La finestra sul cortile

Western Stars

on
December 5, 2019

Recensione del documentario su Bruce Springsteen

Western Stars è pura magia.
Il documentario sulla vita del Boss comincia nel suo fienile risalente all’Ottocento: un luogo magico, “spirituale”, dove l’atmosfera è calda, avvolgente e reso ancora più suggestivo dall’orchestra che accompagna Springsteen.
È in questo fienile che Springsteen ci illustra il suo nuovo album e per ogni componimento ci fornisce una spiegazione, raccontando i motivi che l’hanno portato a scrivere quelle parole.
Inserisce elementi autobiografici nelle vite dei personaggi e li descrive, porta al suo pubblico un po’ di sé, come in una chiacchierata tra amici dove il messaggio che emerge è “Sono come voi”.
E così, attraverso i suoi racconti, ci troviamo a condividere un po’ della vita del Boss, le sue storie sono anche le nostre: cuori spezzati, solitudine, amore, famiglia, ma anche la voglia di scappare per attenuare il dolore, oppure l’abbandonarsi a esso perché troppo forte, trovando la forza di rialzarsi.
Springsteen sfiora alcuni temi ricorrenti della sua musica come le macchine che sono spesso, come egli stesso dice, dei motivi di salvezza perché mentre si guida sembra che si stia andando sempre avanti lungo la strada, senza intoppi: si supera ogni salita e si oltrepassa ogni curva, ma a volte si hanno dei macigni nella testa che nemmeno un bel giro in macchina può far svanire.
Questi macigni sono raccontati in “Stones” e sono rappresentati come bugie: esse, piccole o grandi che siano, cercano di minare il terreno attorno all’amore che può arrivare a vacillare.
Tema ricorrente nel film è l’invecchiamento e più passa il tempo, più l’uomo deve fare i conti con le sue decisioni, le sue bugie, i suoi atteggiamenti e con le persone che ha intorno. Rispetto a questi argomenti Springsteen racconta anche la sua personale sofferenza, afferma di aver avuto a che fare con alcuni aspetti del suo carattere che non gli piacevano e che lo portavano ad allontanare le persone che amava e che lo amavano finché non ha dovuto combatterli e gestirli. È risaputo, infatti, che il Boss ha sofferto in passato di depressione, perciò non stupisce che avesse queste tendenze ad allontanarsi dagli affetti.

“Più si invecchia, più diventa pesante il bagaglio in cui non si è fatto ordine. Allora si scappa. A me è capitato spesso di scappare così”.

Il sound è prettamente neomelodico: un viaggio attraverso la musica del Boss che ci riporta a “Hometown”, ma che fa riemergere alla mente anche le ballad di We Shall Overcome: The Seeger Sessions.
A fare da sfondo alle canzoni e alle parole del Boss, ci sono i paesaggi sconfinati degli Stati Uniti: strade in mezzo al nulla, verso città sconosciute, cavalli che corrono sul terreno arido. A intervallare i paesaggi del presente in cui Springsteen guida oppure sfoglia vecchi album di foto nella quotidianità della sua casa in New Jersey, ci sono alcuni videoclip che ritraggono attimi di vita del passato: persone che si baciano e che ballano, bambini che vanno in bicicletta e che rappresentano i ricordi di Springsteen e della sua famiglia.
Si arriva, in questo modo, alla storia d’amore con Patti Scialfa (Guest star del film): Springsteen ci dice che quando lui e Patti si sono incontrati non c’era nessuna garanzia perché nessuno dei due poteva sapere dove quella storia li avrebbe portati, dove la vita li avrebbe condotti. Springsteen si dimostra molto oggettivo, concludendo che anche adesso, dopo anni e anni di matrimonio, non c’è nessuna assicurazione sulla loro storia, perché nessuno sa che cosa potrà succedere domani.

La voce di Bruce Springsteen accompagna lo spettatore, con cui si instaura subito un legame intimo e profondo, nel fienile e poi nella storia di ogni canzone. Sembra di essere lì, di fronte a Springsteen che riflette sul senso della vita, sul passato e sul futuro, sul sogno americano e che tocca tutti quei tasti comuni che riguardano anche lo spettatore, seduto lì, in un cinema buio e ci si sente un po’ più compresi, un po’ meno lontani dal proprio idolo con cui si condividono anche le debolezze che lo rendono un po’ più umano.
Insomma, Bruce Springsteen si mette a nudo in Western Stars, parlando anche del legame tra la fede e l’amore, della presenza fondamentale di fiducia e rispetto verso l’altro; ci fa entrare nella sua casa accogliente e ci dimostra che anche lui è fatto di paure.

Thom Zimny e Bruce Springsteen hanno creato un film che non stanca, che commuove e che fa anche sorridere, ma soprattutto che fa riflettere e lascia quel gusto agrodolce che contraddistingue la vita di ognuno di noi e, evidentemente, anche quella del Boss.

Foto tratte da:
https://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2019/11/30/news/bruce_springsteen_western_stars-242287954/
https://www.tagesspiegel.de/kultur/neues-album-von-bruce-springsteen-kalifornische-naechte/24454332.html
https://www.rollingstone.it/cinema/interviste-cinema/bruce-springsteen-i-personaggi-di-western-stars-sono-il-catalogo-dei-miei-errori/484096/
https://www.rollingstone.it/cinema/interviste-cinema/bruce-springsteen-i-personaggi-di-western-stars-sono-il-catalogo-dei-miei-errori/484096/

 

Alessandra Sansò

laureata Triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Perizia psichiatrica e pericolosità sociale”. Attualmente è iscritta al Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso lo stesso Ateneo.

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