Arte

Canaletto (ottobre 1697-20 aprile 1767)

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April 21, 2020

 Veduta del bacino di San Marco dalla punta della Dogana, 1740-1745, olio su tela, cm. 53×70, Milano, Pinacoteca di Brera.

“Particolarissimo pittor di vedute, al quale e nella intelligenza, e nel gusto e nella verità, pochi tra gli scorsi e nessuno tra i presenti si può trovar che si accostino” (Anton Maria Zanetti)

Giovanni Antonio Canal nasce a Venezia nel 1697. Era figlio di un pittore e scenografo teatrale dal quale apprende l’uso della prospettiva che gli permetterà, in seguito, di avere il controllo perfetto delle composizioni. Si trasferisce a Roma, segnando così una svolta molto importante per la sua carriera, dove viene in contatto con Van Wittel e altri pittori olandesi, i cosiddetti “bamboccianti” [1]. Essi erano attenti osservatori della realtà e grazie a loro Canaletto perfezionò la prospettiva e il gusto per la vita popolare, elementi tipici delle sue opere.

È un artista difficile da collocare nelle atmosfere del Tardo Rinascimento; le sue vedute di Venezia, così realistiche e ricche di particolari, furono la gioia dei ricchi mercanti inglesi che lo riempirono di commissioni e di lavori, come il console britannico a Venezia Joseph Smith (1682-1770). Amò così tanto l’Inghilterra da trasferirvisi nel 1740; qui si cimentò in soggetti del tutto nuovi per lui come i tranquilli paesaggi della brughiera inglese privi di architetture, molto diversi dalle vedute della laguna veneziana che brulicavano di vita. Nel 1757 rientrò a Venezia, dove si spense il 20 aprile 1767.

Le sue vedute, delle vere e proprie istantanee che descrivono in maniera dettagliata la vita della sua Venezia, mostrano un grande interesse per la luce e le ombre e anche per la prospettiva tagliata che permette alla luce di cadere sulle superfici, creando effetti pittorici. Canaletto fa parte di una corrente chiamata “vedutismo”, che fiorisce a Venezia nel XVIII secolo e che prevedeva l’utilizzo di un dispositivo detto “camera ottica” [2], che possiamo considerare un’antenata della nostra macchina fotografica, per catturare il soggetto da ritrarre; una volta portato il disegno su tela e fissata la prospettiva, il dipinto veniva arricchito da una moltitudine di personaggi e di piccole scene, a godimento dell’osservatore più attento.

La Festa di San Rocco

1735 ca., olio su tela, cm. 147×199, Londra, National Gallery

Questo dipinto, realizzato nel 1735 ca. e oggi conservato alla National Gallery di Londra, è considerato uno dei capolavori dell’artista. La tela celebra il ringraziamento del doge di Venezia e degli altri poteri cittadini a San Rocco che, secondo la tradizione popolare, aveva posto fine alla peste del 1576. La celebrazione, che Canaletto riprende ad altezza d’uomo, avviene il 16 agosto, giorno dedicato al Santo e durante l’evento che si svolge in campo San Rocco, agli artisti iscritti alla corporazione dei pittori veneziani chiamata “fraglia”, era concesso esporre le proprie opere. Con la grande meticolosità e la dovizia di particolari che lo contraddistinguono, Canaletto riproduce perfettamente la festa: vediamo le tele appese alla facciata della Scuola di San Rocco, adiacente all’omonima chiesa [3]; la luminosità mette in risalto i colori brillanti dell’abbigliamento da cerimonia del corteo che, lasciata la chiesa, si assembra al centro della piazza. La minuziosità di Canaletto ci consente anche di riconoscere gli addobbi appesi alla facciata della chiesa, i teli colorati che scendono dalle finestre della casa vicina sul cui tetto è visibile anche un’altana [4]. La piazza di San Rocco risulta essere più grande di quanto sia realmente, infatti è stata dilatata grazie alla tecnica delle quinte teatrali. Infine, alla grande zona in luce del dipinto è contrapposta, sulla destra, una piccola zona di ombra prodotta dalla Chiesa.

Canaletto godette di grande successo presso i suoi contemporanei, ma nel secolo del Romanticismo si è guardato con superficialità alla sua pittura. Soltanto gli studi del Novecento sono riusciti a ridargli la dignità che gli spetta e farne uno dei pittori più amati del XVIII secolo.

Articolo di Lucia Zavatti

Laureata in Lettere e Beni culturali presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” con una tesi su “Il Maestro delle Tavole Barberini nella Critica Novecentesca” in cui ha analizzato le varie ipotesi proposte da alcuni dei più importanti critici d’arte per l’identificazione dell’autore delle Tavole Barberini, che oggi si trovano una a New York e l’altra a Boston. Attualmente è iscritta alla magistrale in Storia dell’Arte.

 

 

NOTE:
[1] Nome che deriva da “bamboccio” termine usato per definire Pieter van Laer, principale
esponente di questo gruppo
[2] La camera ottica è un dispositivo composto da una scatola con un foro sul fronte che lascia
entrare la luce e un piano di proiezione dell’immagine sul retro. In questo modo per un pittore è possibile proiettare l’immagine da rappresentare su una superficie, come un foglio di carta o la tela di un quadro e ricalcare così, i bordi delle cose.
[3] Non si è comunque riusciti a identificare le opere.
[4] Queste singolari strutture, chiamate anche “belvedere”, permettono di osservare Venezia dall’alto dal momento che sono una sorta di terrazza realizzata quasi interamente in legno e sorretta da pilastri alla quale si accede tramite l’abbaino.

BIBLIOGRAFIA:
– P. Daverio, I Capolavori dell’Arte. Canaletto. Palazzo Ducale e Piazza San Marco, “Le
iniziative del Corriere della Sera”; vol. 13, Canaletto, Edizione Speciale per il “Corriere
della Sera”, Milano, MediaGroup S.p.A. Divisione Quotidiani, 2014;
– G. Berto, Canaletto, in “Gli illustrati del Corriere della Sera”, Rizzoli-Skira, 2011;

SITOGRAFIA:
– www.artspecialday.com

 

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