La finestra sul cortile Riflessioni

La falsa “furia iconoclasta” contro Montanelli

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July 24, 2020

Cosa lega le rivolte negli Stati Uniti esplose a seguito della morte di George Floyd e connesse al movimento Blacklivesmatter con l’atto di imbrattamento della statua di Indro Montanelli consumatosi nei giardini di Via Palestro a Milano? Apparentemente nulla o poco.

È utile, per tentare di rinvenire una connessione tra i due episodi, citare un estratto della lettera indirizzata dai Sentinelli di Milano al sindaco Beppe Sala:

“Dopo la barbara uccisione di George Floyd a Minneapolis le proteste sorte spontaneamente in ogni città con milioni di persone in piazza e l’abbattimento a Bristol della statua in bronzo dedicata al mercante e commerciante di schiavi africani Edward Colston da parte dei manifestanti antirazzisti di Black Lives Matter richiamiamo con forza ogni amministrazione comunale a ripensare ai simboli del proprio territorio e a quello che rappresentano.”1

Ripensare ai simboli del proprio territorio” è questa l’urgenza avvertita dai Sentinelli e insieme l’extrema ratio in virtù della quale un gruppo di attivisti universitari ha agito nella notte del 13 giugno 2020.

Un crescendo confuso e disordinato di cori retorici dalle diverse tonalità ideologiche si è subito alzato in difesa di Indro Montanelli. Altre voci non meno ideologiche, dissonanti rispetto alle prime, ma nel timbro retorico così simili, si sono alzate a difesa dell’atto “iconoclasta”, imbastendo un processo ai meriti e alle colpe del giornalista italiano.

È adesso utile, nel momento in cui al di sopra di questo marasma di voci sembra quasi calare il sipario dell’ultimo atto, ragionare con maggiore chiarezza su quanto è accaduto e sulle modalità attraverso le quali risulta possibile interpretare e leggere un simile evento.

Non si discuterà qui dei veri o dei presunti meriti di Montanelli. Non si cercherà di assumere la prospettiva dei suoi detrattori e neanche quella dei suoi paladini. Non si cercherà di giustificare l’accaduto e non si ricorrerà a cliché di comodo della serie “barbari iconoclasti”, “schifosi revisionisti”, “così si cancella il passato, ciò che siamo stati” etc…

L’obiettivo inseguito in questa sede è quello di fornire una lettura alternativa e per quanto possibile imparziale dell’evento discusso.

Per prima cosa occorre partire dalla definizione dello statuto del monumento, allo scopo di inquadrare meglio quanto accaduto.

Quella realizzata in onore di Indro Montanelli, nell’ormai lontano 2006, non è considerabile in nessun modo un’opera d’arte. Per giunta l’atto di imbrattamento non equivale ad un atto distruttivo dell’opera, del suo supporto mediale. Per queste ragioni quella di “furia iconoclasta” risulta essere una definizione inappropriata e per nulla disinteressata rispetto ad alcuni specifici ideali ed obiettivi politici.

Quello realizzato in memoria di Indro Montanelli è invece un monumento ai meriti del giornalista e dell’uomo di cultura che è stato. Non è un omaggio alle sue convinzioni politiche, non è un mausoleo alle sue nefandezze, non è un monumento alla vittima di un attentato brigatista.

Più in generale, la funzione del monumento è quella di eternare e omaggiare i meriti, le innovazioni, le scoperte, i successi del soggetto monumentalizzato. Esso è un monito, un simbolo che diviene paradigma valoriale di una data società in un dato periodo storico.

Naturalmente esistono figure “di successo”, personaggi il cui fascino ha superato indenne il duro trascorrere dei secoli. E ci sono figure più controverse che non hanno mantenuto intatta la loro popolarità o che l’hanno mantenuta in maniera più alterna, in relazione ai valori e ai gusti delle diverse società della storia.

Senza dilungarmi troppo su questo aspetto, rimando a Nietzsche, il vero esperto di trasvalutazione dei valori (cfr. “La genealogia della morale”, “Al di là del bene e del male”).

Esiste inoltre un rapporto di proporzionalità diretta tra la longevità di una statua e la sua rilevanza storica. Maggiore è l’arco di tempo che intercorre tra la realizzazione di un monumento e la sua fruizione, e maggiore sarà il grado di rilevanza storica del monumento in relazione alla possibilità di comprendere il sistema di valori, di gusti e di ideali della società in cui è stato realizzato.

Abbattere la statua realizzata in ricordo di un politico contemporaneo è un atto di poco conto rispetto all’abbattimento di una statua di un imperatore di epoca romana ad esempio, perché ora come ora siamo in possesso di un numero più alto di strumenti e di conoscenze atti a comprendere le scelte politiche di uno statista di oggi, rispetto a quanti ne possediamo per comprendere le strategie di governo di un principe di età romana.

