Blitzkrieg Storia

39 Carabinieri – i Carabinieri Genovesi della Prima spedizione in Sicilia

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May 6, 2020

Presentazione

Immagine 1:  Carabiniere Genovese. Tali Carabinieri non sono da confondere col Corpo dei Carabinieri Reali. 

Ognuno di noi entra in contatto con la storia e i suoi artefici a proprio modo, per esempio tramite un libro, un documentario, un film, oppure grazie ad una chiacchierata nel bar di fiducia con un amico altrettanto appassionato di storia. Fu proprio in quest’ultima maniera che entrai in contatto con i Carabinieri Genovesi: me ne parlò un amico di nome Massimiliano, col quale praticavo rievocazione storica fino a qualche anno fa. La passione che mi trasmise nei confronti di questo reparto fu tale da invogliarmi a volerlo conoscere meglio e condurre maggiori ricerche, grazie alle quali ho potuto dare forma a questo articolo.

Detto ciò, parlare dei Carabinieri Genovesi non è impossibile. Le informazioni a nostra disposizione non sono molte, ma sufficienti per dar forma ad un quadro generale delle imprese di questi eroi, che meritano di essere ricordati e ammirati per il loro contributo all’Unità d’Italia. Tuttavia la difficoltà consiste nel trovare il giusto modo per valorizzare il ruolo di questi grandi uomini, che con le loro carabine e la loro determinazione hanno saputo contribuire alla stesura di un’importante pagina della storia italiana. Per tanto, con tutta l’umiltà di cui dispongo, mi impegnerò a parlarvi dei Carabinieri Genovesi in modo da presentarveli e trasmettervi, possibilmente, il desiderio di voler conoscere più a fondo la loro storia.

Introduzione

Giuseppe Cesare Abba

Per conoscere la storia, i particolari e le curiosità sui Carabinieri Genovesi non ho potuto fare a meno di leggere le memorie di Giuseppe Cesare Abba, ligure che nel 1859 si arruolò volontario nell’Aosta Cavalleria per poi passare tra i ranghi dei garibaldini intenzionati a partire per la Sicilia. Le sue memorie raccontano, giorno per giorno, ogni passo compiuto insieme ai suoi compagni d’armi da Genova Quarto fino al Volturno; quello dei Carabinieri Genovesi, insieme alle Guide, è uno dei reparti che non manca di continue citazioni e di apprezzamenti da parte di Abba.

La prima volta in cui parla dei tiratori è nelle annotazioni del 7 maggio, durante la sosta dei mille a Talamone, dove afferma “sino ad oggi non abbiamo armi. Soltanto alcuni se ne vanno attorno, con certe carabine che si tengono care come spose. Le hanno sempre in spalla. Sono genovesi, tutti tiratori da lunga mano, preparati a quei tempi con fede ed amore[1]. Tutti i genovesi che hanno carabina, forse 40, formano un corpo di Carabinieri. Il loro capitano Antonio Mosto […] è una bella testa di filosofo antico […]. E’ conosciuto per essere coraggiosissimo[2]”.

Come si può notare le informazioni a nostra disposizione sono già di grande importanza, ma un po’ magre per rendere chiara l’idea di chi fossero i Carabinieri Genovesi. Occorre quindi procedere a piccoli passi e spostare un attimo il nostro sguardo sullo origini di questi amati e temuti tiratori.

“E’ normale pensare, dopo tanti anni di esaltazione del Risorgimento, che sui Carabinieri genovesi sia stato scritto tutto, ma non è così.”

Cit. Paolo Giacomone Piana

Il Tiro a Segno Nazionale

La storia dei Carabinieri Genovesi è strettamente legata a quella del Tiro a Segno Nazionale[1], costituito a Genova il 30 Marzo 1851, il cui “Comitato Promotore”[2]  era composto in larga misura da mazziniani come Antonio Mosto, Bartolomeo Savi[3], Nicolò Ardoino[4], Antonio Burlando[5] e molti altri. L’obiettivo dell’associazione era quello di istruire giovani e lavoratori all’uso di un’arma molto particolare, lo Stutzer Model 1851.

Immagine 3: Stutzer Model 1851.

L’addestramento mirava ad “abituare i cittadini al maneggio delle armi e di renderli abili a difendere la patria”[6]. L’intento preciso era quindi quello di preparare i soldati che avrebbero combattuto in nome della causa nazionale.

In seguito a varie problematiche l’iniziativa prese forma ufficialmente nel 1852, ossia quando:

1) raggiunse una cifra di 300 sottoiscritti;

2)si trovò il posto dove praticare le prove di tiro e si raccolsero i fondi necessari, merito quest’ultimo di F. Bartolomeo Savi, segretario dell’associazione, che riuscì nell’impresa nel giro di un anno.

