Cinema La finestra sul cortile

“Il buco”: molto più di un semplice film

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March 31, 2020

Questo articolo contiene spoiler

Spudorato, chiacchierato, condannato, ma anche apprezzato e attuale: abbiamo visto “Il buco”, il film del regista Galder Gaztelu-Urrutia.
Difficile trovare una collocazione per questa pellicola spagnola, c’è chi lo pone nell’horror, chi invece lo associa alla fantascienza: gli elementi che lo avvicinano a queste categorie, e anche a quella dei thriller, sono moltissimi.
Ma andiamo per ordine.

Il film si svolge interamente in un edificio sotterraneo suddiviso in piani.

Trimagasi

L’edificio in questione è in realtà una prigione verticale dove il protagonista, Goreng, entra volontariamente con l’intenzione di voler smettere di fumare. Ogni persona ha diritto a portare un solo oggetto con sé e Goreng sceglie di portare il Don Chisciotte della Mancia di Cervantes.
Goreng si sveglia, quindi, nella sua cella situata al livello 48, che condivide con un altro uomo, Trimagasi, che ha con sé un coltello affilato. Sarà proprio Trimagasi a spiegare a Goreng le regole che vigono all’interno del carcere: al livello 0, il più alto, avviene la preparazione di pietanze succulente che verranno disposte su una tavola mobile, la piattaforma, che scenderà attraverso “il buco”, un’apertura situata al centro di ogni livello.
I prigionieri possono nutrirsi, una volta al giorno, degli avanzi di chi sta nel livello superiore al proprio. È però severamente vietato tenersi del cibo, metterlo da parte, perché immediatamente la stanza comincerà a scaldarsi fino a diventare una fornace o a raffreddarsi fino a uccidere le persone di ipotermia.
Una volta al mese, i prigionieri vengono addormentati e spostati in un’altra cella, a un altro piano. Trimagasi spiegherà a Goreng che più si va verso i livelli inferiori e meno si avrà la possibilità di sopravvivere, dato che le persone tendono ad abbuffarsi di cibo senza preoccuparsi di coloro che stanno più in basso.

Questo è solamente un brevissimo riassunto per contestualizzare la scena, per riuscire a immedesimarci meglio in un contesto che, tuttavia, non appare così lontano dal nostro modo di vivere.
Possiamo quasi subito constatare un primo importantissimo messaggio: una fortissima critica alla nostra società.
Un urlo di dolore spesso inudito e, talvolta volutamente inascoltato, da parte di coloro che “stanno sopra” oppure da coloro che hanno paura di non riuscire a sopravvivere.
Ne siamo stati testimoni tutti noi in questa quarantena con l’assalto ai supermercati che si svuotavano subito dopo i nuovi decreti del governo, anche a sera tarda, con affannose corse alla ricerca di alimenti, di carta igienica. Dove emerge che, fondamentalmente, le persone sono disposte a tutto quando sono accecate dal terrore che i supermercati non vengano riforniti e non si curano minimamente dei bisogni altrui che sono esattamente identici ai loro.

Quindi, da una parte troviamo questa fortissima critica al capitalismo, a questa società gerarchica dove chi sta sopra non si cura di chi sta sotto e gode di tutti i privilegi della sua posizione e dall’altra troviamo il bisogno di sopravvivenza degli individui che può portare ai gesti più tremendi.

Il bisogno di sopravvivenza sopraggiunge nel momento in cui Goreng e Trimagasi, dopo il primo mese trascorso al livello 48, vengono trasferiti al livello 171. Goreng si sveglia legato al suo letto perché Trimagasi ha già deciso cosa fare di lui, come gli aveva anticipato più si va verso il fondo e meno possibilità di sopravvivenza ci sono. Quindi, se la piattaforma sarà vuota una volta arrivata al loro livello vi sarà solo una speranza per sopravvivere: nutrirsi l’uno dell’altro.
Se il contesto lo impone, chiunque di noi può diventare cattivo: difatti anche Goreng che appare come un uomo normalissimo che mai si nutrirebbe di un altro, alla fine dovrà cedere e per sopravvivere mangerà Trimagasi.

Miharu

Già, perché se in un primo momento Trimagasi è riuscito a imprigionare il suo compagno di cella, verrà colpito prima da Miharu che salva Goreng durante la discesa alla ricerca della propria figlia, poi finito da Goreng stesso furioso e, probabilmente, anche terrorizzato.
Qui assistiamo alla discesa verso l’inferno di Goreng: è proprio lì che si conforma a tutti gli altri prigionieri, è lì che anche lo spettatore capisce che anche lui è esattamente come gli altri, cede e si nutre brutalmente del suo compagno.

Un altro elemento di fondamentale importanza e che può essere ricondotto alla realtà attuale è il tempo.
I prigionieri stanno in quel livello per un mese: ciò significa che un mese puoi essere in alto, ma il mese successivo puoi trovarti al livello più basso (proprio com’è successo a Goreng).
Questo elemento temporale può essere associato sia a una ruota che gira, al fatidico karma dove un giorno sei su, ma l’altro sei giù; sia alla condizione di abbandono in cui l’individuo si trova a vivere. Infatti, finché si sta a un livello medio – alto, l’unica cosa importante è mangiare, nutrirsi e fregarsene di chi sta sotto. Ma quando, appunto, la ruota gira e ci si trova a stare a livelli infimi dove il cibo non arriva, allora si vorrebbe che coloro che stanno sopra pensassero un po’ di più a quelli che stanno sotto.
Si può addirittura sfociare nel conformismo: se io sto sopra mangio, se sto sotto mi lamento, ma in entrambi i casi non faccio assolutamente nulla per risolvere la situazione. L’unica soluzione per distanziarsi dalla “norma” è un processo di cambiamento, al quale però tutti devono collaborare.

Imoguiri

La seconda persona con cui Goreng trascorre altro tempo è Imoguiri che si dimostra subito essere una fonte di luce in fondo al tunnel. Imoguiri è una donna, accompagnata dal suo cagnetto Ramses II, e ciò che fa con il cibo incuriosisce immediatamente Goreng.
Il messaggio che la donna cerca di far passare a quelli della cella sottostante è che c’è cibo per tutti, se ognuno fa la sua parte e mangia la sua porzione senza abbuffarsi, tutti riusciranno a sopravvivere.
Eppure, non è facile apportare un cambiamento così radicale in individui che fondamentalmente sono stati completamente deumanizzati e sono associabili, ormai, a bestie.
L’unica ossessione dei prigionieri, infatti, è quella di mangiare finché si può perché il mese prossimo chissà a che livello sarai. Imoguiri, però, insiste e anche Goreng si schiera dalla sua parte: la donna gli spiega che vi sono 200 livelli e che lei faceva parte dell’amministrazione, ma che non era a conoscenza di ciò che succedeva all’interno dell’edificio. Per questo, adesso, era necessario razionare il cibo di modo che si potesse dare uno schiaffo morale al livello 0. Forse, un iniziale cambiamento comincia a prendere forma, ma il processo si arresta il mese successivo quando Goreng si sveglia al livello 202 e trova la sua compagna di cella impiccata.
Di nuovo Goreng si nutrirà di un essere umano, ma più avanti continuerà a portare il messaggio di Imoguiri e a razionare le dosi.

