Psicologia

Disturbi di Personalità del Cluster B: “Drammatici” ed “Emotivi”

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April 17, 2020

Come abbiamo visto nell’articolo precedente, i Disturbi di Personalità si suddividono in tre gruppi e in questo scritto ci soffermeremo sul secondo, ossia il Cluster B, in cui rientrano quei disturbi che si indicano come “Drammatici, Emotivi o Esplosivi”.
In questo gruppo troviamo:

  1. Disturbo di Personalità Borderline

  2. Disturbo di Personalità Narcisistico

  3. Disturbo di Personalità Istrionico

  4. Disturbo di Personalità Antisociale

Disturbo di Personalità Borderline

La rabbia rappresenta la caratteristica principale di questo disturbo, il quale influenza sia l’ambito sociale sia quello lavorativo della vita dell’individuo. Infatti, le relazioni interpersonali sono instabili per coloro che sono affetti dal Disturbo Borderline.
In un primo momento, il Disturbo di Personalità Borderline è stato associato alla Schizofrenia, questo perché ha alcuni elementi che si possono ritrovare anche in essa, come il pensiero quasi – psicotico, le automutilazioni o i tentativi di suicidio.
Più dettagliatamente, le aree coinvolte da questo disturbo sono quelle affettiva, interpersonale e cognitiva. Ciò significa che il paziente borderline tende a reagire in modo impulsivo di fronte a eventi specifici e nell’arco della giornata può attraversare diverse crisi emotive, tentando sempre di mostrare quanto l’evento che le ha scatenate lo abbia sconvolto.
Le caratteristiche interpersonali si riverberano sulle relazioni, solitamente brevi, del paziente borderline.
Le figure di attaccamento sono idealizzate o svalutate, poiché il disturbo prevede un’oscillazione tra questi due poli, è facile che un minimo rifiuto o disaccordo porti a pensieri intrusivi riguardo l’abbandono, la rottura, la fine della relazione e ciò porta l’individuo a cercare rassicurazioni nel partner con comportamenti che, inevitabilmente, infastidiscono il partner che tende ad allontanarsi.
L’area cognitiva è colpita, talvolta, durante situazioni stressanti dove i pazienti borderline possono arrivare a manifestare sintomi dissociativi che possono causare comportamenti violenti contro se stessi.

Il primo a indicare questo tipo di organizzazione psichica fu Kernberg che per descrivere questi pazienti indica sintomi molto particolari:

  • Incapacità di controllo dell’angoscia, incapacità di controllare gli impulsi: rappresentano la debolezza dell’Io
  • Utilizzo di un pensiero primario, quindi una regressione verso il pensiero psicotico
  • Meccanismi di difesa specifici come la scissione che si manifesta attraverso comportamenti contraddittori

La profonda scissione che caratterizza il Disturbo Borderline emerge anche nel modo in cui l’individuo suddivide e categorizza il mondo e le persone che lo circondano, infatti per lui gli esseri umani sono tutti buoni o tutti cattivi.

Il DSM – 5 fornisce dei criteri che permettono di identificare la gravità del disturbo definito da: funzionamento del sé compromesso, immagine di sé frammentata e instabile, sentimenti di vuoto e incapacità di fare progetti futuri. Inoltre, come abbiamo detto prima, le relazioni interpersonali sono fortemente instabili e vi è una profonda paura dell’abbandono.
Altri criteri sono:

  • affettività negativa, sintomi di ansia e depressione
  • tendenza ad agire impulsivamente e attraverso comportamenti pericolosi
  • tendenza pervasiva all’ostilità

Questi tratti devono essere stabili e presenti per un certo periodo e non dovuti a uso di sostanze o ad altre malattie. Vi sono anche repentini cambi di umore caratterizzati da disforia, ansia e rabbia improvvisa che durano qualche ora e difficilmente più di pochi giorni.

È un disturbo che si manifesta in tarda adolescenza oppure nella prima età adulta e risulta essere uno dei più difficili da curare. Solitamente si fa risalire la causa di questo disturbo a fattori eziologici durante l’infanzia, primo tra tutti la trascuratezza genitoriale che influisce pesantemente sul bambino e, inevitabilmente, sull’adulto.
La perdita di un genitore o la separazione da esso, infatti, hanno un forte impatto sullo sviluppo mentale del bambino. Anche l’abuso sessuale risulta essere un fattore eziologico presente.
Esperienze infantili negative e un ambiente familiare non adatto ad accogliere il bambino possono influire sul suo sviluppo, emotivo e non, e sulle sue capacità di adattamento e attaccamento. Se, infatti, il bambino sviluppa uno stile di attaccamento non sicuro può riportare un’incapacità di mentalizzazione, quindi una difficoltà nella riflessione su se stesso e sulle sue emozioni, con una profonda difficoltà a riconoscere e a comprendere gli stati emotivi che attraversano se stesso e gli altri.

Benchè sia un disturbo molto difficile da affrontare e gestire, vi sono sia forme di psicoterapia che si sono dimostrate utili e adatte alla cura del Disturbo Borderline, sia farmaci che possono migliorare le condizioni di vita del paziente borderline.
Tra le forme di psicoterapia efficaci troviamo, ad esempio, la Mentalization – Based Treatment che consiste nell’utilizzo di psicoterapia individuale e di gruppo e ha l’obiettivo di stabilizzare il senso di sé. La relazione terapeuta – paziente permette di creare uno spazio sicuro in cui costruire e strutturare il Sé del paziente e di entrare nel mondo del paziente, così facendo l’apertura del paziente al terapeuta permette a quest’ultimo di addentrarsi negli stati affettivi presenti e passati per lavorare su quelli futuri.
Un altro tipo di psicoterapia è chiamata Transference – focused Psychotherapy che si serve di un setting strutturato con delle regole precise da seguire e si basa sul tentativo di chiarire le relazioni di attaccamento interiorizzate dal paziente e che vengono rivissute all’interno della relazione terapeutica. Queste chiarificazioni e la conseguente interpretazione di queste relazioni permette di affrontare e approfondire ciò che sta dietro ai comportamenti impulsivi del paziente borderline.

Per quanto riguarda i farmaci maggiormente utilizzati per il trattamento del Disturbo Borderline vi sono stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e le benzodiazepine, che però danno dipendenza quindi comportano un rischio da tenere in considerazione.

Disturbo Narcisistico di Personalità

Ne abbiamo parlato approfonditamente nell’articolo su Cersei Lannister e ripeteremo brevemente in questo articolo le caratteristiche del Disturbo Narcisistico di Personalità. Anche questo disturbo, come quello precedente, si ripercuote sulla vita sociale di chi ne è affetto.
L’individuo narcisista è avido e invidioso degli altri, richiede la massima attenzione dell’altro su di lui, come se fosse il protagonista principale di uno spettacolo teatrale. Dall’altro lato però, vi è un altro tipo di narcisista, quello fragile che presenta un frammentato.
Non è così semplice, però, riconoscere il paziente narcisista: difatti alcuni tratti che lo caratterizzano sono molto frequenti nella nostra società, ad esempio se si parla di sfruttamento interpersonale possiamo trovare diversi contesti, spesso lavorativi, ma anche sociali nella sfera dell’amicizia.
Per il paziente narcisista, l’altro è un oggetto che si usa solo finché viene comodo, poi si può gettare via come un fazzoletto usato.

I criteri per individuare questo disturbo prendono in considerazione un quadro pervasivo di grandiosità e assenza di empatia. Il paziente narcisista ha bisogno di sentirsi ammirato e apprezzato, per questo motivo una critica proveniente dagli altri può intaccare la sua fragilità e la sua sensibilità, lì può vacillare la sua autostima e ciò può farli sentire umiliati, anche se la critica è costruttiva.
Poiché abbiamo detto che vi sono due tipi di narcisismo, o meglio che il narcisismo è un continuum dove da una parte troviamo il narcisista arrogante e dall’altro il narcisista fragile, vi possono essere due tipi di risposta alla critica ricevuta: il contrattacco, caratterizzato da rabbia e disprezzo, e l’accettazione, ossia il tentativo di proteggere il senso di autostima e grandiosità.
Quindi i criteri clinici del DSM – 5 per la diagnosi di un Disturbo Narcisistico di Personalità partono proprio da un modello pervasivo di grandiosità con la presenza di almeno cinque sintomi tra questi:

  • infondata importanza e sensazione di importanza e di grande talento
  • pensieri volti ai propri successi, alla propria influenza, al potere che si esercita o fantasie inerenti alla bellezza e alla perfezione
  • la certezza di essere unici e perfetti
  • bisogno di essere ammirati e apprezzati
  • bisogno di essere privilegiati
  • sfruttare gli altri per i propri scopi
  • assenza di empatia
  • arroganza
  • invidia degli altri

Le relazioni intime del paziente narcisista sono molto labili e poco durature, questo perché la necessità di essere idealizzati e quasi venerati, arriva poi alla noia poiché il partner non soddisfa mai il desiderio di un rapporto perfetto. Se poi il partner si trova in disaccordo oppure fa una critica, fa soffrire il narcisista così tanto che questa critica diventa il motivo fondante della fine della relazione.

Gli approcci terapeutici per aiutare questi pazienti prevedono diverse strade, ma una di queste è quella dell’empatia. Il terapeuta ha, in questo caso, il compito di andare incontro ai bisogni del paziente e non di supportare solamente il paziente, bisogna interpretare il bisogno del paziente di essere compreso.
Tuttavia, Kernberg sollecita maggiormente un approccio in cui si interviene sull’invidia e sul modo in cui essa influisce sulla vita del paziente, negandogli di riconoscere l’aiuto che riceve. Per questo la metodologia di Kernberg prevede che si sviluppino il senso di colpa e la preoccupazione verso gli altri.

Disturbo Istrionico di Personalità

Un disturbo particolare e poco approfondito è il Disturbo Istrionico, il quale nel corso della storia è stato definito in svariati modi: nevrosi, isteria, nevrosi isterica, e con una certa difficoltà i suoi sintomi sono stati collocati sotto un’unica definizione.

Il Disturbo Istrionico è caratterizzato da elementi che si possono ritrovare anche nel Disturbo Narcisistico, ma sono utilizzati in modo differente, ad esempio si pensi all’aspetto fisico. Il paziente istrionico lo usa per avere attenzione. Anche in questo caso vi è una necessità di stare al centro dell’attenzione e se questo bisogno non viene soddisfatto, l’individuo istrionico prova una profonda tristezza. Un’altra caratteristica di questo disturbo è la drammaticità, il loro modo di parlare è esuberante, i loro comportamenti sono spesso provocanti e seduttivi. Si lasciano influenzare spesso da opinioni altrui e operano in modo da ottenere soddisfazione immediata.

I criteri diagnostici del DSM – V per questo disturbo evidenziano un’emotività esagerata e una richiesta di attenzione continua che emerge nella tarda adolescenza o nella prima età adulta. Gli elementi che contraddistinguono il disturbo sono i seguenti:

  1. essere a disagio in situazioni in cui non sono al centro dell’attenzione

  2. interazioni con gli altri caratterizzate da un atteggiamento seducente

  3. le emozioni vengono espresse rapidamente e vi è una profonda instabilità emotiva

  4. l’aspetto fisico è il mezzo primario per attirare l’attenzione su di sé

  5. eloquio caratterizzato da teatralità e drammaticità

  6. la manifestazione delle emozioni è teatrale e molto espressiva

  7. si lascia influenzare facilmente dagli altri

  8. le relazioni sono riconosciute come molto intime, più di quanto siano in realtà

Un ruolo molto importante è giocato dalla sessualità che è prorompente e diretta, infatti anche all’interno della relazione terapeutica emerge un transfert erotico. I desideri sessuali che nascono all’interno del transfert prevedono delle aspettative realistiche per il paziente istrionico che se non vengono soddisfatte provocano rabbia e depressione. La seduzione esercitata da questi pazienti è inadeguata e distanziante, soprattutto perché spesso vi è in risposta, un calo del desiderio del partner. Questo causa anche una profonda paura dell’abbandono e una radicata ansia da separazione nel momento in cui l’oggetto d’amore si allontana.

Tra i meccanismi di difesa emergono la rimozione e il diniego che fungono da blocco delle emozioni; vi è il tentativo di non elaborare le emozioni che il soggetto prova, attraverso questi meccanismi volti al rifiuto di sapere la risposta emotiva dell’altro.
In questo disturbo, probabilmente, vi è stata una difficoltà durante lo sviluppo psicosessuale dovuta, per esempio, alla morte prematura della mamma che ha un ruolo fondamentale ovviamente soprattutto a livello sessuale in tutti noi.
La mamma, infatti, non rappresenta solamente la nutrizione, ma è anche il primo corpo con cui cominciamo ad avere dimestichezza, per questo motivo se la perdita della mamma avviene in un momento in cui la fase orale (come direbbe Freud) è in atto, l’identità sessuale può emergere con difficoltà.
Dato che è un disturbo che si riscontra più nel genere femminile, se la bambina ha subito la perdita materna come abbiamo detto, ricercherà il soddisfacimento dei bisogni nel padre: questa dipendenza la si può riscontrare anche nella donna adulta. Nel Disturbo Istrionico ciò può sfociare in comportamenti sessuali promiscui o pericolosi che alla fine si rivelano insoddisfacenti.

Il trattamento consigliato è, sicuramente, quello della psicoterapia dinamica, ma non vi sono molte informazioni su altri tipi di trattamento.

Disturbo Antisociale di Personalità

L’ultimo disturbo di personalità del Cluster B è il Disturbo Antisociale di Personalità che è di difficile identificazione, nonostante l’evoluzione dei criteri diagnostici.
Gli elementi che lo caratterizzano sono i seguenti: narcisismo, onnipotenza e personalità machiavellica.
Anche in questo caso, come in quello del Disturbo Narcisistico, vi è un continuum che delinea diversi gradi di comportamento antisociale.

Possiamo affermare che le caratteristiche tipiche di questo disturbo siano legate a un’incapacità di conformarsi alle norme. Il paziente antisociale, inoltre, presenta un disinteresse per gli altri e per il loro dolore, quindi il disturbo presenta anche disonestà, irresponsabilità, manipolazione e ricerca del rischio. Sembra che l’antisociale non provi empatia.
Vediamo i criteri dettati dal DSM 5 per quanto riguarda questo disturbo che si manifesta fin dall’età di 15 anni; perché la diagnosi sia giustificata i tratti devono essere stabili e devono esservi tre o più dei seguenti elementi:

  • incapacità di seguire le regole sociali per riò che riguarda il comportamento legale
  • disonestà caratterizzata da bugie, falsi nomi, truffa per scopi privati o per piacere personale
  • impulsività
  • aggressività e irritabilità con conseguenti risse o scontri
  • ricerca del pericolo senza curarsi della propria e altrui sicurezza
  • irresponsabilità che si ripercuote sulla carriera o sulle relazioni
  • mancanza di rimorso, indifferenza di fronte al dolore altrui

Una delle caratteristiche di questo disturbo è il comportamento violento: spesso atti violenti portano l’individuo a incontrare un clinico, spesso attraverso vie giuridiche. Un’ipotesi sostenuta da diversi autori è che vi sia, in questi individui, un deficit nella regolazione delle emozioni poiché si concentrerebbero sulla realtà esterna senza dare un peso al proprio mondo interno.
Spesso provenire da aree urbane caratterizzate da povertà può influire sul manifestarsi di questo disturbo e dato che è un disturbo che si manifesta nel pieno dell’adolescenza, talvolta porta il ragazzo o la ragazza a interrompere gli studi e, però, a non essere in grado né di mantenersi un lavoro né di tenere da parte il denaro guadagnato. Spesso questo disturbo è correlato anche all’uso di sostanze, specialmente alcol.

Anche in questo caso fattori come trascuratezza genitoriale e abuso fisico possono influire sulla nascita di questo disturbo, un ambiente familiare sfavorevole influisce moltissimo sulle esperienze affettive e relazionali.
Inoltre, in questo contesto, è necessario differenziare il Disturbo Antisociale di Personalità e la Psicopatia. Il primo comprende il comportamento dell’individuo e la tendenza a mettere in pratica i suoi impulsi.
Questi individui non si conformano alle norme sociali e non provano rimorso dopo aver danneggiato gli altri, inoltre non nascondono i loro comportamenti.
Per quanto riguarda la Psicopatia, invece, ci si riferisce in modo maggiore all’affettività dell’individuo che non prova amore, né un bisogno di essere amato. Anche in questo caso troviamo la mancanza di rimorso e di senso di colpa, ma i sintomi sono molto più ampi e centrati sull’ambito relazionale e affettivo. Al contrario dell’antisociale, qui vi sono capacità di progettazione molto elaborare. Per arrivare a uno scopo, lo psicopatico riesce anche a simulare emozioni, anche se non sono empatici.

Nel Disturbo Antisociale troviamo degli elementi comuni anche con altri disturbi del Cluster B, specialmente alcuni tratti narcisistici come l’arroganza e la presunzione che infatti hanno posto il Disturbo Antisociale in un continuum con il Disturbo Narcisistico, alcuni lo pongono sul polo opposto del Disturbo Narcisistico altri lo reputano una forma meno grave del Disturbo Narcisistico.
I meccanismi di difesa che l’antisociale utilizza sono immaturi, ad esempio troviamo il diniego, l’acting out (ossia la tendenza ad agire) e la scissione.

Conclusioni

Abbiamo qui raccolto e descritto le caratteristiche dei Disturbi di Personalità che rientrano nel Cluster B e abbiamo così potuto constatare i motivi per cui questi disturbi sono chiamati “Drammatici ed emotivi”. La realtà è che queste psicopatologie frammentano e distruggono l’individuo, lo mettono in difficoltà con se stesso e gli altri, provocando un profondo e acuto dolore, una paura quasi stabile di abbandono e di perdita.
Inoltre, abbiamo ripetuto ancora quanto sia di fatale importanza l’infanzia e tutti quegli elementi che talvolta si danno per scontati come il rapporto madre – figlio e quanto sia necessaria proprio la mamma in sé per far sì che vi sia uno sviluppo psichico, sessuale, fisico adatto.

Ciò che è doveroso sottolineare, ancora una volta, è quanto l’essere umano sia fragile e a rischio, specialmente in luoghi dove l’amore, il sostegno, il rispetto sono assenti e dove, invece, sono il dolore, l’abuso psichico e fisico, la cattiveria a fare da padroni.

Bibliografia e sitografia:

  • Kernberg, O (1987) Disturbi gravi della personalità
  • Gabbard, G. (2015). Psichiatria Psicodinamica.
  • Paul M.G. Emmelkamp, Jan Henk Kamphuis, I disturbi di personalità (2009)

https://www.stateofmind.it/tag/disturbo-borderline-di-personalita/
https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/disturbi-psichiatrici/disturbi-della-personalit%C3%A0/disturbo-borderline-di-personalit%C3%A0
https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/disturbi-psichiatrici/disturbi-della-personalit%C3%A0/disturbo-narcisistico-di-personalit%C3%A0

Sitografia immagini:
https://vocal.media/psyche/a-bit-about-bpd
https://thezeroed.com/2-key-causes-of-narcissism-their-harmful-impact-on-relationships/
https://www.pinterest.it/pin/537265430544403355/
https://www.pinterest.co.uk/pin/619033911260321080/
The Psychology of Psychopathy
https://www.worldphoto.org/it/node/4379
Foto in copertina: ‘Drowning’, Mental Health project – © Nick Dolding

 

Alessandra Sansò

Laureata Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Alessitimia in adolescenza: un contributo alla validità convergente degli strumenti di valutazione”.
I suoi interessi principali riguardano l’adolescenza e le sue caratteristiche, ma si concentra anche su concetti della Psicologia Sociale, quali deumanizzazione e stigmatizzazione quantomai presenti nella società moderna.

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