Arte

I dipinti di nudo possono nascondere dei segreti?

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January 10, 2020

A chi non è mai capitato di vedere un dipinto di nudo? La storia dell’arte ne è piena, basti pensare alla Venere di Tiziano o alla Maja desnuda di Goya, solo per citarne alcuni. Ma sono davvero solo dipinti che raffigurano donne nude, o c’è qualcosa di più? Che si tratti di racconti biblici a sfondo morale o di moderne raffigurazioni del piacere, da Tintoretto a Manet, questi i dipinti hanno dei messaggi nascosti.

Gabrielle D’Estrées e sua sorella

Realizzato nel 1595 ca., da un artista della Scuola di Fontainbleau e oggi conservato al Museo del Louvre di Parigi, questo dipinto potrebbe sembrare il ritratto di due donne con il seno scoperto dentro a una vasca e niente di più. Ma se lo osserviamo bene, noteremo dei dettagli che possono esserci sfuggiti ad un primo sguardo. Innanzitutto le due donne sono adorne di perle e ben truccate, atteggiamento anomalo per chi deve farsi un bagno e, in secondo luogo, molto probabilmente la vasca non è piena di acqua ma di vino o latte che, nell’antichità, erano considerati rimedi per preservare la propria giovinezza. In alcuni periodi storici venivano attribuite forze magiche a tutti i tipi di liquidi, tanto che gli astrologi consigliavano di fare il bagno con la luna calante; è risaputo, inoltre, che anche le streghe si preparavano al sabba [1] con un bagno, bruciando il legno marcio nella vasca insieme a erbe officinali. Ma nel XVII secolo, periodo in cui il dipinto viene realizzato, la Francia aveva subito l’influenza del Rinascimento italiano soprattutto per quella moda, molto popolare tra le nobildonne d’Oltralpe, di farsi ritrarre senza veli, magari mentre emergevano dalle acque o si bagnavano nelle sorgenti.
Per dare un nome alle due donne, invece, è necessario ricorrere a una copia tarda di quest’opera che presenta un’iscrizione che identificherebbe la donna bionda sulla sinistra in Gabrielle d’Estrées [2], una delle donne più belle e odiate di Francia nonché la favorita del re Enrico IV, e la mora, in sua sorella Julienne, duchessa di Villars, amante delle provocazioni tanto da sedersi a seno nudo ai piedi del pulpito di un frate cappuccino che stava tenendo una predica e di cui si era invaghita [3]. I loro corpi delicati, la pelle candida e i seni acuminati, lasciano intendere che per loro la bellezza è un’arma di seduzione.

In questo dipinto Gabrielle sembra quasi incarnare l’ideale di perfezione, ma, osservandola bene, possiamo notare che la sua bella testa bionda sembra essere troppo piccola per un collo che appare decisamente lungo, mentre il suo corpo non è soltanto massiccio ma è anche piatto, senza curve, proprio come voleva la moda del tempo che stringeva i corpi femminili in corpetti che eliminavano tutte le loro forme (fig. 2).

Fig. 2. Scuola di Fontainbleau, Gabrielle d’Estrées e sua sorella, 1595 ca, 96x125cm., Parigi, Museo del Louvre, particolare

Se spostiamo di poco lo sguardo, vediamo che la bella Gabrielle ha una mano fuori dalla vasca nella quale tiene un anello: è l’anello dell’investitura con il quale Enrico IV, durante l’incoronazione, “sposò” la Francia e che il 2 marzo 1599 infilò al dito della sua amata, in occasione del loro fidanzamento ufficiale (fig. 3).

Fig. 3. Scuola di Fontainbleau, Gabrielle d’Estrées e sua sorella, 1595 ca, 96×125 cm., Parigi, Museo del Louvre, particolare

Lo aveva regalato alla donna che amava mentre era incinta: la voleva come sua legittima sposa e regina. Purtroppo per lui, però, tutti erano contrari a questo matrimonio, considerato “una macchia sull’onore della Francia” per via, anche, del modo di vivere sfarzoso della duchessa che i francesi tanto odiavano. Ma il particolare che più attira l’attenzione dello spettatore è il gesto che Julienne, senza alcuna pudicizia, sta compiendo nei confronti di sua sorella: le tiene un capezzolo tra le dita (fig. 4). Potrebbe essere il segno dell’inizio di una relazione lesbica tra le due sorelle, cosa che non suscita alcuno scalpore considerato il fatto che le due donne erano cresciute alla corte di Enrico III che amava vestirsi da donna, ma i contemporanei del pittore l’hanno interpretato come il segno della gravidanza di Gabrielle [4].

Fig. 4. Scuola di Fontainbleau, Gabrielle d’Estrées e sua sorella, 1595 ca, 96×125 cm., Parigi, Museo del Louvre, particolare

Fig. 5. Scuola di Fontainbleau, Gabrielle d’Estrées e sua sorella, 1595 ca, 96×125 cm., Parigi, Museo del Louvre, particolare

La pesante tenda di seta, rossa come il colore della porpora o il sangue versato, è appesa sopra alla vasca e guida il nostro sguardo verso lo sfondo, dove notiamo dei particolari inquietanti. Nel camino si può vedere una flebile fiamma che rappresenta il debole fuoco della vita mentre una donna sembra intenta a cucire: è stata interpretata come una Norna [5] o una strega intenta a scucire il tessuto vitale di Gabrielle (fig. 5). Vicino a lei c’è una bara ricoperta da un drappo verde, il colore preferito della duchessa. Sulla parete di fondo è visibile un quadro del quale, però, si intravede soltanto la parte inferiore di un corpo maschile che rimanda alla fornicazione di Madame d’Estrées con Enrico IV (fig. 6). Lo specchio è, invece, simbolo della morte e accessorio delle streghe e dei diavoli, è scuro e non riflette più alcuna linfa vitale.

 

Fig. 6. Scuola di Fontainbleau, Gabrielle d’Estrées e sua sorella, 1595 ca, 96×125 cm., Parigi, Museo del Louvre, particolare

Gabrielle morì durante una gravidanza. Fu colta dalle doglie l’8 aprile 1599 mentre era a Parigi, dove il re l’aveva inviata per trascorrere la Pasqua. Si fece trasportare a casa di una zia dove il giorno dopo diede alla luce un bambino morto; le sue condizioni di salute si aggravarono e iniziò a lottare per la vita. Era sola, abbandonata da tutti, anche da medici ed ecclesiastici che, come gli altri, preferirono prendere le distanze dall’amante del re, considerata dai francesi “una terribile prostituta che sta rovinando tutti”.
Il 10 aprile 1599 Gabrielle d’Estrées moriva tra atroci sofferenze, senza aver sposato il suo amato Enrico IV. Il sovrano, distrutto dal dolore, iniziò a portare il lutto.
Secondo la versione ufficiale fornita dalla corte francese,  la donna sarebbe morta in seguito a complicazioni durante il parto ma un gran numero di contemporanei credeva che la vera causa fosse l’intervento di forze ultraterrene: era un periodo dominato dalle guerre e la gente tendeva a ricercare la causa degli eventi nel maligno e nei suoi complici; quando Gabrielle morì, credettero di trovare nel suo aspetto i 17 segni che secondo il Malleus maleficarum del 1489 permettevano di riconoscere una strega. L’unico a non credere alle superstizioni fu proprio Enrico IV. Egli fu uno dei pochi sovrani del suo tempo a non essere un fervente religioso e superstizioso. Le circostanze politiche lo avevano costretto a convertirsi più volte nel corso della vita ed era scettico di natura, ma era consapevole del ruolo che le paure dovute alla superstizione avevano avuto nella morte di Gabrielle e, anche per questo, nel 1599 mise fine alla persecuzione contro le streghe.

I dipinti di nudo, quindi, nascondono molto di più di quello che si potrebbe pensare ad un primo sguardo, hanno solo bisogno di essere osservati con maggior cura!

Lucia Zavatti

Laureata in Lettere e Beni culturali presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” con una tesi su “Il Maestro delle Tavole Barberini nella Critica Novecentesca” in cui ha analizzato le varie ipotesi proposte da alcuni dei più importanti critici d’arte per l’identificazione dell’autore delle Tavole Barberini, che oggi si trovano una a New York e l’altra a Boston. Attualmente è iscritta alla magistrale in Storia dell’Arte.

 

 

 

NOTE:

[1] Secondo varie credenze europee, il sabba sarebbe stato un convegno di streghe in presenza del demonio durante il quale venivano compiute pratiche magiche, orge diaboliche e riti blasfemi.

[2] Da parte materna, Gabrielle proveniva da una famiglia che, secondo il cronista Tallemand des Réaux autore delle Historiettes (Storielle) era la casata con il più alto numero di donne eleganti mai esistita in Francia. La stessa Gabrielle era molto sensuale, tanto che insieme alle sue sorelle e il loro unico fratello, venivano chiamati “I sette vizi capitali”.

[3] Si veda Rose-Marie e Rainer Hagen, I segreti dei dipinti. Splendidi nudi, Colonia, Taschen, 2018, p. 55.

[4] La moglie Enrico IV, Margherita di Valois, era sterile. Madame d’Estrées, invece, gli diede 3 figli; come ringraziamento il re le donò il ducato di Beaufort.

[5] Le Norne sono tre divinità della mitologia scandinava alle quali, come le Parche della mitologia greca, viene affidato il compito di filare il destino degli uomini.

FOTO:

Scuola di Fontainbleau, Gabrielle d’Estrées e sua sorella, 1595 ca, 96x125cm., Parigi, Museo del Louvre

BIBLIOGRAFIA:

  • Due fresche bellezze nella vasca da bagno: Scuola di Fontainbleau in I segreti dei dipinti. Splendidi nudi di Rose-Marie e Rainer Haegen, Colonia, Taschen, 2018, pp. 50-57.
  • C’era una volta il seno nudo in <<Focus Storia. Scoprire il passato, capire il presente.>>, Milano, Mondadori, n°156-ottobre, pp. 28-35.
  • Rosenberg, Louvre. 7 secoli di pittura, Parigi, Art+musées et monuments, pp. 118-119.

SITOGRAFIA:

 

 

 

 

 

 

 

 

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