Blitzkrieg Storia

Intervista ai “Balkan Storm”

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May 26, 2020

La rievocazione storica è un’attività dal grande potenziale. Essa permette infatti alle persone di entrare in contatto col passato in un modo ancora più “vivo”, possiamo dire, rispetto a quello che consentono altri canali di divulgazione, ma per praticarla occorrono diversi elementi. Il primo che possiamo citare sono le dovute conoscenze, senza studiare e informarsi col giusto tipo di fonti non è possibile dare forma ad una rievocazione che vada oltre alla semplice festa folcloristica dove una calzamaglia e una spada bastano a fare il medioevo (tanto per fare un esempio). Il secondo elemento consiste quindi nel riuscire a procurarsi i giusti materiali con cui riprodurre l’epoca che si cerca di rievocare. Impresa difficile, per la quale occorre spendere tempo e denaro, ma dalla quale dipende la serietà di ogni gruppo storico. Mentre il terzo elemento riguarda il possedere una corretta mentalità, perché senza di essa si rischia di vanificare tutto il lavoro di un rievocatore. Diventa infatti necessario allontanare dall’ambiente rievocativo tutti coloro che cercano di ottenere da quest’attività un fine politico o nostalgico, dal momento che la storia è una disciplina volta a mostrare i fatti per quello che sono trovando la sua forza in un uso corretto delle fonti a disposizione.

Per mostrarvi un gruppo di rievocazione che cerca di seguire questi tre obiettivi abbiamo scelto di intervistare i “Balkan Storm”, impegnati a studiare e riprodurre le unità militari che combatterono durante le Guerre Jugoslave degli ultimi anni del secolo scorso. Il loro gruppo è di recente fondazione, ma ha già avuto modo di farsi notare nonostante i vari limiti che si trova di fronte affrontando un conflitto addirittura più recente della Seconda Guerra Mondiale. Un’autentica rarità che merita di essere conosciuta e apprezzata.

Partiamo con la prima domanda.

  1. Il vostro è un progetto sicuramente unico nel suo genere. Come è nata l’idea di rievocare le guerre jugoslave e cosa tenete a mostrare di questo conflitto?

Si, diciamo che il nostro progetto è molto particolare perché tratta di due conflitti in particolare (quello in Bosnia 1992/1995 e quello in Croazia 1991/1995) che sono molto poco conosciuti sia dai rievocatori che dalle persone in generale.

L’idea di rievocare questo periodo storico nasce principalmente da due motivi: il primo è la curiosità, trovando così poche informazioni a riguardo delle due guerre (informazioni per altro contradditorie) abbiamo deciso di scavare più a fondo per scoprirne più dettagli possibile, intervistando veterani, frequentando forum e comprando molti libri.

Il secondo motivo è il fascino dell’ambito uniformologico che le due guerre hanno, sia in Croazia che in Bosnia sono state usate decine e decine di uniformi diverse da tutti gli schieramenti, molte di queste autoprodotte in loco, il che le rende ancora più uniche ed affascinanti, questo aspetto ci ha spinto davvero ad iniziare questo progetto.

Il nostro gruppo si impegna con rigore storico e uniformologico a mostrare le varie unità che hanno preso parte a questi conflitti, rappresentiamo tutte le fazioni, concentrandoci su unità specifiche che hanno magari storie più Interessanti rispetto ad altre.

  1. La priorità di ogni rievocatore è la cura dei particolari, specialmente nei confronti di abiti e uniformi. Potete parlarci delle uniformi utilizzate dalle varie fazioni?

Assolutamente, la cura nei dettagli è uno dei nostri principali obbiettivi, specialmente reievocando unità così particolari.

Parlare delle uniformi non è semplice, le differenze cambiano molto di anno in anno e soprattutto di guerra in guerra, perciò dividiamo in due il discorso.

Le uniformi della guerra in Croazia (1991/1995):

Nonostante questo conflitto vide coinvolte molte fazioni tra qui: lo JNA (Jugoslavenska Narodna Armija – l’esercito nazionale jugoslavo, presente in Croazia fino al 1992) le milizie locali serbe (VSK, Vojske Srpske Krajine, ossia l’esercito dei serbi di Croazia) da una parte e l’ HV (Hrvatska Vojska – l’esercito nazionale croato) l’HOS (Hrvatske Obrambene Snage – milizie nazionaliste croate) e lo ZNG (Zbor Narodne Garde -guardia nazionale croata) dall’altra, noi ci concentriamo sull’ultimo anno di guerra, ossia il 1995, interpretando le unità croate che presero parte all’operazione “Storm” che avvenne nell’agosto dello stesso anno e che pose fine alla guerra in Croazia con la distribuzione della Repubblica Autonoma Serba di Krajina.

Le unità croate da noi rievocate in questo caso ossia le “Guardie” erano unità d’élite dell’esercito e disponevano di equipaggiamenti americani e uniformi in woodland sempre americane (o autoprodotte nello stesso mimetismo).

Per la guerra in Bosnia (1992/1995) rievochiamo tutti gli schieramenti in campo ossia: l’HVO (Hrvatsko Vice Obrane – l’esercito croato di Bosnia) l’ARBiH (Armija Bosne i Hercegovine – l’esercito bosniaco musulmano) e il VRS (Vojske Republike Srpske -l’esercito serbo di Bosnia) concentrandoci però su unità specifiche di ogni esercito, brigate per esempio di cui abbiamo molte informazioni, per citare un esempio per ciascun schieramento abbiamo per il VRS: la Garda panteri, una unità speciale meccanizzata, questa unità era equipaggiata con uniformi mimetiche in Lizard “tigre”, sia tutoni che spezzati (giacca e pantaloni) inoltre essendo questa una unità speciale aveva anche i vest d’assalto anche questi in mimetismo lizard tigre.

L’unità era armata con armi dello Ex JNA e tutte provenienti da arsenali dell’esercito come: zastava m70, m84, m76 ecc ecc.

Per l’ARBiH abbiamo il battaglione speciale d’assalto “Hamza” che era equipaggiato con uniformi in woodland autoprodotte e tutoni modificati in loco, anche questi essendo una unità d’assalto erano equipaggiati con vest e chicom di produzione locale (classici porta caricatori per ak47) ed armati sia con ex armi dello JNA, quindi zastava m70, m84 ecc..sia con armi di contrabbando come akm, rpk, aks ecc ecc.

Per l’HVO abbiamo una unità più statica che principalmente aveva compiti di presidio e di difesa ossia la brigata di Vareš, equipaggiata con uniformi in woodland di produzione locale, ed equipaggiamento leggero ex JNA (cinturone e portacaricatori) l’armamento è identico all’unità sopracitata.

Occorre poi citare i ribelli secessionisti musulmani alleati dei serbi, noti come NOZB (Narodna Odbrana Zapadne Bosne).

  1. Riguardo alle armi, di quali disponevano le fazioni jugoslave? Avevano dei fornitori esteri, o potevano sostenere una loro produzione bellica?

Questo è un argomento che va affrontato tenendo conto di ciascuna fazione. Generalmente tutte le fazioni in campo all’inizio della guerra si rifornirono dei depositi dello JNA saccheggiati (All’interno dei quali si trovavano molti armamenti anche risalenti alla seconda guerra mondiale come: Thompson, Mg42, ppsh, Kar98k, mp40 e anche alcune mg34, tutte queste armi erano state stoccate dall’esercito jugoslavo subito dopo la seconda guerra mondiale), quindi buona parte delle armi inizialmente erano tutte jugoslave.

Dopodiché entrò in gioco il grande meccanismo del mercato illegale di armi, specialmente in Bosnia dove era presente un embargo da parte delle nazioni unite, ad usufruire di questi traffici illegali furono specialmente l’esercito musulmano e quello croato che riuscirono a dotarsi di numerosissime armi di produzione estera come: akm, ak47, RPG, rpk, mine di ogni tipo e anche armi di produzione occidentale come fal,M16 e addirittura famas!

  1. Nel corso degli scontri vennero commessi crimini di guerra?

Purtroppo si, le guerre civili in Jugoslavia sono famose per i tristi crimini perpetrati dalle varie fazioni in lotta, dalla guerra in Croazia, passando per la Bosnia fino in Kosovo.

Furono commessi stupri, saccheggi, massacri di interi villaggi e molte altre nefandezze; tutti commisero crimini, nella guerra in Jugoslavia ogni fazione etnica commise atrocità nei confronti dell’altra, ricordiamo il grande massacro di civili musulmani a Srebrenica commesso dai serbi di Bosnia, ricordiamo i massacri di civili serbi in Croazia e in Bosnia da parte dei soldati Croati e  musulmani, ricordiamo anche la pulizia etnica perpetuata dai croati contro i civili musulmani nella Bosnia centrale.

Nella storiografia occidentale a noi Europei è arrivata un’immagine assolutamente distorta di cosa davvero succedeva in quei luoghi, colpevolizzando una parte piuttosto che l’altra, ma la realtà dei fatti è molto più complicata, cito un veterano croato che intervistai qualche tempo fa’: “tutti noi eravamo vittime, ma allo stesso tempo tutti noi eravamo carnefici“.

  1. Dal momento che il conflitto si svolse vicino ai nostri confini sapete dirci qualcosa sulla condotta italiana?

La condotta italiana fu di neutralità assoluta, specialmente con i primi disordini del 90/91 in Slovenia, disordini che sfociarono nella guerra dei 10 giorni, in Bosnia invece il nostro paese si prodigò nell’aiuto della popolazione bosniaca assediata a Sarajevo, i nostri aerei colmi di provviste portavano aiuti alla popolazione. Purtroppo il 3 Settembre 1992 perdemmo anche un nostro G-222 nome in codice “Lyra 34” abbattuto da un missile terra aria di provenienza ignota (si ipotizza sia partito da un lanciatore spalleggiabile croato).

