Blitzkrieg Storia

La Guerra Civile Americana

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May 13, 2020

La Prima Guerra Moderna: perchè scoppiò?

La Guerra Civile Americana rappresenta, per molti studiosi, la prima vera guerra moderna; anche se tale termine non è condiviso da tutti sicuramente essa è stata una delle più significative che si susseguirono fra quelle napoleoniche e la prima guerra mondiale. Essa (che come spesso avviene in questi casi) nasce con l’idea che si possa risolvere in qualche lieve scaramuccia, invece si prolungò per oltre quattro anni, dal 1861 al 1865, provocando un numero di morti pari a quello totale di tutte le guerre combattute dagli Stati Uniti d’America post indipendenza (compresa prima e seconda guerra mondiale); quasi 650.000 morti.

Questa guerra americana può essere considerata appunto Civile perché combattuta tra fazioni interne mosse da avversità ideologiche che, per la prima volta nella storia dell’uomo, hanno portato alla necessità di vincere la guerra come unica soluzione. Una resa incondizionata, senza tregue o pace temporanee.

Il Nord sfidò il Sud nel bel mezzo del secolo che più contraddistinse la crescita esponenziale degli Stati Uniti come potenza economica. Perché e cosa causò la rottura fra il Nord e il Sud e la conseguente Guerra Civile?

Vanno fatte alcune e importanti premesse. Fino a metà ottocento Nord e Sud si equivalevano sotto diversi aspetti; come il numero di abitanti e lo schema economico-politico ma, a metà ottocento e nel bel mezzo della colonizzazione del West, qualcosa cambiò.

Il Nord divenne magnete di milioni di immigrati che giungevano dall’Europa e la sua popolazione aumentò in maniera vertiginosa, inoltre cambiò anche l’assetto economico con il Nord che diventò urbano, industriale, capitalista e costruito sul lavoro salariale mentre il Sud restò agricolo e fondato sulla gerarchia. La popolazione al Nord crebbe fino a raggiungere quota 22 milioni di abitanti, al Sud si fermò a 9 dei quali 3,5 milioni schiavi di colore che non avevano alcun diritto.

Con l’aumento del numero di abitanti e un dislivello così marcato, il potere politico del Nord aumentò. Chiaramente il maggior numero di abitanti portò come conseguenza un maggior numero di deputati e senatori scelti e rappresentativi del Nord. Questo voleva dire maggiore potere decisionale rispetto al Sud anche per l’elezione del Presidente.

Inoltre per la prima volta dall’indipendenza dal giogo inglese, il numero di stati liberi superò quello degli stati schiavisti. La liberalizzazione di California e Oregon, cha abbracciano l’Oceano Pacifico, dimostrò chi fra Nord e Sud avrebbe portato a compimento la colonizzazione del West.

Ma il vero punto di non ritorno si ebbe con le elezioni presidenziali del 1860 che proclamarono Lincoln, del Partito Repubblicano appena fondato, presidente degli Stati Uniti. Il neo-presidente non ricevette nessun singolo voto al Sud, ma venne votato esclusivamente al Nord. A dimostrazione di quanto il potere decisionale politico del Nord era aumentato.

Gli Stati del Sud non si ritrovavano più in un modello economico, sociale e politico che li ingabbiava e decisero per il conflitto che, attenzione, per loro non sarà mai di ribellione ma fra veri e propri Stati diversi tra loro, non riconoscendo più l’autorità statunitense federale ma soprattutto perchè convinti di lottare per l’indipendenza del Sud. Per il Nord questo conflitto sarà invece esclusivamente finalizzato al fronteggiare una ribellione interna.

Unione e Confederazione

Le due parti che diedero vita a questa guerra abbiamo detto furono l’Unione (il Nord) e la Confederazione (il Sud).

Fra le due compagini vi era un enorme squilibro dettato soprattutto dall’indipendenza economica e industriale del Nord, oltre che al numero di abitanti che si rivelò determinante considerando la coscrizione obbligatoria.