Sotto la direzione del Savi vi era inoltre un altro importante canale di aiuto per il Tiro Nazionale, ossia il giornale mazziniano “Italia e Popolo”, che il 24 marzo 1852 rese pubblica l’inaugurazione dell’associazione, prevista per il 28 dello stesso mese. Questo evento segnò così la nascita effettiva di una realtà votata al patriottismo e all’Unità Nazionale, ma non solo, perché è proprio al 28 marzo 1852 che possiamo ricondurre la formazione dei Carabinieri Genovesi.

Il luogo prescelto per le esercitazioni era lo stabilimento del Lazzareto della Foce. I soci muniti di carabina potevano pagare 2 centesimi per ogni colpo sparato, altrimenti i costi di affitto dell’arma e dei colpi era di 10 centesimi. Per perseguire l’intento del Tiro Nazionale, formare i giovani e gli operai all’uso della carabina in vista dei futuri combattimenti, i membri delle associazioni operaie potevano partecipare alle prove di tiro della domenica e vincere i premi posti in palio durante le gare, senza pagare alcun tipo di quota per tutto il corso del loro primo anno di iscrizione.[7]

Parlando dell’attività sportiva, questa non veniva certo ignorata o messa in secondo piano rispetto agli obiettivi militari dell’associazione. Una volta al mese i soci potevano partecipare alla premiazione di coloro che avevano ottenuto i punteggi migliori durante le prove di tiro, ai quali venivano consegnati premi come quadri di Garibaldi e Mazzini, pistole, fucili e altro ancora. Era frequente anche la partecipazione alle competizioni esterne, come quelle organizzate dal “Tiro Ticinese”.

Immagine 4: Esempio di un revolver a spillo messo in palio durante le gare di tiro. Uno di questi modelli è conservato nel Museo del Risorgimento di Genova.

Ovviamente la frequenza con cui si radunavano individui fedeli alle idee mazziniane e repubblicane suscitava il sospetto delle autorità regie, le quali temevano di doversi scontrare, prima o poi, con dei corpi rivoluzionari armati, ma questo non impedì comunque ai Carabinieri Genovesi di continuare le esercitazioni sportive-militari a sfondo patriottico fino al 1857.

Antonio Mosto

Illustrazione 5: Antonio Mosto. Illustrazione realizzata da Tommaso Debernardis.

Tra gli “atleti” migliori del Tiro Nazionale spiccano i nomi di A. Burlando, F. B Savi, dei fratelli Stallo e di Antonio Mosto.

Nato nel 1824 ad Albaro da una famiglia di commercianti, il suo nome meritava di comparire già tra quelli che furono i fondatori del Tiro Nazionale Genovese, ma si è preferito tenerlo momentaneamente nell’ombra, dal momento che Antonio Mosto è quel tipo di personaggio, della spedizione dei mille e non solo, che merita un capitolo a parte sulla sua sola figura.

Come diceva G. C. Abba, “Antonio Mosto […] è conosciuto per essere coraggiosissimo”. La sua partecipazione alla fondazione e formazione dei Carabinieri Genovesi fu fondamentale fin dal 1851, quando mise a disposizione la sua casa in piazza della Zecca per l’incontro (5 dicembre) nel quale venne approvato il regolamento dell’associazione e nominati i suoi rappresentanti. Rinnovò un simile contributo il 28 marzo 1852, quando mise a disposizione la sua casa di palazzo Rostan per celebrare l’inaugurazione del Tiro.

Fu invece grazie alle sue conoscenze in ambito militare, derivate dalla passione giovanile per lo studio della strategia e la pratica del tiro a segno, che divenne il responsabile militare dell’organizzazione. Mentre il Savi curava l’aspetto finanziario e quello politico, dirigendo il giornale “Italia e popolo”, Mosto e Luigi Stallo si prendevano carico degli aspetti bellici.

Come detto sopra ai membri delle associazioni operaie, quindi gli operai stessi, veniva concesso di non pagare alcun tipo di quota per tutto il loro primo anno di attività e il merito di questo spettava a Mosto in persona. Nel 1851 la tessera di iscrizione era di 10 lire annuali, da dividersi in due rate, ma nonostante questo la cifra rimaneva facilmente accessibile solo per coloro che provenivano dal ceto borghese e, mirando a coinvolgere soprattutto gli operai, era necessario adottare una soluzione più efficace. Per questo Mosto, come racconta S. Sgarella, decise di “accollarsi parte dell’onere pur di ammetterli gratuitamente al tiro almeno la domenica”[1]. Azione che sembra si sia dilungata fino al 1853, anno nel quale la quota venne dimezzata rendendo così l’iscrizione al Tiro più accessibile.

