La finestra sul cortile

8 marzo: venti donne che hanno cambiato la storia

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March 7, 2020

Oggi ricorre la Festa della Donna che risale al 1909 e nasce negli USA, all’epoca il Partito Socialista Americano aveva organizzato una manifestazione in favore del diritto di voto anche per le donne.
Più avanti, nel 1917, in Russia le donne operaie e madri di famiglia manifestarono a favore dei diritti per loro stesse e contro la guerra. La manifestazione rappresenta un primo, fortissimo, segnale di rivoluzione che inizia proprio con le donne che chiedevano la pace per i propri figli e il cibo per poter sopravvivere.
Poco dopo la monarchia cadrà, segno che quella manifestazione è stata molto più di una semplice sfilata di protesta. Attualmente, in Russia, l’8 marzo non si va a lavorare.
In Italia, questa giornata è arrivata solo nel 1922 e solamente nel 1946 tutto il Paese ha celebrato questa ricorrenza.
Ancora oggi, nel 2020, ci sono molte cose da cambiare, a partire dai pregiudizi da estinguere, fino ad arrivare alle credenze da estirpare e da stereotipi sessisti da cancellare.
Oggi però, vogliamo ricordare venti donne che hanno cambiato la storia, che dovrebbero essere d’ispirazione per tutti e che ci dimostrano che migliorare è possibile.

Alda Merini (Milano, 1931 – 2009)

Alda Merini nella sua casa sui Navigli

Alda innamorata, Alda feroce, Alda devota, Alda enigmatica. La vita intensa e travagliata di questa immensa poetessa si trova riversata come un fiume in piena nei suoi scritti, dove con la stessa penna ha saputo cantare la miseria umana e i sentimenti più elevati, le verità più nascoste dell’anima e le realtà più crude dell’esistenza. Dopo aver visto la sua causa distrutta dai bombardamenti e dopo aver passato l’adolescenza fuggendo dalla guerra nelle risaie di Vercelli; dopo il matrimonio, gli internamenti in manicomio, che le lasciarono una traccia indelebile nell’anima, e il suo amore per il medico e poeta Michele Pierri, chi raccoglie oggi tutta la sua produzione non può non riscontrare un elemento comune, pur nel caleidoscopio di immagini e parole: il coraggio con cui ha sempre saputo esprimere il proprio pensiero, qualsiasi esso fosse, anche quando affermò di credere in un “Dio crudele, che ha creato persone deformi, senza fortuna[1]. Forse, l’unico modo per raccontarla è trascrivere una delle sue composizioni, tratta dalla recente pubblicazione di poesie inedite di Alda (2019)[2] che facevano parte del suo denso carteggio degli anni ‘80 col critico letterario tarantino Oreste Macrì.

 

 

“Maestro”

Ma se tu maestro dici che la mia poesia non è etica

sbagli, perché io commetto un errore di sale,

un errore di pronuncia e di zelo

e invece di pronunciare Dio

dico la parola uomo,

allora perdo la misura del mio incombente equilibrio e mi sento satura come fossi drogata

e da questa confusione di stelle

nasce la parola amore.

(da Confusione di stelle)

 

Matilde di Canossa (1046 – 1115)

Una figura femminile che va citata è sicuramente quella di Matilde di Canossa. La sua vita non fu spensierata e felice: la dipartita del padre e di due fratelli segnò profondamente la sua vita.
Successivamente sposa il fratellastro, figlio del secondo marito della madre, Goffredo il Gobbo e dà alla luce una bambina che muore prematuramente.
Matilde vive in un contesto molto particolare e governa, già durante l’infanzia, un territorio molto ampio.
Seguace degli ideali ecclesiastici di Papa Gregorio VII si trova in mezzo a una profonda lotta tra Papato e Impero, quindi è chiamata a ricoprire un ruolo di mediazione tra Enrico IV e Gregorio VII e sarà proprio grazie a lei che il primo si sottometterà alla pubblica penitenza.
Nel 1061, Alessandro II diventa pontefice e la sua riforma piace molto a Matilde poiché prevede la costruzione di edifici per i poveri e per le vedove. Più avanti, Enrico IV cerca di conquistare Canossa, ma viene brutalmente sconfitto da Matilde in un luogo che viene indicato come “Madonna della Battaglia”.
L’ultima battaglia di Matilde avviene nel 1114 a Mantova, in seguito la Grancontessa morirà a Bondeno di Roncore nel 1115.

 

Virginia Woolf (Londra 1882 – Rodmell 1941)

Virginia Woolf, circa 1933. Fotografia personale della scrittrice, digitalizzata dalla Harvard Library.

Una donna dal grande fascino e dalla vasta produzione letteraria, resa possibile da una totale devozione alla scrittura. La sua vita è stata fin dal principio segnata da una serie di eventi che le fecero attraversare dei momenti di crisi psichica, spingendola più volte al suicidio; uno di questi fu la morte della madre, figura che rimarrà costantemente presente nella sua opera. In compenso, la ricca libreria del padre le permise di farsi una notevole cultura nonostante il mancato accesso all’università, mentre il clima culturalmente effervescente di Londra in cui era immersa farà sbocciare in lei il suo immenso talento, non solo per la scrittura, ma anche per l’osservazione acuta della realtà quotidiana delle piccole cose, usati come varchi verso verità più profonde e spesso riguardanti la psiche umana. Strenua oppositrice di quella convinzione che vedeva le donne come “angeli del focolare”, Virginia non si arrese nemmeno alla fine, quando, in seguito all’ennesima crisi, le venne prescritto un totale riposo in casa, anche dalla scrittura:  guardando la vita in faccia, come lei stessa scrisse in una delle due lettere d’addio al marito Leonard, Virginia si riuscì a “conoscerla”, ad “amarla, per quello che è” e, infine, a “metterla da parte”. Accadde il 28 marzo del 1941, quando si immerse nel fiume Ouse e pose fine alla sua esistenza[3].

 

Margherita Hack (1922 – 2013)

Entriamo nel mondo della scienza, in particolare dell’astrofisica, dove troviamo Margherita Hack, prima donna a dirigere un osservatorio. Nasce nel 1922 a Firenze e nel corso degli anni cerca di divulgare il più possibile la sua conoscenza dell’universo, in un modo che sia comprensibile a tutti.
Si dichiara atea e fermamente convinta della necessità dell’eutanasia, sostenendo che sia diritto dell’uomo scegliere il proprio modo di vivere (e di morire).
La sua prima ricerca si riferisce alle cefelidi ed è durante il lavoro di tesi che si imbatte nella spettroscopia stellare che sarà uno degli ambiti di ricerca che predilige nel corso della sua vita.
Nel 1954 ottiene la docenza ed è proprio in quegli anni che inizia l’attività di divulgazione, comincia anche a collaborare con alcune università estere. Nel 1964 diventa professoressa ordinaria all’Università di Trieste e direttrice dell’Osservatorio per più di vent’anni.
Anche una volta in pensione continua le sue ricerche e continua, anche, la divulgazione dell’astrofisica e dell’astronomia affinché si potesse anche diffondere una mentalità scientifica.
Nel 2013 Margherita Hack si spegne, lasciando un profondo vuoto nel mondo della scienza, ma anche una traccia di coraggio e sensibilità.

 

Cristina Di Svezia (Stoccolma 1626 – Roma 1689)

Sébastien Bourdon, Regina Cristina di Svezia a cavallo, 1653-1654, olio su tela, 340,5 x 303 cm, Museo Nacional del Prado, Madrid.

Una regina stravagante ma di grande cultura e all’origine di una delle più ricche collezioni di opere d’arte del suo tempo. Posta sul trono a 6 anni, Cristina venne educata “da maschio” in latino, greco, italiano, francese, tedesco, spagnolo, affari di stato e questioni di guerra. Nonostante i suoi primi successi politici, i suoi interessi si rivolsero sempre di più verso le arti e la cultura, invitando a corte gli intellettuali di spicco dell’epoca e commissionando opere d’arte. Le vertiginose spese sostenute e il suo rifiuto di sposarsi e “sottomersi” ad un marito, le guadagnarono il malcontento del suo popolo. Inoltre, essendosi avvicinata al cattolicesimo sotto l’influsso di Cartesio, nel 1654 decise di rinunciare al trono (la Svezia era un paese di fede protestante) e spostarsi nella Roma del papa, dove venne accolta con ricchi festeggiamenti, in seguito alla sua conversione ufficiale. Ma il suo carattere la rese un “soggetto difficile” anche lì: vestiva abiti da uomo e disprezzava i frequenti rituali cattolici quotidiani. Per un periodo, pensò addirittura di invadere il Regno di Napoli e diventarne regina. A Roma, nel Palazzo della Lungara, oggi Corsini, creò un circolo di letterati ed artisti, che poi prese il nome di Arcadia. Alla sua morte, venne sepolta a San Pietro[4].

 

 

 

Mary Shelley (1797 – 1851)

Nasce nel 1797 a Londra, Mary Godwin. Il cognome che tutti noi conosciamo, infatti, sarà quello del marito Percy Shelley con cui si sposa a soli 19 anni.
Percy e Mary viaggiano per un po’ di tempo, ma il loro matrimonio dura pochissimo poiché Percy morirà a Genova durante un viaggio insieme a un amico comune. Mary tornerà, quindi, a Londra dove diventerà una scrittrice professionista. Naturalmente a quell’epoca il parere delle donne non era minimamente tenuto in considerazione, tanto meno quando il genere letterario non rientrava in quelli dell’epoca.
Mary Shelly, anche grazie al contesto familiare in cui ha vissuto, è una donna istruita, liberale e molto diversa dalle donne dell’epoca, con una visione molto moderna della società e dell’amore.
Leggenda narra che Frankenstein sia frutto di un sogno di Mary Shelley, per questo motivo la scrittrice lo renderà protagonista dello spaventoso romanzo che la renderà famosa, anche se la Shelley si ispira alle opere di Ovidio e di Milton.
Il libro solleva moltissime questioni etico – filosofiche, poiché naturalmente si parla della creazione della vita, da parte di un uomo (e non di un Dio), oltre che l’introduzione della scienza che è il mezzo attraverso cui si crea Frankestein.
Mary Shelley muore, dopo aver condotto una vita tormentata e turbolenta, fatta di dolore e di un unico profondo amore verso Percy Shelly, il 1 febbraio 1851.

Amelia Earhart (1897- circa 1939)

Amelia Earhart nella cabina di pilotaggio di un aeroplano. New York World-Telegram and the Sun Newspaper Photograph Collection/Library of Congress, Washington, D.C. (LC-USZC4-2758)

Una donna graziosa e un po’ timida, ma che mostrava talento e coraggio degni di nota”: così la descrive una delle molte biografie di Amelia[5], che narrano della sua inarrestabile passione per l’aviazione e del suo bisogno di distinguersi. Per inseguire il suo sogno, Amelia fece una serie di lavori diversi, tra cui anche la camionista, pur di guadagnare abbastanza da potersi pagare le lezioni di volo. Non importa se, per poter far fronte alle difficoltà economiche della sua famiglia, nel 1924 dovette vendere il suo “Canary”, un biplano di seconda mano dipinto di un giallo canarino, appunto, acquistato solo tre anni prima con i suoi risparmi. Nel 1927 tornò alla carica e, dopo aver segnato alcuni record nella categoria femminile dell’aviazione, dopo aver attraversato da sola l’Atlantico e poi il Pacifico[6], divenne una vera star, approfittando di questa sua celebrità per assumere su di sé l’immagine della lotta agli stereotipi di genere. Come spesso accade, però, queste grandi passioni costituiscono la vita e la morte dei grandi personaggi che le hanno cavalcate: Amelia morì probabilmente durante un ammaraggio nel Pacifico, nel 1937, mentre tentava di fare il giro del globo intorno all’equatore insieme al navigatore Fred Noonan. Fu dichiarata legalmente deceduta nel 1939.

 

Sofonisba Anguissola (1535 – 1625)

Meno famosa di altre pittrici, ma altrettanto talentuosa, Sofonisba Anguissola rappresenta una delle menti geniali della pittura europea. Sofonisba è cremonese ed è la più grande di sette figli, proprio la sua famiglia ha una forte influenza su di lei: questo perché lei e le sue sorelle, oltrepassando il ruolo delle donne nella società dell’epoca, riescono a studiare e ad approfondire arte e letteratura. Le sue capacità pittoriche si evidenziano in modo particolare nella ritrattistica, introducendo nei suoi dipinti elementi autobiografici che indicavano alcuni tratti della personalità del soggetto raffigurato. Nel 1559 arriva a Madrid dove ritrasse anche la regina Isabella di Valois e, in seguito, si occupa delle sue figlie.
Sofonisba rivela ancora di più la sua personalità innovativa rifiutandosi di sposare un uomo spagnolo e otterrà un uomo italiano come suo consorte, il quale purtroppo morirà prematuramente.
Sofonisba viaggia molto, viene apprezzata prima in tutta Europa e, in seguito, in tutto il mondo. Una donna che non solo ha saputo ottenere ciò che voleva, ma la cui capacità è stata riconosciuta e valorizzata.

 

 

Marie Curie (Varsavia 1867 – Savoy, 1934)

Marie Curie nel suo laboratorio parigino. Associated Newspapers/Shutterstock.com

Maria Sklodowska studiò prima a Varsavia e poi a Cracovia, dove si era trasferita per evitare ripercussioni dovute alla sua partecipazione ad un gruppo rivoluzionario. A 24 anni si trasferì a Parigi per specializzarsi in Fisica e Scienze Matematiche alla Sorbona. Divenne Marie Curie solo nel 1895, quando sposò il suo professore della Scuola di Fisica, Pierre Curie. Insieme, indagarono il fenomeno della radioattività, scoperta proprio in quegli anni da Henri Becquerel, e nel 1898 arrivarono ad isolare gli elementi chimici del radio e del polonio, chiamato così dal paese di origine di Marie. Quest’ultima si dedicò in particolare allo studio delle proprietà terapeutiche del radio, usato durante la prima guerra mondiale per alleviare il dolore, ma le loro ricerche e scoperte furono anche alla base della futura fisica e chimica nucleare. Alla morte di suo marito, avvenuta nel 1906 per un incidente stradale, Marie prese il suo posto alla Facoltà di Scienze e fu la prima donna ad ottenere la cattedra di Fisica Generale, prima di diventare Direttrice del Laboratorio Curie dell’università di Parigi. Oltre a ricevere metà Premio Nobel per la Fisica nel 1903, e un altro (questa volta intero) nel 1911 per la Chimica, Marie fu all’origine della creazione di un laboratorio di radioattività a Varsavia, sua terra natale[7].

