Ilaria.

Sitografia:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/14/processo-cucchi-salvini-se-qualcuno-ha-sbagliato-paghera-questo-testimonia-che-la-droga-fa-male-sempre-e-io-la-combatto/5564462/ (consultato il 17.11.2019)
https://www.globalist.it/news/2019/11/15/ancora-offese-a-stefano-cucchi-dal-sindacato-dei-carabinieri-e-morto-nessuno-lo-ha-ucciso-2049080.html (consultato il 21.11.2019)
https://www.vanityfair.it/news/storie-news/2019/10/23/ilaria-cucchi-la-lotta-per-stefano-e-lamore-per-fabio
https://www.ilmessaggero.it/italia/ilaria_cucchi_querela_salvini-4870799.html (consultato il 21.11.2019)

Alessandra Sansò

laureata Triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Perizia psichiatrica e pericolosità sociale”. Attualmente è iscritta al Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso lo stesso Ateneo.

TAGS
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT