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Recensione Curon

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July 10, 2020

Un campanile che emerge dalle acque del Lago di Resia, ergendosi solitario su Curon Venosta, suggestivo paesino dell’Alto Adige, in provincia di Bolzano: è questa l’ambientazione mozzafiato di Curon, nuova produzione Netflix italiana. Senza dubbio, questa affascinante location, rappresenta uno dei più grandi pregi della serie. Tuttavia, numerose sono le debolezze dimostrate dalla prima stagione, che a mio parere aveva grandi potenzialità.

Iniziamo quindi da ciò che mi ha convinta. Curon rappresenta per la serialità italiana una produzione quasi d’avanguardia; raramente il cinema italiano ha valicato i confini del realistico, per avventurarsi in orizzonti pressoché sconosciuti, come quello fantastico e soprannaturale. È certamente apprezzabile l’aspirazione degli ideatori della serie, Ezio Abbate, Ivano Fachin, Giovanni Galassi e Tommaso Matano, di superare quelle che sono le frontiere del cinema italiano, confezionando un prodotto Netflix che non andasse a parare sulle solite tematiche (mafia, criminalità, corruzione, prostituzione minorile), ma che potenzialmente potesse affiancarsi a titoli come Stranger Things e Dark. Purtroppo, Curon ci prova, ma il risultato è ancora molto lontano dal realizzare simili ambizioni.

Un altro punto a favore di Curon è il sapiente utilizzo del folklore locale nell’articolazione della trama. Quando nel 1950 i comuni di Resia e Curon furono volontariamente sepolti dall’acqua per la realizzazione di una diga, si decise di preservare il campanile della chiesa di Santa Caterina, in quanto tutelato dai beni culturali. Una leggenda locale narra che, sebbene le campane siano state rimosse, nei mesi invernali sia tuttora possibile sentirle suonare. È da qui che la trama di Curon trae ispirazione, innestandosi alla leggenda dei doppelganger e al topos letterario del doppio.

Pur con queste buone premesse, Curon si conferma una serie deludente. Sebbene la qualità della fotografia e la cura di luci e colori non siano passibili di critiche e, anzi, meritino un plauso, a scontentare sono principalmente la sceneggiatura e l’inesperienza degli attori: dialoghi insipidi, conditi con accenti diversi (addirittura quello romano… in Alto Adige!); parole mangiate e frasi talvolta incomprensibili; prestazioni attoriali ingessate, poco naturali. Ad essere inficiate da simili pecche sono la coerenza e la credibilità dei personaggi, che si mostrano inevitabilmente in tutta la loro finizione di attori, andando a banalizzare una trama che sembrava promettere bene. Debole è anche l’episodio pilota, costruito su un susseguirsi di scene poco verosimili, tirate quasi per i capelli: la fuga della famiglia verso Curon in piena notte, la ruvidezza del nonno nell’incontrare i nipoti e la figlia dopo anni, l’approccio scontroso dei due gemelli con i nuovi compagni di scuola.

Non giova alla serie neppure la scelta di svelare le carte in tavola troppo presto, andando così ad affievolire quella carica di suspence e mistero che certamente avrebbe conferito a Curon un maggiore fascino. E di certo, approfondire la leggenda del campanile, avrebbe reso la serie molto più intrigante di quanto, alla fine, si sia rivelata.

Insomma, se Curon è un inizio, non è dei migliori. Ma proprio perché è un “inizio” ci si può mettere una pietra sopra, sperando che questa serie apra la strada a produzioni Netflix italiane fantasy e soprannaturali davvero degne di nota.

Recensione di Linda Vassallo

Studia Culture e letterature del mondo moderno presso l’Università Statale di Torino. Vissuta tra città e campagna, più precisamente tra la riviera ligure e le langhe piemontesi, è cresciuta maturando grandi passioni come la scrittura, il giornalismo e la musica. Affiancata dal padre chitarrista, fin da bambina si è interessata a generi musicali quali rock e metal, poi diventati un hobby ed un lavoro.
Durante le superiori ha vinto numerosi concorsi a tema storico e politico che le hanno permesso di viaggiare ed ottenere borse di studio. Attualmente i suoi studi universitari mirano particolarmente all’incremento delle conoscenze letterarie, linguistiche, musicali, cinematografiche ed artistiche.

 

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