 

 

 

Malala Yousafzai (1997)

Giungendo ai giorni nostri troviamo la tormentata e sofferta storia di Malala che a quindici anni viene aggredita mentre torna da scuola e viene colpita da un colpo di pistola alla testa. La sua colpa? Combattere perché anche le donne avessero il diritto di studiare, com’era stato fino a quel momento prima che i talebani si facessero largo nella sua cittadina del Pakistan. La sua battaglia comincia mentre è solamente una bambina, all’età di undici anni.
Malala sopravvive e, nel 2013, tiene un discorso celebre e toccante in cui afferma che nessun bambino dovrebbe avere paura di frequentare la propria scuola.
Nel 2014 ottiene il Nobel per la Pace e diventa la più giovane vincitrice del rinomato premio. Un esempio di coraggio e fermezza che contraddistingue questa ragazza che rappresenta una fonte d’ispirazione per migliaia di ragazze e ragazzi che credono ancora nella libertà e nel diritto allo studio. Grazie al suo impegno, Malala è riuscita ad aprire una scuola per i rifugiati siriani nel Libano e combatte ogni giorno per tutti quei bambini e quei ragazzi che non hanno voce.

 

 

 

Fabiola Gianotti (Roma, 1960)

Fotografia di Fabiola Gianotti al CERN, dicembre 2015.

L’eccellenza italiana. Tante donne l’hanno rappresentata e la rappresentano nel mondo. Una di queste è Fabiola, che, dopo il suo dottorato in fisica sperimentale delle particelle a Milano, ha dedicato gran parte della sua passione e del suo talento al CERN ed ai suoi progetti, operando in vari campi, come gli esperimenti particellari, lo sviluppo di software e l’analisi dati. È stata membro di numerose commissioni scientifiche internazionali e ha pubblicato più di 500 articoli in giornali scientifici. La sua estrema competenza l’ha posta a capo del progetto ATLAS dal 2009 al 2013, nel quale venne scoperto il bosone di Higgs[8]. Ed è stata sempre lei, dall’alto del suo ruolo, ad avere l’onore di rivelarlo al mondo intero, in un seminario tenuto al CERN nel 2012. Il riconoscimento supremo, però, è avvenuto nel 2016, quando divenne la prima donna Direttore Generale del CERN, e si sta riavverando oggi, dato che nel 2019 è stata riconfermata per quel ruolo per il secondo mandato, che avrà inizio il primo gennaio 2021[9]. Siamo tutti fieri di te.

Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi è molto più famosa, come già detto, di Sofonisba Anguissola, ma la sua fama le è costata una continua lotta per l’indipendenza e il riconoscimento della sua bravura.
Dimostra subito il suo talento nella bottega del padre, anch’esso pittore, ma un evento stravolge, inizialmente, la sua vita di giovane donna: lo stupro da parte di Agostino Tassi che uscirà, naturalmente, indenne dal processo.
Questo triste evento si ripercuote, inevitabilmente, sulle sue opere “Giuditta e Oloferne”, “Madonna col bambino” e “Danae”.
Successivamente Artemisia si trasferisce, insieme al marito Pierantonio Stattesi, a Firenze dove diventa la prima donna ad accedere all’Accademia delle Arti e del Disegno. Le commissioni provengono da famiglie importanti, tra cui i Medici, e Artemisia stringe dei legami con personaggi fondamentali dell’epoca, per esempio Galileo. La sua carriera continua sia in Italia (per un certo periodo vivrà a Genova) sia in Europa, in quanto si trasferisce a Londra per un certo periodo.
Morirà a Napoli nel 1653, città che alcuni anni prima le permette di effettuare grandi opere e di ottenere una profonda fama.

Rosa Parks (Tuskegee Alabama, 1913 – Detroit, 2005)

Fotografia di Rosa Parks dopo l’abolizione della segr1egazione razziale sui trasporti pubblici, 1956. Foto Bettmann/CORBIS

Io non avevo paura”: così Rosa spiega in un’intervista[10] il suo stato d’animo successivo al “boicottaggio”. Non aveva paura, perché per tutta la sua vita fino a quel momento la sua esistenza era stata una semplice sopravvivenza, giorno per giorno, senza sapere se qualcuno l’avrebbe picchiata o violentata sulla strada di casa, oppure se qualcuno avrebbe appiccato il fuoco alla sua abitazione[11]. Da questa prospettiva appare chiaro come Rosa non avesse niente da perdere neanche quel giorno, nel 1955, quando, com’è noto, si rifiutò di cedere il suo posto sull’autobus ad un bianco. Fu arrestata per aver infranto la legge, poiché la popolazione di colore era considerata una sotto-categoria sociale. Rosa stava già collaborando con un’associazione per la difesa dei diritti civili, la NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), ma quello di cui lei si lamentava era la mancanza di pubblicità, che impediva così un’effettiva sensibilizzazione al problema. Erano soli in quella battaglia, fino a quando una donna non ebbe il coraggio di opporsi pubblicamente, mostrando tutta l’assurdità della segregazione razziale e procurando la scintilla che avrebbe generato il movimento per i diritti civili degli afroamericani.

