Riflessioni

Anche la filosofia si veste di rosa

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December 6, 2019

Qual è stata l’influenza di Gemma Donati su Dante, di Melena su Cartesio, di Josephine su Napoleone, per non dire delle tantissime altre mogli di cui la storia si è dimenticata?
Si è soliti pensare a Ipazia come la prima e ultima donna filosofa della storia, ma non è affatto così.
Oggi l’Enciclopedia delle donne registra un gran numero di nomi femminili di spicco su cui si è spesso taciuto che, da Caterina da Siena a Tina Pica, risuonano però ancora sconosciuti; e d’altra parte sin dal 1690 Gilles Ménage (nella sua storia delle donne filosofe) ci parlava di Diotima la socratica, Nicarete la megarica, Arete la cirenaica, Leonzia l’epicurea, Temistoclea la pitagorica, Iparchia la cinica, Teodora la peripatetica (nel senso filosofico del termine), Tolemaide di Cirene, di cui sappiamo e sapremo pochissimo. È giusto che tante di costoro siano state sottratte ora all’oblio.
Quella che oggi manca è però un’enciclopedia delle mogli. Si dice che dietro ad ogni grand’uomo ci sia una gran donna, a partire da Giustiniano e Teodora per arrivare, se volete, a Obama e Micelle (è curioso che non sia però altrettanto vero l’inverso, si vedano le due Elisabette d’Inghilterra); ma in genere delle mogli non si parla –se non nelle riviste da pettegolezzi.
In realtà, dall’antichità classica in avanti, più delle le mogli contavano le amanti. Alma Mahler o Clara Schumann hanno fatto più notizia per le loro vicende extra o post matrimoniali. In fondo l’unica moglie che si cita sempre come tale è Santippe, e lo si fa quasi sempre per parlarne male.
Mi è capitato tra le mani un curioso testo di Pitigrilli, infarcito di aneddoti gradevoli e di citazioni erudite, sovente sbagliando i nomi (Yung invece di Jung, regolarmente) e più spesso ancora di fatterelli andati a pescare in chissà quali reconditi effemeridi. In questo passaggio ricorda il monito di San Paolo ai sacerdoti, “melius nubere quam uri”, sposatevi – se proprio non ce la fate più (ecco un buon consiglio per i preti pedofili), ma osserva che la maggior parte dei grandi, come Virgilio, Orazio, Platone, Lucrezio e altri, erano scapoli. Ma non è affatto vero, o almeno non del tutto. Per Platone va bene, da Diogene Laerzio sappiamo che soleva scrivere epigrammi solo per giovanotti molto carini (anche se tra i suoi discepoli aveva accettato due donne, Lastenia e Assiotea), ma insegnava che l’uomo virtuoso deve prendere moglie. Si vede che nel suo rapporto col gentil sesso pesava ancora il matrimonio mal riuscito del maestro. Però il suo discepolo superò la sua condizione sentimentale: Aristotele sposò Pizia e, dopo la sua morte, si unì a Erpillide (non si capisce bene se come mogli e concubina, ma vivendo con lei more uxorio, a tal punto da ricordarla affettuosamente nelle sue ultime volontà), la madre di quello che ha poi dato nome a una delle Etiche, Nicomaco.
Enuncio solo alcuni esempi per dimostrare che, dando per celibatari gli ecclesiastici e i personaggi più o meno dichiaratamente omosessuali come Cyrano de Bergerac (mi scuso nel dare una notizia così atroce ai fedeli di Rostand) o Wittgenstein, che un grande sia stato scapolo lo si sa di sicuro solo per Kant.
Orazio non ha mai avuto né mogli né figli, è però facile sospettare, dato quello che scriveva, che qualche scappatella se la concedesse, e Virgilio pare fosse così timido da non osare dichiararsi, ma si sussurra che avesse avuto una relazione con la moglie di Vario Rufo. Però Ovidio si sposa tre volte. Di Lucrezio le fonti antiche non ci dicono quasi nulla; un accenno di San Gerolamo lascia pensare che avesse commesso suicidio perché un filtro d’amore lo aveva condotto alla follia (ma il santo aveva interesse a dichiarare pazzo un ateo pericoloso), di lì la tradizione medievale e umanistica ha ricamato su una misteriosa Lucilia, moglie o amante che fosse, maga o donna innamorata che avrebbe chiesto un filtro ad una cartomante per propinarlo a Lucrezio che, in questa presunta vicenda, non ci fa un gran figura. Salvo l’ipotesi di Pomponio Leto, secondo cui Lucrezio si sarebbe ucciso perché infelicemente innamorato di tale Asterisco (sic).
Andando avanti nei secoli, Dante ha continuato a fantasticare su Bice Portinari, ma si era sposato con Gemma Donati, anche se (a ragion veduta) non ne parla mai. Tutti pensano che Cartesio fosse scapolo (essendo morto molto presto e avendo condotto una vita movimentata), ma aveva avuto una figlia, Francine (morta a soli cinque anni), da una domestica conosciuta in Olanda con la quale visse per alcuni anni. E in effetti, contrariamente ad alcune calunnie, aveva riconosciuto la figlia –e secondo altre fonti aveva avuto anche altre avventure.
Non si direbbe, ma persino Hegel era sposato, anzi, pare sia stato anche sciupafemmine, con un figlio naturale e buona forchetta. Per non dire di Marx, legatissimo alla moglie Jenny von Westphalen.
E se tutte le opere di Aristotele le avesse scritte in realtà Erpillide? Non lo sapremo mai.
La Storia, scritta dai mariti, ha condannato le mogli all’anonimato di un mondo parallelo e eclissato da quello maschile.

Carlo Alberto Ghigliotto

Filosofo, autore di saggi di semiotica, estetica medievale, storia dell’arte e della filosofia. La sua attività di saggista, bibliofilo e giornalista, è legata agli studi classici maturati nelle realtà del pensiero debole e dell’etica leopardiana. Studia filosofia prestando fede alla teoria de “Il pensiero ancestrale” di Manlio Sgalambro: considera l’attività filosofica come una prassi individuale di ascetismo e atarassia; distante dalle aule universitarie e dai percorsi accademici convenzionali (ancora in parte legati all’idealismo di Croce e Gentile).

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