La finestra sul cortile

10 Dicembre 2019: Giornata Mondiale dei Diritti Umani

on
December 9, 2019

Abiy Ahmed Ali

Oggi ricorre la Giornata Mondiale dedicata ai Diritti Umani, istituita a partire dal 1948, anno in cui è stata diffusa la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. In questo giorno vengono attribuiti il Nobel per la Pace e il Premio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani a persone che si sono distinte per azioni volte proprio al mantenimento della pace nel mondo. Il premio Nobel per la Pace è, attualmente, detenuto da Abiy Ahmed Ali. Quest’ultimo è Primo Ministro dell’Etiopia e si è impegnato a placare il conflitto con l’Eritrea, ad esempio.
Gli articoli contenuti nella Dichiarazione sono trenta e andrebbero letti e riletti, per capire davvero chi siamo e da dove proveniamo. Ne citiamo alcuni:

Articolo 1. Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 5. Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane o degradanti.

Articolo 9. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 13. 1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2) Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14. 1) Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.
2) Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 18. Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Articolo 19. Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 25. 1) Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2) La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Foto di Alessio Romenzi per L’Espresso. http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2019/11/08/news/libia-inferno-foto-1.340460

Questi sono alcuni articoli presenti nella Dichiarazione e fa riflettere come ancora oggi nel mondo, certe clausole proposte da queste frasi non siano sempre rispettate. Eppure, come da definizione, i Diritti Umani sono benefici inalienabili che ognuno di noi possiede.
Si pensi, ad esempio, agli Articoli 5 e 9 che si riferiscono alla tortura e all’essere arrestati senza motivo: nei lager libici questo succede ogni giorno e le testimonianze arrivano direttamente da Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi che con le loro riprese ci forniscono una chiave di lettura molto diversa da quella evidenziata da alcuni media. Francesca Mannocchi intervista alcuni detenuti nei centri di detenzione, i quali affermano, appunto, di venire maltrattati, di essere chiusi in stanze minuscole senza poter contattare le proprie famiglie.
Qui sotto, lascio due link che vi porteranno direttamente nell’inferno libico. Nel primo trovate la testimonianza dei prigionieri nei centri di detenzione. Nel secondo il racconto di una ragazza, come tante, che desidera solo un futuro migliore.

  1. https://www.la7.it/propagandalive/video/francesca-mannocchi-tra-i-prigionieri-dei-centri-di-detenzione-libici-29-11-2019-296104
  2. https://www.la7.it/propagandalive/video/voglio-andare-via-da-qui-non-ho-altri-sogni-vorrei-che-mia-figlia-studiasse-lesclusivo-reportage-di-30-11-2019-296108

Foto di Alessio Romenzi per L’Espresso http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2019/11/08/news/libia-inferno-foto-1.340460

Sulla stessa linea d’onda sono anche gli Articoli 13 e 14 dove si spiegano i motivi per cui una persona può superare i confini di ogni Stato, sia per salvarsi e quindi chiedere asilo, sia per altre scelte o decisioni. Non è obbligatorio rimanere nel proprio Paese di nascita, una persona ha il diritto di visitare, conoscere, scappare e salvarsi, anche arrivando con un gommone sgangherato.
Infine, nell’Articolo 18 viene argomentata la libertà di credo e la manifestazione di esso in comunità o in privato, anche questo non è così scontato poiché sono molto diffuse le persecuzioni per coloro che hanno un credo diverso: dai cristiani ai musulmani.
Questi sono solamente alcuni degli Articoli della Dichiarazione e in un giorno come il 10 dicembre, dove si ricordano e si rammentano a tutti che gli esseri umani hanno gli stessi diritti, quindi nessuno vale più di un altro, andrebbero riguardati perché forse non tutti li ricordano.
Poiché aleggia, anche in Italia, un pensiero che vede l’altro come il diverso, e dove è più importante l’individualità che la collettività, spesso e volentieri ci si dimentica che sì, siamo l’uno diverso dall’altro, ma non per questo io devo avere più o meno diritti di te. L’essere diversi non è una colpa, e poi chiediamoci: in che cosa siamo diversi? Nel colore della pelle? Nel ceto sociale? Nello status economico?
Nel genere sessuale? Nell’orientamento sessuale?
Sono questi i motivi per cui qualcuno dovrebbe avere meno diritti di un altro?
Per alcuni, purtroppo, sì. Il report Human Rights Watch evidenzia la pericolosità della qualità di vita in certi paesi e il vacillare dei diritti umani per via della guerra e dei bombardamenti, ma anche di certi tipi di governo.

Ad esempio, in Brasile dove vige il governo di Jair Bolsonaro, che ha più volte fatto dichiarazioni razziste e omofobe e ha dichiarato di essere favorevole alla tortura, sono a rischio le condizioni carcerarie, i diritti dei bambini, la libertà di espressione, i diritti delle donne.

Jair Bolsonaro

Il report si sofferma, poi, su altri Paesi come la Birmania e la Siria, fino ad arrivare all’Europa e, naturalmente, parla anche dell’Italia. Il report si riferisce al 2018, perché è stato presentato a gennaio 2019, quindi sottolinea la coalizione tra M5S e Lega. Infatti, sottolinea che durante il mese di giugno i migranti sono stati consegnati alla guardia costiera libica nonostante la Libia non rappresentasse un porto sicuro.

Dato che siamo agli sgoccioli di questo 2019, dovremmo tutti sperare che nessuno venga più ucciso, torturato, ripudiato solo perché la pensa in modo diverso. Dovremmo sperare che il mondo vada verso una direzione differente, volta alla solidarietà, alla fratellanza, al sostegno verso l’altro perché, come scritto anche nella dichiarazione, è un dovere degli esseri umani agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
E poi perché la discriminazione, la violenza e l’odio non sono mai la scelta giusta, forse la più facile, ma sicuramente non la più corretta.

 

Sitografia:

http://www.vita.it/it/article/2008/12/06/diritti-umani-quei-30-articoli-da-imparare-a-memoria/84925/

https://www.hrw.org/world-report/2019/country-chapters/italy

http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2019/11/08/news/libia-inferno-foto-1.340460

Alessandra Sansò

Laureata Triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Perizia psichiatrica e pericolosità sociale”. Attualmente è iscritta al Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso lo stesso Ateneo.

 

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