Baharat e Goreng

Finché si arriva al punto cruciale del film in cui Goreng diventa “il Messia”, colui che ha capito come destreggiarsi nella società, che ha visto con i suoi occhi quanto sia necessario un segnale che vada dritto all’amministrazione e agli altri prigionieri e deve essere lui a immolarsi per la salvezza. Ciò avviene al livello 6, un livello altissimo, dove Goreng incontra Baharat, un uomo animato dal desiderio di salire (grazie alla fune che ha con sé) fino al livello 0: perché è questo il messaggio da portare.
Goreng, però, lo convince a seguire il proprio piano: scendere, toccare il fondo, per poi risalire. Lo scopo di quella discesa verso l’inferno è quello di portare il cibo fino all’ultimo livello, ipotizzando che ve ne siano circa 250.
Il messaggio sarà rappresentato maggiormente dalla panna cotta, l’unico piatto che verrà difeso dai due uomini fino all’ultimo livello poiché, come Imoguiri aveva detto a Goreng, lo scopo della fossa è quello di sensibilizzare alla condivisione e, quindi, che tutti possano avere il cibo necessario per sopravvivere.
Se tutti comporteranno adeguatamente, ciò sarà possibile.
Purtroppo, le ipotesi di Goreng si dimostrano errate perché la piattaforma continua la discesa oltre il 250esimo livello, raggiungendo il 333.
Lì, vi è una bambina, quella cercata da Miharu. Nonostante ormai la speranza di trovare qualcuno vivo fosse vana, poiché durante la discesa Goreng e Baharat assistono a scene terrificanti e crude, tra cui l’uccisione della stessa Miharu, la bambina è lì di fronte ai loro occhi. E’ lei il messaggio, è lei la speranza ed è a lei che spetta la panna cotta tanto difesa lungo il tragitto.
Il giorno seguente, però, Goreng troverà Baharat morto e, una volta tornata la piattaforma al loro livello, sarà la bambina a salire verso l’alto perché, come gli comunica anche la visione del suo compagno Trimagasi, un messaggio non ha bisogno di un portatore.

Si conclude così, con un’idea di speranza questo profondo quanto inquietante film. La bambina rappresenta l’innocenza, la purezza insita nell’infanzia, che non è ancora stata macchiata dal “peccato” della crescita, dal marcio che la società inietta negli adulti.
Goreng capisce di essere diventato, per colpa della fossa, un peccatore, un uomo ridotto a brandelli, senza un’identità e anche per questi motivi la bambina deve salire da sola. Questo fortissimo gesto di Goreng che lo porterà inevitabilmente alla morte sottolinea anche la purezza del suo spirito, testimoniata ulteriormente dall’oggetto che aveva scelto di portare con sé: il Don Chisciotte, un cavaliere errante che si sente tale, anche se si allontana molto dalla figura di cavaliere tradizionale. La realtà lo delude, lo rammarica, proprio come succede a Goreng una volta resosi conto di ciò che lo circonda. Il mondo non capisce Don Chisciotte, non lo accetta e lo etichetta come pazzo, Goreng viene sbeffeggiato come “Messia”, ma in realtà è l’unico che comprende la gravità della situazione e tenta di apportare delle modifiche.
Infine, Goreng sceglie di portare un libro con sé, mentre la maggior parte degli altri prigionieri si portano armi, come se la violenza fosse la strada prediletta per raggiungere gli obiettivi. Anche qui, si nota la purezza d’animo di Goreng che però è consapevole di aver fatto cose inenarrabili e violente, anche lui come loro, per questo l’unico messaggio che deve arrivare è quello della speranza rappresentata dalla bambina.

Un film che rappresenta la possibilità di un cambiamento, di un miglioramento della società in cui viviamo. Certo, alcune scene sono raccapriccianti, violente e impongono uno stomaco forte, ma sono necessarie per scuotere gli animi di fronte alla necessità di un’azione comune, di una maggior solidarietà gli uni verso gli altri.
Una pellicola che va vista e apprezzata per l’avviso spietato che lancia, per quell’urlo spesso inudito che, adesso più che mai, è impossibile non ascoltare.

Sitografia immagini
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Il Buco è una genialata


https://www.culturaocio.com/cine/noticia-director-hoyo-the-platform-explica-final-pelicula-20200330211913.html

Alessandra Sansò

Laureata Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Alessitimia in adolescenza: un contributo alla validità convergente degli strumenti di valutazione”.
I suoi interessi principali riguardano l’adolescenza e le sue caratteristiche, ma si concentra anche su concetti della Psicologia Sociale, quali deumanizzazione e stigmatizzazione quantomai presenti nella società moderna.

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