Psicologia

Le nuove dipendenze che minacciano la nostra psiche

on
May 24, 2020

Se si pensa alle dipendenze si pensa inevitabilmente all’alcol o alle sostanze stupefacenti, questo perché la parola si riferisce alla ricerca spasmodica della sostanza da parte di un individuo, a una condizione, quindi di astinenza.
Tuttavia, la dipendenza non si riferisce solamente a quella provata nei confronti delle sostanze, ma anche a quelle comportamentali di cui fanno parte quelle che vengono nominate “New addiction” che comprendono elementi fortemente presenti nella società attuale, più che in quelle passate.
Spesso, queste dipendenze si riferiscono a “cose” con cui ognuno di noi entra in contatto e tra queste spiccano: internet, il sesso, il lavoro, ma anche il gioco d’azzardo.
In questo articolo ci soffermeremo sulla dipendenza da internet e da social network.

Forse sembra scontato, ma la diffusione dei social e di internet può davvero causare un utilizzo continuo e inadeguato delle tecnologie. Questo uso, naturalmente, può rivelarsi dannoso e può causare ansia, depressione, cali di autostima.
Qui non staremo a elencare gli innumerevoli lati positivi dei social network di cui siamo ovviamente consapevoli, ma dei pericoli che possono insorgere se si fa un uso errato di internet e dei social.
Partiamo dall’inizio.

Quando è cominciato l’interesse per l’Internet Addiction?

Durante gli anni Novanta, Ivan Goldberg lancia un campanello d’allarme ed è proprio da qui che gli esperti della materia cominciano a porsi delle domande sull’argomento. Tuttavia, si ruota molto attorno alla terminologia usata per definire questa dipendenza che, appunto, può non essere definita tale, almeno non secondo i criteri del DSM V. Quindi, alcuni preferiscono chiamarla “abuso” invece di “dipendenza” poichè quest’ultima implica, sempre secondo i criteri del DSM V, una sostanza chimica.

In ogni caso, è il bisogno sempre più pervasivo che coglie l’individuo che rappresenta il problema e per l’individuo è una difficoltà disconnettersi e uscire dal mondo di internet.
Non vi sono tratti individuali precisi che possono lasciar presagire un abuso di internet, anzi, è difficile tracciare un “profilo” individuale, ma Goldberg ci ha fornito alcuni sintomi:

  1. L’individuo tende a passare sempre più tempo su internet per avere soddisfazione
  2. Disinteresse per attività che non riguardano internet
  3. Manifestarsi di ansia, depressioni e caratteristiche connesse all’astinenza, agitazione e preoccupazioni su che cosa succede on – line mentre l’individuo è assente
  4. Bisogno di essere in rete più spesso e per maggior tempo
  5. Incapacità di tenere sotto controllo l’utilizzo di internet
  6. Sempre maggiori quantità di tempo passate su internet
  7. Continuo uso di internet nonostante i problemi a ciò correlati (psicologici, fisici, relazionali e lavorativi)

Quindi, la rete ha, sicuramente, la capacità di fornirci diverse informazioni perchè ci permette di accedere a quotidiani e a riviste oppure a video esplicativi, a documenti eccetera e di tenerci in contatto sempre con tutti, amici e non. Abbiamo passato questi mesi in quarantena, ad esempio, ed è proprio grazie alla rete che abbiamo mantenuto i contatti con le persone che ambiamo grazie a messaggi, video chiamate, messaggi audio.

