Blitzkrieg Storia

L’inferno sul Mississippi

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May 16, 2020

Le operazioni fluviali nel corso della Guerra Civile Americana

Introduzione

Parlare delle operazioni navali nella Guerra Civile Americana equivale ad aprire un forziere traboccante di storie incredibili su comandanti, lupi di mare, navi corazzate e non solo.

Negli articoli precedenti (Ironclad: Le navi corazzate nella Guerra Civile Americana (Parte 1Parte 2Parte 3) & Sommergibili: Davide contro Golia) abbiamo affrontato due scenari importanti, ricchi di primati e fatti che hanno segnato un punto di svolta nella guerra per mare, mentre lo scenario che analizzeremo in questa edizione riguarderà le battaglie combattute dai sudisti per difendere la loro “colonna portante”, il fiume Mississippi.

Il CSS Manassas in combattimento contro il piroscafo nordista Mississippi.

I

Tutti conoscevano l’importanza del Mississippi, dal quale dipendevano la distribuzione delle risorse alimentari, il commercio con l’Europa e l’integrità degli Stati Confederati; che si sarebbero trovati divisi in due qual’ora l’Unione fosse entrata in possesso del fiume. L’incremento delle sue strutture difensive, tra cui l’organizzazione di un’adeguata flotta fluviale, era cominciato subito dopo la secessione, concentrandosi in particolare sulle città  di New Orleans (base importante per “violatori del blocco” e corsari) e di Vicksburg.

Verso la fine del 1861 a New Orleans vennero completate ben due linee difensive, una esterna, i cui punti di forza erano i forti Jackson e St Philips che «sbarravano il corso del fiume 120 km a valle della città[1]», e una interna composta da «solidissimi trinceramenti[2]» lungo una linea di 13 chilometri vicino a New Orleans.

L’efficacia delle due linee venne incrementata con uno sbarramento di tronchi d’albero a valle di Fort Jackson e St. Philips, rafforzato poi con 8 navi semiaffondate, dopo che la forza della corrente aveva aperto una breccia di 200m in un punto dove il fiume ne misurava 600 in larghezza. Tronchi e relitti erano assicurati con catene di varie dimensioni e fissati al fondale da ancore di 2 tonnellate.

Sei o sette cannoniere e un ariete corazzato componevano la flotta fluviale di New Orleans. Pur di trionfare i sudisti ricorsero anche all’impiego di zattere incendiarie, mentre le loro punte di diamante erano costituite dal CSS Louisiana e dal CSS Mississippi, due “ironclad” (batterie corazzate).

Di questi due il Louisiana dislocava 1400 tonnellate[3], era lungo 80 metri (264 piedi) e doveva essere armato con 16 cannoni (2 Brook da 7 pollici, 4 Smoothbor Dahlgren da 8 pollici, 3 smoothbor da 9 pollici e sette cannoni da 32 libbre)[4]. Soltanto che al sopraggiungere dell’aprile 1862 presentava numerosi difetti strutturali tra cui quelli al sistema di propulsione, composto da due eliche e da due ruote a pale (poste al centro una dietro l’altra). Inoltre al momento del varo  mancava ancora la corazzatura.

CSS Louisiana.

Il CSS Mississippi non si trovava in condizioni migliori. Era stato progettato con l’obiettivo di renderlo un vero e proprio “terrore dei mari”. Nel dislocamento raggiungeva le 4000 tonnellate e misurava tra i 250 e 260 piedi (76/79 metri)[5]. Tre macchine avrebbero azionato altrettante eliche capaci di spingerlo fino a 14 nodi. Probabilmente questa “ironclad”, con la sua corazzatura ed i suoi 20 cannoni avrebbe avuto la possibilità di cambiare il corso della guerra, ma dal momento che non ne ebbe l’occasione non possiamo saperlo.

CSS Mississippi.

Consapevoli che a New Orleans si stavano realizzando questi due “ironclad”, i nordisti si adoperarono per muovere il loro attacco il prima possibile. I preparativi per la presa del Mississippi erano in corso dal novembre 1861 e in gennaio la flotta fu pronta a partire guidata dal capitano David G. Farragut, al tempo sessantenne, che dimostrò di possedere capacità impareggiabili proprio in questa occasione.

David G. Farragut.

