Musica

Empathica – “The Fire Symphony”

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February 24, 2020

Quando ci si avvicina al mondo del symphonic metal, è impossibile non confrontarsi con band dal calibro dei Nightwish ed Epica, che è esattamente quello che hanno fatto gli italiani Empathica nel loro ultimo album “The Fire Symphony”. Facciamo un passo indietro, al 2012, quando Francesco Gambarini e Giacomo Savina decidono di fondare gli Emphatica, cercando di creare un prodotto originale ma che potesse essere comunque etichettato come band “symphonic black metal”. In questo periodo le influenze principali sono Cradle of Filth, Dimmu Borgir ed Emperor e la band registra l’EP “Orchestral Nightmares”. Il suono degli Empathica si evolve e il cantante Dario Vitali viene sostituito da Filippo Tezza, in grado di realizzare sia le parti vocali in clean che in growl. Alessia De Benedictis completa la formazione con il suo arrivo nel 2017.

 

EP “Orchestral Nightmares”

Che cos’è la musica per gli Empathica? Un mix tra riff pesanti e veloci e l’accompagnamento di un’orchestra solenne e maestosa ed è quello che ritroviamo anche nell’ultimo lavoro in studio, “The Fire Symphony”. Il disco si apre con un’intro cupa, simile ad una colonna sonora, dal titolo “Invocation”. Brani come “Fallen Master Pleasure”, “Religio” e “What We Have To Die For” confermano le fonti di ispirazioni della band, anche per l’alternanza tra voce femminile e voce maschile come quella tra Tarja Turunen e Marco Hietala. In ogni caso, gli Empathica dimostrano di essere molto precisi tecnicamente e ci regalano sempre degli assoli di chitarra lunghi e virtuosi come in “Prophecy”. Non mancano neanche le tastiere tipiche del prog metal, per questo si ha spesso l’impressione di imbattersi in una delle atmosfere tipiche dei Symphony X. Anche la batteria fa spesso da padrona, soprattutto in brani come “Graceless Times” ed è notevole la padronanza tecnica della cantante Alessia, davvero complimenti!

 

I brani che spiccano maggiormente sono “Sillus Messum Animarum” e l’omonima traccia che conclude l’album. Per quanto riguarda il primo, è interessante sottolineare l’utilizzo del latino che automaticamente rimanda ai canti gregoriani che ogni tanto compaiono in sottofondo. Quello che però mi ha colpito maggiormente è il desiderio di simulare le opere teatrali: troviamo il suono della pioggia, diversi canti e un intermezzo parlato. Si intuisce la volontà della band di sperimentare e tendere ad un lavoro più maturo e complesso. “Sillus Messum Animarum” presenta molti cambiamenti ed è sicuramente la canzone più particolare e completa del lotto. Caratteristiche simili le ritroviamo anche in “The Fire Symphony”, che a tratti ricorda anche lo stile degli Evanescence e conclude maestosamente l’album.

In conclusione, credo la preparazione tecnica dei singoli componenti non sia discutibile. Quello che forse si potrebbe migliorare è la tendenza generale degli Empathica, probabilmente influenzati dai mostri sacri del genere, di scrivere tracce lunghe, nonostante non sia sempre necessario.

Recensione di Roberta Rustico

Studia Culture e letterature del mondo moderno presso l’Università degli studi di Torino. Ballerina nell’infanzia, si è appassionata successivamente alla musica e alla scrittura, nutrendo un interesse specifico per le materie umanistiche ed artistiche. 

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