Alcuni tratti, però, sono stati connessi a un abuso di internet, strettamente connessi sia al nostro lato emotivo, in particolar modo a un’instabilità emotiva, sia a pensieri negativi con conseguente sensazione di un senso di vuoto e sentimenti di solitudine con una tendenza al ritiro sociale.
Oltre a questi elementi, anche caratteristiche legate all’ambito lavorativo come disoccupazione o scontentezza sul lavoro, possono influenzare la tendenza a rifugiarsi in un mondo virtuale che ci appare, sicuramente, più bello e sicuro di quello in cui stiamo vivendo davvero.
Tuttavia, ognuno di noi ha degli spazi emotivi che vanno colmati ed è anche per questo che i social entrano nella nostra vita: un sito di incontri, per quanto non tutti siano a proprio agio con l’utilizzo di questo tipo di social, può ovviare all’incontro con dei potenziali partner per intrattenere delle relazioni, per conoscere nuove persone.
Oppure, si mantengono i contatti con gli amici attraverso social network attraverso messaggi, foto, tag, post eccetera eccetera.
Durante l’adolescenza il gruppo dei pari è quello di appartenenza, la famiglia passa nettamente in secondo piano nella vita dei ragazzi, infatti essi si rivolgono agli amici e non più ai genitori per cercare aiuto e/o confidarsi.
Infatti, possono essere proprio loro, gli adolescenti, quelli che sentono maggiormente la necessità di stare sempre on – line, un po’ perché l’adolescenza è un periodo di per sé caratterizzato da cambiamenti psicofisici e un po’ perché internet permette di mantenere un’apparente vicinanza con gli amici e dà l’idea di essere sempre connessi con l’altro.
Naturalmente, se la rete e di conseguenza i social, si insinuano troppo nella nostra vita possono svilupparsi i sintomi appena citati e la rete può presentare le stesse caratteristiche e gli stessi ruoli delle sostanze chimiche.
Ciò può far sì che l’individuo si estranei dalla realtà e dai rapporti con le altre persone che, a un certo punto, si manifestano solamente on – line.

I social all’interno della nostra vita

Come già detto, i ragazzi sono molto presenti sui social, ma piattaforme come Facebook o Instagram hanno rivoluzionato anche il modo di lavorare.
Molte attività, infatti, si sono impegnate per pubblicizzare i propri prodotti anche sui social e quindi si può trovare tutto sui essil: dalla panetteria, al negozio di vestiti, a quello di vasi, a lavori che prima, effettivamente, non entravano propriamente nel marketing per il semplice fatto che non comprendevano una vendita di prodotti, come medici, psicologi, giornalisti.
Anche questo influisce moltissimo sul ritiro sociale e ne abbiamo avuto la prova durante la quarantena quando dovevamo ordinare una pizza, farci portare il pane o la spesa. Bastava un semplicissimo, innocuo click. Abbiamo avuto la dimostrazione tangibile di quanto sia superfluo uscire di casa quando si possiede un PC o un cellulare.
Inoltre, i social ci fanno sentire vicini anche a coloro che ci sembrano inarrivabili, come attori o VIP che apprezziamo e stimiamo, sportivi, scrittori, registi eccetera.
I social sono finestre che si affacciano su tutti quei mondi (cinema, scienza, musica, teatro, letteratura) che confinano con il nostro e la cosa “bella” è che possiamo consultarli e immergerci in essi direttamente dal divano di casa.

Inoltre, i social ci permettono di far parte di un certo gruppo sociale senza fare apparentemente nulla: senza dover interagire o farsi accettare, anzi.
Eppure, social networks come Facebook hanno molti, moltissimi lati negativi. Tra l’altro, alcuni autori, affermano che esista un nuovo termine che si riferisce alla dipendenza da Facebook ed è chiamato FAD ossia “Facebook Addiction Disorder” che avrebbe gli stessi sintomi descritti precedentemente, con qualche aggiunta relativa proprio alla specificità del social network.

  1. Costante desiderio di stare su Facebook
  2. L’individuo sperimenta difficoltà, ansia e depressione se non può stare su Facebook
  3. Riduzione del tempo trascorso in attività differenti dallo stare su Facebook, quindi meno sport, meno incontri con gli amici, meno attività all’aria aperta
  4. Sostituire le occasioni di incontro con appuntamenti virtuali on – line, ad esempio invece che trovarsi al bar con gli amici ci si trova su Facebook
  5. Amicizie virtuali: considerare amici quelli che sono su Facebook seppur sconosciuti invece che quelli reali
  6. Notifiche, messaggi, mi piace eccetera provocano eccitazione e curiosità

Quindi si può affermare che le modificazioni psicologiche che colpiscono gli individui si ripercuotano sicuramente sulle relazioni interpersonali dell’individuo che vengono sostituite dalle relazioni online; cambiano anche la percezione del tempo e dello spazio, soprattutto per quest’ultimo avviene proprio una sostituzione del mondo reale con quello virtuale; cambiano l’umore e l’autostima e sono frequenti insicurezza, inadeguatezza e pensieri negativi su se stessi e sugli altri. Inoltre, le modificazioni sono anche fisiche, oltre che psicologiche, questo perché determinati movimenti diventano quotidiani e ossessivi, ma non sono naturali. Quindi le regioni più colpite sono la schiena, le mani, la vista implicate, appunto, nel controllo dei social.

La ricerca di maggiori informazioni su questa nuova dipendenza, come abbiamo già spiegato, comincia negli anni ’90 e, infatti, nel 1996 Young ha cercato di sviluppare uno strumento, se così si può definire, per dare delle risposte alle domande degli studiosi. Otto domande per valutare la presenza di un disturbo come questo:

  1. Sei preoccupato per Internet (pensi all’attività on – line fatta prima o pensi di anticipare la sessione on – line successiva)?
  2. Senti il bisogno di usare internet con sempre maggior frequenza per avere soddisfazione?
  3. Hai ripetutamente fatto sforzi insoddisfacenti per controllare, ridurre o smettere l’uso di Internet?
  4. Ti senti irrequieto, lunatico, depresso o irritabile quando tenti di ridurre o interrompere l’uso di Internet?
  5. Rimani on – line più a lungo di quanto previsto?
  6. Avete messo a rischio la perdita di relazioni significative, educative, lavorative a causa di internet?
  7. Hai mentito ai tuoi familiari, al tuo terapista o ad altri per nascondere il tuo coinvolgimento in Internet?
  8. Usi Internet per scappare dai problemi o alleviare l’umore disforico (esempio: senso di colpa, ansia, senso di impotenza, depressione)?

Secondo questa scala i pazienti venivano considerati “dipendenti” se rispondevano “Sì” a 5 o più domande.
Successivamente sono stati sviluppati altri strumenti clinici che valutano l’abuso – dipendenza rappresentati da questionari on – line, per l’appunto, ma che presentano alcune problematiche metodologiche e talvolta psicometriche.
Il fatto che i social entrino a gamba tesa nella nostra quotidianità non è scontato, perché se il nostro ambiente, le nostre relazioni, il nostro lavoro ci influenzano, anche l’entrare nel mondo di internet ci smuove. Difatti, alcuni autori parlano di psicotecnologie ossia di tutti quegli elementi che entrano a far parte delle nostre esistence e che, ovviamente, hanno una valenza e cambiano il nostro modo di agire e di pensare.
Per esempio, quando decidiamo di postare una foto sui social oppure di condividere un post.

Altre implicazioni di internet e dei social network

Un fenomeno diffuso, purtroppo, sui social è quello dell’hate speech che sta a significare, fondamentalmente, un discorso volto all’odio. Basta entrare su Facebook per rendersi conto di questo tipo di discorsi, ad esempio parole sessiste oppure razziste o, ancora, quelle che prevedono insulti verso il corpo, e in questo caso si sfocia nel cosiddetto “Body Shaming”.
L’hate speech è molto frequente, ormai, in tutto il mondo: l’essere dietro uno schermo fa sentire sicure le persone che diffondono messaggi di odio e, bisogna dire, che i social talvolta non sono pronti per debellare gli account di questi individui. L’hate speech può essere connesso anche a crimini di odio e, infatti, le Nazioni Unite hanno evidenziato quanto Facebook e altre aziende possano essere legate all’istigazione alla violenza, all’odio e al razzismo. Solo successivamente alle accuse delle Nazioni Unite alcuni utenti sono stati bannati dai social. Sempre troppo tardi.

I social networks hanno anche un forte impatto sulla figura che ognuno di noi si crea di se stesso, ciò si nota specialmente nelle esperienze delle donne, nella costruzione della loro identità, del loro Sé e della sessualità.
Specialmente attraverso social come Instagram viene stimolata l’auto – oggettivazione che può portare a un’idea errata del sesso e della sessualità. Alcuni autori sostengono che questa continua esposizione sui social e la conseguente rappresentazione che si va a costruire attraverso immagini e video possa aumentare la promiscuità negli adolescenti e possano instaurare dei concetti che sono legati allo stupro e alla sessualizzazione delle donne.
Naturalmente, questi elementi possono poi portare alla sessualizzazione di alcune specifiche parti del corpo e questo vale sia per i maschi sia per le femmine: ciò ovviamente porta a un’immagine corporea che non è reale e non è quella che ognuno di noi è abituato a vedere.
In età delicate come quelle degli adolescenti la continua esposizione a questi corpi idealizzati e sessualizzati può essere deleteria.
Quindi, l’impatto psicologico dei social è molto profondo perché va a colpire zone che per l’individuo sono molto sensibili come, appunto, il corpo che non è mai (o raramente lo è) come quelli che si vedono sui social e ai quali ci si paragona.

Conclusione

Abbiamo raccontato e descritto diversi elementi che rientrano nella cultura social a cui ormai siamo inevitabilmente legati.
Certo è che è necessaria molta attenzione nel maneggiare il mondo di internet e bisogna anche cercare di “proteggere” le fasce più deboli che possono formarsi un’idea errata della sessualità e del proprio corpo.
Queste “New addiction” sono, forse, più pericolose di altre perché accessibili a tutti e sono entrate nella nostra quotidianità.
Una questione positiva e molto importante affinché si possa promuovere un’educazione all’aiuto e al sostegno emotivo è quella di utilizzare degli hashtag che risultino come un campanello d’allarme. Ad esempio, se si cercano #ansia e #panico su Instagram, appare una schermata che chiede se si ha bisogno di aiuto. Si può considerare come un piccolo passo verso la promozione della salute mentale e del sostegno di cui ognuno di noi può aver bisogno.
I social sono un mezzo di comunicazione che può essere utilizzato in maniera corretta e che possiede moltissimi lati positivi, ad esempio la possibilità di documentarsi e informarsi e di diffondere messaggi positivi.
Coloro che, invece, promuovono messaggi sessisti, razzisti e di odio dovrebbero essere, quantomeno, redarguiti, bloccati e/o sanzionati.
Se utilizziamo queste piattaforme in modo adeguato possono rappresentare un elemento sano per le nostre vite, altrimenti è solamente un altro modo per far sì che le persone si creino idee profondamente negative e che la nostra società non progredisca.

Bibliografia e sitografia:
https://www.istitutobeck.com/psicoterapia-dipendenza-internet/dipendenza-da-internet
https://www.stateofmind.it/tag/internet-addiction/

Social delle mie brame: chi è il più bello del reame?


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Alessandra Sansò

Laureata Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Alessitimia in adolescenza: un contributo alla validità convergente degli strumenti di valutazione”.
I suoi interessi principali riguardano l’adolescenza e le sue caratteristiche, ma si concentra anche su concetti della Psicologia Sociale, quali deumanizzazione e stigmatizzazione quantomai presenti nella società moderna.
È una divoratrice di libri e un’appassionata di serie tv di qualunque genere, ama profondamente Alfred Hitchcock e Bruce Springsteen.

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