Arte

Il “Divino” Raffaello

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April 7, 2020

“Quanto largo e benigno si dimostri talora il cielo nell’accumulare in una persona sola l’infinite ricchezze de’ suoi tesori e tutte quelle grazie e più rari doni, che in un lungo spazio di tempo suol compartire fra molti individui, chiaramente poté vedersi nel non meno eccellente che grazioso Raffael Sanzio da Urbino, il quale fu dalla natura dotato di tutta quella modestia e bontà che suol e alcuna volta vedersi in coloro, che più degli altri hanno, a una certa umanità di natura gentile, aggunto un ornamento bellissimo di una graziata affabilità, che sempre suol mostrarsi dolce e piacevole con ogni sorte di persone e in qualunque maniera di cose”

Così scriveva Vasari nelle sue “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori” parlando di Raffaello Sanzio. L’artista, nato ad Urbino nel 1483, è il protagonista indiscusso del 2020, anno in cui si celebrano i 500 anni dalla sua morte, avvenuta a Roma il 6 aprile 1520.

Raffaello riceve una prima formazione nella bottega del padre, Giovanni Santi, pittore molto stimato alla corte del Duca Federico da Montefeltro, e che muore quando Raffaello è appena undicenne, affidandolo però ad un suo stretto collaboratore Evangelista di Piandimeleto. Dopo questa prima formazione, il giovane artista si sposterà a Perugia dove verrà a contatto con il Perugino con il quale si confronta con il dipinto “Sposalizio della Vergine” (oggi quello di Perugino è conservato al Musée des Beaux-Arts di Caen, mentre quello di Raffaello è alla Pinacoteca di Brera di Milano) e riuscendo a superare il suo maestro. Inizia così quella che sarà la carriera di un grande artista, la cui fama attraverserà il mondo e i secoli per giungere fino a noi. Nel 1504 si trasferisce a Firenze, che in quel momento è il centro della vita artistica e culturale del Rinascimento, per rimanervi fino al 1508. È in questi anni che viene a contatto con Leonardo e Michelangelo, i maggiori artisti dell’epoca, che influenzeranno profondamente la sua arte. Pur dovendosi confrontare con due grandi maestri, più anziani di lui, che stavano creando capolavori, il giovane urbinate era deciso ad imparare tutto quello che poteva.
Infine, si sposterà a Roma, dove rimarrà dal 1508 al 1520 e lasciando alla città 12 anni di grandi capolavori, tra cui Le Stanze Vaticane e gli affreschi di Villa Farnesina.

Cosa rende l’arte di Raffaello così amata e celebrata in tutto il mondo?
Il Sanzio è stato, senza dubbio, quello che oggi definiremmo un enfant prodige del panorama artistico del suo tempo: un giovane dotato di un grande talento che però fu anche in grado di fare sue le lezioni dei grandi maestri che incontrò nel corso della sua vita: da Perugino, passando per Michelangelo e Leonardo, dai quali riprende il plasticismo dei corpi e i paesaggi e la struttura piramidale delle composizioni, ai maestri veneti di cui scopre il colorismo. Raffaello ebbe una personalità poliedrica, affrontando diversi campi: fu anche un grande disegnatore [1] e architetto, partecipando alla seconda fase del progetto della costruzione della Basilica di San Pietro.
L’Urbinate godette di grande fama anche presso i suoi contemporanei grazie alla bellezza delle sue figure; la sua è una pittura composta ed equilibrata che unisce facilità di lettura e naturalezza, mentre le sue Madonne rappresentano l’ideale della bellezza femminile terrena e l’incarnazione della suprema spiritualità. Nei suoi dipinti ogni elemento, anche il più piccolo, è una parte essenziale di un tutto armonioso ed equilibrato. Infine, l’Urbinate fu anche un abile imprenditore di se stesso, si circondò di giovani artisti, dando vita ad una bottega molto importante, che annoverava artisti del calibro di Giulio Romano (considerato il suo erede artistico e che prenderà il suo posto
per completare la realizzazione della Sala di Costantino, l’ultima delle Stanze Vaticane alle quali il Sanzio aveva iniziato a lavorare nel 1519), sulla quale poteva fare affidamento per le numerose committenze che riceveva, e sia captando per primo l’importanza delle incisioni dei suoi lavori usate come mezzo di propagazione delle sue opere.

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Articolo di Lucia Zavatti

Laureata in Lettere e Beni culturali presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” con una tesi su “Il Maestro delle Tavole Barberini nella Critica Novecentesca” in cui ha analizzato le varie ipotesi proposte da alcuni dei più importanti critici d’arte per l’identificazione dell’autore delle Tavole Barberini, che oggi si trovano una a New York e l’altra a Boston. Attualmente è iscritta alla magistrale in Storia dell’Arte. Da qualche anno collabora all’Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti” di Fermo.

 

 

NOTE:
[1] Per Raffaello, come per altri maestri del suo tempo, il disegno fu un modo per mettere a punto
l’immagine da rappresentare ma anche un veicolo di controllo della bottega.

BIBLIOGRAFIA:
E.H. Gombrich, La storia dell’arte, Cina, Phaidon, 2017, pp. 239-245;
M. Prisco, Raffaello, in “Gli illustrati del Corriere della Sera”, Rizzoli-Skira, 2011;
Bell’Italia, Bell’Europa. Raffaello, Mondadori, febbraio 2020, nr. 145, allegato al nr. 406 di
Bell’Italia e al nr. 322 di Bell’Europa.

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