Storia

La sezione Donauland: antisemitismo dei circoli alpini austriaci e tedeschi negli anni ’20.

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December 10, 2019

La rapidità con cui le sezioni austriache introdussero le leggi antisemite nei propri statuti fu causata dalla situazione creatasi in seguito alla sconfitta nella Prima Guerra mondiale. Oltre alle note conseguenze dei trattati imposti dalle potenze vincitrici, l’intero gruppo dolomitico diventava territorio italiano; gli alpinisti austriaci e tedeschi, così come i dirigenti delle associazioni alpinistiche, vissero questo passaggio in modo traumatico. Iniziarono fin da subito gli attacchi contro i tentativi di italianizzare la regione del Trentino e dell’Alto Adige, mentre le spedizioni alpinistiche trovavano sempre più difficoltà ad oltrepassare la frontiera: «Solamente nel 1932 Italia ed Austria raggiunsero un accordo sulle scalate lungo i confini»[i]. La sconfitta militare sul campo di battaglia ebbe quindi ripercussioni sull’intero movimento alpinistico austriaco e tedesco. Sul piano ideologico la perdita dei territori alpini permise la crescita delle preoccupazioni all’interno del DuÖAV su di una fantomatica purezza perduta delle Alpi, un luogo che doveva essere difeso dalle infiltrazioni dannose di persone viste come straniere e dai vizi che caratterizzavano la società urbana. In realtà, come analizza Keller, questo atteggiamento di preservazione della montagna era diffuso in tutta l’Europa: le preoccupazioni italiane erano indirizzate verso i germanofoni, in Svizzera iniziò un processo di “pulizia” dei membri sgraditi nel Club Alpino Svizzero[ii]. Nel contesto austriaco e tedesco furono colpiti fin da subito i soci di origine ebraica; gli attacchi degli antisemiti crearono «una connessione tra gli ebrei e gli aspetti negativi della vita urbana, con riferimenti al materialismo e all’inquinamento come caratteri dell’ebraismo»[iii] Questo tipo di linguaggio rendeva gli ebrei dei profanatori di un luogo, come quello alpino, considerato ormai alla stregua di uno spazio sacro: «La purezza alpina divenne una metafora per la purezza razziale»[iv].

Immagine 1.

La causa di questi attacchi verso gli ebrei fu principalmente la sconfitta nella Prima Guerra mondiale e la conseguente crisi innescata dai rifugiati. Soprattutto a Vienna la situazione si rivelò critica e foriera di un antisemitismo crescente tra i cittadini austriaci. Tra i vari dati analizzati da Keller, uno su tutti può far comprendere la crescita della popolazione ebraica  a Vienna nel dopoguerra. Infatti dei «137,000 rifugiati dalla Galizia che trovarono asilo nella capitale, il 60% era ebreo»[v] e andò ad ingrossare una comunità già numerosa. Il loro arrivo aggravò ulteriormente la penuria di provviste e fece aumentare la propaganda antisemita. Il DuÖAV diventò uno dei centri della lotta politica, anche se l’associazione continuava a proclamare con «forza la propria apoliticità, riuscendo a convincere un gran numero di persone»[vi]. L’estensione del club alpino austriaco e tedesco, il maggiore per numero di soci a livello internazionale, permetteva la presenza di membri e dirigenti aderenti alle varie correnti politiche del periodo. L’influenza dei gruppi nazionalisti e völkisch era forte. Il pensiero völkisch aveva radici nel periodo delle guerre napoleoniche e del movimento romantico tedesco. L’ideale intorno a cui ruotavano i vari gruppi era appunto il Volk, ossia il popolo tedesco. Quest’ultimo era formato, secondo l’ideologia völkisch, dagli individui che avevano una discendenza tedesca e parlavano la lingua tedesca. Ovviamente queste posizioni ricalcavano un nazionalismo di tipo etnico-linguistico, ma l’ideologia völkisch influenzò gruppi diversi e schieramenti politici opposti tra loro. Così, all’interno del DuÖAV, iniziò ad emergere l’ideologia völkisch in relazione all’ambiente alpinistico, dove iniziò «una classificazione dei valori alpinistici in funzione della razza»[vii].

Immagine 2.

In questo modo le sezioni austriache e bavaresi, che formavano il principale nucleo dell’associazione, diventarono anche quelle dove l’antisemitismo dilagò più velocemente, probabilmente per la situazione di grave crisi in cui erano cadute le maggiori città. I primi tentativi di estromettere gli ebrei partirono dalla sezione viennese. Quest’ultima era la capofila delle sezioni austriache e aveva quindi una grossa influenza all’interno dell’associazione. L’ambiente austriaco  era caratterizzata dalla figura di Eduard Pichl, alpinista di fama internazionale e «noto sobillatore e antisemita»[viii]. Quando alcuni alpinisti viennesi chiesero un suo intervento per espellere i soci ebraici, Pichl diresse i suoi sostenitori nella sezione viennese Austria e cercò di introdurre nello statuto un “paragrafo Ariano”, ma l’opposizione del presidente e il mancato raggiungimento dei tre-quarti del consenso affondarono la modifica[ix]. L’alpinista austriaco però aveva ormai conquistato il sostegno della maggioranza e venne eletto in seguito come presidente della sezione, così nell’ottobre 1921 quest’ultima adottò la norma antiebraica «con il 98% dei voti a favore e l’esclusione di ben 1500 soci»[x]. Il flusso di ebrei fuoriusciti dalla sezione Austria, in parte iniziato già con la nomina di Pichl alla presidenza, andò a creare una nuova sezione, chiamata Donauland. Quest’ultima, a causa dell’adesione alla norma antiebraica di altre sezioni, divenne in pochi anni una sorta di “ghetto” ebraico all’interno del DuÖAV e creò una spaccatura tra l’ambiente austriaco e quello tedesco. Infatti, nell’anno 1923, ben «novanta delle novantotto sezioni austriache adottarono il paragrafo ariano», mentre solo «9 delle 278 sezioni tedesche si raccolsero intorno alle idee di Pichl»[xi]. La differenza numerica di adesioni riprendeva in parte la divisione latente tra le sezioni della Germania settentrionale e quelle bavaresi ed austriache, da dove era partita la crociata antisemita di Pichl. Ma in Germania il consenso verso Pichl stava crescendo velocemente e anche se la maggior parte delle sezioni non aveva adottato la norma antiebraica poteva essere problematico per un ebreo accedervi. Analizzando i ricordi di Richard Fisher, un impiegato bancario di origine ebraica che era stato allontanato dalle sezioni Mark Brandeburg e Austria, si incorre nel dubbio di «quale sezione avrebbe potuto accettare un “dissidente” e un “ex ebreo” come lui»[xii].

Figura 3: Distintivo di Viktor Frankl.

Una volta creatasi la sezione Donauland, l’obiettivo di Pichl e dei suoi sostenitori diventò l’eliminazione della stessa, con la finalità di espellere definitivamente gli ebrei dal DuÖAV. Per arrivare ad ottenere una maggior numero di consensi e mettere il Donauland con le spalle al muro, una parte delle sezioni che appoggiavano Pichl, « per lo più austriache, avevano fondato il Deutschvölkischer Bund (DVB), incaricato di risolvere a suo modo il problema», così nei rifugi alpini dell’associazione «cominciarono ad apparire i famosi Judenplakate [manifesti con propaganda antisemita] e gli alpinisti ebrei e i loro simpatizzanti a subire umiliazioni a non finire»[xiii]. Inoltre la sezione Donauland fu vittima di un’ulteriore demonizzazione da parte dei sostenitori di Pichl, che «spesso comparavano l’ebraismo con il bolscevismo»[xiv] e risvegliavano uno dei maggiori timori di questo periodo, anche in persone che normalmente non si riconoscevano nel fronte antisemita. Il Donauland si trovò di fronte ad un “fuoco di sbarramento” fatto di mozioni degli avversari, la situazione era talmente difficile che la sezione ebraica non riusciva ad avere in gestione i rifugi alpini, gli stessi in cui nella maggior parte delle zone austriache era interdetto l’accesso agli ebrei. La conseguenza fu che divennero sempre più frequenti i soprusi contro i membri del Donauland, ad esempio «una vecchia coppia ebraica sposata […]fu obbligata a passare la notte nella stalla del cavallo dopo aver sofferto di abusi verbali»[xv].

Figura 4: ” Ebrei e membri del “Donauland” non sono i benvenuti qui”.

Mentre continuavano gli scontri per eliminare la sezione Donauland, il DuÖAV veniva continuamente scosso dai dibattiti interni sulla legalità o meno di portare una battaglia politica come quella antiebraica in seno ad una associazione alpinistica. La difesa dei sostenitori di Pichl si avvaleva dell’ideologia völkisch, «secondo cui tutto ciò che riguardava il popolo tedesco non apparteneva all’ambito della politica ma a quello della cultura»[xvi]. L’intera vicenda era quindi considerata una questione culturale, anche i simboli politici che venivano affissi su alcuni rifugi, come le svastiche, non erano visti come tali: «Pichl stesso sostenne che la svastica rappresentava un puro carattere germanico ed un elemento culturale»[xvii]. Ma non si fermarono le critiche di alpinisti e dirigenti delle varie sezioni che vedevano il DuÖAV come un’immagine sbiadita dell’originaria associazione alpinistica. Molti soci avevano la netta sensazione di essere dentro ad un gruppo politico antisemita piuttosto che un club alpinistico.

Nonostante ciò, il supporto verso Pichl continuava a crescere, grazie anche alla sottovalutazione del fenomeno da parte del presidente del DuÖAV, Reinhold Sydow. Quest’ultimo riuscì a tenere la presidenza dal 1912 al 1928, anni come abbiamo visto di tensioni e battaglie. Sydow, «anche se ostile alle tendenze völkisch, era “un patriota tedesco nello spirito del suo tempo”, e non si oppose affatto all’entrata del nazionalsocialismo nel club, né all’assorbimento totale del DuÖAV nell’organizzazione nazista dello sport»[xviii]. Quando nel 1924 la sezione Klagenfurt propose di eliminare completamente la sezione Donauland, Sydow si trovò di fronte ad un bivio. Infatti «il delegato di Klangefurt promise che la sezione Austria si sarebbe staccata se la risoluzione non fosse passata»[xix]. Per evitare la separazione del club in due parti distinte, il presidente cercò di scendere a patti con la frangia estremista e trovò una soluzione con il cosiddetto compromesso di Rosenheimer. Attraverso quest’ultimo Sydow dava il suo lasciapassare «all’espulsione del Donauland se Pichl avesse sciolto il Deutschvölkische Bund e avesse cessato la sua agitazione», inoltre «gli austriaci avrebbero dovuto attendere otto anni prima di poter introdurre la legislazione per avere l’inserimento del “paragrafo ariano” come condizione di adesione totale al club»[xx]. Il compromesso di Rosenheimer fu approvato dalla maggioranza e, per motivare la scelta di una votazione atta a dissolvere il Donauland, si accusò la sezione di azioni fraudolente nell’ottenimento di alcuni rifugi. Il 14 dicembre 1924 avvenne a Monaco la votazione decisiva sull’eliminazione della sezione Donauland e «il risultato fu netto: secondo Amstädter, 1663 voti a favore, 166 contrari, 24 astenuti, per un totale di 1853»[xxi]. Le sezioni tedesche diedero il loro contributo nel votare a favore della dissoluzione di Donauland, dimostrando come il supporto verso Pichl fosse cresciuto anche nelle regioni settentrionali, dove comunque era presente un antisemitismo di fondo.

Figura 5: “Quindi, adesso siamo solo noi”.

La votazione a Monaco decise la fuoriuscita della sezione Donauland dal DuÖAV, ma non ne comportò la definitiva scomparsa. Infatti continuò a sopravvivere diventando un’associazione alpinistica indipendente. Contemporaneamente iniziò a precipitare la situazione in Germania settentrionale, dove la sezione principale era quella di Berlino. Come abbiamo visto nelle regioni del nord era cresciuto il sostegno verso Pichl, ma dopo la votazione di Monaco molte sezioni non avevano introdotto comunque la legge antisemita. In questo modo si creò una situazione confusa, dato che «ad alcuni membri ebrei non rimase chiaro come la decisione di bandire il Donauland potesse intaccare il loro status»[xxii]. Le sezioni tedesche si trovarono di fronte a due fenomeni in crescita: da una parte il numero dei soci ebraici, dall’altra l’antisemitismo. In quella di Berlino la tensione cresceva rapidamente e creò ben presto una spaccatura. Dal 1924, «alcuni dirigenti berlinesi si preoccuparono che la loro sezione stesse diventando “troppo ebrea”», mentre un anno dopo un «memorandum dal presidente berlinese, Rudolf Hauptner, espresse preoccupazione per il crescente numero di membri ebrei nella sezione»[xxiii]. Proprio da Hauptner arrivò la proposta di escludere gli ebrei; quest’ultimi si organizzarono nel tentativo di sconfiggere Hauptner  nelle elezioni per il consiglio d’amministrazione ed evitare l’introduzione della norma antiebraica. Lo scontro, che ricordava l’elezione di Pichl alla presidenza della sezione Austria, venne vinto da Hauptner. Di conseguenza «diversi membri lasciarono la sezione e fondarono la German Alpine Association Berlin (Deutscher Alpenverein Berlin, AV-Berlin) nell’aprile 1925»[xxiv].Quindi si formarono due club indipendenti dal DuÖAV, l’ AV-Berlin e il Donauland. Nei propri statuti veniva messo l’accento su come l’alpinismo, senza nessuna infiltrazione politica, fosse l’unico obiettivo dei due sodalizi alpinistici. Il DuÖAV invece considerava le due associazioni come delle rivali. Nel 1927 uscirono dal DuÖAV altri membri, questa volta dalla sezione di Monaco, per fondare l’Associazione alpina sud tedesca Monaco. Quest’ultima « lavorò in congiunzione con l’AV-Berlin e Donauland e seguì obiettivi simili », così i tre principali centri antisemiti, Vienna, Berlino, Monaco, «supportarono anche la nascita di organizzazioni non discriminatorie»[xxv]. A dimostrazione dell’indipendenza ottenuta dal DuÖAV e della spaccatura che si era venuta a creare, l’AV-Berlin e il Donauland entrarono nell’appena nata Unione Internazionale delle Associazioni Alpine, comprendente il CAI e «paradossalmente uniche rappresentanti dei club alpini tedeschi, visto che il DÖAV si era rifiutato di aderirvi»[xxvi].

Articolo di Jacopo Giovannini

laureato nel Corso Triennale in Storia presso l’Università di Genova con una Tesi intitolata “Vette nere: l’alpinismo nell’immaginario fascista”. Attualmente è iscritto al Corso Magistrale di Scienze Storiche presso l’ateneo genovese.

 

 

 

Note:

[i]T. Keller, Apostles of the Alps. Mountaineering and Nation Building in Germany and Austria, 1860-1939, The University of North Carolina Press, Chapel Hill 2016, p. 127, traduzione mia.

[ii] Cfr. supra, pp. 131-132.

[iii] Ivi, p. 132, traduzione mia.

[iv] Ibidem, traduzione mia.

[v] Ivi, p. 133, traduzione mia.

[vi] M. Mestre, Le alpi contese. Alpinismo e nazionalismi, Centro di Documentazione Alpina, Torino 2000, p. 142.

[vii] Ivi, p. 147.

[viii] T. Keller, op. cit., p. 132, traduzione mia.

[ix] Ivi, p. 132.

[x] M. Mestre, op. cit., p. 140.

[xi] T. Keller, op. cit., p. 135, traduzione mia.

[xii] Ivi, pp. 134-135, traduzione mia.

[xiii] M. Mestre, op. cit., p. 140.

[xiv] T. Keller, op. cit., p. 137, traduzione mia.

[xv] Ivi, p. 139, traduzione mia.

[xvi] M. Mestre, op. cit., p. 141.

[xvii] T. Keller, op. cit., p. 140, traduzione mia.

[xviii] M. Mestre, op. cit., p. 145.

[xix] T. Keller, op. cit., p. 140, traduzione mia.

[xx] Ibidem, traduzione mia.

[xxi] M. Mestre, op. cit., p. 144.

[xxii] T. Keller, op. cit., p. 144, traduzione mia.

[xxiii] Ivi, pp. 144-145, traduzione mia.

[xxiv] Ivi, p. 145, traduzione mia.

[xxv] Ivi, p. 146, traduzione mia.

[xxvi] M. Mestre, op. cit., p. 141.

Immagini:

Figura 1:

Figura 2:

Figura 3: https://www.ots.at/anhang/2009/04/28/OBS/OBS_20090428_OBS0017.layout.jpg

Figura 4: http://cdn.gelestatic.it/repubblica/blogautore/sites/305/2011/07/11.07.09-Juden_NE_460px.jpg

Figura 5: https://www.ojm.at/blog/bilder/dobratsch02GR.jpg

Bibliografia:

  1. Keller, Apostles of the Alps. Mountaineering and Nation Building in Germany and Austria, 1860-1939, The University of North Carolina Press, Chapel Hill 2016.
  2. Mestre, Le alpi contese. Alpinismo e nazionalismi, Centro di Documentazione Alpina, Torino 2000.

 

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