Danneggiare, abbattere o rimuovere uno statua di un qualsivoglia personaggio storico non rappresenta di per sé una limitazione della possibilità di entrate a conoscenza della storia, del vissuto e dei meriti di quel dato personaggio, ma può divenire tale in virtù della distanza temporale tra il personaggio monumentalizzato e il fruitore.

Chi cerca di descrivere questi fenomeni ricorrendo all’espediente retorico della “damnatio memoriae”, rischia di non centrare il focus della discussione. La domanda che occorrerebbe farsi a riguardo è: quanto effettivamente l’atto distruttivo o lesivo del monumento può privarci della possibilità di accedere ad uno certo contenuto di informazioni inerenti al personaggio monumentalizzato?

Per quanto lo si possa condannare, è chiaro che l’atto d’imbrattamento della statua di Montanelli non è assimilabile a quello della distruzione del tempio di Bel a Palmira per mano dell’Isis.

Ritornando al discorso riguardante lo statuto del monumento, bisogna osservare che, sebbene la statua, in generale, inneggi ai meriti del personaggio monumentalizzato, essa è inevitabilmente corredata da un insieme misto di letture differenti, di diversi modi di intendere il personaggio che si susseguono, che si intrecciano, che confliggono e che coesistono all’interno di una data società.

Ed è così che Colombo dal costituire l’emblema dell’intraprendenza, dell’esplorazione coraggiosa e inarrestabile, diviene per alcuni il simbolo della dominazione del bianco occidentale, dell’imperialista europeo o addirittura dello schiavista.

Appurare quale sia la lettura più rigorosa e fedele di un dato personaggio è in realtà un falso problema, una questione indecidibile in cui a contare non è il parere personale e soggettivo, ma quello collettivo che è per sua natura mutevole.

In quest’ottica si comprenderà ancora meglio quale sia lo scopo effettivo del monumento: costituire un orizzonte interpretativo chiaro e definito del personaggio monumentalizzato, al riparo da interpretazioni parziali e di comodo.

Alla luce di quanto affermato, l’atto di imbrattamento della statua è di per sé deprecabile?

Sì e no.

Come sempre occorre evitare la polarizzazione visto che la soluzione di problemi così complessi non può ridursi ad una scelta tra alternative esclusive e nette.

L’atto di imbrattamento è un atto da condannare, poiché attraverso di esso si tenta di imporre una certa interpretazione del personaggio considerata come l’unica valida, ma che non può e non deve esser confusa con quella che soggiace alla realizzazione del monumento.

È un atto da condannare perché attraverso di esso vengono considerati e reintrodotti nel monumento aspetti controversi del personaggio che erano stati fin lì tenuti fuori dall’omaggio statuale.

D’altro canto l’atto di imbrattamento è del tutto lecito se lo si considera come un atto creativo, il cui fine è quello di stendere al di sopra della superficie neutra del monumento un nuovo strato, pittorico e insieme interpretativo.

Un nuovo modo di considerare il personaggio quindi, in contrasto o in aggiunta all’interpretazione primigenia del monumento. Un’interpretazione che diviene essa stessa monumento, attraverso cui eternare e trasmettere una certa visione ai posteri. Una critica che riveste il bronzo, che lo ammanta di un velo nuovo fatto di prospettive e di ideali differenti rispetto a quelli di riferimento.

Il monumento diviene in tal modo un tramite attraverso cui operare una transvalutazione dei valori giudicati come dominanti, un canale attraverso cui lasciare testimonianza della battaglia di ideali che è in corso, un ponte in bilico sospeso tra la tradizione e l’innovazione.

Dunque, il monumento di Indro Montanelli diviene il simbolo di questa guerra culturale, il terreno di scontro tra posizioni irriducibilmente diverse, autrici di un ventaglio quasi infinito di giustificazioni e di argomentazioni a supporto dell’una o dell’altra parte.

Qualsiasi sia l’esito di questo conflitto, il monumento continuerà a ricoprire il suo ruolo di terminale interpretativo, aperto a più letture e proprio per questo occorrerà preservarlo, integro delle diverse vesti pittoriche e interpretative che andrà ad assumere. Solo così potrà continuare a svolgere a pieno il suo compito di testimone silente, di monumentum (da monēre “ricordare”) per l’appunto.

Articolo di Gianmarco Girolami

Laureando Triennale in filosofia presso l’Università Sapienza di Roma, con una tesi riguardante il rapporto di affinità tra alcune intuizioni che Aristotele ha sviluppato riguardo la natura dello spazio e del tempo e alcune concezioni che la scienza, relativistica e quantistica, contemporanea ha raggiunto riguardo la struttura dello spazio-tempo.

Note:

1 https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2020/06/statua-di-indro-montanelli-imbrattata-a-milano-tutte-le-volte-che-la-scultura-ha-creato-dissensi/ aggiornato al 21/07/2020 ore 11:22

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