Storia

La svolta a Tolone e il primo successo militare di Napoleone

on
August 2, 2020

Nell’Agosto del 1793 la Francia repubblicana rischia di vacillare verso l’orlo del collasso, gli eserciti alleati esasperano i contingenti rivoluzionari lungo i confini nazionali e il mezzogiorno francese è prossimo ad un’insurrezione. A Tolone, la città portuale che garantisce il sostentamento della flotta mediterranea francese, una nutrita organizzazione monarchica si ribella alla repubblica rivoluzionaria di Parigi aprendo il porto e i suoi arsenali alle navi straniere, consegnando di fatto la città alla marina spagnola, che accolse la flotta britannica e alcuni contingenti napoletani. Si può quindi immaginare quale effetto ebbe sulla Convenzione (l’organo di governo in vigore dal 1793) la notizia che la città era insorta contro il regime repubblicano il 28 agosto. Si imponeva un rapido recupero, anche per la contestuale rivolta di Vandea, e subito due eserciti -uno dei quali accompagnato dai deputati Barras, Gasparin e il còrso Saliceti– marciarono sulla città, perdendo in scontri preliminari l’unico comandante d’artiglieria a disposizione, il capitano Dommartin. Era il 2 settembre, e i francesi si disposero comunque ad assediare la città con solamente cinque batterie in tutto, mal comandate e gestite da reparti incapaci. Accadde però che, una decina di giorni dopo, passasse da quelle parti (con un carico di povere da sparo in viaggio da Marsiglia a Nizza) un capitano d’artiglieria còrso, che pensò bene di fare una piccola deviazione per andare a presentare i suoi omaggi al suo ben più noto e potente conterraneo Saliceti. In qualità di unico esperto d’artiglieria immediatamente reperibile nei paraggi, che poteva vantare la stima di un uomo più influente dello stesso generale Carteaux (che comandava l’armata), quel giovane di ventiquattro anni fu immediatamente trattenuto e investito del comando delle modeste e soverchiate batterie francesi. Napoleone Buonaparte ostentò subito un carisma impressionante e pose immediatamente allo stato maggiore l’obiettivo di impossessarsi di una zona collinare che dominava il lato occidentale della cosiddetta “rada piccola”, l’insenatura entro la quale era ricavato il porto di Tolone, la cui conquista avrebbe permesso di tenere semplicemente sotto tiro le navi avversarie. Infischiandosene della scala gerarchica –in realtà molto meno determinante della qualità dei rapporti intrattenuti coi deputati- presentò questo nuovo piano d’assedio, radicalmente diverso dalle congetture strategiche propugnate dai suoi superiori. Ma un debole tentativo di incalzare la posizione da parte del suo generale si dimostrò effimero, poco dopo i contingenti inglesi cominciarono ad attestarsi tenacemente sulla delicata posizione del crinale indicato da Buonaparte, costruendo piccole trincee ed innalzando un solido fortino soprannominato molto eloquentemente dai francesi “Le Petit Gibraltar” –dotato di una piccola ridotta di venti cannoni pesanti e due mortai. Così, l’unica soluzione che poté per il momento adottare Napoleone, fu di piazzare due batterie poco a nord-ovest dell’altura, riuscendo comunque a far arretrare le unità navali alleate a ridosso della città. Nelle settimane seguenti se ne videro di tutti i colori trai ranghi dell’esercito repubblicano. I generali si susseguivano avvicendandosi in sostituzioni di comandanti sempre più inesperti e incapaci, anche per via delle ingerenze dei rappresentanti del governo (che naturalmente non vantavano alcuna esperienza in campo militare), oltre tutto Parigi ben si guardava dall’inviare mezzi o rinforzi per stringere la morsa dell’assedio. Mentre cominciavano ad accendersi le discussioni tra gli ufficiali Buonaparte si dava da fare per cercare di utilizzare a meglio i pezzi di cui disponeva, migliorare le batterie e addestrare gli artiglieri. Con moltissimi sforzi cominciò ad annoverare circa un centinaio