Musica

KIRRA

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May 19, 2020

10.000 followers su Facebook, 30.000 stream su Spotify e 55.000 visualizzazioni su Youtube. Sono questi i numeri dei Kirra, che possono anche farsi vanto di aver avuto il privilegio di suonare con Mark Tremonti. La band di Oklahoma City sta cercando di costruirsi una carriera solida all’interno del panorama metal. Redefine arriva dopo un cambiamento nella line up avvenuto due anni fa, con l’arrivo del vocalist Gabriel Parson. Una voce che a tratti ricorda quella del frontman dei Five Finger Death Punch o dei Three Days Grace, soprattutto in tracce come “Pull You Out”, la più lunga, e “The Ideal”. Tutto è più heavy e djent rispetto al passato: gli strumenti, le chitarre e la voce, in un’atmosfera che ricorda vagamente quella dei Tool impreziosita dall’uso delle tastiere in “Waking Up” e del piano in “Integrate”. In generale, comunque, Redefine è un album caratterizzato da riff principalmente rock, con qualche influenza metal, data anche dall’utilizzo della tecnica vocale growl.

Ci sono vari spazi dedicati agli assoli di chitarra di Daxton Page, ma anche il basso fa spesso la sua comparsa, ad esempio in “Passageway”, che racconta il viaggio compiuto per uscire da un ambiente tossico e riscoprire il proprio potenziale. Un aspetto da non trascurare è la grande attenzione dedicata alla stesura dei testi, in cui si susseguono critiche a vari ambiti della vita, tra cui la religione in “Prophet”. Di tutt’altra tematica è il singolo “Caving In”, un invito a non arrendersi di fronte alle difficoltà della vita, mentre “Free” cerca di combattere ogni forma di censura perché la libertà di espressione è un diritto fondamentale.

L’album si compone di 17 tracce, ma una buona parte è composta da “filler” oppure da intro, come “Ascent” e “Assimilate” che precedono i brani veri e propri. Ad esempio, “Brooding” vede l’alternanza di parti parlate con sezioni strumentali e lo stesso vale per “Huxley’s Warning”. L’aspetto interessante è che queste sezioni parlate potrebbero essere considerate “vintage”, come una sorta di annuncio radio del passato. Certo, nonostante la presenza di alcune tracce più trascurabili, ci sono anche dei brani più interessanti, come i due singoli accompagnati dal video musicale. Quello che si può criticare alla band è il bisogno di trovare la sua vera identità. I Kirra hanno davanti a sé ancora molte possibilità e hanno il potenziale per migliorare. Forse si sente troppo l’influenza di alcune grandi band, come ad esempio dei Pink Floyd in “I Didn’t Know”, ma è pur sempre un punto di partenza.

Recensione di Roberta Rustico

Studia Culture e letterature del mondo moderno presso l’Università degli studi di Torino. Ballerina nell’infanzia, si è appassionata successivamente alla musica e alla scrittura, nutrendo un interesse specifico per le materie umanistiche ed artistiche.

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