Filosofia

Quando Saramago ci insegnò la sterminata forza dell’amore.

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November 25, 2019

La violenza è un elemento costante del nostro quotidiano. Se una volta era un elemento solo sottilmente presente nel panorama umano, oggi è invece ben inserita nella nostra esperienza giornaliera. La cronaca ci informa sempre di qualche omicidio, nazionale o internazionale, e la violenza è anche uno dei generi più fiorenti e in voga nell’intrattenimento, dal cinema ai videogiochi. Si può dire infine che la crescente presa consapevolezza delle masse del loro valore e dei loro contrasti abbia dato vita ad un processo di denuncia costante di molteplici episodi di violenza, cosa che ha contribuito a cambiare la nostra percezione in merito ad essa.
Oggi insomma la violenza è una costante della nostra vita, soprattutto nelle narrazioni in cui ci imbattiamo costantemente, non importa di che settore. Se è vero che quindi la violenza come genere è fonte di interesse diversificato, è anche vero che raramente troviamo una contronarrazione che ci stimoli a cercare una soluzione a questo flusso quasi incessante, dall’aspetto eternamente invadente.
Scopo di quest’articolo è proporre una soluzione, facendo uso delle storie che ci ha trasmesso ed insegnato José Saramago, uno dei più importanti scrittori del secolo scorso.


Saramago: lo stile, le opere, la finalità.

C’è una caratteristica particolare delle opere di Saramago che le rendono uniche. Non è solo l’originalità dello stile di scrittura, che stravolge la punteggiatura utilizzando solo le virgole e i punti, e nemmeno la sfrontatezza con cui tratta certi argomenti a volte estremamente delicati. Si tratta in realtà di una conseguenza dell’esperienza del lettore quando lo incontra, ovvero un senso di smarrimento terrificante. I libri del premio Nobel per la letteratura del 1998 non vogliono semplicemente raccontare, vogliono sconvolgere. E ogni cosa di questi romanzi è finalizzata a colpire chi li affronta, seguendo il famoso motto di Cioran per cui un libro deve essere sempre una ferita.

Di certo una descrizione simile potrebbe far cambiare idea a chiunque abbia anche solo l’idea di provare a leggere qualcosa di Saramago, ma è doveroso avvertire chi ancora non conosce l’autore delle caratteristiche principali della sua narrazione. Chi ingenuamente pensa di trovare una semplice riflessione esistenziale o una storia interessante corre il rischio di prendersi una brutta botta.
Il fatto più intrigante e bizzarro dello stile di Saramago è che la punteggiatura non segue le regole tradizionali della scrittura e fa uso solo di virgole e punti. L’effetto che procura è in realtà completamente parte delle intenzioni dell’autore, che trascina il lettore in un flusso di coscienza estremamente lungo. In questo modo chiunque legga non ha il tempo di pensare a quel che è appena successo e incappa in un’ampia quantità di colpi di scena, violenze e cambiamenti che hanno come scopo quello di destabilizzare. Se normalmente nel romanzo distopico c’è uno schermo che protegge chi si immedesima nei personaggi (si pensi alle torture che il protagonista subisce in 1984 di George Orwell) dovuto al fatto che quegli avvenimenti sono certo concepibili ma distanti, in Saramago questa difesa non esiste. E proprio lo stile del portoghese manda in frantumi questo schermo, costringendo ad un impatto con il testo unico nel suo genere. Le storie raccontate non sono ambientate in futuri distanti, in possibilità remote o in fantasie sgargianti, ma nella realtà del nostro quotidiano, all’interno della quale avvengono fatti stravaganti ma possibili. A tutto questo contribuiscono i personaggi, per la maggior parte persone comuni che si ritrovano scaraventati in situazioni infelici e che non riescono a capire.
Un esempio famoso è quello di Cecità, uno dei maggiori successi di Saramago, i cui numerosi protagonisti si ritrovano vittime di un’epidemia di cecità incomprensibile. L’unica a essere risparmiata è la moglie di un oculista, che si metterà a capo di uno sparuto gruppo di non vedenti, tra cui suo marito.
Oppure Le intermittenze della morte, in cui l’autore portoghese immagina un paese in cui la Morte smette di uccidere.
O ancora Saggio sulla lucidità, dove nella stessa città che ospita gli avvenimenti di Cecità i cittadini votano in massa scheda bianca.

L’amore come unica vera soluzione.