1857- 1859

Immagine 6: Carlo Pisacane.

Il 29 giugno 1857 Antonio Mosto, Antonio Burlando, Luigi Stallo, Francesco B. Savi e molti operai che frequentavano il Tiro Nazionale presero parte ad un’iniziativa insurrezionale collegata all’impresa del napoletano Carlo Pisacane. Le dinamiche della rivolta permettono di mettere maggiormente in chiaro l’obiettivo del Tiro Nazionale e di molti suoi iscritti.

Mosto e Stallo, occupandosi dell’organizzazione degli aspetti militari, avevano trovato il sistema perfetto per introdurre armi a Genova rimanendo entro il raggio della legalità. Ogni acquisto di armi, carabine, munizioni e polvere da sparo avvenuto per conto del Tiro Nazionale era volto in realtà alla causa insurrezionale.

Purtroppo per i protagonisti dell’iniziativa, le autorità vennero informate di quanto stava accadendo e ogni azione fu fermata sul nascere. Un alto numero di soci e frequentatori del Tiro Nazionale venne arrestato e processato. Il Savi venne condannato a dieci anni di reclusione per aver parlato, con toni incoraggianti, dell’insurrezione e del Pisacane sul suo giornale “Italia e Popolo”. Antonio Mosto veste condannato a morte, ma riuscì a salvarsi e scappare a Londra[1]. Svelate le sue intenzioni insurrezionali, l’associazione venne sciolta e ricostituita cambiando sede per le esercitazioni. Le imprese militari dei Carabinieri Genovesi erano solo all’inizio.

Quando Garibaldi ricevette l’ordine di costituire un corpo di volontari, i “Cacciatori delle Alpi”, duecento Carabinieri si offrirono di far parte delle sue file e, nonostante la diffidenza iniziale da parte del Governo (dovuta alle loro idee repubblicane), la loro richiesta venne accettata.

Nel 1859 i Carabinieri diedero prova del loro valore combattendo nella nuova guerra contro l’Austria, alla quale però non parteciparono né Antonio Mosto, né Bartolomeo F. Savi. Nonostante avessero ricevuto l’amnistia per i fatti del ’57 furono impossibilitati a combattere per diversi motivi. Il Savi usciva dal carcere in pessime condizioni di salute, Mosto invece tornò in Italia in Giugno, ma un’altra ipotesi sostiene che volle tenersi alla larga dal conflitto per il coinvolgimento di Napolone III, autore della caduta della Repubblica Romana.

La Spedizione in Sicilia e le sue Fonti

Sulla spedizione dei Mille è già stata realizzata una sconfinata serie di pubblicazioni, una delle quali è disponibile anche nella nostra sezione di storia grazie al redattore Jacopo Giovannini, autore dell’articolo “L’unità d’Italia: il fattore M”. Di conseguenza non mi dilungherò futilmente ripetendo le ragioni che spinsero Garibaldi e i suoi volontari a partire alla volta della Sicilia.

Immagine 7: G. Induno – Partenza dei Mille da Quarto – olio su tela – Museo del Risorgimento – Milano.

Concentrandomi invece meglio sui Carabinieri Genovesi, esordirò dicendo che per studiarli e venire meglio a contatto con loro dobbiamo prendere in esame una fonte in particolare: I registri di Davide Uziel.

Immagine 8: Entrata del Museo del Risorgimento di Genova.

Questa fonte è conservata nell’archivio del Museo del Risorgimento di Genova, ma per coloro che preferiscono andare sul sicuro e concedersi una lettura di più facile impegno esiste già un’opera molto importante, realizzata da Bianca Montale. Grazie al suo lavoro, dal titolo “I Carabinieri Genovesi nell’impresa del 1860”[1], Bianca Montale è riuscita ad analizzare i registri di Uziel svelandone pregi e difetti.

Ma chi era Davide Uziel? Era un Carabiniere Genovese, ma non uno qualunque. A Quarto si era imbarcato come caporale e dimostrando il poprio valore in battaglia era riuscito ad ottenere la promozione a primo sottotenente. Ciò permette di affermare che era uno dei personaggi più indicati per ricostruire la formazione della compagnia, il che avvenne però al termine della spedizione (nel 1861), e questo lo mise inevitabilmente in difficoltà.

Impossibilitato a mettersi in contatto con tutti coloro che fecero parte della compagnia e non disponendo, probabilmente, di documenti ben aggiornati, Uziel ultimò un elenco incredibilmente interessante, ma non affidabile al 100%. Vi mancano infatti i nomi di alcuni iscritti all’associazione e alcune informazioni risultano imprecise. Alcuni registri, come quello dei “Carabinieri Genovesi della Prima Spedizione”, sono stati realizzati in molteplici copie, alcune delle quali riportano dei dati in più e altri dei dati in meno. Resta comunque possibile comprendere la variegata formazione della compagnia e, insieme a questa, i luoghi d’origine, le professioni, i meriti e le cause di morte di molti degli uomini che entrarono a far parte dei Carabinieri Genovesi.

I Carabinieri Genovesi della Prima Spedizione

Purtroppo i documenti non dispongono di date o altri elementi che permettano di comprendere quando sono stati realizzati. Parlerò quindi di questi in senso generale. Nei registri di Uziel viene indicato che al momento della partenza da Genova Quarto la compagnia dei Carabinieri Genovesi era composta da:

1 – Capitano;

1 – Tenente;

1 – Furiere;

2 – Sergenti;

3 – Caporali;

31 – Militi.

Viene dichiarato un totale di 39 Carabinieri, ma non tutti i registri presentano lo stesso numero di militi. Questa mia prima ricostruzione della formazione verrà, in certi casi, integrata ricorrendo alle opere di Bianca Montale e Germano Bevilacqua, autore dell’opera “I Mille di Marsala – vita, morte, miracoli, fasti e nefasti”. Procederò indicando ogni individuo tenendo il seguente schema: grado, casato e nome, data di nascita, città di provenienza, ferite e cause di morte, meriti e vita dopo la spedizione dei mille. Il simbolo (?) verrà posto accanto alle informazioni ancora da accertare.

  1. Capitano Mosto Antonio, 21 luglio 1834, Genova, partecipò alla campagna del 1859, venne contuso durante la battaglia di Milazzo;
  2. Tenente Bartolomeo F. Savi, Genova, durante la campagna del 1860 venne ferito a Calatafimi. Poi promosso capitano dei Carabinieri Genovesi. Ricevette la medaglia d’argento al valor militare. Morì suicida;
  3. Furiere Belleno Giuseppe Nicolò, Genova, morì in combattimento a Calatafimi;
  4. Sergente Burlando Antonio, nato il 2 dicembre 1823, Genova, venne ferito a Calatafimi;
  5. Sergente Canzio Stefano, 3 gennaio 1837, Genova, B. Montale lo indica tra i feriti di Palermo. Negli elenchi viene riportato quando intraprese una carriera militare nel Regio Esercito col grado di Maggiore. Morì per cause naturali nel 1909;
  6. Caporale Sartorio Giuseppe Luigi, Genova, morì in combattimento a Calatafimi;
  7. Caporale Uziel Davide(?), Venezia, venne contuso a Sant’ Angelo;
  8. Caporale Cerveto Stefano, 17 maggio 1839, Genova, indicato come Sergente nei registri della battaglia di Milazzo. Viene indicato anche tra coloro che intrapresero una carriera nel Regio Esercito dopo la spedizione dei mille, ottenendo il grado di tenente;
  9. Milite Casaccia Enrico Raffaele, Genova, morto in combattimento a Calatafimi;
  10. Cicala Ernesto, 19 settembre 1834, Genova, nel corso della spedizione venne promosso Furiere, venne ferito a Palermo e Sant’ Angelo (?), Successivamente divenne Capitano nei Bersaglieri (come confermato da Germano Bevilacqua ). Stando a quanto riportato da B. Montale risulta ferito unicamente al Volturno.
  11. Casanello Tommaso Francesco, 19 agosto 1842, Genova, ebbe modo di distinguersi in combattimento a Calatafimi, Palermo e al Volturno[1];
  12. Carbone Francesco, 16 agosto 1840, Genova, venne ferito a Palermo, promosso Sergente, dopo la spedizione divenne Colonnello nel Regio Esercito;
  13. Caputto Giovanni Battista, nato nel 1841, Genova, si distinse in combattimento a Calatafimi e Palermo, divenne ufficiale nella brigata Bixio[2];
  14. Cereseto Angelo, 1839, Genova, anche in questo caso i registri di Uziel forniscono informazioni differenti. Il punto comune è che questo milite venne ferito al Volturno, morendo però per le ferite a Capua, oppure a Sant’ Angelo. G. Bevilacqua afferma che venne colpito al ventre[3]. Un particolare precisato dalla Montale è che Cereseto fu uno di quei militi che lasciarono la compagnia dei carabinieri per passare nelle Guide[4].
  15. Casaccia Emanuele, Genova. Nel suo caso le cose si complicano. I documenti di Uziel ci fanno sapere soltanto che era originario di Genova e che non morì durante la spedizione. Questo elemento si riportava nei registri in due modi: con una croce accanto al nome del carabiniere, usata per tutti coloro che erano morti nel corso di una guerra per l’Unità d’Italia, oppure segnando un punto sempre accanto al nome, col quale indicare i morti per malattia. Le morti naturali invece venivano indicate senza simboli, ma riportando soltanto “Morto per cause naturali nel […]”. L’unico modo che avrei per parlarvi di Casaccia Emanuele è ricorrendo a quanto detto da B. Montale e G. Bevilacqua, ma dal momento che anche le loro descrizioni non sono del tutto concordi preferisco svolgere maggiori ricerche su questo milite dei Carabinieri Genovesi.
  16. Dapino Stefano, 22 febbraio 1841, Genova, nei registri della battaglia di Milazzo è indicato come secondo Luogotenente. Dopo la spedizione in Sicilia intraprese una carriera da negoziante. C. Abba nelle sue memorie lo definisce come un tiratore infallibile;
  17. Damele Pietro, Genova, venne ferito a Palermo;
