Narrativa

Il buio oltre la siepe

on
June 2, 2020

Il razzismo attraverso gli occhi di un bambino

“Il buio oltre la siepe” è un romanzo che non passa mai di moda, perché qualsiasi sia il periodo storico in cui si legge il tema affrontato risulta sempre attuale. La trama è molto semplice: negli anni ’30 in Alabama, nella piccola città di Maycomb, l’avvocato Atticus Finch difende un bracciante nero accusato di aver violentato una giovane bianca. Finch riesce a dimostrare l’innocenza dell’uomo, ma la giuria decide comunque di condannare a morte l’uomo.

La storia, tuttavia, inizia diversi anni prima, e ci viene narrata dalla piccola Scout, che vive un’infanzia spensierata con il fratello Jem e l’amico Dill, infanzia che viene contrassegnata da uno scopo preciso: costringere il vicino Boo Radley ad uscire di casa.

Chi è Boo Radley? Nessuno lo sa, perché nessuno lo ha mai visto. Su di lui circolano un numero spropositato di leggende: è uno psicopatico, un criminale, è tenuto prigioniero…  ai bambini non interessa. Loro vogliono solo vedere quell’uomo, che potrebbe portare po’ di movimento nella vita monotona che conducono. A nulla servono gli avvertimenti del padre Atticus di stare lontani da casa Radley: d’altronde, chi avrebbe obbedito a quell’età? Così i tre bambini cominciano a intrufolarsi di nascosto nel giardino di casa Radley, a spiare i movimenti all’interno, e a domandarsi se mai, prima di morire, riusciranno a vedere Boo.

Passano gli anni, e la vicenda di Boo viene oscurata dai nuovi fatti che sconvolgono la piccola città: si dice che un bracciante nero, Tom, abbia violentato una ragazza bianca, ed è proprio il padre dei due ragazzi, Atticus, a doverlo difendere. Inizia così un periodo di tensione, durante il quale i bambini, senza comprendere fino in fondo il motivo di tanto odio da parte della popolazione, iniziano a essere insultati, perché figli di un “amico dei negri”.

Il processo è il momento culminante del romanzo: viene descritto da Scout, che lo osserva dalla platea riservata agli uomini di colore, senza nemmeno accorgersene. Dopo ore interminabili di testimonianze, dopo che Atticus ha provato che il suo cliente non ha violentato la ragazza, ma bensì questa è stata picchiata a sangue dal padre alcolizzato, Bob, la giuria si ritira, e torna in aula dopo diverso tempo per dichiarare Tom colpevole. Tom morirà in carcere, dopo aver tentato la fuga, ma Atticus spiega alla figlia, scossa dagli eventi, che ci sono tracce di cambiamento in quello che è successo: la giuria ha infatti impiegato molto tempo per prendere una decisione, e questo indica che il sistema sta scricchiolando, e forse quando Scout sarà grande potrà finalmente assistere a un processo in cui il colore della pelle non assumerà più un ruolo fondamentale per la determinazione della colpa.

L’infanzia di Scout e Jem sta raggiunge così la fine, ormai non riescono più a condurre la vita spensierata di prima, iniziano a prestare attenzione ai discorsi delle persone, che dicono che Tom si è meritato la pallottola in carcere, che i neri sono inferiori, e a comprendere la portata di quelle parole.

Il punto di svolta arriva quando il padre della ragazza che ha accusato Tom, Bob, decide di prendersela con tutti coloro che hanno gettato fango sulla sua famiglia, e tra questi ci sono ovviamente i figli dell’avvocato. Perciò una sera Bob attacca e pesta i due bambini, che sarebbero morti se non fosse per l’intervento di una persona, che li salva e uccide Bob. E questa persona è proprio Boo Radley, che in tutti quegli anni è diventato amico dei ragazzi, anche se non si sono mai visti.

E finalmente, il cerchio si chiude: Boo Radley non è rimasto chiuso in casa perché costretto, ma perché lo vuole. Davanti a una realtà che condanna un innocente perché nero, che vede un uomo picchiare la figlia e cercare di uccidere due bambini, che costringe la moglie di Tom di cambiare strada per andare al lavoro per non essere presa a sassate, Boo preferisce nascondersi, e rimanere in casa per non doverne prendere parte.

Alla luce di questi fatti, Scout e Jem sono finalmente in grado di entrare nel mondo dei grandi, e di valutare da soli ciò che avviene intorno a loro, prima fra tutti la persecuzione degli ebrei da parte di Hitler.

“Ecco la differenza tra l’America e la Germania. Noi siamo una democrazia e la Germania è una dittatura. Noi qui non crediamo che sia giusto perseguitare la gente. Non c’è nessuno al mondo più buono degli ebrei, e perché Hilter non la pensi così per me è un mistero”. Con queste parole la professoressa di Scout chiarisce la sua posizione di fronte alla persecuzione di vittime innocenti, e sarà il pensiero di Scout a svelare l’ipocrisia che si cela dietro questo discorso:

“L’ho sentita dire che era ora che qualcuno gli desse una lezione, che stavano alzando troppo la cresta e che ancora un po’ e si sarebbero messi in testa di potersi sposare con noi. Jem, come fai a odiare tanto Hitler e poi a fare una giravolta e trattar male la gente a casa tua…?”.

Ed è con la semplicità di una bambina che “Il buio oltre la siepe” riesce a lanciare il suo messaggio in modo forte e chiaro, rivelando quanto non sia bastata la liberazione dalla schiavitù per poter dare pari diritti a bianchi e neri. Serve un cambiamento della mentalità, che porti le persone a considerare gli uomini non per il colore della pelle ma per le loro azioni. E forse, come dice Atticus, questo cambiamento è in atto, dobbiamo solo attendere e nel frattempo combattere perché questo avvenga, proprio come ha fatto lui in tribunale.

Articolo di Michela Bianco

Laureata triennale in Scienze della Mediazione Linguistica presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi dal titolo “Le fiabe russe e il rito di iniziazione: Analisi della correlazione tra fiaba e rito attraverso l’evoluzione storica e sociale”.

Da sempre appassionata di narrativa e scrittura creativa ha visto la pubblicazione del suo primo romanzo dal titolo “The sound of silence” presso la casa editrice Dario Abate Editore, nel dicembre del 2017.

TAGS
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT