Serie tv

Baby: la vulnerabilità dell’adolescenza nella Roma bene

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February 7, 2020

Non amo le serie tv italiane, ma Baby merita un occhio di riguardo per le tematiche di cui si occupa.
Si colloca tra le teen drama, sulla stessa linea d’onda della spagnola Élite, oppure dell’americana 13 Reasons Why, però possiamo finalmente vedere una realtà più vicina alla nostra dato che la serie si svolge in Italia e, soprattutto, si ispira a una storia accaduta davvero.

La storia vera è finita su tutti i giornali, uno scandalo che ha colpito la cosiddetta “Roma bene” e il quartiere dei Parioli: qui, le baby squillo minorenni incontravano clienti di un certo rango, tra cui anche politici.
A 15 anni si è poco più che bambine e non si conoscono totalmente i pericoli che incombono specialmente se connessi al mondo di internet.
Così, per ottenere qualche soldo in più e togliersi qualche sfizio, alcune ragazzine rispondono a degli annunci di lavoro per ottenere soldi facilmente su internet ed entrano a far parte di una rete di prostituzione.
La serie, però, almeno nella prima stagione, tiene lontana la politica.

Trama

Chiara (Benedetta Porcaroli)

Ludovica (Alice Pagani)

Chiara e Ludovica sono due studentesse del Liceo Collodi apparentemente molto diverse: Chiara (interpretata da Benedetta Porcaroli) ha il viso angelico, lineamenti fini e una famiglia che indossa quotidianamente la maschera della perfezione.
Dall’esterno infatti, appaiono come la famiglia della Mulino Bianco, ma in realtà il matrimonio è in crisi e chi ne soffre è proprio la giovane che, per completare il quadretto, scopre anche il padre con un’amante.
Comunque, Chiara ha le amicizie giuste e frequenta i ragazzi della Roma bene: Camilla e Fabio sono i suoi migliori amici, inoltre ha una relazione clandestina con Niccolò, fratello di Camilla.
Ludo (Alice Pagani), al contrario, è vittima di un video che la ritrae in atteggiamenti intimi con un ragazzo, per questo è soggetta ad atti di bullismo e tutti la additano come una poco di buono.
Alle spalle ha una madre che sembra non essere in grado di occuparsi di lei e frequenta uomini squallidi che si approfittano di lei e della figlia.

Insomma, il contesto familiare lascia a desiderare, le ragazze sono abbandonate a loro stesse e, come spesso accade, il fatto di appartenere all’élite non è sinonimo di felicità.
La storia si svolge su più livelli e le storie si intersecano: Ludo e Chiara diventano amiche, nel frattempo a scuola arriva Damiano (Riccardo Mandolini), figlio dell’ambasciatore libanese a Roma, ma che ha problemi con i signori della droga.
Subito il ragazzo incuriosisce Chiara con la sua aria da ribelle e non viene accettato dagli altri compagni di scuola perché appare molto diverso dai giovani romani con le divise stirate dalla domestica.
Nella vita delle due ragazze, specialmente in quella di Ludo, entra anche Fiore (Giuseppe Maggio), un ragazzo attraente che intraprende una relazione con Ludo, ma che è anche cugino di quello che sarà poi il pappone delle giovani.
Parallelamente alla storia delle due ragazze vi sono anche le vite e le esperienze degli altri ragazzi del Collodi: Niccolò (Lorenzo Zurzolo), che diventa ben presto ex di Chiara, si prende una cotta per la sua insegnante di atletica Monica (Claudia Pandolfi) che sembrerebbe essere ricambiata; Camilla (Chabeli Sastre Gonzalez) si interessa a Damiano che però non ricambia il sentimento; Fabio (Brando Pacitto) è un amico fedele, soprattutto nei confronti del novo arrivato Damiano, e nasconde a tutti la sua omosessualità, soprattutto al padre che è anche il preside della scuola.

Un contesto terrificante

Naturalmente ciò che è merge è il forte clima di abbandono che aleggia nelle vite di tutti i ragazzi, i quali non trovano alcun sostegno da parte degli adulti, con cui sembrano condividere solamente l’abitazione.
Le difficili circostanze adolescenziali caratterizzate da litigi, incomprensioni, amori e amicizie che iniziano e finiscono, bullismo e discriminazione portano, ben presto, Chiara e Ludo a diventare delle escort.
La fragilità delle due ragazze è lampante: i soldi vengono usati per lo shopping, i clienti le portano a cena e poi hanno dei rapporti sessuali con loro, certi pagano il servizio e certi no, ma le ragazze entrano in un vortice di emozioni che non riescono a comprendere.
Da un lato, naturalmente, c’è il desiderio di avere di più, di avere il controllo sulle proprie vite, la bramosità d’indipendenza e il senso di potere permettono loro di non vedere subito la gravità della situazione, né di accorgersi di ciò che stanno facendo. Dall’altro, soprattutto Ludo, si accorge che quello che fa è sbagliato e raccapricciante, mentre Chiara è alla continua ricerca di un mondo parallelo in cui rifugiarsi quando il mondo reale diventa troppo difficile da affrontare, naturalmente però i due mondi spesso si accavallano, mescolandosi e lasciando la ragazza completamente persa.

Parioli: dove tutto è permesso

Nella seconda stagione la trama è più o meno la stessa, ma qui le ragazze iniziano a prostituirsi negli alberghi.
Alcuni genitori si svegliano da questo sogno (o da questo diniego) in cui le loro figlie sono delle innocenti fanciulle: anzi, tra tutte proprio la madre che sembra la più superficiale è quella che si accorge che qualcosa nella vita di sua figlia non va, ossia la mamma di Ludo.
Vengono anche approfondite le storie dei personaggi, cercando di dare un senso anche a quelli che risultano secondari.
Ad esempio, la relazione tra Niccolò e Monica è evidenziata bene: la professoressa e l’alunno minorenne, un rapporto difficile, illegale e pericoloso. Una donna intrappolata in un legame con il compagno che è solo apparente, per questo cerca in Niccolò quella giovinezza perduta, quell’amore passionale che tanto le manca. Anche il personaggio di Fabio viene sviluppato meglio e trova il suo posto, riuscendo anche a interagire con il padre, che si dimostra essere un uomo aperto e, anche se in maniera goffa, presente.

Baby non rientra certamente nelle migliori serie tv che io abbia mai visto.
I dialoghi sono a volte scontati e fanno cadere le braccia (“Ma quanto ca**o sono british”, il senso di questa frase?) e a volte veramente non hanno un senso logico (“Testa alta anche se hai il collo sporco”, cosa significa?).
Tuttavia, ciò che mi preme di più sottolineare è la facilità con cui ognuno può incappare in qualche guaio, soprattutto in un’età delicata come l’adolescenza e soprattutto se il contesto non accoglie e non supporta adeguatamente l’adolescente.
La cattiveria, il bullismo, la droga, ma anche la solitudine di questi ragazzi, l’abbandono dei genitori che pensano di compensare il vuoto attraverso i regali e i soldi sono la testimonianza visiva di quanto siano fondamentali figure adeguate all’interno della vita dei giovani.
Qui, non solo i genitori non sono presenti, ma nemmeno gli insegnanti (al di là dei cliché della studentessa e il professore) fanno il loro mestiere: Monica va a letto con il suo alunno Niccolò e anche Ludo, che inizialmente si fida del suo professore, rimarrà nuovamente delusa anche da lui.

Brando e Fabio (Mirko Trovato e Brando Pacitto)

La sessualità è un tema centrale all’interno della storia, non è solo legato a ciò che fanno Ludo e Chiara, ma anche a Brando (Mirko Trovato) e Fabio, i quali sono alla continua ricerca della propria identità sessuale e non, il che è perfettamente in linea con il periodo della vita.
Tuttavia, mentre Fabio sembra aver accettato la propria sessualità, tanto da avere un fidanzato esterno alla scuola, Brando la respinge ancora. Tanto che compirà atti di bullismo verso Fabio (diventato suo amante) per evitare che i suoi amici sappiano che anche lui è omosessuale.
Brando si conferma come uno dei personaggi peggiori (caratterialmente) di tutta la serie: ricatta Chiara quando la scopre durante un rapporto con un politico, è spregevole nei confronti di Fabio, ma anche lui nasconde una famiglia disastrosa alle spalle.

 

Chiara e Damiano (Riccardo Mandolini)

Al contrario di Élite dove la storia è completamente diversa e, se vogliamo, anche più fantasiosa (benché i dialoghi siano un po’ più articolati e sensati di “Ma quanto ca**o sono british?”) di quella raccontata da Baby, qui troviamo eventi reali, accaduti davvero e forse è questo l’elemento più agghiacciante.
Anche quando Chiara, finalmente, riesce a intraprendere una relazione con Damiano, non smette di essere una escort: questo perché non basta l’amore di Damiano (reale, puro, delicato come può essere durante l’adolescenza) a riportare a galla Chiara, la ragazza continua a sprofondare, tanto che si recherà nell’appartamento affittato per lei e per le altre ragazze.
Chiara, forse più di Ludo, si sente amata, apprezzata e sente di avere un potere decisionale non indifferente, ha in pugno gli uomini con cui va a letto. Non è più l’innocente ragazzina che tutti vedono come timida e riservata, rende quell’innocenza provocante e sensuale.
Sappiamo quanto può essere importante per un’adolescente essere guardata con occhi diversi, come se non fosse realmente una bambina.
Gli uomini la osservano bramosi di possederla e Chiara all’improvviso non è più la ragazzina spaventata e bullizzata a scuola perché frequenta Ludo, Chiara è una donna, è sensuale ed è desiderata da uomini adulti.
Infatti, Chiara non sembra più rivestire un semplice ruolo, come all’inizio della storia: sembra che le piaccia davvero ciò che fa, forse per il desiderio profondo e ormai radicato di essere qualcuno e di appartenere a qualcosa, dato che la sua famiglia continua a essere un luogo falso e fittizio.

Ludo e sua mamma Simonetta (Isabella Ferrari)

Genitori incompetenti

Un tema fondamentale della serie è proprio rappresentato dall’incapacità dei genitori di entrare in contatto con i figli. Ciò però significherebbe, in parte, giustificarli perché non vi è solo incapacità, ma anche vera e propria repulsione verso il mondo di cui fanno parte i propri figli.
Si pensi, ad esempio, a Simonetta (Isabella Ferrari) la mamma di Ludo: trova i vestiti di marche costose nel seminterrato e i soldi che non sa da dove vengano e l’unica cosa che sa fare è dire alla figlia che spera ci sia qualcuno che si preoccupa per lei. Quando dovrebbe essere proprio lei a preoccuparsi.
Simonetta però sembra preoccuparsi per il figlio del compagno, Fabio, che ha finalmente accettato e accolto la sua sessualità, ma che presenta comunque una vita difficile all’interno del Collodi.
Anche qui, nessuno sembra preoccuparsi del parere dei due ragazzi (Ludo e Fabio) nel momento in cui i genitori decidono di andare a convivere, facendo emergere nuovamente il menefreghismo dei genitori nei confronti dei giovani.
Khalid (Mehdi Nebbou) è l’ambasciatore libanese, il suo carattere è freddo e distaccato, sembra essere completamente incapace di essere una figura di riferimento non solo per Damiano ma anche per Monica, sua compagna. Khalid ha il lavoro, la carriera, ha sempre qualcos’altro che lo allontana dal figlio e c’è un momento in cui, se possibile, questo appare ancora più evidente: le guide di Damiano. È una scena che evidenzia molto bene il dislivello tra padre e figlio: Damiano guida, ma ha un attacco di panico, quindi è il padre a mettersi alla guida per evitare disastri.
Fine.

Ludo e Fiore (Giuseppe Maggio)

Nessuna preoccupazione per il figlio, al di là di qualche frasetta fatta che non serve al ragazzo per aprirsi con un padre assente nel 90% dei casi in cui il giovane aveva bisogno. Per questo, Damiano non si ispira al padre e non lo vede come maschio alpha, come “l’uomo che vorrebbe essere”, è Fiore che rappresenta l’uomo a cui ambire, infatti Damiano gli obbedisce.
La famiglia di Brando, specialmente il padre è bigotta e chiusa mentalmente. Tanto che quando a scuola Brando viene preso di mira con una scritta sul muro che strilla “Brando Gay”, il padre gli spiega quanto sarebbe deludente e raccapricciante per lui avere un figlio omosessuale, il che è tragico quanto disgustoso e avvilisce ancora di più il ragazzo. Per questo motivo Brando decide di ricattare Chiara e di proporle uno scambio: non divulgare il video che la ritrae mentre fa sesso con un politico, a patto che lei finga di stare con lui cosicché il giovane si possa creare la facciata di maschio alpha agli occhi del padre.
I genitori di Chiara dimostrano ancora una volta di essere dei mentecatti, contenti per la relazione tra la figlia e Brando perché quest’ultimo appartiene a una famiglia che non solo conoscono ma che ha più soldi di Zio Paperone.
Continuano a non preoccuparsi minimamente della figlia, di come si possa sentire, va bene tutto purché vi sia un tornaconto che profuma di banconote.
Sempre uno scarsissimo interesse si nota quando, una mattina come le altre, il papà di Chiara va a svegliare la figlia e scopre che non è a letto da sola, ma con lei c’è anche Damiano (che, a quanto pare, si era introdotto in casa senza che nessuno lo sentisse, ma non è abbastanza furbo da andare via con altrettanta accortezza). Non so quanti genitori avrebbero reagito con sgomento e teatralità, senza dire nulla alla propria figlia, nemmeno un “Scusa, chi è costui?