A sua disposizione c’erano 24 navi da guerra (4 corvette a elica: Hartford, Pensacola, Brooklyn e Richmond; il piroscafo a ruote Mississippi e 18 cannoniere), 4 navi carboniere e 21 battelli armati con un mortaio da 13 pollici. Come Ammiraglia Farragut ricevette la modernissima corvetta a vapore Hartford (1990 tonnellate e 24 cannoni), con la quale intraprese avventure e battaglie degne dei più grandi personaggi, letterari e non, come il commodoro Hornblower, il capitano Rodge o il tenente Slutter.

I suoi ordini erano di «forzare il basso corso del Mississippi, conquistare le opere fortificate che lo difendevano e occupare New Orleans. Dopodiché egli doveva risalire subito il fiume incontro alle forze navali e militari che da Cairo sarebbero scese verso Mezzogiorno e, nel caso queste non fossero ancora arrivate, prendere sul rovescio le difese nemiche che sbarravano loro il cammino e tenerlo fino a che non gli si fossero potute mandare delle truppe di terra. Successivamente […] doveva riportare la sua attenzione sul Golfo del Messico e conquistare l’altra formidabile base navale di Mobile Bay[6]». Speranze che lasciarono ai nordisti una brutta dose di amaro in bocca, dato che impadronirsi dell’intero Mississippi con un’unica grande spedizione navale era impossibile senza un degno supporto terreste.

Per conquistare New Orleans i nordisti dovevano liberarsi, prima di tutto, di Fort Jackson e St. Philips. L’attacco iniziò il 18 aprile 1862, con i battelli-mortaio che aprirono il fuoco riparati da un curva del fiume, scortati da 6 cannoniere, a 2-3 chilometri di distanza dai forti.

Foto di un battello armato con mortaio da 13 pollici.

Tonando inni di morte, i mortai mantennero un incessante ritmo di fuoco dal 18 al 23 aprile, accanendosi contro il più vicino Fort Jackson, i cui cannoni avevano abbattuto un solo battello nemico.

La disposizione delle due flotte durante. Immagine tratta da “marinai del Sud” di R. Luraghi.

Nonostante questa dura prova per i sudisti c’era ancora speranza. Nessuno poteva neutralizzare facilmente forti ben costruiti come i loro e sicuramente nessuno avrebbe provato ad affrontarne due contemporaneamente, pur di farsi largo nel Mississippi, a meno che non si  trattasse di David G. Farragut.

Al sopraggiungere del 24 aprile i battelli-mortaio posero fine al loro bombardamento lasciando spazio ad un silenzio spettrale. Erano le due del mattino. Dai posti di guardia i sudisti esalavano respiri tesi e aspettavano, consci che qualcosa di orribile stava per accadere.

Scoccate le 3, dalla bocca di un cannone confederato balenò un lampo infuocato, accompagnato da un boato poderoso e da quell’istante le porte dell’inferno si spalancarono sul Mississippi. Ogni singolo cannone, dei forti e della flotta federale, aprì il fuoco contro i propri avversari bramando lo spargimento di sangue. Contro ogni preavviso i nordisti erano passati all’assalto e alla loro guida c’era Farragut insieme alla sua indomabile Hartford.

Un resoconto, lasciato da un ufficiale sudista, descrive così i primi terrificanti momenti della battaglia: «Non credo che mai prima nel mondo si sia visto uno spettacolo più imponente che durante il grande duello di artiglieria che allora seguì. […] Le granate dei mortai sfrecciavano verso il cielo dai battelli-mortaio, arrivavano al vertice del loro volo scagliando lampi dalle micce nel compiere la parabola, si fermavano un istante, quindi precipitavano sulle nostre fortificazioni come centinaia di meteore, o scoppiavano a mezz’aria, proiettando le loro schegge in tutte le direzioni. I cannoni di ambo le parti tuonarono senza un minuto di sosta per quasi un’ora, creando una luce fantasmagorica[7]».

Il CSS Manassas.

A permettere l’avanzata nordista fu una breccia nello sbarramento di tronchi e relitti, creata da due cannoniere la notte del 20 Aprile per ordine di Farragut.

L’intensità dello scontro poté solo moltiplicarsi, soprattutto quando sopraggiunse in rinforzo ai forti la piccola, ma coraggiosa, flotta fluviale confederata. Alla sua testa c’era l’ariete corazzato Manassas, un ex rimorchiatore tagliato alla linea di immersione a cui erano state aggiunte delle piastre metalliche di 4 centimetri che gli attribuivano la forma di un sigaro. Un solo cannone da 32 libbre, posizionato a prua, componeva il suo armamento. Nel peso raggiungeva le 387 tonnellate[8]. Al seguito c’erano altre navi confederate e alcune zattere incendiarie, delle quali una riuscì a travolgere e incendiare l’ammiraglia di Farragut, incagliatasi proprio nel tentativo di evitare la zattera.

Alla battaglia partecipò anche l’incompleto CSS Louisiana, che dipendeva da un rimorchiatore per navigare. Poté essere impiegato soltanto come batteria galleggiante. Mancava invece il CSS Mississippi, che si trovava ancora tra le sicure acque di New Orleans per essere ultimato entro il 1° maggio[9].

Altre navi sudiste che si batterono con coraggio furono il McRae, il Governor Moore e il Stonewall Jackson.

Di questi il «McRae arrivò ad impegnare da sola fino a quattro vascelli federali; infine con un principio di incendio a bordo, con il suo valoroso comandante, il capitano Huger, mortalmente ferito e il timone fracassato, andò ad arenarsi […] sotto i forti. La Governor Moore, dopo essersi audacemente battuta contro numerose grosse navi, serrò addosso alla cannoniera d’alto mare Varuna […]. I Cannoni della Varuna facevano strage sulla piccola unità confederata; ma essa continuava a battersi e riuscì a piazzare nel ventre della nave nemica una grossa granata che uccise o ferì una dozzina di uomini. Infine, aiutata dalla cannoniera Stonewall, corse addosso alla Varuna speronandola e colandola a picco. Fu l’ultimo successo sudista, perché ora numerose navi avanzavano contro la Governor Moore tirandole bordate demolitrici. Alla fine […] non rimase […] che incendiare il relitto. Nello stesso tempo la Stonewall Jackson veniva pure incendiata[10]».

Fu chiaramente uno scontro terrificante e sanguinoso, alla fine del quale la piccola flotta sudista si trovò costretta a cedere alle più numerose e potenti navi nordiste.

In quanto al Manassas, il piccolo ariete corazzato era riuscito a speronare due navi, il piroscafo USS Mississippi e la corvetta Brooklyn, recando loro danni notevoli senza riuscire tuttavia ad affondarle. Numerosi proiettili nemici si abbatterono sulle sue corazze e quando un grave incendio le si sprigionò sopra, il suo equipaggio fu costretto ad evacuarla lasciandola alla forza della corrente. Il Manassas navigò, solo e abbandonato, dirigendosi contro la corvetta a vapore Hartford di Farragut, esplodendo però poco prima che potesse schiantarsi su di essa e infine affondò tra le fredde acque del Mississippi.

 «Quando l’alba del 25 Aprile cominciò a sorgere, la squadra di Farragut era ormai a monte dei forti. La Battaglia era costata alla flotta degli Stati Uniti una nave colata a picco (la Varuna) e tutte le altre più o meno seriamente danneggiate ma ancora perfettamente in grado di navigare; […] I confederati avevano perso l’intera loro flottiglia eccetto la Louisiana […] e le cannoniere Defiance e McRae, quest’ultima gravemente danneggiata. Non si posseggono dati per calcolare esattamente le perdite sudiste che sembrano però ammontare ad un centinaio di morti e altrettanti feriti[11]».

Dopo aver aperto le porte di New Orleans, le navi di Farragut giunsero davanti alla città il 25 aprile, che infine fu costretta ad arrendersi.

Per i sudisti, quella di New Orleans fu una perdita gravissima. Tonnellate di navi e di merci vennero distrutte. Fort Jackson e Fort St. Philips caddero definitivamente il 27 aprilee le due poderose corazzate, il CSS Louisiana ed il CSS Mississippi, perirono, come la CSS Virginia, venendo incendiate dai loro stessi marinai perché preferivano colarle a picco piuttosto che vedere la bandiera federale sventolare su di esse.

Completato il suo primo obiettivo, con la presa di New Orleans, Farragut passò alla fase successiva muovendo contro la città “chiave” della confederazione: Vicksburg.

Riorganizzata la flotta, i nordisti giunsero nei pressi della fortezza il 27 di giugno e diedero il via ad un nuovo e straziante bombardamento affidandosi ai loro battelli-mortaio, contro i quali si rivolse subito la risposta dei cannoni sudisti.

Uss Hartford, nave ammiraglia di Farragut.

A preoccupare gli ufficiali di entrambi gli schieramenti, tuttavia, era il caldo estivo, un nemico ben più fastidioso e difficile da sconfiggere di quelli che gli stavano sparando contro. L’afa, unita alle pessime condizioni igieniche, rischiava di scatenare gravi epidemie di febbre gialla e malaria, obbligando così i contendenti a dover cercare delle soluzioni che garantissero una rapida vittoria; questo viene detto riferendosi tanto ai nordisti, quanto ai sudisti.

