Psicologia

Che cosa sono i disturbi di personalità?

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February 24, 2020

Intanto per cominciare, la personalità è l’insieme di tutte quelle caratteristiche cognitive, affettive e comportamentali che si riferiscono alle differenze individuali.
I disturbi di personalità influiscono profondamente sul funzionamento cognitivo, affettivo e comportamentale dell’individuo e anche sulla sua maturazione; si suddividono in tre macro categorie:

  • Cluster A, disturbi “Eccentrici o bizzarri”, caratterizzati da ritiro emozionale e stranezze comportamentali
  • Cluster B, disturbi “Drammatici o emotivi”, che si contraddistinguono per instabilità ed esagerata manifestazione emotiva”
  • Cluster C, disturbi “Ansiosi o timorosi”, le cui caratteristiche sono l’ansia, la sottomissione e l’evitamento.

In questo articolo affronteremo i disturbi del Cluster A, ossia il Disturbo Paranoide di Personalità, Disturbo Schizoide di Personalità e Disturbo Schizotipico di Personalità.
Gli individui che sono affetti da questi disturbi vengono indicati come “strani” o “eccentrici”, parole che si riferiscono, appunto, alle caratteristiche più evidenti di questi disturbi.

Disturbo Paranoide di Personalità

Una delle caratteristiche più evidenti di questo disturbo è la diffidenza nei confronti degli altri.
L’individuo affetto da questo disturbo è rigido, sospettoso e incapace di rilassarsi.
Le relazioni che l’individuo intrattiene sono caratterizzate dall’immagine dell’altro non come persona con cui intraprendere un rapporto, sia questo amicale o intimo, ma come approfittatori, come individui con secondi fini.
Ciò non significa che la percezione della realtà sia distorta, anzi, al contrario è la capacità di giudizio che risulta essere compromessa: difatti l’individuo è sempre in allerta e viaggia oltre ciò che appare, oltre ciò che gli altri dimostrano.
Vi è solo un punto di vista di fronte agli eventi, il proprio; perciò le azioni altrui vengono analizzate, ma solo secondo la propria visione della realtà che appare, inevitabilmente, minacciosa.

I criteri per questo disturbo sono i seguenti:

1. Diffidenza e sospettosità verso gli altri, i cui atteggiamenti sono interpretati come volti a danneggiare l’individuo. I sintomi devono comparire entro la prima età adulta ed essere presenti in diversi contesti. Inoltre, devono esservi almeno quattro dei seguenti criteri:

  • Sospetto (senza motivo) di essere sfruttati, danneggiati e/o ingannati dagli altri
  • Dubbio sull’affidabilità di amici e colleghi
  • Tendere a evitare di confidarsi per paura che le informazioni condivise con gli altri possano essere utilizzate contro l’individuo
  • Individuare significati nascosti nelle azioni altrui
  • Portare rancore, non perdonare
  • Dubitare della fedeltà del partner

    2. Questo disturbo non compare solo durante la Schizofrenia o un Disturbo dell’Umore con caratteristiche psicotiche o un Disturbo Psicotico e non è causato da effetti fisiologici legati a una condizione di malattia.

L’individuo affetto dal Disturbo Paranoide vive in una condizione di costante ricerca di doppi sensi, significati reconditi di una verità che va oltre l’apparenza della situazione. Quindi, la sua è una condizione di iperattivazione dell’attenzione che si manifesta attraverso la circospezione che caratterizza l’individuo.
Il pensiero paranoide non è delirante, come quello che caratterizza, invece, il paziente schizofrenico paranoide, è inflessibile e anche gli argomenti più convincenti lo insospettiscono e vanno analizzati nello specifico.
Queste caratteristiche possono, nei casi più gravi, portare alla violenza e deve essere, nei limiti del possibile, proprio il terapeuta a intervenire per arginare la minaccia cercando di sostenere il paziente in un processo che lo aiuti a “salvare la faccia”, ma anche a mantenere il controllo su di sé.

Questo disturbo è stato analizzato e studiato ampliamente dalla comunità scientifica e le sue origini risalgono alla “paranoia” che indicava tutti quei disturbi che presentavano deliri. Attualmente la diffusione nella popolazione generale non è molto alta, ma vi è alta comorbidità (ossia la frequenza di avere altri disturbi insieme al Disturbo di Personalità Paranoide) con i disturbi che rientrano nel cluster A come lo schizotipico e lo schizoide e anche con elementi che rientrano in disturbi del cluster B, come il Disturbo Borderline (intensa rabbia e ideazioni transitorie stress correlate), il Disturbo Evitante (evitamento di contatti con gli altri, restrizioni nei rapporti con gli altri, essere in apprensione e avere paura di essere criticati e/o derisi) e il Disturbo Narcisistico (essere altezzosi).

Vi sono due meccanismi di difesa che emergono in modo più o meno evidente in questo disturbo, primo tra tutti la scissione poiché i due poli “amore” e “odio” verso il medesimo oggetto sono scissi con la continua preoccupazione che l’odio sovrasterà l’amore. L’individuo paranoide si autodefinisce come “vittima” del mondo esterno e dei suoi elementi, cioè gli altri poiché tutta la cattiveria è proiettata su di loro.
Il controllo che l’individuo paranoide esercita sugli altri è un esempio, invece, di identificazione proiettiva che permette proprio l’esercizio di tale controllo. In realtà, il messaggio che emerge dalla struttura psichica dell’individuo paranoide è una profonda fragilità di fronte a coloro che lo circondano e che, in quel momento, rappresentano l’autorità pronta ad approfittare di lui.

A influire sulla comparsa di questo disturbo possono essere molteplici elementi, primo tra tutti l’ambiente in cui l’individuo vive: traumi, specialmente durante l’infanzia, come l’abuso sessuale o fisico ricoprono un ruolo fondamentale nella comparsa di questo disturbo. Anche livelli di autostima molto bassi, naturalmente, possono contribuire allo sviluppo della fragilità che è stata spiegata in precedenza.

L’approccio terapeutico più indicato per questo tipo di individui è la terapia individuale che permetta di strutturare una buona alleanza tra terapista e paziente. Il trattamento più adeguato è quello di non sminuire lo stato in cui il paziente si trova, caratterizzato da preoccupazione e tensione, cercando di accettare parzialmente che ciò che il paziente crede sia vero, ma l’obiettivo principale è quello di focalizzarsi sulle probabilità che un evento ha di verificarsi.

Disturbo Schizoide di Personalità e Disturbo Schizotipico di Personalità

Si possono descrivere anche in maniera separata, ma questi due disturbi rappresentano una variante genetica della Schizofrenia perciò, talvolta, vengono affrontati insieme.
Coloro che sono affetti da questi disturbi presentano degli elementi che rientrano anche nella Schizofrenia, infatti, tra cui anedonia, asocialità e compromissione cognitiva.
Rispetto alla Schizofrenia, i sintomi sono meno persistenti, ad esempio l’esame di realtà è più o meno conservato, ma alcuni elementi si possono ritrovare (in modo amplificato) proprio nella Schizofrenia.

Disturbo Schizoide di Personalità

Le caratteristiche principali degli individui affetti dal disturbo sono freddezza emotiva, distacco dai rapporti sociali, una tendenza all’isolamento e all’indipendenza dalle relazioni sociali.
L’altro appare come un intruso, un eccesso, un errore che può anche mettere in pericolo la propria indipendenza e la libertà individuale.

Presenta i seguenti criteri diagnostici:

1. Modalità pervasiva di distacco dai rapporti sociali e gamma ristretta di espressioni emotive che cominciano nella prima età adulta e sono presenti in molti contesti. Quattro o più dei seguenti sintomi devono essere presenti:

  • Non prova piacere nei rapporti stretti, nemmeno nel far parte di una famiglia
  • Preferenza per attività solitarie
  • Poco interesse per rapporti sessuali
  • Prova piacere in quasi nessuna attività
  • Non ha relazioni strette eccetto con i parenti di primo grado
  • Appare indifferenti ai complimenti o alle critiche
  • Mostra freddezza emotiva, distacco o affettività appiattiti

2. Il disturbo non appare esclusivamente durante la Schizofrenia, o un Disturbo dell’Umore o Psicotico e non è causato da condizioni mediche

La difficoltà dello studio di questi due disturbi è evidente, ma ciò che emerge dalla letteratura è che i sintomi sono più presenti quando l’età è più elevata, tuttavia ciò potrebbe essere legato al fatto che con l’avanzare dell’età si tende a provare minore interesse alle esperienze sessuali e a diminuire le attività che si compivano in giovane età.
Altri studi hanno evidenziato che questo disturbo potrebbe essere legato a carenze nutrizionali nella fase iniziale della gestazione, al contrario la classe sociale non influenzerebbe la comparsa del disturbo.
Il rapporto madre – bambino, come sappiamo, risulta essere il più importante durante l’infanzia, quello che forma ogni parte dell’individuo: dall’identità, alla sessualità, al rapporto con il proprio corpo e con l’altro perché proprio la mamma è il primo “altro” che si incontra. Se questo “incontro originale” fallisce e le cure materne non risultano essere adatte, nemmeno gli incontri futuri potranno essere adeguati.
Quello che affligge il paziente schizoide è proprio una preoccupazione infantile che si rispecchia nel dubbio relativo all’esistenza di qualcuno che possa occuparsi di lui al posto della mamma, se non vi è riuscita lei chi altro può riuscirci?

Nancy McWilliams ha ampliamente descritto la personalità schizoide e descrive quel “distacco” tipico del disturbo, sarebbe in realtà un grido di aiuto e un’espressione del profondo desiderio di vicinanza. Il terapeuta, sempre secondo la McWilliams, che è in grado di entrare nel loro mondo entra in contatto con questo bisogno recondito del paziente. Quindi, al di là di ciò che appare nel paziente schizoide, secondo Nancy McWilliams vi sarebbe questa sensibilità nascosta dell’individuo, alla ricerca di un’alleanza e di un attaccamento.

Disturbo Schizotipico di Personalità

Arriviamo quindi all’ultimo disturbo che verrà trattato in questo articolo che, come abbiamo visto, non si differenzia poi così tanto da quello citato poco sopra, dato che anch’esso presenta tratti della Schizofrenia. Tuttavia, le caratteristiche principali di questo disturbo sono le percezioni distorte e un pensiero magico (superstizioni, esperienze percettive bizzarre), anche in questo caso emergono diffidenza e preoccupazione, ma anche carenti relazioni interpersonali.

Più precisamente i criteri diagnostici sono i seguenti:

  1. Relazioni interpersonali deficitarie con un disagio profondo e un’incapacità di relazioni strette, eccentricità del comportamento e modalità percettive alterate che compaiono nella prima età adulta, con almeno cinque dei seguenti sintomi:
  • Idee di riferimento e credenze strane
  • Pensiero magico
  • Modalità percettive bizzarre e illusioni corporee
  • Modalità verbali e comunicative strane
  • Sospettosità o ideazione paranoide
  • Affettività inappropriata
  • Comportamento o aspetti eccentrici
  • Assenza di relazioni strette eccetto i parenti di primo grado
  • Eccessiva ansia sociale che non diminuisce con l’approfondimento della relazione ed è associata a preoccupazioni paranoidi

2. Non si manifesta solamente durante la Schizofrenia, o un Disturbo dell’Umore o un Disturbo Psicotico

La caratteristica principale di questo disturbo è la Schizotipia che può essere distinta in due tipologie che categorizzano i sintomi positivi e i sintomi negativi della schizofrenia. Caratteristiche quali anedonia e isolamento sociale rientrano nella schizotipia negativa; pensiero magico e linguaggio bizzarro rientrano, invece, nella schizotipia positiva.
Studi di genetica hanno evidenziato la presenza di un Disturbo Schizotipico in individui i cui parenti di primo grado presentavano Schizofrenia ed è frequente che individui classificati come schizotipici abbiano una probabilità più alta di sviluppare la Schizofrenia.
Anche le emozioni giocherebbero un ruolo primario all’interno della sfera schizofrenica poiché esse influenzerebbero alcuni tratti del disturbo, come le bizzarrie, il pensiero magico e le convinzioni inusuali.

Per entrambi questi disturbi, sono due gli approcci che tendenzialmente portano a dei buoni risultati: la psicoterapia individuale volta all’entrare in relazione con il paziente, proponendogli in questo modo una nuova modalità di relazionarsi. La prima risposta del paziente sarà, inevitabilmente, tendente a un allontanamento emotivo che emerge, solitamente, attraverso il silenzio.
Anche la psicoterapia di gruppo risulta essere utile, specialmente nel migliorare le pratiche di socializzazione, aumentando anche la possibilità di conoscere individui che condividono le stesse problematiche, formando così dei nuovi legami e una nuova famiglia.

Conclusioni

In questo articolo sono stati sottolineati i Disturbi di Personalità dell’Asse I (o Cluster A), ossia quelli caratterizzati da bizzarrie o eccentricità che sono alla base delle caratteristiche di questi disturbi.
Questi individui presentano una tendenza al ritiro sociale e a comportamenti eccentrici e bizzarri e non presentano relazioni strette, proprio perché tendono a evitarle.

La necessità di ampliare le nostre conoscenze rispetto a questo tipo di disturbi è necessaria, perché conoscere abbatte pregiudizi e stereotipi e sensibilizza ognuno di noi rispetto a tematiche delicate, come possono essere i disturbi di personalità.
Nei prossimi articoli verranno esplicati, invece, i Disturbi dell’Asse II (o Cluster B) e i Disturbi dell’Asse III (o Cluster C).

Bibliografia e sitografia immagini

Agnello, T., Fante, C., & Pruneti, C. (2013). Paranoid personality disorder: new areas of research in diagnosis and treatment. Journal of Psychopathology, 19, 310-319.

McWilliams, N. (2006). La relazione analitica con i pazienti schizoidi. The Psychoanalytic Review, 93, 1.

Rezzonico, G., & Bisanti, R. (2005). I DISTURBI DI PERSONALITA’. BARA B.(2005). Nuovo Manuale di Psicoterapia Cognitiva, 2.

Gabbard, G. O. (2015). Psichiatria psicodinamica: quinta edizione basata sul DSM-5. Raffaello Cortina Editore.

Emmelkamp, P. M., & Kamphuis, J. H. (2009). I disturbi di personalità.

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https://sicilianews24.it/lansia-la-psicosi-del-nostro-tempo-sconfiggerla-508541.html

Isolamento sociale ed effetti sulla salute

Disturbo Paranoide di Personalità (Cluster A)

Alessandra Sansò

Laureata Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Alessitimia in adolescenza: un contributo alla validità convergente degli strumenti di valutazione”.
I suoi interessi principali riguardano l’adolescenza e le sue caratteristiche, ma si concentra anche su concetti della Psicologia Sociale, quali deumanizzazione e stigmatizzazione quantomai presenti nella società moderna.

 

 

 

 

 

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