 

 

Katherine Johnoson (1918 – 2020)

Ci ha lasciati il 24 febbraio la matematica Kathrine Johnson sul cui lavoro hanno prodotto anche un film di cui abbiamo parlato qualche settimana fa, “Il diritto di contare”.
Nasce nel 1918 in Virginia ed entra a far parte della NASA nel 1953 grazie alle sue capacità e ai suoi studi della matematica e della fisica. Partecipa, nel 1958, al team di ingegneria aerospaziale che progettava i lanci dei razzi nello spazio. Katherine si occupa dei calcoli delle traiettorie di volo che avrebbero portato il primo uomo nello spazio. Successivamente prende parte alla progettazione dell’Apollo 11 e i suoi calcoli sono fondamentali anche per l’Apollo 13.
Inoltre, nel 1962, diventa la prima donna autrice di un manuale di matematica astronomica.
Katherine va oltre i pregiudizi che, in quegli anni, volevano le donne come mogli e madri (soprattutto nell’America razzista e sessista) e dimostra che la scienza non è roba per soli uomini, anzi.

 

 

Rula Jebreal (Haifa, 1973)

Rula Jebreal.

In molti l’hanno ri-scoperta al Festival di Sanremo, durante il quale ha tenuto un monologo, in certi punti commovente, in cui ha preso una decisa posizione contro la violenza sulle donne, in tutte le sue forme. Il punto di partenza del suo discorso, e forse di tutta la sua carriera, è stata la tragica vicenda della madre, morta suicida per le ripetute violenze subite tra i 13 e i 18 anni. Ma questa è solo la storia recente di Rula: dopo essere cresciuta in un collegio a Gerusalemme, si trasferì in Italia quando aveva circa vent’anni e qui iniziò la sua carriera giornalistica. Scrisse di cronaca e poi di politica estera, essendo da sempre a favore della causa palestinese, e nel 2006 collaborò con successo ad Annozero, trasmissione televisiva di Michele Santoro. All’attività giornalistica, però, Rula ha sempre affiancato l’attivismo politico in difesa dei diritti umani. Nel 2008, ad esempio, ha organizzato una manifestazione al Colosseo contro la pena di morte, mentre le sue critiche circa la parzialità dei media americani in merito ai conflitti di Gaza sortirono la reazione piuttosto negativa da parte della rete televisiva MSNBC, che rinunciò alle sue apparizioni in TV[12]. Resta solo una cosa da dire: Rula, non ti fermare. Neanche di fronte a chi può arrivare a definirti una “gnocca senza testa”, come effettivamente e tristemente è successo.

 

 

 

Franca Viola (1948)

Siamo in Sicilia, ad Alcamo, e la mafia aleggia nelle strade. Franca Viola ha quindici anni e si fidanza con Filippo Melodia, il quale viene accusato di furto e appartenenza a banda mafiosa. Il padre di Viola vuole tutelare la figlia, perciò spezza il fidanzamento, decisione che non piace per niente a Melodia, il quale appena ritornato da un periodo in Germania inizia ad assillare la famiglia Viola con minacce e atti intimidatori.
Il 26 dicembre 1965 Franca Viola viene rapita e portata a casa della sorella di Melodia, dove viene anche stuprata. Sarà la polizia a liberare Franca da quell’incubo, ma la storia non finisce qui: una legge che vige in quegli anni tutela Melodia, quella del matrimonio riparatore che scagionava il rapitore nel momento in cui sposava la vittima. Una legge folle, senza senso e che non tutelava il rapito, ma il rapitore.
Franca, e la sua famiglia, non demordono: non vi sarà alcun matrimonio perché lei non è proprietà di nessuno e nessuno può costringerla a sposare un uomo che non ama e non rispetta. La sua reputazione viene infangata, Melodia mente e afferma che lui e Franca avevano già rapporti quando erano fidanzati e promette che se Franca avesse sposato un altro uomo, l’avrebbero ucciso.
La difesa afferma, addirittura, che il matrimonio riparatore favorisse la donna.
Franca sposa l’uomo che ama Giuseppe Ruisi, nonostante le minacce di Melodia, e ha tre figli, dimostrando a tutti che cosa significhi giustizia. La legge verrà eliminata dal codice penale, solamente nel 1981, ma Franca Viola è stata la prima a non sottomettersi a un decreto che la vedeva proprietà di un uomo e rappresenta ancora oggi un simbolo dell’emancipazione femminile.

Elisabetta Sirani (Bologna, 1638-1665)

Elisabetta Sirani, Autoritratto come Allegoria della Pittura, 1658, olio su tela, 114 x 85 cm, Pushkin State Museum of Fine Art

Suo padre, Giovanni Andrea Sirani, aveva inizialmente intrapreso la carriera artistica, ma poi, a soli 32 anni, l’artrosi l’aveva costretto ad abbandonare gradualmente quest’attività, sostituendola con quella della mercatura, per la quale non doveva dipingere o disegnare. Così, Elisabetta, che a 24 anni possedeva già il titolo di maestro, fu incaricata di portare avanti la bottega artistica del padre, diventando la principale fonte economica della famiglia. Era stato Malvasia (1616-1693), uno degli intellettuali ed amatori d’arte di spicco dell’epoca, autore della celebre Felsina pittrice[13], a convincere suo padre a far apprendere ad Elisabetta l’arte della pittura, diventando il suo mentore. E non fu decisamente tempo sprecato, se nel giro di pochi anni elle divenne famosa come “il secondo Guido”, ponendosi così nella diretta discendenza spirituale del grande Guido Reni, e se solo nel 1664 registrò più di trenta committenze a suo carico, guadagnando più popolarità di Guercino tra gli amatori d’arte e i collezionisti dell’epoca[14]. Inoltre, la sua bottega divenne una scuola di pittura per giovani donne, dando vita ad una delle prime scuole professionali femminili laiche[15].