di pezzi verso dicembre, divisi poi dal comandante in undici batterie disposte intorno alla rada. Pare che nessuno si spingesse alla batteria posizionata più vicina al fronte citato pocanzi, posizione chiamata “Mulgrave”, e il capitano face scrivere un’insegna da affiggere sul pezzo, che recitava: “Batteria per uomini senza paura”. E ciò fu naturalmente sufficiente per trovare artiglieri disponibili; del resto le posizioni britanniche attorno alla rada erano tutte sotto tiro già nel mese di ottobre (così come ogni via d‘accesso alla città e gran parte dell’insenatura dello stesso porto), ad essere ancora scoperta era sol una piccola zona che non garantiva ancora l’isolamento marittimo della città. Il giovane Buonaparte sembrava a Barras e Saliceti l’unico ufficiale presente ad avere le idee realmente chiare attorno all’evoluzione delle future dinamiche della situazione, e a un mese dal suo arrivo era già stato promosso maggiore. La sua prima azione di rilievo si verificò il 29 di novembre, quando assieme al generale Dugommier condusse un contrattacco per la riconquista di una delle sue batterie più settentrionali appena caduta in mano anglo-napoletana. Pare che il giovane abbia condotto un battaglione di 400 uomini lungo le trincee coperte di rami d’ulivo che portavano all’altura dove era collocata la batteria, e da lì abbia preso ad ordinare scariche di fuoco incrociato sui contingenti nemici che, non riuscendo a realizzare da quale direttrice provenissero le raffiche di fucileria a sorpresa, presero a spararsi tra di loro; nel corso dell’azione lo stesso Buonaparte catturò il comandante del presidio, il quale risultò essere addirittura il generale O’Hara, governatore militare di Tolone. Ma l’attacco decisivo, da lungo tempo auspicato dal còrso, ebbe luogo il 17 dicembre, con l’assalto da parte di 6.000 uomini al forte Mulgrave, preceduto da un intenso fuoco d‘artiglieria che si concentrò lungo tutto il crinale; nonostante la perdita di un migliaio di effettivi la posizione fu espugnata con successo. Così Napoleone, che nel corso dell’azione rimase ferito alla coscia da una baionetta inglese, poté finalmente piazzare una batteria da dieci cannoni nella posizione che gli consentì di avere a tiro d’artiglieria l’intera rada. Non a caso, poco dopo i primi colpi spararti da quella posizione, le unità britanniche cominciarono un’evacuazione disperata. L’assedio terminò il 18 dicembre 1793 e, il mattino del 19, Tolone era di nuovo in possesso delle forze della Rivoluzione. Nessuno mise in dubbio l’incontestabile merito dell’impresa a quel giovanissimo ufficiale d’artiglieria che aveva dimostrato grande abilità nel suo campo e un formidabile intuito tattico prima e durante gli scontri, nel corso dei quali si era sempre distinto in prima linea con grande carisma. Tre giorni dopo i tre deputati non esitarono a nominare Napoleone generale di brigata e il grado fu confermato nel febbraio successivo dal Comitato della Salute Pubblica. Anche in un’epoca in cui le carriere militare erano in Francia sorprendentemente rapide, il giovane Buonaparte battè ogni record e nel biennio successivo, pur non avendo incarichi operativi, fornì il suo contributo e la sua consulenza in molteplici occasioni, soprattutto sul fronte italiano.

Articolo di Carlo Alberto Ghigliotto

Filosofo, autore di saggi di semiotica, estetica medievale, storia dell’arte e della filosofia. La sua attività di saggista, bibliofilo e giornalista, è legata agli studi classici maturati nelle realtà del pensiero debole e dell’etica leopardiana. Studia filosofia prestando fede alla teoria de “Il pensiero ancestrale” di Manlio Sgalambro: considera l’attività filosofica come una prassi individuale di ascetismo e atarassia; distante dalle aule universitarie e dai percorsi accademici convenzionali (ancora in parte legati all’idealismo di Croce e Gentile).

TAGS
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT