Blitzkrieg

Lettere dal fronte orientale

on
March 10, 2020

Testimonianza di un medico italiano inviato in Russia

Introduzione

Siamo vittime della generalizzazione.

Fin troppo spesso, studiando la Seconda Guerra Mondiale, entriamo in contatto con affermazioni che tendono a giustificare fatti ed episodi con poche parole che non sono in grado di dare risposte concrete alla realtà ramificata di quel duro conflitto.

A tal proposito vi propongo una frase in particolare, che probabilmente avrete sentito in più di un’occasione: In Russia non voleva andarci nessuno.

Personalmente ho sentito quest’affermazione soprattutto da parte di coetanei i cui nonni erano scampati alla campagna di Russia mozzandosi un dito, rompendosi una gamba o cercando qualsiasi altro sotterfugio utile a sfuggire alle insidie del fronte orientale. Mai, fino a qualche settimana fa, mi era capitato di sentire la storia di un soldato fiducioso nei confronti della Campagna in Russia, nonostante le dure prove a cui si trovò sottoposto, ed è per questo che tengo a presentarvelo con questo articolo.

L’aspetto davvero interessante di questa testimonianza è la sua natura, perché non mi è giunta in forma orale, mutata e storpiata magari da anni di svariate modifiche inflittegli ogni volta che veniva raccontata, ma al contrario mi è stata presentata in  forma scritta, nero su bianco e per questo devo ringraziare Tommaso Debernardis (caporedattore della sezione arti figurative di Ignotus Magazine), che ha saputo trovare questa lettera tra vari documenti di famiglia, ancora intonsa e perfettamente leggibile.

L’autore della lettera era un medico, probabilmente del Savoia Cavalleria[1] stando al simbolo impresso sulla carta da lettere. Il suo nome era Francesco B. e nel corso della Campagna era solito scambiare lettere col suo amico Checco, al quale raccontava le sue esperienze, le sue impressioni e non solo.

Questo è quanto scrisse nella lettera che siamo riusciti a recuperare.

Pg.1

9 – XII – 1942

Carissimo Checco

Ho avuto poco fa la tua lettera del 23 in tono minore e ti capisco e ti sono vicino con tutto il cuore.

Veramente il destino si accanisce contro di te con un ritmo assillante. Che dirti? L’importante è che tutti i tuoi cari siano sani e salvi. Questo è quello che conta, al resto si mette sempre rimedio. Io, per non essere da meno del socio, ho sacrificato anche la mia casa. Mi ha scritto ieri la mamma. Una bomba di grosso calibro caduta in via […..] ha fracassato quattro case di cui una è la mia. Finestre e muri divelti e sfondati ecc. ecc.

Il mobilio sembra, in buona parte, salvo e… speriamo bene.

Penso ai miei libri e a tante cose con tanta amarezza e tanta malinconia, e soprattutto penso alla mamma, senza casa, che deve pensare a tutto, disporre di tutto.

Fortunatamente c’è Nanni che si prodiga in tutto e per tutto con suo amore di figlio e ciò mi è di immenso conforto.

Ma va là, Checco, ci rifaremo la casa, lo studio e tireremo avanti ugualmente. Oggi dobbiamo pensare prima di tutto a cose più grandi e più importanti dei nostri interessi personali. Al resto penseremo in seguito in un’atmosfera più serena e più tranquilla.

Sono tanto contento delle buone notizie di Giulietto.

Per me la guerra è ormai entrata in una fase decisiva. Siamo all’[…] della malattia, attendiamo quindi la crisi con piena fiducia nella vittoria che salderà ogni conto in sospeso.

Pg. 2

Io ho avuto l’altra sera un’avventura fortunatamente felicemente risoltasi. Fui chiamato alla IV compagnia del mio battaglione, distante di qui un paio di chilometri, per un ammalato.

Partii che già era buio e al ritorno non trovai più la strada. Invece di tornare sui miei passi continuai senza accorgermi (non c’è un segno di riferimento in questa maledetta pianura sterminata) che compievo un cerchio di 360° gradi e che andavo esattamente in direzione opposta, verso la linea. Dopo una buona ora di cammino mi fermai senza capire più nulla e mi accesi una sigaretta pensando ai miei cari. Due soluzioni si presentavano: o passare la notte all’addiaccio o continuare. Il primo caso lo scartai perché faceva un freddo cane e sarei morto assiderato e poi ero solo e senza pistola e non mi fidavo di stare dodici ore in balia della notte. Scelsi quindi il secondo e continuai il mio cammino, morto di stanchezza affondando in trenta centimetri di neve.

A un certo punto sentii, vicinissime delle raffiche di mitragliatrice e mi accorsi che ero giunto in linea. Finalmente avevo un dato positivo sul mio orientamento e feci perciò dietro-front e dopo un’altra ora e mezza di cammino riuscii a rintracciare la IV compagnia […] raggiunsi il mio alloggiamento scortato finalmente da due staffette. Era andata bene perché giunsi proprio in tempo mentre stava per esser dato l’allarme al battaglione per la mia sparizione e già stavano per esser inviate pattuglie alla mia ricerca.

Ti assicuro che non sarei stato più stanco se avessi fatto cinquanta chilometri, in più ero mezzo assiderato, per cui mi infilai subito a nanna e mi svegliai dopo dodici ore di sonno profondo come il mare.

Maledetto paese! Ma che abbia proprio tutto per farsi amare?

Il Padre eterno doveva aver mal di testa il giorno in cui creò la Russia.

[…], carissimo […], a te, ai tuoi, ai [….], ai Palazzi, il mio abbraccio più affettuoso e caro.

Francesco.

Articolo di

Emanuele Bacigalupo

Laureato Triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Genova con una Tesi dal Titolo: “Necessità di un Miracolo; Nascita, Crescita e Innovazioni della Confederate States Navy”. Attualmente iscritto al Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia dello stesso Ateneo. Le ricerche in corso proseguono l’interesse per la Storia Contemporanea e le vicende militari, politiche, economiche del XIX sec.

Tommaso Debernardis

Responsabile Arti Figurative, Geometra Professionista appassionato di fumetti, disegno, modellismo e storia. Membro fondatore dell’Associazione culturale 2. Kp. Pionier Bataillon, con cui si dedica alla rievocazione storica.

 

 

 

Note:

[1] Sulla carta da lettere è impresso il simbolo del Savoia Cavalleria, ma attualmente non sappiamo con certezza se Francesco Bonetti fosse inquadrato proprio in questo reggimento. Siccome teniamo ad essere più accurati, invitiamo chiunque ne sappia di più a contattarci tramite la email [email protected], oppure attraverso la nostra pagina Facebook “Ignotus Magazine”. Ovviamente accetteremo quelle informazioni convalidate dal giusto tipo di fonti.

Sitografia:

http://www.museocavalleria.it/Scuola%20e%20Reggimenti/Linea/Savoia.htm

TAGS
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT