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The Haunting of Hill House (No Spoiler)

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June 19, 2020

The Haunting of Hill House”, o semplicemente “Hill House”, è una serie televisiva horror paranormale uscita negli Stati Uniti e in Europa nell’ottobre del 2018 (distribuita da Netflix), composta da una sola stagione (per adesso) che conta dieci episodi. È uno dei pochi prodotti che è riuscito a far mettere d’accordo quasi tutti gli spettatori e non solo per questo è stato definito come uno dei più riusciti degli ultimi anni.

L’ottima regia è stata affidata a Mike Flanagan, molto conosciuto e apprezzato all’interno dell’ambiente horror, così come quasi l’intera scrittura degli episodi. È proprio la regia uno dei punti forza della serie, basta dare un’occhiata al piano sequenza di puntata 6 per rendercene conto (a parere di esperti da fare vedere e rivedere nelle scuole di cinema). Decisamente ottimo il ping-pong dei piani temporali che si susseguono nel corso di tutte le puntate, mai banali e, ai fini della trama, essenziali. Molto apprezzabile l’utilizzo dei jump scare, tecnica che nell’ultimo decennio aveva quasi perso la sua essenza visto l’abuso de i prodotti horror mainstream contemporanei.

La trama ruota attorno ad una casa apparentemente infestata, appunto la residenza Hill, che i genitori dei protagonisti comprarono nella speranza di rivenderla dopo averla ristrutturata. Loro malgrado capiranno che la casa non è un semplice immobile fatto di mattoni e cemento ma una vera entità senziente, che per quasi tutta la durata della serie apparirà allo spettatore come malvagia, ma che poi, con grande piacere e sorpresa si rivelerà essere un qualcosa che va al di là della comprensione umana, quindi non per forza luogo di residenza della malvagità più pura. Nulla è lasciato al caso, tutti i cerchi si chiudono all’interno della serie, così come il percorso dei protagonisti (psicologicamente complessi e molto ben caratterizzati) che, avendo intrecciato il loro destino con la casa per qualche mese in età infantile, sono quasi obbligati (ognuno dai propri percorsi personali) a tornare nel luogo che è la causa delle loro vite tormentate. Molto interessante è la tematica delle presenze e dei fantasmi che non sono fini a loro stessi, ma che anzi sono l’emanazione di un qualcosa che è molto più grande. Il paranormale si fonde con la psicologia creando un mix esplosivo di tensione e macabro che rendono il dramma raccontato nella storia ancora più godibile, soprattutto alla fine di episodio 6 dove lo spettatore inizierà a fare i conti con il meccanismo che governa la storia di Hill House. Il finale è tra le cose che sono state maggiormente apprezzate, con un lavoro minuzioso tutto torna ad eccezione di un grande mistero inspiegabile che ruoterà per sempre attorno alla residenza, ma è proprio per questo suo lasciare o spettatore senza un precisa spiegazione che rende il tutto ancora più inquietante.

Le varie performance degli attori sono tutte da sottolineare, sia gli adulti che i ragazzi, i quali non sfigurano affatto di fronte ai colleghi più “anziani” e con più esperienza. Sugli scudi però le recitazioni di Carla Gugino (Olivia Crain), Timothy Hutton (Hugh Crain) e Elizabeth Reaser (Shirley Crain).

La serie è tratta dal romanzo di Shirley Jackson “Gli invasati” del 1959 e non tanto segretamente ammirato da Stephen King. A tal proposito si possono notare qua e là nel corso degli episodi strizzate d’occhio a capolavori come “Shining” o comunque ai lavori del re dell’horror letterario contemporaneo. In ogni caso la storia non viene riprodotta in modo fedele, anzi, un lettore del romanzo sembrerà quasi non riconoscere la trama. Quindi sarebbe più corretto parlare una rielaborazione piuttosto che di una trasposizione.

Ad onore del vero il prodotto non è privo di difetti, che però risultano trascurabili visti nella totalità del lavoro quasi quanto le gocce che in una giornata di pioggia cadono nel mare.

Nicolò Zanardi

Studente lavoratore, laureato triennale in Storia presso l’Università degli studi di Genova, con una tesi dal titolo: “Francis Drake, la sfida inglese all’Impero spagnolo”, nella quale oltre alle imprese del noto pirata elisabettiano, ci si sofferma sul ruolo che la pirateria inglese ha avuto nella società, nell’economia e nella politica d’Oltremanica e di come abbia dato il suo contributo alla nascita dell’Impero Britannico. Cercando di andare oltre quell’alone di romanticismo di cui è intriso l’argomento sia per luoghi comuni che per l’effetto della recente cinematografia e letteratura.

Appassionato di Storia moderna, in particolar modo di storia inglese e dei lavori di Niall Ferguson e di John Elliott.

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