Per impedire il propagarsi di malattie tra i marinai, Farragut guidò un altro dei suoi avventati assalti sperando che fosse sufficiente per assicurargli la vittoria, soltanto che questa volta, ad attenderlo, trovò una spiacevole delusione. Le sue «navi da guerra […] potevano tentare» di forzare il passaggio davanti alla fortezza, ma «l’idea di spingere i trasporti carichi di truppe sotto i cannoni di Vicksburg e tentare uno sbarco, era una follia[12]».

Dall’altra parte, anche i confederati si dimostrarono favorevoli ad una strategia di attacco. Nessuno di loro sopportava l’idea di dover sostenere un assedio, soprattutto per il grave impatto psicologico che poteva avere sui soldati e scelsero così di ricorrere al CSS Arkansas[13].

Il CSS Arkansas era di dimensioni ben più piccole rispetto al Louisiana e al Mississippi. Raggiungeva i 50 metri di lunghezza e un pescaggio di 3,5m, La corazzatura era composta da rotaie ferroviarie di 11,43 cm, ma presentava dei punti deboli. A poppa disponeva di un rivestimento in lamiere sottili, il ponte di comando rimaneva scoperto e il casotto del timoniere era stato rinforzato con due strati di “ferro in barre […] spesso 2 pollici[14].L’armamento era composto da 10 cannoni: 2 da 10 pollici, 2 da 6 pollici, 3 cannoni su entrambe le fiancate e 2 cannoni Dahlgren da 100 libre.

Da Greenwood, città nella quale era stata allestita l’Arkansas dopo la caduta di Menphis (giugno 1862), la corazzata giunse a Vicksburg il 15 luglio, ben attesa dai nordisti.

Sapendo del suo arrivo Farragut aveva inviato tre navi in esplorazione: le cannoniere Carondelet e Tyler, affiancate dall’ariete Queen of the West.

CSS Arkansas.

L’Arkansas stava navigando ancora nel fiume Yanzoo (un affluente del Mississippi) quando si imbatté nel gruppo nordista. Non potendo nulla contro di lei il Queen of the West si ritirò rapidamente dallo scontro, lasciando le due cannoniere nelle grinfie della corazzata. Per un attimo il Carondelet sembrò destinato alla rovina, fino a quando non riuscì a raggiungere fondali più bassi inaccessibili all’Arkansas, che scelse così di lanciarsi all’inseguimento del Tyler.

Nonostante il cannoni sudisti le infliggessero gravi danni ad ogni colpo, la piccola cannoniera Tyler riuscì a tornare nelle acque del Mississippi per lanciare l’allarme al resto della flotta e in quel momento, più di 20 navi da guerra finirono col trovarsi faccia a faccia col CSS Arkansas. Una visione quasi spettrale, che avanzava determinata a distruggere tutto ciò che provava a porsi tra lei e Vicksburg.

Iniziò un nuovo, spaventoso, duello tra artiglierie. Qualunque cannone nordista fagocitava proiettili roventi contro le corazze dell’Arkansas, scoprendosi comunque impossibilitati a fermare la sua avanzata, che proseguiva rispondendo al fuoco col ruggito delle proprie bordate.

 «L’ariete Lancaster le si lanciò contro per speronarla: ma l’Arkansas gli tirò una grossa granata che esplodendo nella sala delle macchine fece saltare in aria le caldaie uccidendo o ferendo 28 uomini e ponendo il Lancaster del tutto fuori combattimento. […] Ma anche la prova subita dall’Arkansas era stata terribile. Tre grossi proiettili erano riusciti a perforare le sue corazze scoppiando nell’interno ed uccidendo o ferendo 25 uomini; il comandante Brown era stato colpito lievemente due volte ed il suo cannocchiale gli era stato fracassato fra le mani; infine l’eroica corazzata riuscì a passare sfidando il fuoco spaventevole di una flotta intera ed entrò trionfalmente a Vicksburg con la bandiera spiegata, accolta con indicibile entusiasmo dalla popolazione e dai soldati sudisti[15]».

Dopo quell’estenuante combattimento la situazione cominciò a farsi insostenibile per i nordisti, così Farragut elaborò una nuova strategia di attacco che gli permettesse di distruggere l’Arkansas e la sera del 15 luglio fece avanzare nuovamente la sua flotta, soltanto che per ogni piccolo danno inferto alla corazzata, questa reagiva aprendo ferite ben più profonde alle navi federali.