  18. Della Casa Giovanni, 11 Gennaio 1842, Genova, ferito in combattimento a Calatafimi. Dopo la spedizione divenne Sottotenente di fanteria nel Regio Esercito. Qui ci troviamo di fronte ad uno dei possibili errori di Uziel. Insieme a Giovanni c’era un secondo Della Casa di nome Andrea, che non risulta tra i membri della compagnia alla partenza da Quarto. L’errore di Uziel verte nell’aver fatto confusione, probabilmente, tra i due personaggi quando stilò l’elenco dei morti di Calatafimi, indicando Andrea tra i deceduti al posto di Giovanni, il quale oltretutto era stato soltanto ferito. In un “Elenco Alfabetico dei Genovesi che il 5 Maggio 1860 salparono da Quarto con la Spedizione dei Mille”[5] viene indicato che Della Casa Andrea era nato a Genova il 20 luglio 1837 e che praticò la professione di commerciante. Viene inoltre confermato che non morì a Calatafimi perché non riportato tra i caduti nella quarta ed ultima pagina di tale elenco.
  19. De Amezaga Luigi, Genova, promosso Caporale dei Carabinieri Genovesi, dopo la spedizione divenne Luogotenente nel Regio Esercito. Mentre nell’“Elenco Alfabetico dei Genovesi che il 5 Maggio 1860 salparono da Quarto con la Spedizione dei Mille” viene indicato come Capitano di Marina;
  20. De Stefani Antonio, Questo è un altro personaggio che provoca scompiglio. Nei primi due elenchi viene citato come “Antonio”, mentre in un terzo elenco (che presenta maggiori imprecisioni rispetto ai primi due) ci troviamo di fronte ad un De Stefani Giovanni (nome corretto dopo essere stato indicato inizialmente come “Luigi”, ma errori di questo tipo non sono insoliti). La vera domanda è: costui partecipò alla spedizione? Probabilmente si, perché G. Bevilacqua cita nel suo libro un De Stefani Giovanni Antonio, di Modesto e nato a Castellamonte, località indicate nel terzo elenco sui Carabinieri Genovesi. Tuttavia, a non citare tale De Stefani è invece Bianca Montale, il che ci obbliga a proseguire le ricerche;
  21. Erede Angelrico, Genova, promosso caporale, morì in combattimento a Milazzo;
  22. Fasciolo (Fassiola) Andrea, 31 maggio 1839, Genova, poi tenente di Fanteria. Risulta presente in tutti gli elenchi consultati nel museo del Risorgimento, ma Bevilacqua e Montale non lo riportano in entrambe le loro opere;
  23. Finocchietti Domenico, 16 maggio 1830, Genova, venne ferito ad una guancia a Calatafimi e poi nuovamente ferito a Palermo;
  24. Frediani Francesco, Massa, 14 maggio 1829, i documenti di Uziel in mio possesso riportano scarse informazioni sulla sua esperienza nei Carabinieri, ossia che morì per cause naturali. Di tutti i militi della Prima Spedizione sembra essere stato il meno meritevole. Bianca Montale infatti riporta di lui soltanto che venne “licenziato a maggio per indisciplina”[6];
  25. Fasce Federico, Genova, morto in combattimento a Calatafimi;
  26. Giudice Gerolamo, Voghera, venne ferito a Palermo. Dopo la Spedizione divenne Sottotenente nel Regio Esercito. Morì annegato nel 1862;
  27. Galleano/Galliano Francesco, 15 agosto 1840, Genova, dai documenti di Uziel risulta che sia morto a Napoli per le ferite riportate al Volturno, riportando tra le cause anche una malattia non specificata. Mentre Bianca Montale sostiene più semplicemente che sia morto di tifo;
  28. Delfino Luca, Genova, morto per cause naturali;
  29. Malatesta Luigi, 9 febbraio 1832, Genova, dimissionato col grado di Sottotenente;
  30. Malatesta Pietro, 4 gennaio 1837, Genova, morto nel 1877 ad Alessandria (Egitto) ;
  31. Della Cella Iniazio, 30 luglio 1835, Genova, morto nel 1870;
  32. Mosto Carlo, 17 aprile 1836, Genova, fratello del Capitano Mosto Antonio: morì a Parco. Riporto quanto raccontato da G. C. Abba sull’accaduto “ho inteso che alcuni dei nostri rimasero prigionieri a Parco, e che uno d’essi è Carlo Mosto, fratello del Comandante dei Carabinieri. Pare che sia anche ferito, e si teme che tutti saranno fucilati!”[7];
  33. Orlando Giuseppe, Palermo, venne contuso a Palermo;
  34. Raffaele Piemovi(?), Genova, venne contuso a Palermo e promosso poi Sergente. Dopo la spedizione intraprese una carriera da negoziante;
  35. Profumo Angelo, Genova, morto in combattimento a Calatafimi;
  36. Poggi Giuseppe, 1824, Genova, venne ferito a Milazzo e morì in seguito alle ferite;
  37. Perotti Luigi(?), 22 luglio 1829, Torino. Il suo nome compare in tre elenchi su quattro di quelli redatti da Uziel. Bevilacqua conferma il suo ruolo di Luogotenente dei Reali Carabinieri prima della spedizione. La Montale al contrario non lo cita.
  38. Rivalta Francesco, Genova, fu tra i prigionieri di Parco. Dimissionato passò luogotenente all’Intendenza Militare;
  39. Terruggia Giovanni(?), Milano/Lago Maggiore, passato nelle Guide[8]. Nei documenti di Uziel “Posizione 12 ottobre 1877”[9] viene descritto un Terruggia Lorenzo figlio di Giovanni, nato a Laveno il 16 Maggio 1837, residente a Napoli, commerciante. Probabilmente sono la stessa persona.

A questi 39 Carabinieri si aggiunsero poi altri garibaldini appartenenti alla prima spedizione, indicati al momento in un unico registro come “aggregati”. Nel corso del tempo le fila della Compagnia ebbero modo di crescere notevolmente, raggiungendo le 438 unità (considerando quelle conosciute).

  1. Bozzo Gio Batta, 9 marzo 1841, Genova, viene citato tra i Carabinieri che parteciparono alla battaglia di Milazzo. Di professione era commerciante;
  2. Capello Enrico, Sanpierdarena. Il suo nome compare soltanto in due documenti redatti da Uziel, uno dedicato alla battaglia di Milazzo e uno in cui compaiono gli aggregati, unico documento con questa particolarità. Capello Enrico tuttavia non è stato citato né dalla Montale, né da Bevilacqua, il che pone degli interrogativi piuttosto forti sulla sua partecipazione alla spedizione;
  3. Carbone Luigi, 20 giugno 1837, Sestri Ponente, è presente nell’elenco redatto da Uziel[10] sui Mille che partirono da Quarto. Subì contusioni durante la battaglia di Milazzo. Di professione era costruttore navale;
  4. Carabetti/Carabelli Daniele, Milano, compare negli stessi due elenchi di Capello Enrico senza risultare nelle altre opere prese in esame;
  5. Delucchi Giulio Giuseppe(?), 7 novembre 1841, Sanpierdarena e di professione scrittore.
  6. Fasciolo Andrea (?), già citato nel precedente elenco (n°22), tuttavia viene indicato come aggregato in uno degli elenchi, probabilmente per un errore;
  7. Fedriani Franco(?), Massa d Carrara, poi Sottotenente;
  8. Faccioli Baldassarre, Padova, ferito a Solano, poi promosso sergente;
  9. Galleano Gio Batta (?), Gio Batta;
  10. Ghiglione Gio Batta, 14 settembre 1838, Genova, venne ferito a Milazzo e si distinse in combattimento a Palermo e al Volturno;
  11. Maggiolo Filippo, Genova, morto a Caserta;
  12. Olivari Stefano, 10 ottobre 1840, Genova, di professione macellaio;
  13. Pagano Tommaso, 22 gennaio 1838, Genova, poi promosso caporale, morto nel 1868;
  14. Picasso Giovanni Batta., Uziel parla di lui in due elenchi in particolare, quello in cui indica gli aggregati e quello sulla battaglia di Milazzo. Essendo di Genova viene riportato anche nell’elenco alfabetico dei Genovesi che presero parte alla spedizione dei Mille il 5 Maggio 1860, da cui apprendiamo in particolare la data di nascita (11 settembre 1839) e la causa di morte, avvenuta a Custosa nel 1866. Incuriosisce che la Montale parli invece soltanto di un Picasso Eugenio nato nel 1843 e arruolato nei Carabineri a settembre;
  15. […] Giovanni (?);
  16. Tagliabene Baldassarre(?), Como;

11 Maggio – L’arrivo a Marsala

Immagine 9: Carabinieri genovesi in combattimento. Illustrazione di Tommaso Debernardis.