Inoltre i nostri soldati vennero inviati in Bosnia con la missione IFOR/SFOR per evitare una nuova riaccensione delle ostilità.

In Kosovo invece il nostro paese si allineò alla linea aggressiva della Nato, fornendo piste e basi militari in supporto al bombardamento della Serbia.

Anche in questo caso il nostro paese al termine delle ostilità inviò un contingente insieme alla missione KFOR (per motivi analoghi alla missione in Bosnia) missione che tuttora è presente e attiva in Kosovo.

Prototipo di un G-222.

  1. Dal punto di vista rievocativo come riuscite a gestire questi due aspetti: armi e uniformi?

Ottima domanda, non è facile anche perché per le uniformi ovviamente non esistono repliche, quindi siamo costretti a comprare uniformi originali che alle volte costano poco, mentre altre volte essendo rare costano moltissimo, in linea di massima non è ancora troppo difficile reperirle.

Per le armi il discorso è analogo, essendo molto specifiche bisogna saper cercare, noi utilizziamo disattivati e repliche di alto livello.

  1. Oltre al vostro esistono altri gruppi di rievocazione che si dedicano alle guerre jugoslave?

Oltre al nostro gruppo ne esistono altri due (si contano letteralmente sulle dita della mano) uno in America e l’altro in Croazia, i quali membri provengono dalle diverse etnie che hanno partecipato al conflitto, un aspetto molto interessante e curioso.

  1. Il vostro gruppo è una realtà prettamente italiana oppure internazionale?

Il nostro gruppo è una realtà internazionale, il nucleo centrale ovviamente è italiano ma abbiamo una grossa sezione in Svezia e una più piccola in Bosnia, ci coordiniamo tutti insieme per i vari progetti,le uniformi da ricreare e per gli eventi da fare insieme.

  1. Il pubblico come reagisce alla vostra iniziativa? Comprende che siete solo dei rievocatori appassionati di storia, oppure vede in voi un fine politico nostalgico come capita con altri conflitti?

Il nostro lavoro è sempre stato recepito bene, nonostante l’argomento un po’ scottante che purtroppo tutt’ora ha lasciato numerose ferite ancora aperte, abbiano ricevuto moltissimi apprezzamenti sia dai nostri “followers ” sia dagli stessi veterani, che vedono in noi un ricordo vivente di quello che vissero loro.

In generale il pubblico ha sempre apprezzato il nostro lavoro storico e non abbiamo mai ricevuto lamentele di alcun tipo.

  1. Per permettere al pubblico di conoscere meglio questo conflitto avete piacere di parlarci meglio delle fonti a cui fate maggiore affidamento indicando i titoli di alcuni libri?

Certamente, premetto una cosa: esistono pochi libri fatto davvero bene sull’argomento, ma tra questi per un’infarinatura generale non posso che consigliare: “The collapse of Yugoslavia 1991/1999” di Alastair Finlan edizioni Essential Histories.

Se si vuole approfondire la parte bellica e uniformologica consiglio i 3 volumi editi dalla famosa casa editrice Osprey: “The jugoslav wars” volume 1,2 e 3.

  1. Ringraziandovi per il vostro tempo e per le tante informazioni, teniamo a chiedervi: cosa ne pensate dell’attuale situazione per la rievocazione storica a causa del Covid-19 e quali eventi avete in programma?

Grazie a voi per l’opportunità e lo spazio dedicatoci!

Purtroppo il Covid ha “ammazzato” l’annata rievocativa del 2020, molti eventi sono stati cancellati, sia interni a Balkan Storm sia in altri contesti rievocativi, siamo molto dispiaciuti di questo; ma abbiamo sfruttato questo tempo a casa per studiare meglio nuovi “setup” da proporre (documentandoci di conseguenza) e ovviamente anche per pianificare nuovi eventi!

Abbiamo preparato qualcosa di molto speciale: l’obbiettivo sarebbe di creare una trincea organizzata di media lunghezza, con tutti i dettagli tipici della guerra in Bosnia dove trascorrere anche i weekend rievocativi per “immergerci” ancora di più nel contesto storico.

In aggiunta abbiamo acquistato parecchio materiale per nuovi “setup”, insomma chi avrà interesse nel seguirci ne vedrà delle belle!

 

In attesa dei prossimi progetti di questo giovane gruppo storico potete seguire le sue pagine Facebook “Balkan Storm” e Instagram.

Intervista di Emanuele Bacigalupo

 Laureato Triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Genova con una Tesi dal Titolo: “Necessità di un Miracolo; Nascita, Crescita e Innovazioni della Confederate States Navy”. Attualmente iscritto al Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia dello stesso Ateneo. Le ricerche in corso proseguono l’interesse per la Storia Contemporanea e le vicende militari, politiche, economiche del XIX sec.

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