Arte

Questioni di provenienza

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February 11, 2020

L’Autoritratto come l’Apostolo Paolo di Rembrandt torna in Italia

Rembrandt Harmensz van Rijn (1606-1669) non è mai uscito dai confini delle Province Unite (quelle che noi ora chiamiamo “Paesi Bassi”) in tutta la sua vita.

Questo fatto scatenò le critiche di una parte dei suoi contemporanei. Infatti, mentre molti altri artisti del suo tempo si recavano in Italia per completare la loro formazione, copiando – e quindi imparando – la maniera dei grandi maestri come Raffaello e Michelangelo, esperienza ritenuta imprescindibile per chiunque volesse diventare “qualcuno” nel mondo dell’arte, Rembrandt non lo fece mai.

Scrisse così Constantijn Huygens (1596-1687, fig 1)[1], nel passo della sua autobiografia relativo alla visita all’interno della bottega di Rembrandt e Jan Lievens a Leida (1629-1631):

Figura 1. Jan Lievens, Ritratto di Constantijn Huygens, 1628-1629 circa, olio su tavola, 99 x 84 cm, Rijksmuseum, Amsterdam. Fonte: Rijksmuseum

Essi sono tranquillamente soddisfatti così e nessuno dei due ha finora ritenuto importante spendere qualche mese viaggiando per l’Italia. In così grandi talenti c’è naturalmente un tocco di follia, che può distruggere i giovani spiriti. Se solo qualcuno potesse estirpare questa pazzia dalle loro giovani menti, costui apporterebbe davvero l’unico elemento necessario a rendere perfetta la loro arte. Oh, se solo potessero familiarizzare con Raffaello e Michelangelo, con quanta voglia i loro occhi divorerebbero i monumenti di queste anime prodigiose. Con che velocità li supererebbero tutti, dando agli italiani una motivazione per venire nella loro Olanda. Se solo questi uomini sapessero di essere nati per innalzare l’arte al suo livello di perfezione! Ma non tacerò il motivo con cui essi scusano la loro apatia. Essi affermano di essere nello sboccio della loro giovinezza e di desiderare di trarne profitto; dicono di non avere tempo da sprecare in viaggi all’estero. In più, dato che in questi giorni re e principi a Nord delle Alpi si dilettano avidamente con le pitture e nel collezionarle, i migliori dipinti italiani possono essere visti al di fuori dell’Italia[2]. Ciò che è sparso in quel paese e può essere rintracciato solo con grande pena, può essere trovato qui in massa, tanto che ognuno può avere la sua parte.”.[3]

Eppure, nonostante Rembrandt rimase quasi sempre fisso ad Amsterdam, oggi i suoi dipinti, e ancor di più le sue incisioni, si trovano sparsi in tutto il mondo, ribaltando un po’ lo scenario che egli stesso e Lievens avevano proposto a Huygens agli inizi della loro carriera. E non è solo la loro attuale collocazione a rendere queste opere “internazionali”, ma anche la loro storia secolare di passaggi da una collezione all’altra e da uno stato all’altro, seguendo eredità, cessioni e vendite. Infatti, sono poche le opere di Rembrandt ad essere sempre rimaste in suolo olandese dal momento della loro creazione. Per questi rari casi si tratta, per lo più, di dipinti realizzati per istituzioni civiche, come la Ronda (fig. 2) e i Sindaci dei Drappieri, da sempre rimasti ad Amsterdam e oggi conservati al Rijksmuseum.

Figura 2. Rembrandt van Rijn, La guardia civica del II Distretto di Amsterdam, nota come la Ronda di notte, 1642, olio su tela, 379.5 x 453.5 cm, Rijksmuseum, Amsterdam, dettaglio del Capitano Frans Banninck Cocq e del Luogotenente Willem van Ruijtenburch . Fonte: Rijksmuseum

Un caso esemplare di questo fenomeno è costituito dall’Autoritratto come l’Apostolo Paolo, realizzato da Rembrandt nel 1661 (fig. 3), che, come vedremo, nel corso dei secoli ebbe una complessa storia di passaggi patrimoniali che lo portarono dall’Olanda a Parigi, poi a Roma e ancora in Inghilterra, prima di tornare in “patria”. In quest’opera, l’artista si è rappresentato nelle vesti dell’apostolo, identificato dall’elsa della spada che spunta da sotto il mantello e dal manoscritto che regge in mano, scritto con caratteri ebraici e ripiegato sul lato destro, a indicare la scrittura “al contrario”. Non per questo però l’identità dell’artista rimane celata, resa volutamente riconoscibile attraverso il volto, al fine di instaurare con l’osservatore un immediato dialogo tra pari, che porti quest’ultimo ad immedesimarsi nel soggetto biblico e nella sua scelta di conversione e fedeltà a Dio[4].

Per la prima volta, questo mese il dipinto tornerà nel palazzo che l’ha ospitato per circa cinquant’anni, arrivando direttamente dal Rijksmuseum di Amsterdam, dove oggi è conservato. La mostra, curata da Alessandro Cosma, conservatore della Galleria di Palazzo Corsini, aprirà i battenti il 20 febbraio 2020 e durerà fino al 15 giugno e sarà corredata da incisioni di Rembrandt già facenti parte della grande collezione della galleria.

Già trentacinque anni dopo la sua realizzazione, il dipinto si trovava in un altro stato: nel 1696, infatti, esso venne menzionato all’interno della collezione di Eberhard Jabach (1618-95), un celebre banchiere e grande collezionista originario di Colonia e naturalizzato cittadino francese, a Parigi, dal 1647. Alla sua morte, il 17 luglio del 1696, venne redatto un inventario di tutti i suoi beni e al numero 123 di tale lista si può leggere:  “Portrait de Rimbrands, ayant un linge blanc autour de sa test, 1/2 figure grande comme le naturel, de luy-mesme. 100 liv[res][5]. Anche se già la descrizione fatta a quel tempo permette una parziale identificazione del dipinto in questione, specialmente per l’indicazione del “panno bianco intorno alla testa”, un ulteriore indizio permette di abbandonare ogni dubbio: sul retro della dipinto, sul telaio, si ritrova la stessa cifra del numero di inventario, 123, associando così definitivamente la descrizione all’oggetto[6].

Figura 3. Rembrandt van Rijn, Autoritratto come l’Apostolo Paolo, 1661, olio su tela, 91 x 77 cm, Rijksmuseum, Amsterdam. Fonte: Rijksmuseum

Per motivi di affari, Jabach intratteneva rapporti con l’ambiente economico di Amsterdam e tra i contatti che aveva in città, spicca il nome di Hendrick Uylenburgh, mercante d’arte famoso per aver assunto all’interno della sua bottega proprio Rembrandt, giovane e in cerca di successo. È questo il motivo che spinge Jonathan Bikker[7] a ipotizzare che Jabach potesse essere proprio il proprietario originale del dipinto.

Dopo il 1696, dell’opera non si hanno altre notizie documentate fino al 1750, quindi quasi un secolo dopo, quando “il proprio Ritratto di Reimbrant s[cudi] 100” viene indicato nell’Inventario dei quadri comprati coi proprii denari avventizii dall’Emo Sig. Cardinal Neri Maria Corsini al numero 15. Nella stessa nota, si legge che il dipinto era stato acquistato alla “Vedova Wleughel”, ossia Marie-Thérèse Gosset (1703-56), erede dei beni del marito, deceduto nel 1737. Nicolas Vleughels (1668-1737) era un pittore di origine francese, salito alla testa dell’Accademia di Francia di Roma nel 1724. Mentre non è ancora chiaro per il momento come il dipinto entrò a far parte della sua collezione, è lecito ipotizzare che il passaggio dell’autoritratto di Rembrandt al cardinale Corsini sia avvenuto tramite una vendita privata. Infatti, sembra che Vleughels fosse legato alla famiglia Corsini ed alla fazione ecclesiastica fiorentina, frequentando il circolo filogiansenista che si era creato intorno al Palazzo. Inoltre, il cardinale partecipò al matrimonio di Vleughels e Marie-Thérèse, insieme ad altri due nipoti di papa Clemente XII, ossia Lorenzo Corsini, zio del cardinale[8].

D’altra parte, la vedova alla morte del marito si adoperò a vendere la parte più consistente della collezione attraverso una vendita pubblica, autorizzata ufficialmente da papa Clemente XIII in un atto del 1739, con il quale le dava «la facoltà di fare un pubblico lotto di diversi quadri di vari autori rinomati, ed alcuni altri originali dello stesso Cavaliere, d’un diamante brillantato di peso grani 18 in 19»[9]. Nell’elenco dei dipinti oggetto della perizia preliminare alla vendita, il dipinto di Rembrandt non compare, forse perché già oggetto di altre trattative.

Neri Maria Corsini (1685-1770) nacque a Firenze e vi restò fino agli inizi degli anni Trenta del Settecento, acquisendo incarichi sempre di maggior rilievo all’interno della corte di Cosimo III de’ Medici, di cui verosimilmente poté ammirare la prestigiosa collezione. In particolare, in questa prima fase della sua vita, divenne un abile diplomatico, viaggiando per l’Europa per curare questioni politiche anche molto delicate, come la successione al Granducato di Toscana.

Tra il 1727 e il 1728, Neri si trasferì a Roma per cominciare la carriera ecclesiastica, beneficiando dell’elevazione al papato del fratello Lorenzo, avvenuta nel 1730. Quello stesso anno fu ordinato cardinale in pectore dal fratello e nel 1736 acquistò e fece ristrutturare il Palazzo del Riario alla Lungara, dove installò la grandissima collezione di libri e stampe e una ricca quadreria. Alla sua morte, avvenuta nel 1770, il patrimonio di famiglia passò ai due figli di Bartolomeo, fratello maggiore di Neri: Andrea (1735-1795), che venne fatto cardinale nel 1759 e il principe Tommaso (1767-1856), che, alla morte del primo, si troverà ad amministrare quell’immenso patrimonio in un periodo estremamente complesso della storia romana ed europea in generale. Mariano Vasi, nel 1794, pubblicò una vasta opera scritta in cui passava in rassegna i più importanti palazzi, monumenti e chiese che in quel tempo si potevano vedere a Roma, descrivendone la struttura e gli interni. In riferimento a Palazzo Corsini, “uno dei principali palazzi di Roma”, scrisse: “Per una maestosa e doppia scala si va agli appartamenti, il primo de’ quali contiene un’abbondante raccolta di quadri, di cui, secondo il nostro sistema, riferiremo i migliori […] Entrando nella galleria si vede a sinistra un bellissimo Ecce Homo, del Guercino; uno stupendo ritratto di Rembrant, S. Pietro che medica S. Agata, a lume di notte, del Lanfranco, una nascita della Madonna, d’Annibale Carracci, una Sacra Famiglia, del Baroccio, con sopra un S. Girolamo, del Guercino, e sotto un bellissimo paesetto, di Mr. Both…” e avanti così per altre quattro pagine, che fanno girare la testa solo a scorrerne brevemente i nomi[10].

Figura 4. Galleria del primo piano nobile di Palazzo Corsini alla Lungara, appartamenti del cardinale Neri Maria Corsini. Fonte: https://www.movio.beniculturali.it/sbaem/sulleormedieracle/it/10/musei/show/3/8

L’estrema ricchezza e raffinatezza di Palazzo Corsini non passarono inosservate neanche da Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, che si trovava a Roma in quanto ambasciatore; essendosi la famiglia Corsini spostata nuovamente a Firenze, alla morte del cardinal Andrea, il palazzo doveva trovarsi sostanzialmente inabitato e fu così che nel 1797 Giuseppe decise di prendere in affitto il secondo piano e parte del primo per i suoi soggiorni romani. Fin qui tutto bene, se non fosse che di lì a un anno le truppe francesi avrebbero invaso la città, costringendo Tommaso ad ospitare nel palazzo inizialmente degli ufficiali e poi addirittura 120 soldati di cavalleria, mettendo in serio pericolo tutta la preziosa decorazione degli interni, non solo i dipinti, ma anche mobili, suppellettili e il resto della collezione. Non basta: il governo francese iniziò a chiedere delle contribuzioni forzate alle famiglie nobili e nuove imposte, che crebbero sempre di più nel giro di un anno e che spinsero la famiglia a vendere alcuni beni, come le carrozze e dei mobili, per non andare in fallimento. “Salvo però sempre i quadri, libri e tutt’altro che esiste in libreria”[11]: così scriveva da Firenze il principe Tommaso a Ludovico Radice, maestro di casa rimasto nel palazzo, che si trovò a dover fronteggiare una situazione sempre più complessa, mettendo a rischio anche la propria vita. Arrivò addirittura a doversi nascondere, per le pesanti minacce ricevute per il mancato pagamento delle cambiali. È così che si fece strada nella sua testa una soluzione estrema, iniziare a vendere pezzi più importanti della collezione ad una “Persona quale attenderebbe alla compra di alcuni quadri”[12]: “Casa Colonna si è disfatta interamente di tutti i quadri”, scriverà ancora Radice per cercare di convincere Tommaso e suo fratello ad accettare, ma da Firenze la risposta fu pronta e chiara, acconsentendo alla vendita di alcuni dipinti del secondo piano, di minore importanza, e vietando assolutamente di toccare quelli del primo. La situazione, però, dovette peggiorare: mentre Tommaso si rifugiava a Palermo, dal palazzo uscirono 25 quadri, tra cui anche l’autoritratto di Rembrandt. Il compratore fu Ludovico Mirri, che si era subito accordato con un altro mercante inglese, William Young Ottley per rivenderne una parte.

Alla caduta della Repubblica Romana, nessun rimprovero per Radice, che però venne subito messo alla ricerca dei dipinti venduti con l’intenzione di ricomprarli tutti, a qualsiasi costo. Pur avviando una causa legale, purtroppo, la parte ceduta a Ottley era ormai persa e a Mirri ne restavano solo 9 invenduti, che vennero recuperati dalla famiglia Corsini per la cifra di 2100 scudi (quando Mirri ne aveva pagati solo 3500 per tutti e 25). Si tratta dei dipinti che poi resteranno i più famosi della collezione, tra cui si può ricordare i Cacciatori a cavallo di Wouwerman, l’Erodiade di Guido Reni e la Madonna di Murillo.

Per quanto riguarda, invece, i 16 dipinti in mano ad Ottley, egli ne mise in vendita 12 a Londra nel 1801, tra cui vi si trovava la Visione di Sant’Agostino di Garofalo, oggi alla National Gallery. Tuttavia, per il momento, alcuni dipinti non sono stati ancora identificati e localizzati.

Figura 5. Guido Reni, Salomé con la testa del Battista, nota come Erodiade, 1638-1639 circa, olio su tela, 134 x 97 cm, Galleria Corsini, Roma. Fonte: Galleria Corsini

E l’Autoritratto come l’Apostolo Paolo di Rembrandt? Da Ottley, esso dovette passare a William Buchanan, mercante inglese che lo mise all’asta a Londra solo nel 1808, pur avendolo trasportato in Inghilterra già dall’anno prima. La conferma ci arriva ancora una volta dal dipinto: sul retro, infatti, si trova un’etichetta, trasferita dal telaio originale su quello nuovo, che testimonia che l’opera, definita semplicemente “A Portrait of himself” e proveniente “dal Palazzo Corsini di Roma”, è stata “portata in Inghilterra dal Sig. William Buchanan nell’estate del 1807”[13]. Da Buchanan poi passerà alla collezione Kinnaird, dove è menzionato in un’iscrizione del 1809 in riferimento ad una riproduzione a mezzatinta dell’autoritratto, realizzata da Charles Turner[14]. È solo nel 1960 che il dipinto tornerà in Olanda, quando i suoi ultimi proprietari, Isaäc de Bruijn e sua moglie, Johanna Gertruida van der Leeuw, residenti in Svizzera, lo donarono al Rjksmuseum, dopo averlo acquistato da Kinnaird nel 1936 per 47,500 £.

Quella appena raccontata è solo la storia di un dipinto e come questa ne esistono infinite altre, una per ogni opera del passato, che testimoniano di un mondo già profondamente intrecciato prima della globalizzazione, in cui l’arte si trovava al centro di complesse dinamiche internazionali. Ognuna di queste storie permette di rievocare persone, interessi, ambizioni, contesti sociali e culturali, e quando va bene, si riesce a ricostruirne e a raccontarne la metà. Ma la vera bellezza che scaturisce da questi racconti sta nel rendersi conto che l’arte non ha confini, che pur essendo stata prodotta per una persona, due, un gruppo o una comunità, essa può essere compresa e apprezzata anche diacronicamente, da altre persone, in altri stati, in altre epoche. Essa produce senso per chi la guarda, dal proprio mondo. E quindi, sì, ogni opera d’arte ha la sua patria, ossia il luogo in cui è stata concepita e creata, ma può essere frutto di influenze culturali diverse già nel momento della sua creazione – che non avrebbero mai potuto esserci senza la circolazione dell’arte – e può essere esposta e conservata nel mondo intero senza smettere, per questo, di brillare e di celebrare lo spirito che l’ha prodotta.