Infine, conscio che conquistare la fortezza era impossibile, Farragut decise di ritirarsi il 24 luglio, ponendo conseguentemente termine alla prima grande offensiva su Vicksburg, ritardandone la caduta fino al 4 luglio 1863.

Purtroppo, dopo aver sostenuto la sua grande battaglia, il CSS Arkansas ottenne una fine  miserevole.

Poco tempo dopo venne richiesta per appoggiare l’attacco del generale Breckinridge contro i nordisti che occupavano Baton Rouge. Ella era molto vicina alla sua destinazione, «quando le macchine, sottoposte a grave sforzo mentre erano ancora necessitose di riparazioni, si guastarono gravemente. […] Non c’era più nulla da fare: con la disperazione nel cuore l’eroico equipaggio della corazzata dovette incendiarla e farla saltare in aria[16]».

Le fiamme avvolsero il CSS Arkansas e quando raggiunsero i cannoni ancora carichi questi esplosero i loro ultimi colpi.

Articolo di Emanuele Bacigalupo

Laureato Triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Genova con una Tesi dal Titolo: “Necessità di un Miracolo; Nascita, Crescita e Innovazioni della Confederate States Navy”. Attualmente iscritto al Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia dello stesso Ateneo. Le ricerche in corso proseguono l’interesse per la Storia Contemporanea e le vicende militari, politiche, economiche del XIX sec.

 

Note:

[1] G. Giorgerini, Storia della marina: da Trafalgar a Tshushima, cit. p. 71.

[2] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 508.

[3] R.Luraghi, Marinai del Sud, Einaudi, cit. pp. 197- 198.

[4]https://emergingcivilwar.com/2017/04/24/failed-ironclads-css-mississippi-and-css-louisiana-at-new-orleans/

[5] R.Luraghi, Marinai del Sud, Einaudi, cit. pp. 197- 198. / Oppure: https://emergingcivilwar.com/2017/04/24/failed-ironclads-css-mississippi-and-css-louisiana-at-new-orleans/.

[6] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 506.

[7] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 517.

[8] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 509.

[9] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 510.

[10] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 518.

[11]R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 519.

[12]  R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 598.

[13] G. Giorgerini, Storia della marina: da Trafalgar a Tshushima, cit. p. 72.

[14] R.Luraghi, Marinai del Sud, Einaudi, cit. pp. 307-308..

[15] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 603.

[16] R.Luraghi, Storia della guerra civile americana, cit. p. 605.

Bibliografia Consigliata:

  1. Giorgerini, Storia della marina: da Trafalgar a Tshushima, Milano,Fabbri Editori, 1978.
  2. Giorgerini, Storia della marina: Profili, Milano,Fabbri Editori, 1978.
  3. Macintyre D.- Bathe Basil W.: Man of War: a history of the combat vessel, Gothenburg, Sweden, by Tre Tryckare, Cagner & Co., 1969.
  4. Luraghi R., Storia della guerra civile americana, Torino,Einaudi, 1966.
  5. Luraghi R., Marinai del Sud, Milano,Rizzoli Libri S.p.A., 1993.
  6. Luraghi, Storia della guerra civile americana, Rizzoli, Milano, 1994.
  7. Luraghi R. (a cura di), La Guerra Civile Americana; Bologna,Il Mulino, 1978.
  8. Luraghi R. (a cura di), La Guerra Civile Americana; Bologna,Il Mulino, 1978.
  9. Musciarelli L., Dizionario delle armi, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1971.
  10. Sabbatucci G. – Vidotto V., Il mondo contemporaneo. Dal 1848 a oggi, Roma-Bari, Laterza, 2008.

Sitografia:

Css Louisiana/ Css Mississippi: https://emergingcivilwar.com/2017/04/24/failed-ironclads-css-mississippi-and-css-louisiana-at-new-orleans/

Css Louisiana / Css Mississippi: https://www.militaryfactory.com/ships/detail.asp?ship_id=CSS-Louisiana-1862

Css Louisiana/ Css Mississippi: http://www.navsource.org/archives/09/86/86653.htm

Css Arkansas: https://www.ibiblio.org/hyperwar/OnlineLibrary/photos/sh-us-cs/csa-sh/csash-ag/arkansas.htm

CSS Mississipi: https://alchetron.com/CSS-Mississippi

 

 

 

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