La finestra sul cortile

Buon viaggio, Maestro!

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May 15, 2020

Oggi la cultura italiana ha perso uno degli elementi più luminosi: Ezio Bosso.
Bosso non era solamente un compositore, un direttore d’orchestra e un pianista, era molto di più.
Era un uomo che ci ha lasciato messaggi profondi, non solo attraverso la musica, ma anche attraverso le sue battaglie.
L’incontro con la musica avviene durante l’infanzia, all’età di 4 anni, forse perché, sostiene lo stesso Ezio Bosso, ne aveva più bisogno degli altri. Debutta a soli 16 anni in Francia e inizia a studiare Composizione e Direzione d’Orchestra all’Accademia di Vienna.
Inizia, successivamente, a insegnare anche all’estero e nel 2011, dopo un’operazione, sviluppa una malattia autoimmune e neurodegenerativa. A salvarlo dall’abisso è, ancora una volta, la musica che lui stesso afferma è quella che lo fa vivere e che gli permette di connettersi e di vedere l’altro, oltre che di dimenticare i suoi dolori, non solo fisici, ma quelli che tutti abbiamo.
La malattia da cui è affetto colpisce le funzioni motorie e quindi, lentamente, avrebbe reso del tutto impossibile continuare a suonare, camminare e anche parlare. Non demorde nemmeno di fronte a questa notizia terribile e continua a dirigere, a suonare, a rilasciare interviste dove racconta di sé.

Non tutti hanno la capacità di amarsi, apprezzarsi, di lottare per la vita e di amarla fino al punto di non mollare, anche di fronte alle tragedie che colpiscono gli esseri umani improvvisamente.
Ezio Bosso, in un primo momento crolla, ma poi grazie al sostegno della famiglia e soprattutto della musica, si tira su, arriva su Rai 1 al Festival di Sanremo del 2016, per divulgare la sua storia. È lì che forse la maggior parte delle persone lo conosce e assiste alla storia di quel maestro d’orchestra che ci insegna che a volte è necessario cambiare punto di vista e che, come ci insegna uno dei grandi della musica, Beethoven, da una sfortuna nella vita, come la sua sordità, possono nascere grandi cose.

Ezio Bosso ha dovuto combattere, non solo contro la malattia, ma anche contro tutti quei pregiudizi e stereotipi che ruotano attorno al concetto di disabilità, anche se già da prima ha cercato di abbattere i pregiudizi della società.

“Ho combattuto il pregiudizio. Fin da bambino ho lottato col fatto che un povero non può fare il direttore d’orchestra, perché il figlio di un operaio deve fare l’operaio, così è stato detto a mio padre”.

Poco tempo fa Bosso aveva chiesto ai suoi fan di non chiedergli più di suonare il piano perché la malattia glielo impediva e quella richiesta faceva più male di tutto il resto.
L’ultima apparizione Ezio Bosso l’ha fatta nella trasmissione di Diego Bianchi e Marco D’Ambrosio, Propaganda Live, dove ha affermato che ciò che si chiedeva, in questo periodo di COVID- 19, era come stessero gli altri: dai familiari, ai lavoratori, ai musicisti, ancora una volta insegnandoci quanto sia fondamentale l’incontro con l’altro, lo stato d’animo dell’altro per comprendere e capire se stessi.
Una frase che segna ulteriormente il messaggio di speranza di Ezio Bosso e che dovremmo tutti fare nostra è questa:

“La normalità non esiste, esiste la natura. E gli uomini hanno bisogno di stare vicini e lo sono stati anche dopo altre grandi pandemie. Non c’è un futuro senza vicinanza, senza stare insieme. Uno dei miei ruoli, dei nostri ruoli, dell’arte e della musica è quello di accompagnare dolcemente alla natura, non alla normalità. Perché certe normalità sono aberranti e sono normalità contro natura.”

Buon viaggio Ezio, grazie per tutto l’amore che ci hai lasciato.

 

Sitografia:
https://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2020/05/15/news/e_morto_ezio_bosso-256678373/
https://www.la7.it/propagandalive/video/lintervista-di-diego-bianchi-a-ezio-bosso-10042020-10-04-2020-318989
Sitografia immagini:
https://www.quotidianopiemontese.it/2020/05/15/
https://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/ezio-bosso-morto-672340.html
https://ilpiccolo.gelocal.it/tempo-libero/2017/09/26/news/ezio-bosso-io-ragazzaccio-di-trieste-1.15907959

 

Alessandra Sansò

 

Laureata Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Alessitimia in adolescenza: un contributo alla validità convergente degli strumenti di valutazione”.
I suoi interessi principali riguardano l’adolescenza e le sue caratteristiche, ma si concentra anche su concetti della Psicologia Sociale, quali deumanizzazione e stigmatizzazione quantomai presenti nella società moderna.

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