I due eserciti vivono ancora oggi di miti e superstizioni. La leggenda che i soldati del Sud erano migliori combattenti rispetto a quelli del Nord deve essere sfatata in questa sede; i giovani del Vermont cavalcavano e sparavano bene quanti quelli provenienti dall’Arkansas e in più erano anche maggiormente disciplinati, cosa che alla fine fece la differenza. Stesso discorso può essere fatto per i generali; il mito di Lee e Jackson (Confederati) è basato sulle loro straordinarie vittorie militari ma anche i vari Grant, Sheridan e Thomas dimostrarono un enorme abilità.

Eppure anche i sudisti avevano dei punti a loro favore; in primis si combatteva su luoghi che loro conoscevano molto bene, in secundis erano in grado di poter condurre con successo una guerra di logoramento visto che non dovevo, per forza di cose, attaccare per primi, ma gli bastava difendersi dagli attacchi unionisti.

Stati di Confine

I cosiddetti stati di confine giocarono un ruolo fondamentale nella guerra civile americana. I stati di confine sono quegli stati schiavisti che si schierarono a favore dell’Unione; ovvero il Maryland, Deleware, Kentucky e Missouri. Tutti e quattro considerati da Lincoln fondamentali sia dal punto di vista sociale ma anche, e soprattutto, strategico.

Il Maryland alla fine di Aprile del 1861 si trovò in una situazione critica. Il 6° reggimento Massachusetts, che si stava dirigendo verso Washington, si scontrò a Baltimora con un gruppo di manifestanti che dimostravano contro l’Unione. Lincoln per evitare dispute fece intervenire le truppe federali e arrestò tutti i più influenti dimostranti attraendo così nell’orbita dell’Unione il Maryland. Il pugno duro di Lincoln fu un eccezione, visto che appena un mese dopo, quando il Kentucky ufficializzò la sua neutralità, lui scelse una linea d’azione soft. Infatti il presidente americano riteneva che questo stato fosse di fondamentale importanza strategica e amava dire a tal proposito che “Spero di avere Dio dalla mia parte, ma devo avere anche il Kentucky.” La sua scelta fu ripagata quando nel Settembre del 1861 l’invasione delle truppe confederate su suolo del Kentucky provocò l’adesione all’Unione da parte di questo stato.

La questione del Missuori si risolse con un colpo di stato, attuato dagli aderenti all’Unione. Temendo che i secessionisti stessero organizzando un attacco all’arsenale federale di St.Louis, essi organizzarono a loro volta una specie di “invasione” al campo d’addestramento di sostenitori della confederazione, costringendo così il governo secessionista a lasciare la capitale.

La guerra al Nord e al Sud

A dispetto di quello che si crede la guerra civile non creò grandi scompigli nel Nord. L’attività politica non conobbe sosta, teatri e luoghi di divertimento erano sempre pieni, l’immigrazione dall’Europa continuava senza enormi battute d’arresto e gli spostamenti verso l’Ovest non si arrestarono mai (questo fu dovuto soprattutto alla necessità di evitare l’arruolamento).

Tale discorso non può essere fatto per il Sud. Intanto le più grandi battaglie vennero combattute sul proprio territorio, in più il blocco navale attuato ai suoi danni dal Nord diede vita a periodi di forte privazione. Questo esula poi dagli enormi problemi di viabilità che si riscontrarono durante gli anni del conflitto. Le varie conquiste di snodi cruciali per la viabilità da parte degli Unionisti per forza di cose portò a un cambiamento e a un deficit dal punto di vista del trasporto per gli abitanti del Sud.

Gli stati confederati

Jefferson Davis.

La costituzione degli Stati Confederati d’America era rigidamente modellata a quella del 1787; dimostrazione che gli stati del Sud non volevano modificare l’operato dei padri fondatori. Le differenze chiaramente c’erano, e si riscontravano soprattutto nella trattazione dello schiavismo e di conseguenza degli schiavi. La costituzione di quasi un secolo prima aveva usato delle circonlocuzioni per parlare di questo argomento, adesso gli stati del Sud usavano le parole “schiavo” e “schiavitù” come un diritto riconosciuto e tutelato dalla legge. Altro cambiamento di fondamentale importanza riguardava il presidente ( 6 anni di carica senza rielezione) e altre riforme istituzionali. Nella scelta del presidente prevalse la decisione di affiancare un avversario simile a Lincoln sia per idee che per origine. Stiamo parlando di Jefferson Davis del Mississippi. Sia lui che Lincoln incontrarono molte critiche durante il loro mandato. Infatti Davis era convinto che la situazione di guerra che vigeva sul paese lo obbligasse a accantonare i singoli diritti di ogni stato; voleva sacrificare i principi politici per la causa del momento e questo non andò a genio a molti che preferivano una sconfitta piuttosto che vedere sfumare i loro diritti di autonomia. Questo ostruzionismo chiaramente ebbe effetti disastrosi sul potere bellico del Sud.

La Guerra; da Bull Run ad Antietam

Mcdowell.

Nelle prime fasi del conflitto Lincoln si affidò a un reduce della guerra del 1812, il comandante in capo dell’esercito Winfield Scott che era convinto che la vittoria dell’Unione sarebbe arrivata solo se (oltre ad attacchi militari mirati) il Sud fosse stato sottoposto ad un blocco navale che avrebbe portato ad una resa per fame e non per inferiorità militare. Ma l’opinione pubblica spinse Lincoln ad acquisire risultati immediati, così il presidente diede l’ordine a McDowell di passare all’attacco in Virginia.

I due eserciti si scontrarono il 21 Luglio 1861 a Bull Run. L’attacco unionista fallì e, per la prima volta, si capì quanto lunga e dispendiosa sarebbe stata la guerra.

Mcdowell fu sostituito da McClellan, maniaco della perfezione che diventerà da lì a poco il generale più discusso di tutta la guerra di secessione. Il neo-generale attirò dietro di sé enormi critiche sul suo operato e sulla sua inattività, colpevole di non voler infliggere un duro colpo al Sud sperando così di far rientrare la secessione e mantenere lo schiavismo. Anche Lincoln criticò aspramente McClellan con la famosa frase:

“Se il generale McClellan non intende usare l’esercito gradirei averlo in prestito, nella speranza di capire come indurlo a fare qualcosa.”

Il fiume Mississippi.

Se nell’Est l’esercito era in pausa, nella vallata del Mississippi l’Unione mieteva successi. Nel gennaio del 1862 Thomas ruppe la linea difensiva confederata nel Kentucky e in febbraio Grant si impadronì di Fort Henry (fiume Tennessee) e di Fort Denelson ( fiume Cumberland). Ma in Aprile un duro scontro fra l’esercito di Grant e quello di Johnston diedero vita ad una delle battaglie più sanguinare della guerra; la battaglia di Shiloh che provocò la morte di 13.000 nordisti e 11.000 sudisti. Con questa vittoria (vittoria a metà) i nordisti avevano il controllo del corso del Mississippi fino a Memphis, e in più controllavano anche New Orleans, la città più popolosa e il porto più importante della Confederazione. Il legame che teneva uniti Louisiana, Arkansas e Texas dal resto della Confederazione era molto tenue.

Nel Marzo del 1862 anche McClellan decise di muoversi. Grazie alla decisione di trasportare i suoi uomini per mare attraverso la baia di Chesapeake sino a Fort Monroe si ritrovò ad appena 8 km da Richmond, dove decise di attendere l’esercito di McDowell che avanzava da Nord. Ma la riuscita campagna di Jackson nella valle di Shenandoah (4 Maggio-9 Giugno) scompaginò tutti i piani dell’Unione. Ad essere minacciata adesso era Washington, la paura era tale che Lincoln ordinò a McDowell  di non ricongiungersi con McClellan. Jackson fu abilissimo, attraverso degli scontri separati, a mettere in scacco i due eserciti nonostante l’inferiorità numerica e venne in soccorso ai difensori di Richmond comandati dal generale Lee. Gli scontri che si susseguirono furono rinominati come “battaglie dei sette giorni” (26 giugno-1 luglio) e costrinsero McClellan a ripiegare anche se, considerare tale sfida una vittoria per Lee sembra eccessivo visto che il generale non aveva annientato l’esercito avversario e aveva subito perdite consistenti. Comunque Lee si diresse verso Nord dove sconfisse Pope a Bull Run (29-30 Agosto). Lincoln decise così di destituire Pope e di nominare McClellan al comando di tutte le truppe stanziate intorno a Washington, il problema però era che Lee non perse tempo e attraversò il Potomac portando per la prima volta la guerra sul territorio nordista. McClellan nonostante avesse il doppio degli uomini decise di esitare e nella battaglia di Antietam (17 settembre) sconfisse sì il generale sudista ma non lo inseguì permettendogli di rifugiarsi in Viriginia. Il 5 novembre il presidente Lincoln rimosse McClellan da tutti gli incarichi fino lì occupati.

Il proclama di emancipazione

Fin dall’inizio del conflitto Lincoln mantenne una sorta di distaccamento da chi gli chiedeva di abolire la schiavitù, questo perché non voleva dividere l’opinione pubblica ma soprattutto non voleva alienarsi le simpatie dei quattro stati schiavisti che avevano aderito all’Unione.

Mi preme sottolineare che nè il Sud nè tantomeno il Nord iniziarono la Guerra per l’abolizione della schiavitù. Lo stesso Lincoln ammise più volte che il suo scopo fosse essenzialmente quello di mantenere l’Unione. L’abolizione della schiavitù, fu un frutto sorprendente e inatteso della guerra dovuto essenzialmente alla presa di coscienza da parte dei neri (sia schiavi che liberi) che quella guerra potesse diventare anche razziale.

Il 22 luglio del 1861 la Casa Bianca promulgò la Crittenden Resolution con la quale si affermava che l’obiettivo della guerra era semplicemente il mantenimento dell’Unione, senza interferire nel problema della schiavitù.

Questa forma di evasione dal problema durò molto poco, pian piano infatti il Congresso decise di affiancarsi a favore dell’abolizione della schiavitù e nel 1862 promulgò il Confiscation Act con la quale si concedeva la libertà agli schiavi appartenenti a proprietari secessionisti e autorizzava il presidente ad arruolarli nell’esercito dell’Unione.

Lincoln continuò a cercare di risolvere il problema a modo suo finché non si accorse che la guerra sarebbe stata lunga e così si convinse che il Sud sarebbe stato sconfitto soltanto se messo allo stremo.

Dopo la vittoria di Antietam, Lincoln, il 22 settembre del 1862, proclamò una preliminare emancipazione nella quale dichiarava che “dal 1 gennaio 1863, a meno di una resa della Confederazione, tutti gli individui tenuti in schiavitù in zone ribelli sarebbero stati liberi in quel momento, da allora e per sempre”.

Il provvedimento fu condizionato molto dalle idee di Lincoln che non lo vedeva come una vera e propria forma di emancipazione ma bensì come un utile strumento di guerra. Il proclama pertanto fu emanato dal presidente nella sua qualità di comandante supremo delle forze armate come un provvedimento idoneo al conflitto.

Il proclama non fu accolto con tutti gli entusiasmi che ci si potevano attendere. Ad esempio gli irlandesi erano fieri di combattere per l’unione, lo erano molto meno per i neri che vedevano come possibili competitori nel mercato del lavoro. Comunque man mano che l’esercito del Nord conquistava territori nel Sud la liberazione degli schiavi diventò una prassi quasi scontata.

La guerra: Gettysburg, Vicksburg e Chattanooga.

I sostituti di McClellan non furono sicuramente all’altezza del compito e furono quasi sempre sconfitti da Lee che gli impedì così di marciare su Richmond. Burnside fu sconfitto con gravi perdite a Fredericksburg (13 dicembre 1862). Anche Hooker fu sconfitto abilmente da Lee che, nonostante avesse la metà degli uomini del generale nordista, riuscì a batterlo a Chancellorsville anche se perse il suo “braccio destro” Jackson, ucciso dai suoi stessi uomini. Lee invase il Nord per la seconda volta e, dopo aver seminato più volte Hooker, decise di affrontarlo a Gettysburg. Solo che Hooker si dimise per un alterco con il comandante in capo delle forze nordiste, tale generale Halleck, e fu sostituito da George Gordon Meade. A Gettysburg andò in scena la più grande battaglia della guerra; dal 1 al 3 Luglio 1863 Lee attaccò più volte l’esercito nordista senza mai sfondare. Lee iniziò così la sua grande ritirata disegnando Gettysburg (Pennsylvania) come il punto di non ritorno per l’esercito confederato, visto che Lee non sarebbe mai più stato abbastanza forte da partire all’offensiva.

Più tardi Lincoln tenne un discorso nel luogo della battaglia che viene annoverato ancora oggi come uno dei discorsi più vicini alla fede democratica americana.

Il 15 luglio 1863 i nordisti ottennero un altro grande successo; la conquista di Vicksburg fiancheggiata anche dalla caduta di Port Hudson permise al Nord di controllare tutto il fiume Mississippi.

Poi fu il turno di Chattanooga, nodo ferroviario di estrema importanza. Esso fu conquistato dall’abilità militare di Grant che venne in soccorso di Rosecrans che aveva ripiegato lì dopo la sconfitta di Chickamauga (19-20 settembre 1863). Adesso l’esercito unionista controllava l’intero Tennessee ed era pronto ad attaccare la Confederazione.

Grant contro Lee

Generale Lee.

I successi ottenuti da Grant convinsero Lincoln che era lui il generale tanto a lungo cercato. A Marzo del 1864 il presidente lo chiamò a Washington per affidargli il comando supremo dell’esercito dell’Unione. Il piano che Grant mise in atto era quello di condurre personalmente l’armata del Potomac di Meade contro Lee in Virginia mentre Sherman doveva attaccare in Georgia. L’offensiva di Grant prese il via il 3 Maggio e fu contrassegnata da alcune delle più sanguinose battaglie di tutta la guerra, e nonostante questo Lee riuscì a tenere botta. In un mese di combattimenti l’esercito di Grant perse 60.000 uomini, mentre Lee addirittura 20.000 che se paragonati al numero iniziale lasciavano intendere che l’esercito sudista era decimato. Grant a Giugno decise di attaccare Petersburg, qui la guarnigione resistette fino all’arrivo di Lee. Il generale nordista diede così vita ad un assedio che durò nove mesi.

Le elezione del 1864

Nel bel mezzo della guerra si svolsero le elezioni per la presidenza degli Stati Uniti.

Chiaramente mai le elezioni presidenziali avevano dovuto fare i conti con un conflitto che vedeva scorrere sangue americano sul suolo americano. Fu proprio la guerra e la voglia di concluderla a portare alla nomination di McClellan per i democratici. L’ex comandante dell’armata del Potomac non condivideva molte idee pacifiste di chi lo sosteneva, ma l’idea di una pace negoziata attirava molte persone che erano stanche di versare sangue americano. I repubblicani candidarono per la seconda volta l’attuale presidente Lincoln. Molti però erano contro la campagna bellica di Lincoln e temevano che, in caso di vittoria nordista, la ricostruzione del presidente sarebbe stata troppo benevola nei confronti degli stati secessionisti. Così alcuni dissidenti organizzarono a Maggio una convenzione separata che propose come candidato il generale John C. Frèmont. Lincoln continuò ad essere il candidato dei repubblicani ma le critiche che molti del suo stesso partito gli avevano mosso contro lo portarono a pensare di non essere rieletto. Poi all’improvviso la situazione militare cambiò, e con essa anche quella politica. Il 2 settembre Sherman conquistò Atlanta e l’effetto che tale impresa ebbe sui nordisti fu così forte che le discussioni di pace terminarono il giorno stesso. Frèmont rinunciò alla candidatura e in Novembre Lincoln venne rieletto senza troppi problemi ottenendo la maggioranza in tutti gli stati dell’Unione, eccetto tre.

Le ultime fasi del conflitto

Sherman.

La vittoria di Sherman ad Atlanta diede la svolta tanto attesa al conflitto. Sherman si spinse nel cuore della Confederazione costringendo i sudisti a distruggere qualsiasi cosa potesse essere utilizzata dal nemico. Hood, l’erede designato di Johnston, provò a convincere Sherman a tornare sui suoi passi invadendo il Tennessee, ma nella battaglia di Nashville (15-16 dicembre 1864) il generale nordista Thomas annientò Hood. Il 13 dicembre Sherman raggiunse la costa ed entrò a Savannah. La Confederazione era spezzata in due, così Sherman riuscì a risalire verso Nord nelle Caroline e alla fine di Febbraio del 1865 aveva già conquistato Charleston e accerchiato l’ultimo porto dei sudisti ovvero Wilmington (North Carolina). Il 3 febbraio del 1865 il vicepresidente della Confederazione, Stephens, e Lincoln si incontrarono per decidere “la pace dei due paesi”. Non fu un incontro molto fruttuoso visto che Lincoln comunicò che la pace sarebbe avvenuta soltanto a tre condizioni: riunificazione, abolizione schiavitù, scioglimento dell’esercito confederato. Le ostilità continuarono.

Lee era però ormai allo stremo, decise di abbandonare Petersburg per ricongiungersi con Jonhston ma Grant gli chiuse ogni possibilità di fuga e il 9 aprile, ad Appromattox, nella Virginia meridionale Lee si arrese.

A fine maggio si erano arrese anche tutte le unità confederate ma purtroppo Lincoln non visse abbastanza a lungo per osservare la fine del conflitto. Il 14 aprile 1865, venerdì santo, in un teatro di Washington fu mortalmente ferito con un colpo di pistola da un sudista fanatico, tale Booth.

La sua grandezza è stata per molto tempo argomento di discussione. Uomo dalla poca esperienza dovette affrontare problemi che mai si sarebbero ripresentati nella storia degli Stati Uniti e all’inizio della guerra commise l’errore di non riporre troppa fiducia nei suoi generali. Tuttavia la sua grande sensibilità di politico diede sempre ottimi risultati, sapeva infatti distinguere i momenti in cui andava usata pazienza da quelli in cui serviva prendere una scelta forte. Ampliò poi le prerogative presidenziali e riuscì a tenere unito un partito che si stava sfaldando anche prima del conflitto. La sua abilità come uomo-guida aiutarono molto durante la guerra mentre le sue qualità espressive gli consentirono di definire gli obiettivi della nazione. Fece più di quanto era in suo potere per salvaguardare l’unione e la sua morte sconvolse tutto il paese.

Conclusioni

La guerra non segnò un punto di rottura nella storia degli Stati Uniti. Il paese non passò dall’essere prevalentemente agricolo a paese industrializzato, né cambiarono le caratteristiche della società americana come leggi e partiti.

La Guerra Civile comunque mise in chiaro alcuni punti; come quello che gli Stati Uniti da lì in poi sarebbero stati un’unica nazione. In seconda istanza finalmente si decise, con la forza delle armi, a chi spettasse l’ultima parola in materia di sovranità. Da lì in avanti sarebbe stato il governo federale a deliberare su questo argomento. Questo non aumentò le prerogative del governo, la maggior parte dell’autonomia che ogni singolo stato possedeva rimase intatta ma l’autorità del governo crebbe nel post conflitto. Infine, anche se servì in minima parte a risolvere i problemi razziali, la guerra di secessione ebbe il merito di abolire un’istituzione come lo schiavismo. Senza guerra probabilmente lo schiavismo sarebbe durato a lungo.

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Articolo di Raffaele Giachini

Laureato all’Università di Roma La Sapienza in Comunicazione, tecnologie e culture digitali e attualmente iscritto al corso di magistrale Editoria e Scrittura. Collabora con diverse riviste online ed inoltre sta svolgendo un accurato lavoro di ricerca sulla Prima Guerra Mondiale che dovrà portarlo alla stesura di un libro sull’argomento.

 

Bibliografia Consigliata: 

Maldwyn J., Storia degli Stati Uniti d’America: dalle prime colonie inglesi ai giorni nostri, Bompiani, 2005;

Testi A., America: Nord contro Sud, Emons, La Terza 2019;

Luraghi R., Storia della guerra civile americana, Torino,Einaudi, 1966.

Luraghi R., Marinai del Sud, Milano,Rizzoli Libri S.p.A., 1993.

Luraghi, Storia della guerra civile americana, Rizzoli, Milano, 1994.

Luraghi R., La guerra civile americana, Milano BUR Storia, , 2013.

Luraghi R. (a cura di), La Guerra Civile Americana; Bologna,Il Mulino, 1978.

Luconi S., La (nazione indispensabile). Storia degli Stati Uniti dalle origini a oggi, Milano, Mondadori Education S.p.A., 2016.

Sabbatucci G. – Vidotto V., Il mondo contemporaneo. Dal 1848 a oggi, Roma-Bari, Laterza, 2008.

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