In queste vicende strazianti e totalmente al di là di qualsiasi comprensione sembra che non ci possa essere alcun tipo di via d’uscita. Eppure Saramago, con delicatezza e maestria, ce la mostra chiaramente e anzi si potrebbe dire che lo scopo delle “ferite” che infligge è quello di far rivolgere all’interno di sé stessi per scoprire nel proprio intimo una forza sterminata, unica e sovversiva: l’amore.
Ne Il Vangelo secondo Gesù Cristo, lo scrittore ci racconta di un Gesù tormentato, desideroso di scoprire che significato ha la sua esistenza e quale sia il suo percorso. Per questo si allontana bruscamente dalla madre Maria e dai fratelli dopo la morte del padre Giuseppe per mano dei romani. Il percorso del Gesù romanzato non è adornato dalla beatitudine della divinità, anzi quest’ultima risulta essere una terribile condanna quando, incontrando Dio insieme al Diavolo, viene informato del suo terribile destino, ovvero morire sulla croce per ingigantire il potere del suo vero padre. La disperazione di Cristo qui non risiede nel peccato dell’umanità, ma nel tragico destino di un salvatore solo apparente, che dietro alla maschera cela un piano diabolico di un dio non più benevolo e comprensivo come lo volevano i dottori della Chiesa, ma vendicativo e accecato dalla brama di dominio assoluto.
In questa situazione senza via d’uscita, la chiave è Maria Maddalena, l’unico personaggio che fin dal primo incontro sta vicino a Gesù, l’unica che lo piange sulla croce e che lo aiuta ad andare oltre il destino impostogli dal padre (quando Lazzaro muore lo convince a non resuscitarlo facendogli notare che nessuno si merita di morire due volte). Cristo non trova la salvezza nella pressante volontà di Dio, nella sagacia del Diavolo, nella severità della madre o nell’ingenuità dei discepoli, ma nella scintilla eterna che scatta tra lui e una prostituta d’alto borgo insieme alla quale scopre il mondo e lo vede crollare nella sua instabilità. Ma per far sì che le incertezze abbiano senso e non si trasformino in catastrofi c’è bisogno dell’amore e Saramago ci racconta che quando manca le cose non finiscono mai come dovrebbero.
I danni che causa il mancato esercizio dell’amore si vedono bene in uno degli ultimi romanzi dello scrittore portoghese, Caino. Quest’ultimo segue la scia polemica e sarcastica del Vangelo secondo Gesù Cristo, ma mostra un’altra situazione. Caino infatti è un personaggio pieno di rabbia e di odio, che percorrendo tutte le tappe principali dell’Antico Testamento non fa altro che radicalizzare il suo disgusto per Dio, anche qui assetato di potere. Ma il finale del libro non è e non può essere positivo, poiché Caino non riesce ad opporsi al suo nemico se non odiando con tutto se stesso. E dunque il romanzo si conclude con l’estinzione di tutta l’umanità per mano di Caino stesso, il quale comincia a discutere e litigare con Dio all’infinito, in un loop di incomprensione irrisolvibile.

Conclusioni.

Negli scenari che Saramago offre con le sue storie, non bisogna mai perdere di vista l’importanza della rete di relazioni che i personaggi intrattengono tra loro. L’essenza di questi rapporti è l’essenza della narrazione stessa, che si risolve a seconda di come i vari attori decidono di muoversi, di crescere oppure no, di amare o di odiare. I lettori non sono estranei a tutto questo, anzi si potrebbe dire che sono essi stessi parte integrante di quella realtà che il portoghese tenta di raccontare.
Riscoprire oggi Saramago significa riscoprire la fiducia, la sensibilità e l’amore verso l’altro, che rappresenta l’unica vera occasione di emancipazione dalla violenza narrata come normalità permanente.


Giulio Mastrorilli

Laureato in Filosofia presso l’università vita-salute San Raffaele e attualmente frequenta la magistrale in Media management e organizzazione di eventi. Collabora con l’associazione culturale e casa editrice Tlon e ha tenuto diverse conferenze di diverso genere in licei, università, librerie e associazioni culturali.

 

 

 

 


Bibliografia:

Saramago J., Cecità, Feltrinelli, Milano 2010
Il Vangelo secondo Gesù Cristo, Feltrinelli, Milano 2010
Caino, Feltrinelli, Milano 2010
Saggio sulla lucidità, Feltrinelli, Milano 2011
Le intermittenze della morte, Feltrinelli, Milano 2013

Anche se non direttamente inerente all’articolo, cito anche il libro che ha ispirato questo pezzo, ovvero La repubblica dell’immaginazione di Azar Nafisi, edito da Adelphi Edizioni a Milano nel 2015.

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