Pop corn

Il buco (2019), recensione senza spoiler

on
April 1, 2020

Se non amate i film crudi e spietati, questa non è la pellicola che fa per voi.
Ritengo che sia meglio avvisare, in quanto dal titolo e dalla semplice descrizione di Netflix forse ci si aspetta semplicemente un thriller, ma è questo film è molto, molto di più.

Difficile introdurlo in una categoria poiché gli elementi che lo caratterizzano sono molteplici e riconducibili a diversi generi.
La storia narra di Goreng, un uomo di mezza età, che entra di sua spontanea volontà in quella che è a tutti gli effetti una prigione verticale suddivisa in più livelli. Ogni prigioniero ha diritto a portare un solo oggetto con sé, lui porta il libro di Don Chisciotte. Sul pavimento, al centro della cella e sul soffitto, sempre al centro, vi è una fossa attraverso cui scende una piattaforma colma di cibo per i prigionieri.
Il primo compagno di cella di Goreng è Trimagasi che gli spiegherà le regole base per sopravvivere all’interno dell’edificio.
Goreng scoprirà, però, che non basterà seguire quelle poche regole per sopravvivere e che più si va verso il basso, più inizia una lenta discesa verso l’inferno.

Il film è ambientato nelle celle, la vita all’interno è difficile e tremenda, ma certe immagini sono necessarie per far passare messaggi profondi. Il film vuole scuotere gli animi e ci riesce perfettamente.
Se volete un film che vi tenga col fiato sospeso e che vi faccia riflettere, questo è il film per voi. Una pellicola che non va presa alla leggera.

Alessandra Sansò

Laureata Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Alessitimia in adolescenza: un contributo alla validità convergente degli strumenti di valutazione”.
I suoi interessi principali riguardano l’adolescenza e le sue caratteristiche, ma si concentra anche su concetti della Psicologia Sociale, quali deumanizzazione e stigmatizzazione quantomai presenti nella società moderna.

TAGS
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT