Curiosità

Les Très Riches Heures del Duca di Berry – Dicembre

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January 17, 2020

“Chi per Natale non ammazza il porco, tutto l’anno resta col muso storto.”

(Proverbio popolare)

Fig. 1. Herman, Paul e Jean de Limbourg, Les Très riches Heures del Duca di Berry, 1412-1416 ca. Dicembre, Museo Condé di Chantilly.

L’ultimo mese dell’anno presenta un soggetto mai visto prima che stride con la raffinatezza dei mesi precedenti. Sotto alla lunetta con il Carro del Sole e i segni del Sagittario e del Capricorno, c’è un bosco nel quale si sta svolgendo una scena violenta: è il momento finale della caccia al cinghiale.
È il momento in cui il corpo della preda viene dilaniato dai cani. Qui, a differenza degli altri fogli, non c’è la presenza degli aristocratici che non partecipano, neanche come spettatori.
In realtà il momento finale della caccia al cinghiale, ma anche il momento del suo squartamento, erano spesso rappresentati nei Calendari di questo periodo, infatti la caccia era il passatempo preferito dell’aristocrazia e il cinghiale era uno dei trofei più ambiti. Alla Corte del Duca di Berry era un vero e proprio rituale che seguiva una tradizione molto antica e con regole precise; servitori e cani ben addestrati dovevano stanare la preda e fiaccarla e solo a quel punto il signore si avvicinava e poneva fine alla vita del cinghiale, già stremato, con un colpo di spada[1].
Sullo sfondo vediamo il torrione del Castello di Vicennes, voluto da Filippo VI di Valois nel 1337 ma terminato da Carlo V che fece costruire le mura e le torri [2].

Fig. 2. Herman, Paul e Jean de Limbourg, Les Très riches Heures del Duca di Berry, 1412-1416 ca. Dicembre, Museo Condé di Chantilly, particolare.

La scena, rappresentata sempre con grande dovizia di particolari, è molto cruenta; sono gli anni della Guerra dei Cento Anni e nel 1416 il Duca e la sua corte sarebbero morti a causa della peste.
Nelle miniature precedenti, però, la vita vera veniva lasciata fuori mentre in questa miniatura capiamo che un’eco della realtà è arrivata a intaccare il mondo fatato del Duca di Berry.

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Articolo di Lucia Zavatti

Laureata in Lettere e Beni culturali presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” con una tesi su “Il Maestro delle Tavole Barberini nella Critica Novecentesca” in cui ha analizzato le varie ipotesi proposte da alcuni dei più importanti critici d’arte per l’identificazione dell’autore delle Tavole Barberini, che oggi si trovano una a New York e l’altra a Boston. Attualmente è iscritta alla magistrale in Storia dell’Arte. Da qualche anno collabora all’Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti” di Fermo.

 

 

NOTE:
[1] Il cinghiale era visto come simbolo di ira e lussuria, simboleggiava anche l’opposto delle virtù
cristiane, ucciderlo era segno di una vittoria contro il male e gli istinti perversi.
[2] Attorno al 1445 il torrione di questo castello sarà scelto da Jean Fouquet come cornice della
miniatura delle Heures di Etienne Chevalier che rappresentano Giobbe nella sua miseria.

ELENCO FOTO:
Fig.1. Herman, Paul e Jean de Limbourg, Les Très riches Heures del Duca di Berry,
1412-1416 ca. Dicembre, Museo Condé di Chantilly.
Fig.2. Herman, Paul e Jean de Limbourg, Les Très riches Heures del Duca di Berry,
1412-1416 ca. Dicembre, Museo Condé di Chantilly, particolare.

BIBLIOGRAFIA:
– Ingo F. Walther, Norbert Wolf, Codices illustres, I codici miniati più belli del mondo dal
400 al 1600, Taschen, 2003.
– Raymond Cazelles, Giorni del Medioevo. Le miniature delle Très riches Heures del duca di
Berry, Rizzoli, 2001.

SITOGRAFIA:
www.senzadedica.blogspot.com

 

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