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Articolo di Martina Panizzutt

Dottoressa in Storia dell’arte e Valorizzazione del Patrimonio, dell’Università degli Studi di Genova. Durante il secondo anno di laurea magistrale, ha frequentato il corso di Museologia presso l’Ecole du Louvre di Parigi, redigendo una tesi in lingua francese dedicata ai ritratti di Marten Soolmans e Oopjen Coppit, dipinti da Rembrandt van Rijn, ed alla vicenda della loro acquisizione da parte del Louvre e del Rijksmuseum di Amsterdam. 

 

 

 

 

Note

[1]     Constantijn Huygens era il segretario dell’allora governatore delle Province Unite, Frederik Hendrik (1584-1647).

[2]  Effettivamente, molte collezioni italiane vennero disperse nel Seicento, varcando i confini nazionali. Uno dei casi più eclatanti fu l’acquisto en bloc dell’immensa collezione di Andrea Vendramin (Venezia) da parte di Gerard e Jan Reynst, mercanti e collezionisti di Amsterdam. Altre famose “uscite” furono, ad esempio, quelle delle collezioni della famiglia Gonzaga, di Mantova, e di Bartolomeo della Nave, di Venezia. Per approfondimenti, consultare S. Mason, L. Borean, a cura di, Il collezionismo d’arte a Venezia. Il Seicento, Marsilio Editori, Venezia, 2007

[3]They are securely contented with themselves and neither has hitherto found it important to spend a few months treaveling through Italy. In such great talents there is naturally a touch of madness, which can destroy young spirits. If only someone could drive this folly from their young heads, he would truly contribute the sole element needed to perfect their art. Oh, if only they could be acquainted with Raphael and Michelangelo, how eagerly their eyes would devour the monuments of these prodigious souls. How quickly they would surpass them all, giving Italians due cause to come to their own Holland. If only these men knew that they were born to raise art to consummate heights! But I will not be silent about the pretext with which they excuse their apathy They claim to be in the bloom of their youth and wish to profit from it; they have no time to waste on foreign travel.Moreover, since these days the kings and princes north of the Alps avidly delight in andcollect pictures, the best italian paintings can be seen outside Italy. What is scattered around in that country and only to be tracked down with great inconvenience, can befound here en masse so that one can have his fill.”. Il diario di Constantijn Huygens è conservato alla Koninklijke Bibliotheek dell’Aja, Ms K. A. 48, Pols 816-18. Il brano selezionato è stato pubblicato in lingua originale in Oud Holland (1891) e successivamente in Art Humanities Masterpieces of Western Art Primary Source Reader, Columbia University Department of Art History and Archaeology, New York, 1995, pp. 282-285, tradotto in inglese da Benjamin Binstock. http://projects.mcah.columbia.edu/arthumanities/pdfs/arthum_rembrandt_reader.pdf , ultima consultazione il 7 febbraio 2020. Traduzione mia dall’inglese.

[4] J. Bikker, G. Weber, a cura di, Rembrandt. The Late Works, National Gallery Company Limited, London, 2014

[5] Scheda tecnica dell’opera pubblicata sul sito del Rijksmuseum: https://www.rijksmuseum.nl/en/rijksstudio/artists/rembrandt-van-rijn/objects#/SK-A-4050,4, ultima consultazione il 7 febbraio 2020

[6] idem

[7] Conservatore di Pittura Olandese del Seicento al Rijksmuseum di Amsterdam e autore di numerosi saggi dedicati all’artista, come il recente volume Rembrandt: Biography of a Rebel, Amsterdam, 2019, realizzato in occasione della mostra All the Rembrandts (Rijksmuseum, 15 febbraio – 10 giugno 2019)

[8] Michel Olivier. VIII. – “Nicolas Vleughels. Relations et collections”, in Vivre et peindre à Rome au XVIIIe siècle Rome, École Française de Rome, 1996, pp. 115-139. https://www.persee.fr/doc/efr_0223-5099_1996_ant_217_1_5586

[9] Chirografo papale del 21 febbraio 1739. ASR, Camerale 1° , Chirografi, vol. 216, p. 1051-1052. M. Olivier, “Nicolas Vleughels. Relations et collections” in Vivre et peindre à Rome au XVIIIe siècle Rome, École Française de Rome, 1996, pp. 115-139.  https://www.persee.fr/doc/efr_0223-5099_1996_ant_217_1_5586

[10] Mariano Vasi, Itinerario istruttivo di Roma o sia Descrizione generale delle opere più insigni di pittura, scultura e architettura e di tutti i monumenti antichi, e moderni d quest’alma città, e parte delle sue adiacenze, Luigi Perego Salvioni Stampator Vaticano, Roma, 1794, pp. 589-596

[11] A. Cosma, S. Pedone, a cura di, Storie di Palazzo Corsini. Protagonisti e vicende nell’Ottocento, Campisano Editore, Roma 2016, p. 20

[12] Ivi, p. 21

[13] From the Corsini Palace of Rome / brought to England by William Buchanan Esq. in Summer 1807”. Scheda tecnica dell’opera pubblicata sul sito del Rijksmuseum: https://www.rijksmuseum.nl/en/rijksstudio/artists/rembrandt-van-rijn/objects#/SK-A-4050,4, ultima consultazione il 7 febbraio 2020

[14]Rembrandt. A Portrait of himself. Bought from the collection of the Corsini family at Rome by Mr Buchanan. 3’ by 2’6 1/8 Pubd. Jan. 2. 1809”. idem

BIBLIOGRAFIA

– M. Vasi, Itinerario istruttivo di Roma o sia Descrizione generale delle opere più insigni di pittura, scultura e architettura e di tutti i monumenti antichi, e moderni d quest’alma città, e parte delle sue adiacenze, 1794, Luigi Perego Salvioni Stampator Vaticano, Roma

–  M. Olivier. VIII. – “Nicolas Vleughels. Relations et collections”, in Vivre et peindre à Rome au XVIIIe siècle Rome, École Française de Rome, 1996, pp. 115-139

– J. Bikker, G. Weber, a cura di, Rembrandt. The Late Works, National Gallery Company Limited, London, 2014

–  A. Cosma, S. Pedone, a cura di, Storie di Palazzo Corsini. Protagonisti e vicende nell’Ottocento, Campisano Editore, Roma 2016

SITOGRAFIA

– Autobiography of Constantijn Huygens, (Koninklijke Bibliotheek, TheHague), published in Oud Holland, 1891, translated by Benjamin Binstock. http://projects.mcah.columbia.edu/arthumanities/pdfs/arthum_rembrandt_reader.pdf

– Scheda tecnica dell’Autoritratto come l’Apostolo Paolo di Rembrandt, pubblicata sul sito del Rijksmuseum: https://www.rijksmuseum.nl/en/rijksstudio/artists/rembrandt-van-rijn/objects#/SK-A-4050,4

IMMAGINI

  1. Jan Lievens, Ritratto di Constantijn Huygens, 1628-1629 circa, olio su tavola, 99 x 84 cm, Rijksmuseum, Amsterdam. Fonte: Rijksmuseum
  2. Rembrandt van Rijn, La guardia civica del II Distretto di Amsterdam, nota come la Ronda di notte, 1642, olio su tela, 379.5 x 453.5 cm, Rijksmuseum, Amsterdam, dettaglio del Capitano Frans Banninck Cocq e del Luogotenente Willem van Ruijtenburch . Fonte: Rijksmuseum
  3. Rembrandt van Rijn, Autoritratto come l’Apostolo Paolo, 1661, olio su tela, 91 x 77 cm, Rijksmuseum, Amsterdam. Fonte: Rijksmuseum
  4. Galleria del primo piano nobile di Palazzo Corsini alla Lungara, appartamenti del cardinale Neri Maria Corsini. Fonte: https://www.movio.beniculturali.it/sbaem/sulleormedieracle/it/10/musei/show/3/8
  5. Guido Reni, Salomé con la testa del Battista, nota come Erodiade, 1638-1639 circa, olio su tela, 134 x 97 cm, Galleria Corsini, Roma. Fonte: Galleria Corsini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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