Storia

La Storia delle Eresie di Alfonso de Castro

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July 16, 2020

Presentazione

A chi non è mai capitato di imbattersi in un vecchio libro, logoro, ingiallito dal tempo e per questo colmo di fascino tanto da farci desiderare di svelare i segreti che conserva? A me è capitato in particolare nel 2013, mentre aiutavo i miei nonni a traslocare. In  una cassapanca, piena di vecchi libri, ne trovai due in particolare appartenenti al XVIII secolo. Uno esponeva i fatti del 1756 (dei quali parlerò in un’altra pubblicazione) mentre l’altro, come si intende facilmente dal titolo, era “La storia delle eresie”.

I

Alfonso de Castro.

Questo volume de “La Storia delle Eresie” (prima pubblicazione del 1534) che ho avuto la fortuna di trovare, è stato stampato a Venezia nel 1735. L’autore è Alfonso de Castro (1495-1558), francescano spagnolo originario di Zamora che per i suoi meriti come predicatore, ottenne la stima di due grandi personaggi della storia spagnola, Carlo V e Filippo II, accompagnando quest’ultimo in Inghilterra per le sue nozze con la Regina Maria. Successivamente divenne arcivescovo di Campostela “Ma avanti d’averne ricevute le Bolle morì in Brucsselles il 13 Febbraio dell’anno 1558, a 63 anni”[1].

Attraverso il frontespizio del testo veneziano è possibile acquisire diverse informazioni. La lingua originale dell’opera era il latino, ma venne poi tradotta in francese da Ermant Curato di Maltot. Le ricerche di de Castro gli hanno permesso di ricostruire le origini, gli sviluppi e il destino di quelle eresie che scossero la Chiesa. La definizione di “eresia” posta dall’autore afferma infatti che “L’Eresia è un dogma, o un’opinione particolare contraria alla fede Cattolica”[2].

Dei volumi di quest’opera, stampati nel 1735, ho avuto la fortuna di recuperare il secondo, che parte dalla lettera B per arrivare fino alla M. Al suo interno sono conservate le descrizioni di alcune delle eresie più famose, come quella dei Calvinisti e degli Illuminati, le quali sono già state ben dibattute in passato, quindi non meravigliatevi se a seguire sentirete parlare di quelle eresie e di quegli eretici che sono stati messi da parte dal sapere comune.

Riporterò quanto scritto dallo stesso de Castro, con lo scopo di dare forma a una discussione sull’argomento, così che esperti o neofiti sull’argomento possano dire la loro e fare riferimento alle proprie fonti per approfondire quanto detto in “La Storia delle Eresie Vol. II”.

Bardesaniti [3]

E’ il nome che hanno avuto li Settatori di Bardesane, il quale viveva nel secondo Secolo. Egli era di Edessa, e amico del Principe Agbar, con cui aveva studiato. Il suo ingegno capace delle cognizioni più sublimi lo aveva reso perfetto nella Scienza delli Caldei. Possedeva interamente la Lingua Siriaca, e lo zelo ch’ebbe per la Religione lo indusse  a comporre alcuni Dialoghi contro Marcione, e contro alcuni altri Eretici. Le sue opere furono in tanta stima che furono tradotte in Lingua Greca: v’era fra l’altre cose un trattato contro il Destino dedicato all’Imperadore Marco Antonio che ha meritato l’approvazione e le lodi di S. Girolamo. Egli lo aveva fatto per confutare un celebre Astronomo chiamato Abydas, il quale attribuiva tutto alla necessità, e nulla al libero arbitrio.

Apollonio di Calcedonia il primo fra li Stoici di quel tempo, e Maestro dell’Imperadore marco Aurelio tentò di persuadere a Bardesane che abbandonasse la Religione cristiana, ma tutte le ragioni che addusse, siccome ancora tutte le minacce furono inutili, e rispose che non temeva la morte, sapendo che non la poteva sfuggire, quando anche avesse condisceso al genio dell’Imperadore. Non ostante però la sua costanza Bardesane ebbe la disgrazia di cadere nell’Eresia di Valentino, e come ché dopo qualche tempo abbandonasse quel partito, non lasciò nondimeno tutti li pregiudizi, e ritenne sempre alcuni errori di quell’Eresiarca; perciò S. Epifanio lo paragonò ad un Naviglio carico di Mercanzie preziose, il quale dopo aver fatto un viaggio felice va a perire in porto.

Oltre quello che aveva comune con Valentino, negava la resurrezione dei morti. Il suo sapere fu causa ch’avesse dei Discepoli, li quali sostennero ostinatamente le di lui opinioni, ed ebbero il nome di Bardesaniti. Ebbe un figlio detto Ermonio, il quale compose molte Opere che sono state consitate da S. Efrem. leggete S. Girolamo, in cat. c. 33. Eusebio Hift. lib. 4. cap. ult. S. Epifanio Her. 46. S. Agostino, de Her. cap. 35.

Cainiti [4]

Eretici che nacquero nel Secondo Secolo della Chiesa verso l’anno 130. S. Ireneo Lib. I. cap 35. dice che hanno prodotti li Valentiniani: e S. Epifanio al contrario haer. 37. e 38. dice che questa infame Setta aveva la sua origine dalli Valentiniani. Questi Cainiti riconoscono una Virtù superiore a quella del Creatore. Chiamavano la prima Sapienza, e l’altra Virtù posteriore. Pretendevano di appartenere essi alla Sapienza assieme con tutti quelli che vengono biasimati nell’Antico Testamento, come Caino, Esau, Core, Datan, ed Abiron, li Sodomiti, e Giuda stesso, e che tutti li Giusti appartengono al Creatore. Che per questa ragione Caino ha superato Abele. Che quanto agli altri è vero che il Creatore gli ha debellati, ma che non ha potuto loro nuocere, perché la Sapienza se li è appropriati. Che Giuda solo sapeva tutti questi Misteri, e che perciò ha venduto Gesu Cristo; sia che conoscesse, dicevano quest’Empi che voleva rovinare la verità, ovvero che volesse procurare al Mondo i gran beni che sono provenuti dalla si lui morte, e che le Potenze del Creatore volevano impedire coll’opporsi alla morte di lui. Quindi è che questi Eretici lodavano Giuda come un’uomo ammirabile, e lo ringraziavano. Bestemmiavano ugualmente contro la legge, e contro il Legislatore, e negavano la Resurrezione. La loro Morale non era meno empia della loro Fede; imperocchè pretendevano conforme alla Dottrina che insegnò poi Carpocrate che si debba fare ogni sorta d’azioni per salvarsi; e mettevano la perfezione della luce nel commettere audacemente l’opere delle tenebre, che l’onestà proibisce di nominare. S’immaginavano un gran numero d’Angeli, alli quali davano de’ nomi barbari, attribuendo a ciascuno un’azione. Di maniera che invocavano quell’Angelo nel farla, per iniqua ch’ella si fosse. Avevano diversi Libri apocrifi, come il Vangelo di Giuda, alcuni altri scritti fatti per esortare a distruggere le Opere del Creatore. Un altro era intitolato, “l’Ascensione in Cielo di S. Paolo”, fatto sopra il suo rapimento ch’era pieno di bestemmie, ed impurità esecrabili, come se queste fossero state le parole segrete che aveva udite, e che non gli era permesso di rivelare. Una donna di questa Setta detta Quintilla essendo andata in Africa al tempo di Tertulliano vi pervertì molta gente, particolarmente con distruggere il Battesimo; e pare che quest’occasione fosse quella che obbligò Tertulliano poco tempo dopo a scrivere la sua Opera del Battesimo.

S. Girolamo pretende che l’Opera fatta da Tertulliano contro li valentiniani li Gnostici, e gli altri Eretici che stimavano il martirio inutile, fosse stata scritta altresì per confutare li Cainiti. Questa Eresia così pericolosa essendo stata estinta, o addormentata, fu rinovata da Vigilanzio, dice S. Girolamo, il quale non volendo che si onorassero le Reliquie dei Martiri, per una conseguenza necessaria rovinava il martirio. Leggete Tertulliano lib. cap. 35. S. Epifanio har. 37.38 […] S. Agostino har. 78. S. Girolamo cont. Vigilantium, Baronio A.C. 245 […].

Dulcinisti [5]

E’ il nome che hanno avuto li Settatori di Dulcino da Navarra Discepolo di Gerardo Segarelli, il quale dopo aver distribuito tutto il suo a Persone libertine, s’era messo a mendicare, ed aveva raccolta una truppa di persone inutili, alle quali insegnava, che il Regno di Dio il Padre aveva durato dal principio del Mondo fino alla nascita di nostro Signor Gesucristo, che quello del Figlio, il quale aveva parimente governato con saviezza, era anch’esso finito; quello dello Spirito Santo, ch’era un Regno d’amore, e di carità era succeduto a quello del Figlio; e che in quest’ultimo ch’egli era venuto per annunziare al Mondo, tutto doveva esser comune, perfino le mogli. Dulcino caricando maggiormente le stravaganze, e le iniquità del suo Maestro, accrebbe considerabilmente questa sciurata Setta; e per renderla più considerabile col numero dei libertini, li quali si lasciavano facilmente persuadere dalle di lui opinioni, insegnò che la Chiesa Romana, li di lei Prelati, e Ministri avevano perduta tutta la loro autorità, la quale era passata in quelli della sua Setta, ch’era la vera, e spirituale Congregazione. La libertà che diede a quelli della sua Setta, ai quali era permesso di vivere scapestratamente, gli fece acquistare molti Seguaci, e lo rese formidabile ai Pincipi, e alli Prelati della Chiesa, poiché s’era fortificato nelle Montagne, e singolarmente nelle Alpi.