 

 

 

 

 

 

 

Liliana Segre (1930)

Liliana Segre durante il discorso all’Europarlamento

A soli tredici anni, Liliana Segre viene deportata insieme a suo padre nel campo di Auschwitz, il loro ultimo sguardo avviene appena scendono dal treno, vengono immediatamente divisi e non si vedranno mai più.
Liliana Segre ha aspettato molti anni prima di riuscire a parlare e a portare la propria testimonianza nelle scuole, prima di poter ricordare e descrivere ciò che aveva passato in quegli anni ad Auschwitz dove non vi erano esseri umani, né tra i torturatori né, ormai, tra i prigionieri, smembrati anche della loro anima.
Liliana Segre ha visto e percepito chiaramente sulla pelle la cattiveria dell’uomo, eppure non si è lasciata abbattere e anzi ha compreso che era un suo compito parlare, ricordare, spiegare, gridare al mondo ciò che è stato l’Olocausto.
Ha raccolto le sue testimonianze in alcuni libri e, recentemente, ha fatto un discorso al Parlamento Europeo di Bruxelles. Ha scandito bene le parole, con la calma che contraddistingue il suo modo di fare, e ha fatto in modo che il messaggio arrivasse dritto al cuore, scuotendo gli animi. Per questo ha ricevuto una standing ovation commossa e silenziosa, dato che le sue parole avevano, ancora una volta, messo gli individui di fronte alla cattiveria di altri.
Lasciamo qui, un brevissimo estratto del discorso di Liliana Segre:

“…Senza sesso senza età senza seno senza mestruazioni senza mutande. Non si deve avere paura di queste parole perché è così che si toglie la dignità a una donna…” mentre descrive le condizioni in cui lei e le sue compagne di viaggio procedevano “una gamba davanti all’altra” durante la Marcia della Morte.

Nonostante sia costretta ad andare in giro con la scorta per paura degli haters, Liliana Segre non demorde, nemmeno ora a 90 anni.
Lasciamo il link dove trovare il video integrale del discorso della senatrice Segre.

 Judith Leyster (1609 – 1660)

Judith Leyster, Autoritratto al cavalletto, 1630 circa, olio su tela, 74,6 x 65,1 cm, National Gallery fo Art, Washington

Figlia di Jan Willemssen, proprietario di un birrificio di Haarlem, il De Leyster, che diede il nome a tutta la famiglia, Judith fu battezzata nella Chiesa Riformata di Haarlem il 28 luglio 1609. Il suo nome, che in olandese (leidster) significa “stella polare”, è probabilmente all’origine del simbolo a forma di stella che l’artista userà per firmare i propri dipinti, accanto al suo monogramma intrecciato. Pochi sono i dati certi circa la sua formazione, anche se è possibile che fu per un certo periodo apprendista di Frans Hals, come lo stile e il genere della sua prima produzione firmata sembrano suggerire. Quel che è certo è che Judith si affermò ben presto tra i principali artisti di Haarlem: nel 1633 fu la prima donna ad entrare nella Gilda di San Luca della città, venendo riconosciuta come maestro ed accogliendo allievi nella sua bottega. Al 1636 risale il suo matrimonio con Jan Miense Molenaer (1610 circa – 1668), suo collega pittore di Haarlem, con il quale si trasferì ad Amsterdam. Da questo momento alla sua morte, per quanto si sappia, sono esigue le opere firmate e datate (delle illustrazioni di tulipani per una vendita, realizzate nel 1643, e un ritratto del 1652), mentre non è stato ancora chiarito se ella collaborasse effettivamente col marito nella sua produzione artistica, come è stato già proposto, e, se sì, in quale misura[16].

 

 

Francesca Mannocchi

Sicuramente non la conosceranno in molti, o forse leggeranno il suo nome su alcune testate giornalistiche, ma senza sapere veramente chi sia Francesca Mannocchi.
Giornalista freelance e scrittrice, Francesca Mannocchi è tra quelle coraggiosissime donne che vanno in territori pericolosi per portare una testimonianza diretta e visibile di ciò che accade in quei luoghi di guerra dove muoiono migliaia di uomini, donne e bambini.
Dove le donne vengono stuprate davanti ai loro figli, dove i bambini di otto mesi pesano 3 chili e le loro costole si vedono sotto uno strato di pelle irrisorio; dove gli uomini vengono portati nei centri di dentenzione e non possono far sapere ai loro familiari se sono vivi o meno e non possono sapere se i loro familiari sono in salvo. (Qui trovate uno dei reportage di Francesca Mannocchi in Yemen).
Francesca Mannocchi parla con i trafficanti di esseri umani, realizza reportage in Libia, in Afghanistan, in Turchia, in Yemen e racconta a tutti attraverso le sue interviste le condizioni di quei Paesi che sembrano così lontani, ma che hanno inevitabilmente un forte legame con noi, con l’Italia, con le armi che vengono prodotte anche qui nel nostro Paese. Francesca Mannocchi e il suo compagno Alessio Romenzi riportano ciò che in molti cercano di nascondere e che altri fanno finta che non esista e ci spiegano che cosa voglia dire soffrire e desiderare di scappare per una guerra in cui i civili sono le vittime principali.
Francesca Mannocchi racconta e noi, in silenzio, dovremmo stare a sentire.

 

 

 

Biografia e sitografia immagini

Matilde di Canossa

http://www.bianello.it/una-regina-matilde-di-canossa/item/matilde-di-canossa.html

https://biografieonline.it/biografia-mary-shelley

Mary Shelley, biografia di una mente creativa

https://biografieonline.it/biografia-margherita-hack

https://www.editorialescienza.it/it/autore/margherita-hack.htm

Sofonisba Anguissola

https://www.marieclaire.com/it/magazine/a19557866/malala-biografia/

Chi è Katherine Johnson, la matematica che ha portato il primo uomo nello Spazio

Katherine Johnson, ecco chi è la scienziata centenaria che ha portato l’uomo nello spazio!

Artemisia Gentileschi

Artemisia Gentileschi: la biografia e le opere più importanti

Artemisia Gentileschi: la biografia e le opere più importanti

Franca Viola

La storia di Franca Viola

https://www.lastampa.it/rubriche/lo-stato-delle-donne/2017/03/05/news/russia-1917-la-rivoluzione-nasce-il-giorno-della-festa-della-donna-1.34630004

https://www.zimbio.com/photos/Francesca+Mannocchi/Isis+Tomorrow+Lost+Souls+Mosul+Photocall+75th/MhLnvf7nTDN

https://tg24.sky.it/cronaca/2020/01/29/liliana-segre-parlamento-europeo-giornata-memoria.html

https://medium.com/chayn-italia/franca-viola-e-il-primo-no-al-matrimonio-riparatore-38b24dd7c2d7

Artemisia Gentileschi fu stuprata e torturata: è la pittrice più coraggiosa della storia 

https://www.nasa.gov/feature/katherine-johnson-the-girl-who-loved-to-count

https://www.thinkingheads.com/en/speakers/malala-yousafzai/

https://www.pinterest.it/pin/72409506479081181/

https://it.wikipedia.org/wiki/Matilde_di_Canossa

https://it.wikipedia.org/wiki/Mary_Shelley

https://www.media.inaf.it/2013/06/29/ciao-margherita/

Bibliografia

– F. Fox Hofrichter, Judith Leyster, 1989, Davaco Publishers

– M. Fantoni, L. Chevalier Matthew, S. F. Matthews Grieco, The Art Market in Italy. 15th-17th centuries, 2003, Franco Cosimo Panini Editore, Ferrara

– Carlo Cesare Malvasia, Felsina Pittrice. Vite de’ pittori bolognesi, 1678, Bologna

– A. Merini, R. Redivo e O. Spagnulo (a cura di), Confusione di stelle, 2019, Einaudi, Torino

Sitografia

– Uffizi Magazine, Maestra Elisabetta Sirani “Virtuosa del Pennello”, https://www.uffizi.it/en/magazine/maestra-elisabetta-sirani-virtuosa-del-pennello, articolo del 7 agosto 2018, ultima consultazione 28 febbraio 2020

– Il Post, articolo del 4 febbraio 2020, https://www.ilpost.it/2020/02/04/rula-jebreal-sanremo/, ultima consultazione 29 febbraio 2020

– Sito ufficiale della Academy of Achievement, sezione biografica. https://achievement.org/achiever/rosa-parks/#biography, ultima consultazione 1 marzo 2020

– Sito ufficiale del CERN, sezione biografica. https://home.cern/about/who-we-are/our-people/biographies/fabiola-gianotti-born-1960-italian, ultima consultazione 1 marzo 2020

– Biografia di Amelia Earhart, https://www.biography.com/explorer/amelia-earhart, ultima consultazione 29 febbraio 2020

– L’Enciclopedia delle donne. Biografia di Cristina di Svezia, http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/cristina-di-svezia/, ultima consultazione 1 marzo 2020

– L’Enciclopedia delle donne. Biografia di Virginia Woolf. http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/virginia-woolf/, ultima consultazione 29 febbraio 2020

– The Nobel Prize. Marie Curie, https://www.nobelprize.org/prizes/physics/1903/marie-curie/biographical/, ultima consultazione 1 marzo 2020

– Biografia di Alda Merini, dal sito ufficiale creato dalle figlie. http://www.aldamerini.it/?page_id=8, ultima consultazione 5 marzo 2020

Note

[1] Biografia di Alda Merini, dal sito ufficiale creato dalle figlie. http://www.aldamerini.it/?page_id=8, ultima consultazione 5 marzo 2020

[2] A. Merini, R. Redivo e O. Spagnulo (a cura di), Confusione di stelle, 2019, Einaudi, Torino

[3] Informazioni biografiche tratte da L’Enciclopedia delle donne. Virginia Woolf. http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/virginia-woolf/, ultima consultazione 29 febbraio 2020

[4] L’Enciclopedia delle donne. Biografia di Cristina di Svezia, http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/cristina-di-svezia/, ultima consultazione 1 marzo 2020, e Treccani, dizionario biografico, http://www.treccani.it/enciclopedia/cristina-di-svezia_%28Enciclopedia-Italiana%29/, ultima consultazione 5 marzo 4

[5] https://www.biography.com/explorer/amelia-earhart, ultima consultazione 29 febbraio 2020

[6] In questo caso, non fu solo la prima donna ad attraversare i due oceani in solitaria, ma la prima persona in assoluto.  https://www.biography.com/explorer/amelia-earhart, ultima consultazione 29 febbraio 2020

[7] The Nobel Prize. Marie Curie, https://www.nobelprize.org/prizes/physics/1903/marie-curie/biographical/, ultima consultazione 1 marzo 2020

[8] Per una spiegazione scientifica di cosa si intenda per “bosone di Higgs”, consultare la pagina:  https://home.cern/science/physics/higgs-boson, ultima consultazione 1 marzo 2020

[9] Sito ufficiale del CERN, sezione biografica. https://home.cern/about/who-we-are/our-people/biographies/fabiola-gianotti-born-1960-italian, ultima consultazione 1 marzo 2020

[10] Sito ufficiale della Academy of Achievement, sezione biografica. https://achievement.org/achiever/rosa-parks/#biography, ultima consultazione 1 marzo 2020

[11] idem

[12] Arianna Ascione, Chi è Rula Jebreal, articolo del 4 febbraio 2020 sulla pagina web del Corriere, https://www.corriere.it/spettacoli/festival-sanremo/cards/rula-jebreal-sconosciuta-inizi-come-fisioterapista-flirt-con-roger-waters/impegno-politico.shtml, ultima consultazione 1 marzo 2020

[13] Carlo Cesare Malvasia, Felsina Pittrice. Vite de’ pittori bolognesi, 1678, Bologna. “Vissi adoratore di quel merito, che in lei fù inarrivabile, di quella virtù non ordinaria, di quella umiltà impareggiabile, modestia indicibile, bontà inimitabile. Io fui, quell’io (posso ben dire) che volli assolutamente che il Padre, per altro in ciò renitente, l’arrischiasse a pennelli, io che l’animai sempre alla degna intrapresa, io insomma che fatto mi viddi più d’ogn’altro poi degno d’ogni conferenza, e consiglio nelle più gravi occorrenze, e ne’ più insigni lavori, che fui tromba viva, & incessante per tutto del suo valore; che nel più bello della carriera viddi anche arrestato il cammino, che viddi dall’indegna falce di Morte reciso nel suo vago spuntare il più bel fiore, troncato fuor di staggione il più bel frutto in erba. Ebbi a maledire allor, quasi dissi, quel punto, che per dover poi vedere succedere della innocente figliuola un tal scempio, mi diedi a conoscere all’infelice Padre: Ebbi a pentirmi, con barbara instabilità, d’esserle stato mezzano Genitore, perché la dedicasse a quest’Arte: Ebbi quasi ad augurarmi di non averla mai conosciuta, e servita, Hor ecco se sia mai possibile, ch’io qui possa memorar le grand’opre, che sì valorosamente concepite in idea, col suo cadere sì sfortunatamente perirono: se quelle ne pure sparse raccorre, che le prime furono, e le minori”. Brano della biografia di Elisabetta, vol II, pp. 453-482

[14] Tra questi si trovava anche il cardinale Leopoldo de’ Medici, alla ricerca dei migliori artisti del tempo per arricchire la propria collezione, dal quale ricevette diverse committenze e al quale donò altrettante opere. A. Modesti, “Patrons as Agents and Artists as Dealers in Seicento Bologna”, in M. Fantoni, L. Chevalier Matthew, S. F. Matthews Grieco, The Art Market in Italy. 15th-17th centuries, 2003, Franco Cosimo Panini Editore, Ferrara, pp. 367-388

[15] Maestra Elisabetta Sirani “Virtuosa del Pennello”, https://www.uffizi.it/en/magazine/maestra-elisabetta-sirani-virtuosa-del-pennello, articolo del 7 agosto 2018, ultima consultazione 28 febbraio 2020

[16] Le informazioni biografiche qui riportate sono tratte da F. Fox Hofrichter, Judith Leyster, 1989, Davaco Publishers, pp. 13-21

Martina Panizzutt

dottoressa in Storia dell’arte e Valorizzazione del Patrimonio, dell’Università degli Studi di Genova. Durante il secondo anno di laurea magistrale, ha frequentato il corso di Museologia presso l’Ecole du Louvre di Parigi, redigendo una tesi in lingua francese dedicata ai ritratti di Marten Soolmans e Oopjen Coppit, dipinti da Rembrandt van Rijn, ed alla vicenda della loro acquisizione da parte del Louvre e del Rijksmuseum di Amsterdam.

Alessandra Sansò

laureata Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Alessitimia in adolescenza: un contributo alla validità convergente degli strumenti di valutazione”.
I suoi interessi principali riguardano l’adolescenza e le sue caratteristiche, ma si concentra anche su concetti della Psicologia Sociale, quali deumanizzazione e stigmatizzazione quantomai presenti nella società moderna.

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