Riflessioni

Buon compleanno, Charlie Brown

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January 25, 2020

Ci sono poeti che passano inosservati e altri che vivono in una perpetua apoteosi di omaggi ed encomi. Ma si sà, la letteratura è pervasa da una caducità finale, un delirio faticoso e avvilente. I libri dapprima gradevoli diventano occasioni di brindisi patriottici, di superbia grammaticale e di oscene edizioni di lusso. La gloria è una forma di incomprensione. Ma il fenomeno letterario va oltre alle dense pagine più o meno scipite; si dilata dalle canzoni popolari ai fumetti degli ultimi decenni. Un esempio?
Charles Monroe Schulz è stato un grande poeta che ci ha continuamente raccontato, con due colpi di matita, la sua versione della condizione umana.
E tuttavia di Charlie Brown si è scritto che “è capace di variazioni di umore di tono shakespeariano“, la copertina di ‘Linus’ è senza ombra di dubbio l’oggetto transizionale di Winnicott, alle spalle di Lucy, di Schroeder e persino di Snoopy si agita l’ombra di Freud, mentre Pig Pen, dai capelli perennemente intristiti di forfora e le scarpe senza remissione infangate pronuncia parole degne di Beckett quando dice “su di me si addensa la polvere di innumerevoli secoli“.
Il mondo dei Peanuts è un microcosmo, una piccola commedia umana sia per il lettore candido che per quello sofisticato. Al centro sta Charlie Brown: ingenuo, testone, sempre inabile e quindi votato all’insuccesso.
Bisognoso, sino alla crisi, di comunicazione e “popolarità”, è ripagato dalle bambine matriarcali e saccenti che lo attorniano col disprezzo, le allusioni alla sua testa rotonda, le accuse di stupidità, le piccole malvagità che colpiscono a fondo. Charlie Brown impavido ricerca tenerezza e affermazioni da ogni parte: nel baseball, nella costruzione di aquiloni, nei rapporti con Snoopy, il suo cane, nei contatti di gioco con le ragazze. Fallisce sempre. La sua solitudine si fa abissale, il suo complesso di inferiorità pervasivo – colorato da l sospetto continuo che prende anche il lettore, che Charlie Brown non abbia alcun complesso di inferiorità, ma sia veramente inferiore. La tragedia è che Charlie Brown non è inferiore. Peggio: è assolutamente normale. E’ come tutti. Per questo marcia sempre sull’orlo del suicidio o quanto meno del collasso: perchè cerca la salvezza secondo le formule di comodo propostegli dalla società in cui vive.
La prima (e purtroppo l’ultima) volta che qualcuno che l’ha incontrato me ne ha parlato, fu un amico che non cito in questa sede, e mi disse che appena si sedette al tavolo di quel bar, lo ha guardato con la sua faccia di fanciullo anziano o di anziano fanciullo, e gli ha chiesto: “Cosa ne pensa di Gesù Cristo?“.
Non so, e chi legge (e rilegge) i Peanuts non vi trova mai riferimenti espliciti a problemi religiosi e ad ansie metafisiche – e come potrebbero averne dei bambini che apparentemente sono ossessionati solo dal baseball?
Non so cosa Schulz davvero pensasse di Gesù Cristo, ma la sua era certo una forma di incantata religiosità.

Articolo di Carlo Alberto Ghigliotto

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