Il vescovo di Vercelli che si trovava più interessato degli altri a rovinare questo partito, radunò delle Truppe, le quali avendo perseguitato questo Eresiarca, e  li suoi Settatori, gli disfecero il Giovedì Santo dell’anno 1308. Dulcino si trovò tra li prigioni con una donna chiamata Margherita, di cui abusava, ed essendo stati condotti tutti due in Vercelli vi furono bruciati per ordine di Clemente V. e dopo questo fatto la Setta si andò distruggendo.

Li protestanti Calvinisti contano fra i loro Precessori questi Dulcinisti, li avanzi che facevano tuttavia sussister la loro pretesa Chiesa.

Melchisedeciani [6]

Eretici del Secondo Secolo verso la fine,  e che riconoscevano per loro Capo Teodoro detto il Banchiere, ovvero il Cambiatore, perché questo era il suo Mestiere. Vien contato per uno delli più celebri Discepoli di Teodosio il Cuoajajo, e seguitava per appunto le stesse opinioni, dicendo che Gesucristo era un puro uomo, comechè fosse dalla vergine Maria per opera dello Spirito Santo, e non era diverso se non in quello che riguarda Melchisedeco, del quale diceva che non era stato un’uomo, ma una virtù celeste superiore a Gesucristo stesso, in quanto egli era l’Intercessore, e l’Avvocato degli Angeli, laddove Gesucristo l’era solamente degli uomini, e che altresì egli era il modello di Gesucristo.

Aggiungevano in oltre che Melchisedeco non aveva avuto propriamente, né Padre, né Madre; e che il principio, e la fine di lui erano impercettibili, e perciò essi medesimi pigliavano il nome di Melchisedeco. Si servivano di alcuni Libri Apocrifi che avevano inventati col nome di Persone, delle quali la S. Scrittura non parla punto. Non apparisce che questa eresia abbia durato gran tempo, comechè sia stata rinovata nell’Egitto verso la fine del terzo Secolo dell’Eretico Jerace, il quale sosteneva che lo Spirito Santo era lo stesso Melchisedeco; ma vi sono stati molti particolari che sono stati in questo errore. S. Girolamo ep. 126. dice che Origene, e Didimo volevano che Melchisedeco fosse non un’uomo, ma un’Angelo, e una virtù celeste. L’Autore delle questioni sopra il vecchio, e’l nuovo Testamento si dilata molto sopra questo punto per sostenere che Melchisedeco è lo Spirito Santo, ch’egli pretende che sia il secondo Pontefice del Padre, e riconosce per primo Gesucristo nella sua Natura divina. Perciò biasima quelli che nell’oblazione della […] davano a Melchisedeco il titolo di Sommo Pontefice, come la Chiesa fa ancora al giorno d’oggi. Fu mandato a S. Girolamo un libro anonimo, fatto per sostenere il medesimo errore, e questo S. Padre lo confutò mostrando che Melchisedeco era stato un vero uomo Pirncipe di un Cantone della Palestina. Teodoreto Har. fab. lib. 2. cap. 6. S. Epifanio. Har. 55. S. Agostino her. 34. Filagrio cap. 52. tertulliano, Fleuri, Tillemont, & alii.

Articolo di Emanuele Bacigalupo

Laureato Triennale in Storia presso l’Università degli Studi di Genova con una Tesi dal Titolo: “Necessità di un Miracolo; Nascita, Crescita e Innovazioni della Confederate States Navy”. Attualmente iscritto al Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia dello stesso Ateneo. Le ricerche in corso proseguono l’interesse per la Storia Contemporanea e le vicende militari, politiche, economiche del XIX sec.

 

Note

[1] A. de Castro, La storia delle Eresie, Vol. I, Venezia, 1735, pp. 4. Consultazione sitografica (31/03/2020)

[2] A. de Castro, La storia delle Eresie, Vol. I, Venezia, 1735, pp. 7. Consultazione sitografica (31/03/2020)

[3] A. de Castro, La storia delle Eresie, Vol. II, Venezia, 1735, pp. 5-6.

[4] idm, pp. 50-53.

[5] idm, pp. 122-124.

[6] idm, pp. 373-376.

Sitografia

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