Poi, parliamo anche un momento dei professori che girano in questa scuola perché lì vi è una concentrazione di personaggi loschi e raccapriccianti.

Nicolò e Monica (Lorenzo Zurzolo e Claudia Pandolfi)

Monica in primis: la donna si sente un fallimento, il suo uomo non c’è mai e quando c’è non è davvero lì con lei. Ricevere le attenzioni di un ragazzo giovane, premuroso e attraente come Niccolò non fa altro che eccitarla. Ed ecco, infatti, che senza nemmeno riflettervi troppo, Monica si lascia andare a sesso bollente in piscina come una ragazzina.
Stesso discorso vale per uno dei nuovi personaggi di questa seconda stagione, il professore di filosofia che prima si rifiuta di andare con Ludovica quando scopre che è minorenne, poi cerca di essere il professore presente, quello che si interessa ai ragazzi (cerca di interagire, infatti, anche con uno spaesato Brando), ma poi quando Ludo va a casa sua in cerca di sostegno e si addormenta, lui tenta di baciarla.
Qui il sesso diventa veramente più importante della carriera, della famiglia, del rispetto per sé stessi e, soprattutto, per gli altri che in questo caso sono poco più che bambini.

 

Quindi, Baby sicuramente è trash ed è un teen drama all’italiana, ma è anche un punto di vista necessario.
È un grido di allarme che, grazie alle fondamenta ispirate a fatti di cronaca, puntano i riflettori sulla precarietà dell’adolescenza, sulla fragilità dei ragazzi e su tutti i pericoli in cui possono incappare soprattutto quando non vi è nessuno alle loro spalle.
Va oltre i drammi che contraddistinguono le esperienze adolescenziali, punta il dito verso la società bigotta che non accoglie, che non si evolve e non è adeguata ai bisogni, che invece sono in continuo sviluppo, dei ragazzi.
Baby ci rimanda indietro un pacco contenente l’apparenza: apparire è meglio che essere, i soldi sono meglio della famiglia, il potere permette di essere forti e apprezzati da tutti.
La serie ci mette di fronte all’incapacità di entrare in relazione con questi adolescenti che non sono completamente consapevoli né dell’amore né, tantomeno, della sessualità fino a concedersi a uomini più grandi e che, di certo, non sono lì per condividere un’esperienza privata, intima e importante come può essere il rapporto sessuale durante l’adolescenza. Quando invece è uno degli elementi fondanti di una relazione sana e completa, che non è mai dovuto ma sempre spontaneo.
In Baby si trova tutto ciò che serve per sentirsi un po’ più vicini a questi ragazzi e per riconnetterci, anche, con i ragazzi che siamo stati.

Sitografia immagini

https://roma.repubblica.it/cronaca/2019/10/16/news/roma_cosi_sono_diventata_una_baby_squillo_-238686445/

https://www.davidemaggio.it/archives/178806/baby-2-netflix-squillo-parioli-trama-cast/baby-2-alice-pagani-e-isabella-ferrari

Baby: una seconda stagione da guardare senza timori

‘Baby’ is soapy and unsettling


www.telefilmcentral.org
www.talkymedia.it

Baby 2 ha molti difetti ma è difficile smettere di guardarla


https://weheartit.com/entry/336504955
https://weheartit.com/entry/325087027
https://www.pinterest.it/pin/303781937363476569/?lp=true

 

Alessandra Sansò

Nata a Genova il 19 aprile 1994, laureata magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Genova. I suoi maggiori interessi sono l’adolescenza e tutte le sue caratteristiche e alcuni concetti inerenti alla Psicologia Sociale, in particolar modo la deumanizzazione e la stigmatizzazione.

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