Nel corso della traversata verso la Sicilia i Carabinieri Genovesi ebbero modo di suscitare l’invidia dei loro compagni di ventura, dovuta soprattutto alla qualità dei loro Stutzer Model 1851. Il resto dei fucili dei garibaldini non reggeva il confronto con le carabine svizzere, tanto da meritare il soprannome di “catenacci” per quanto erano vecchi e logori, condizione di cui parlerò in un articolo apposito.

L’efficacia degli Stutzer e dei loro possessori venne messa subito alla prova durante lo sbarco a Marsala. Mosto e i suoi militi, insieme alla 7a compagnia del comandante Cairoli[1], si organizzarono per difendere il porto dai Borbonici, intenzionati a riprendere il controllo della città e neutralizzare la minaccia garibaldina. Ad intervenire per i Borbonici erano due navi della loro marina, che bombardarono la zona del porto e la città di Marsala, mentre una flottiglia di imbarcazioni più piccole cercava di far sbarcare gli uomini che avevano a bordo. Ad impedirglielo fu il tiro preciso dei carabinieri disposti lungo la scogliera. Cesare Abba raccontò così la loro impresa: “Noi da qui non vediamo che cosa avvenga dall’altra parte, dove siamo sbarcati; ma senza dubbio quel fuoco da cacciatori è fatto dai carabinieri genovesi. Forse le navi hanno gente da sbarco a bordo e tentano di metterla a terra”. Il nemico, colpito a grande distanza, fu costretto alla ritirata, mentre ai garibaldini venne regalata l’occasione di poter proseguire la loro missione.

I meriti dei Carabinieri erano lungi dal terminare quel lontano giorno di maggio e il loro nome, insieme al loro sangue, segnò molti altri campi di battaglia da Marsala fino a Calatafimi e al Volturno.

Ringraziamenti

Le difficoltà affrontate per realizzare questo articolo non sono state poche, infatti non sarei mai riuscito ad ultimarlo senza l’aiuto di Tommaso Debernardis (col quale ho lavorato su uno degli elenchi di Uziel dedicati ai Mille che partirono da Genova Quarto), le correzioni di Jacopo Giovannini e i consigli del Professor Emiliano Beri.

Articolo di Emanuele Bacigalupo

Laureato Triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Genova con una Tesi dal Titolo: “Necessità di un Miracolo; Nascita, Crescita e Innovazioni della Confederate States Navy”. Attualmente iscritto al Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia dello stesso Ateneo. Le ricerche in corso proseguono l’interesse per la Storia Contemporanea e le vicende militari, politiche, economiche del XIX sec.

 

Illustrazioni di Tommaso Debernardis

Geometra Professionista appassionato di fumetti, disegno, modellismo e storia. Da qualche anno è vicepresidente dell’Associazione culturale 2. Kp. Pionier Bataillon, con cui si dedica alla rievocazione storica.

 

 

 

Note

Introduzione

[1] G.C. Abba, Da Quarto al Volturno, Gherardo Casini Editori, Santarcangelo di Romagna, 2010, p.20.

[2] G.C. Abba, Da Quarto al Volturno, p.22.

Il Tiro a Segno Nazionale

[1] Il Tiro Nazionale di Genova nacque insieme ad altre numerose associazioni di tiro a segno del Piemonte.

[2] B. Montale, Le Origini dei Carabinieri Genovesi, estratto da Studi garibaldini, 1961, n°2, p.271

[3] Bartolomeo Savi “Di idee repubblicane, promotore dell’organizzazione operaia, fu tra i fondatori del giornale mazziniano Italia e Popolo; partecipò al moto insurrezionale genovese del 1857, che fallì e lo portò in carcere. Entrò poi nelle file dei Carabinieri genovesi come luogotenente del comandante Antonio Mosto; nella spedizione dei Mille inviò al giornale Unità d’Italia enfatiche corrispondenze di guerra. Seguì Garibaldi “fino al giorno che, dopo Aspromonte, tutto gli parve falsato, e, poco appresso, tediato della vita si uccise” (G.C. Abba, Noterelle d’uno dei Mille)

[4] Nicolò Ardoino…

[5] Antonio Burlando…

[6] R. Sgarella, Stutzer Model 185, un’arma per l’indipendenza d’Italia, Testo reperito presso il Museo del Risorgimento di Genova.

[7] A cura di E. Bartorello, La Liguria e l’Unità d’Italia, movimento operaio e partecipazione sociale, estratto da L. Bertuzzi, I Carabinieri Genovesi di Antonio Mosto: dalla Società del Tiro all’Unità, Silvana Editoriale, 2011, pp. 69-70.

Antonio Mosto

[1] R. Sgarella, Stutzer Model 185, un’arma per l’indipendenza d’Italia, p44.

1857

[1] L. Bertuzzi, I Carabinieri Genovesi di Antonio Mosto: dalla Società del Tiro all’Unità, Silvana Editoriale, 2011, pp 73-74.

La Spedizione in Sicilia e le sue Fonti

[1]: L’opera di B. Montale è stata estratta da “Studi Garibaldini” n°3.

I Carabinieri Genovesi della Prima Spedizione

[1] B. Montale, I Carabinieri Genovesi nell’impresa del 1860, p.175;

[2] B. Montale, I Carabinieri Genovesi nell’impresa del 1860, p.174;

[3] G. Bevilacqua, I Mille di Marsala – vita, morte, miracoli, fasti e nefasti,  Colliano, Manfrini Editori, 1982, p45;

[4] B. Montale, I Carabinieri Genovesi nell’impresa del 1860, p.175;

[5] Museo del Risorgimento di Genova : Cart. 24 – 2774- I;

[6] B. Montale, I Carabinieri Genovesi nell’impresa del 1860, p.180;

[7] G.C. Abba, Da Quarto al Volturno, p. 60;

[8] B. Montale, I Carabinieri Genovesi nell’impresa del 1860, p.189;

[9] Museo del Risorgimento di Genova : Cart. 24 – 2774, Documenti e […] della Compagnia;

[10] Museo del Risorgimento di Genova : Cart. 24 – 2774- II.

11 Maggio – L’arrivo a Marsala

[1] L. Bertuzzi, I Carabinieri Genovesi di Antonio Mosto: dalla Società del Tiro all’Unità, Silvana Editoriale, 2011, p. 80.

Documenti reperiti presso il Museo del Risorgimento di Genova

24 – 2774  Elenco alfabetico dei Mille – dattiloscritto

s.d.

24 – 2774  Elenco in tre registri manoscritti di Carabinieri genovesi e dei Mille di Marsala

s.d.

24 – 2774  Elenco dei Carabinieri genovesi della 1^ spedizione

s.d.

24 – 2774  Elenchi dei Garibaldini

s.d.

34 –  6191   Elenco dei cittadini genovesi deceduti nelle guerre del 1860

1860

34 –  6193   Carabinieri Genovesi caduti a Milazzo

1860

34 –  6194  Uziel – Elenco dei carabinieri genovesi alla battaglia di Palermo

1860  no marcatura precedente

34 –  6195  Savi e Uziel – Elenco dei genovesi partecipanti alla spedizione dei Mille

s.d.

34 –  6203   Elenco dei Mille genovesi decorati  1860

34 –  6206  Elenco dei carabinieri genovesi a Milazzo  1860

Bibliografia

G.C. Abba, Da Quarto al Volturno, Gherardo Casini Editori, Santarcangelo di Romagna, 2010;

A cura di E. Bartorello, La Liguria e l’Unità d’Italia, movimento operaio e partecipazione sociale, estratto da L. Bertuzzi, I Carabinieri Genovesi di Antonio Mosto: dalla Società del Tiro all’Unità, Silvana Editoriale, 2011,

Montale, Le Origini dei Carabinieri Genovesi, estratto da “Studi Garibaldini”, 1961, n°2;

Montale, I Carabinieri Genovesi nell’impresa del 1860, estratto da “Studi Garibaldini”, 1961, n°3.

Bevilacqua, I Mille di Marsala – vita, morte, miracoli, fasti e nefasti, Colliano, Manfrini Editori, 1982, p45;

Sgarella, Stutzer Model 185, un’arma per l’indipendenza d’Italia, Testo reperito presso il Museo del Risorgimento di Genova;

Sitografia

http://www.andreacavallari.it/Garibaldi/Garibaldi_Carabinieri.htm (Consultato il 26-03-2020)

Immagini

1: https://www.pinterest.it/pin/563161128389268547/ (consultato il 6/05/2020)

2: https://it.wikiquote.org/wiki/Giuseppe_Cesare_Abba (consultato il 6/05/2020)

3: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Stutzer_1851.jpg (consultato il 6/05/2020)

4:

5: Illustrazione realizzata da Tommaso Debernardis;

6: https://www.unicosettimanale.it/news/cultura/906418/il-testamento-di-carlo-pisacane (consultato il 6/05/2020)

7: https://www.150anni.it/webi/index.php?s=21&wid=1181 (consultato il 6/05/2020)

8: https://www.arte.it/guida-arte/genova/da-vedere/museo/museo-del-risorgimento-724 (consultato il 6/05/2020)

9: Illustrazione realizzata da Tommaso Debernardis;

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