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The Butler

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July 4, 2020

Cecil Gaines è in attesa nell’ampio salone della Casa Bianca, inizia così questo film drammatico basato sulla storia vera di Eugene Allen, uno dei maggiordomi della Casa Bianca.
Dalle piantagioni in cui suo padre viene ucciso in modo barbaro e sua madre violentata, Cecil arriva alla Casa Bianca: da “negro di casa” arriva a servire diversi presidenti americani in modo impeccabile.
I presidenti passano e lui resta, silenzioso, riservato, educato, cammina attraverso le stanze di uno degli edifici simbolo degli Stati Uniti d’America. Cecil costruisce una routine basata sull’umiltà, sul servizio, sulla soddisfazione di tutte le richieste e di tutti i desideri dei presidenti.

Parallelamente, il mondo va a vanti mentre tra le mura della Casa Bianca, le uniche cose che cambiano sono proprio coloro che siedono nella stanza ovale. Sembra quasi che solo quando esce e torna a casa dalla sua famiglia, Cecil sia un uomo libero e possa essere sé stesso: avviene quasi uno sdoppiamento dell’uomo.
A casa è un padre affettuoso e un marito gentile, mentre al lavoro è un maggiordomo competente che non sbaglia una virgola e che assiste attivamente alle decisioni, alle crisi, alle gioie dei presidenti e delle loro famiglie.
Questo suo atteggiamento servizievole, però, lo porterà ad avere delle discussioni con il figlio maggiore che si avvicina a Martin Luther King e partecipa alle rivolte mettendosi in pericolo, causando una vera e propria crisi, non solo nel cuore del padre, ma all’interno della sua famiglia.

Il contesto storico è fondamentale all’interno della pellicola e sottolinea perfettamente l’evoluzione della cultura americana negli anni. Dal 1926, quando Cecil lavora nelle piantagioni e assiste allo sfruttamento dei ricchi bianchi fino alle rivolte contro il razzismo e agli ideali portati avanti da Martin Luther King.
Un film sui diritti civili, sulle discriminazioni, sulla stigmatizzazione che mette in luce due poli: quello del rispetto, del lavoro silenzioso, del “servo” che deve rimanere tale e che si sente a disagio se posto in un ruolo diverso e quello di chi si ribella, combatte anche per chi rimane in silenzio.

Un film con un cast spettacolare con John Cusak nei panni di Nixon o Robin Williams che diventa Eisenhower e Alan Rickman che interpreta Ronald Reagan, dove gli attori non sono solamente talentuosi, ma somiglianti ai loro personaggi. Naturalmente è fenomenale la performance di Forest Whitaker nei panni di Cecil.
Un film che ha tutti gli ingredienti per essere ricordato e rivisto, è drammatico, commovente, toccante: perfetto per chi vuole conoscere un contesto socio – economico statunitense descritto approfonditamente, ma dedicato anche a chi si vuole avvicinare di più alle dinamiche razziali degli Stati Uniti e quali siano le tematiche affrontate nel corso degli anni per arrivare alla società attuale.
La pellicola permette di comprendere quanto la questione razziale, oggi a noi vicina più che mai, sia profondamente radicata nella cultura statunitense e fornisce una visione complessiva del processo attraverso il quale si combatte il pregiudizio, quanta strada è stata fatta e quanta ancora è da percorrere.

Alessandra Sansò

Laureata Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Alessitimia in adolescenza: un contributo alla validità convergente degli strumenti di valutazione”.
I suoi interessi principali riguardano l’adolescenza e le sue caratteristiche, ma si concentra anche su concetti della Psicologia Sociale, quali deumanizzazione e stigmatizzazione quantomai presenti nella società moderna.
È una divoratrice di libri e un’appassionata di serie tv di qualunque genere, ama profondamente Alfred Hitchcock e Bruce Springsteen.

 

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