Serie tv

Hollywood: tutti i retroscena della Golden Age

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August 4, 2020

Ryan Murphy aveva già dato prova delle sue doti creative in altre serie tv e miniserie degne di nota: da Glee, ad American Horror Story, passando per Feud e American Crime Story, quindi non stupisce che abbia partorito una nuova, brillante, stimolante miniserie chiamata Hollywood.

Vivien Leigh

Murphy non è nuovo al mondo hollywoodiano, già in Feud aveva raccontato la storia di due pilastri del cinema: Joan Crawford e Bette Davis, quindi aveva già introdotto lo spettatore a quel mondo dorato fatto di red carpet e vestiti da favola, ma era stato capace anche di descrivere le fragili vite di quegli idoli che ognuno di noi ha saputo apprezzare.
Così adesso, grazie alla sua nuova creazione, Murphy ci fa immergere ancora una volta in quella curiosa e ammaliante atmosfera che caratterizzava gli anni Quaranta negli Stati Uniti d’America dove prendeva vita la Golden Age del cinema. Gli attori erano ancora pochi ed erano anche i “divi originali” quelli a cui gli attori di oggi aspirano. Si pensi a Vivien Leigh o a Ava Gardner, a Clark Gable, a Humphrey Bogart o a Cary Grant: uomini e donne con cui i divi attuali non hanno quasi nulla a che fare e che ancora oggi hanno un’aura caratterizzata da eleganza, maestosità, carisma intorno, come se fossero intoccabili, irraggiungibili. Idoli così fascinosi da lasciare il pubblico senza fiato e che davano il volto a personaggi indimenticabili, le cui storie violente e passionali rappresentavano un cinema lontanissimo da quello di oggi.

Ecco, ciò che si respira nella serie di Murphy è proprio questo: sogni, pathos, emozioni e colori accesi, carichi di quel sole californiano che rende ogni cosa scintillante, ma in questo clima si sviluppano piccole grandi battaglie attraverso le quali viene riscritta la storia, specialmente quella degli Stati Uniti d’America. Una storia che però non è lontana dalla nostra perché quelle battaglie sono presenti qui e ora, rappresentano in modo preciso e accurato il nostro periodo storico.
In Hollywood passato e presente si incontrano, si scontrano, si amalgamano e danno vita a un vero e proprio tripudio di sensazioni.

Jack Castello

Una storia di discriminazione

Cominciamo dalla trama: ci sono diverse vite che si intrecciano in Hollywood, vite che apparentemente non sembrano poter entrare in contatto l’una con l’altra, ma che si ritrovano tutte nello stesso punto per una serie di “sfortunati” eventi (per alcuni, almeno!).
Uno dei personaggi principali della serie è Jack Castello (David Corenswet), un ragazzo che sogna di diventare attore. Mandibola squadrata, brillanti occhi azzurri, un viso che potrebbe essere il nuovo volto di Hollywood, ma che non basta per poter superare i casting. Jack si presenta ogni giorno davanti agli studi sperando di ottenere un ruolo marginale, da comparsa, ma non viene mai scelto. Ciò rappresenta un bel problema perché la sua compagna è in attesa di due gemelli.
Jack deve assolutamente trovare un lavoro, un ruolo. Afflitto e quasi senza speranza, mentre affoga i suoi dispiaceri nell’alcol, incontra un uomo enigmatico, Ernie West (Dylan McDermott), che gli propone di lavorare per lui nella sua auto – officina.

Ernie West

Jack accetta a malincuore, dopotutto non è esattamente ciò che sognava, ma almeno porterà dei soldi a casa. Una volta arrivato all’auto – officina, capisce subito che in realtà non sarà semplicemente un benzinaio. L’officina è, in realtà, un bordello dove ragazzi giovani e attraenti soddisfano le ricche donne americane e non solo. Successivamente Jack, conosce un altro sognatore: Archie Coleman (Jeremy Pope), un ragazzo di colore e omosessuale che spera di diventare sceneggiatore. Ha già scritto un film e spera, prima o poi, di trovare il modo per portarlo sul grande schermo.
La vita di Jack prende una nuova piega quando riesce a ottenere un’audizione grazie a una sua cliente presso gli studi ACE, il cui proprietario è il marito di un’altra cliente di Jack, la prima per l’esattezza, Avis Amberg (Patti LuPon) che oltre a motivare il ragazzo, riveste un ruolo fondamentale all’interno della storia.

Archie Coleman

Quindi, un primo filone della storia è quello di Jack, l’aspirante attore e gigolò.
Un secondo filone è quello di Archie, lo sceneggiatore, la cui condizione, naturalmente, lo rende inesistente agli occhi dell’America di quegli anni. Tuttavia, lui si dimostra un ragazzo coraggioso e intraprendente, che non si lascia intimidire dai pregiudizi.
Durante il suo lavoro da gigolò, Archie incontra Roy Fitzgerald (Jake Picking): un ragazzo inizialmente timido e insicuro di fronte alla propria omosessualità, anche lui sogna di entrare nel mondo del cinema, ma non è così facile per una persona come lui. La storia d’amore tra i due esplode come un fuoco d’artificio, sembrano innamorarsi subito, ma entrambi faticano a trovare un equilibrio perché, nonostante tutto, i pregiudizi verso gli omosessuali pesano sulle loro teste.

Raymond Ainsley

Camille Washington

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un terzo ramo della storia è quello di Raymond Ainsley (Darren Criss) e Camille Washington (Laura Harrier): Ray è un regista, mentre Camille, la sua fidanzata, è un’attrice talentuosa. Poiché Camille è di colore, i ruoli che le vengono assegnati sono solo da cameriera e schiava. Anche lei dimostra un temperamento bollente, ha pareri, idee per rendere i suoi personaggi più attendibili e precisi, ma i registi non sembrano darle retta.
La grande occasione si presenta quando Dick Samuels (Joe Mantello) offre a Raymond di dirigere un film, non uno qualunque: quello di Archie Coleman (che nessuno sa essere nero). La storia è quella di una ragazza che si suicida gettandosi dalla scritta Hollywood. Inizia così a prendere forma Peg.

Rock Hudson

Nel frattempo, Roy Ftizgerald ottiene un colloquio con Henry Willson (Jim Parsons) che si occupa di casting. Willson dimostra di essere un uomo spregevole a cui non importa nulla del giovane che si trova di fronte, anzi abusando del suo potere gli chiede favori sessuali in cambio di un’audizione. In seguito, Willson obbligherà il ragazzo a cambiare nome e a rifarsi i denti. Il nome con cui tutti (anche noi) lo conosceranno sarà Rock Hudson.

Ace Amberg, proprietario degli ACE Studios viene colto da un infarto, quindi per il tempo in cui è ricoverato in ospedale sarà Avis Amberg a dirigere l’azienda del marito e a prendere le redini di Peg.
Iniziano i casting per i ruoli principali del film: Camille Washington vuole il ruolo da protagonista, tanto quanto lo vuole Claire (Samara Weaving), figlia di Avis Amberg; Jack e Rock vogliono essere l’attore protagonista, Archie e Henry Willson premono perché l’attore principale sia proprio quest’ultimo.

Henry Willson

Sarà però Jack a diventare il protagonista principale, dopo la disastrosa audizione di Rock Hudson. Inizialmente, è Claire a ottenere il ruolo, nonostante Camille abbia fatto un’audizione spettacolare: ancora una volta è il colore della pelle a preoccupare Avis Amberg, sarà però un’amica a consigliarle di valutare le capacità interpretative dell’attrice e di non soffermarsi su ciò che gli altri potrebbero pensare, così Camille ottiene il ruolo tanto sperato. Anche Anna May Wong viene scritturata per il film grazie alla testardaggine di Ray e Dick Samuels (produttore esecutivo) che volevano assolutamente la talentuosa attrice dentro il film. Anche Rock Hudson e Claire vengono scritturati per ruoli minori.
Ecco, ci siamo: partono le riprese di Peg, nome che verrà poi cambiato in Meg e a cui verrà anche cambiato il finale.

Anche in questo caso, Murphy ci fa vedere anche l’altra faccia di un momento felice: la paura delle proteste perché l’attrice principale è di colore, la paura delle rivolte nel Sud degli USA mettono i bastoni tra le ruote ad Avis a cui viene consigliato di sospendere le riprese, ma Avis si opporrà a questa scelta. Anche le telefonate razziste che Camille riceve quasi quotidianamente costringono la produzione a fare in modo che sia Ray sia la promettente Camille siano messi sotto scorta. Anche Jack riceve una brutta notizia dalla compagna, Henrietta, quindi nulla è come sembra.

Si giunge, così alla notte più magica e straordinaria dell’anno: la notte degli Oscar, alla quale Meg partecipa con una lunga lista di nomination. Non mancano soddisfazioni e commozione. Soprattutto per chi guarda.

Tematiche del capolavoro di Murphy

Camille Washington e Hattie McDaniels

Da dove cominciare per parlare di come Murphy tratta alcuni tra i temi più profondamente radicati nella nostra società (anche attuale), ma soprattutto in quella americana?
Spicca, naturalmente, il razzismo: infatti, Archie inizialmente non si mostra al pubblico come sceneggiatore del film proprio perché di colore. Un altro personaggio che subisce il razzismo in prima persona è Camille che, in quanto attrice di colore, riceve solamente ruoli da cameriera. Prima di lei, prima tra tutte forse, vi era solamente Mami, la domestica di Rossella O’Hara in Via col Vento. L’attrice che ha interpretato Mami, Hattie McDaniel, compare in Hollywood quando Camille riceve la nomination come “Miglior Attrice Protagonista” e sprona Camille a non accettare il trattamento solitamente riservato alle persone di colore.
Hattie McDaniel racconta la sua notte degli Oscar, in cui ottiene la statuetta dorata come “Miglior Attrice Non Protagonista”, la prima afroamericana a ricevere l’ambito premio.
Hattie McDaniel non viene fatta entrare nemmeno quando insiste sulla sua nomination, poco prima della premiazione viene fatta sedere in ultima fila e, dopo aver ricevuto il premio, sbattuta nuovamente fuori dalla sala.

Camille, la notte degli Oscar

Dopo questo racconto, Camille si dimostrerà irremovibile e otterrà un posto in prima fila.
Anche il discorso che tiene, una volta salita su quel palco, è volto a non smettere mai di credere nei propri sogni e si rivolge, principalmente, alla sé stessa bambina: quella che non si riconosceva in nessuna attrice bianca, quella che non poteva vedere le persone che erano come lei perché i neri non recitavano, all’epoca.
Quello di Camille, se fosse accaduto davvero, sarebbe stato già un enorme passo avanti di fronte all’America e al mondo intero.

Un’altra tematica profondamente trattata è l’omosessualità.
Archie spiega la sua condizione ad Avis Amberg tra le lacrime, in una scena molto toccante, dove emerge tutta la frustrazione e la rabbia di un ragazzo a cui viene impedito di esprimersi.

Rock Hudson e Archie Coleman durante la notte degli Oscar

Archie è innamorato e convive con Rock Hudson, quest’ultimo però viene messo in guardia: la sua carriera sarebbe finita se qualcuno avesse saputo della sua omosessualità, perché nessuno avrebbe scritturato un attore gay.
Sia Archie sia Rock restano irremovibili e si presentano alla notte degli Oscar mano nella mano e si scambiano anche un bacio. I fotografi si rifiutano di fotografare entrambi e anche Henry WIllson, co – produttore del film, si indigna. È in quel momento che Rock Hudson gli spiega che non è più il momento di nascondersi e che se continuerà così sarà solo deleterio per se stesso.
Rock Hudson e Archie Coleman ci insegnano a essere noi stessi in ogni occasione, anche quando si ha il mondo contro.
Molti, tra cui Henry Willson e Dick Samuels, cercano di nascondere la loro omosessualità: questo perché le loro carriere sarebbero state subito colate a picco. Mentre Willson abusa del suo ruolo per ottenere favori sessuali, Samuels cerca proprio di reprimere la sua identità, finché non riuscirà ad accettarsi e a comprendere che non vi è nessuna vergogna nel mostrarsi come si è. Per Willson, invece, ci vorrà molto più tempo.

La condizione femminile

Avis Amberg

Questo tema necessita di un paragrafo a sé stante, forse perché passa un po’ più inosservato rispetto a quelli citati poco fa.
In realtà, le donne la fanno da padrone in Hollywood, benché siano molto diverse da ciò che ci si aspetta. Non sono affatto simili all’idea di donna che ci è stata propinata finora: niente grembiulini su gonne a quadri, niente torte di mele appena sfornate da mamme bionde e stereotipate. Ogni donna di Hollywood ha un carattere scoppiettante e una vita privata quantomeno interessante. Anche la sessualità che nei film di quell’epoca era completamente oscurata e inesistente, dove i baci erano quasi ridicoli, in Hollywood è molto presente.
Partiamo da Avis Amberg, sicuramente una delle figure più stimolanti: conscia del fatto che il matrimonio è solo una copertura per il marito che si concede scappatelle qua e là con altre donne, anche lei si gode la compagnia di un gigolò come Jack Castello.
Anzi, l’incontro tra loro diventa una conversazione profonda, dove si confidano le proprie speranze e i propri sogni e, talvolta, le proprie sventure. Avis Amberg non cerca solamente un rapporto sessuale, ma una sincera compagnia che in casa non trova.

Claire Wood

Avis dimostra molta tenacia quando prende le redini dell’azienda del marito e la amministra, prendendo decisioni, in un mondo in cui gli uomini comandavano e le donne dovevano tacere.
Anche la figlia di Avis e Ace Amberg, Claire, ha ereditato i geni della mamma: Claire sembra la sciocca ragazzina viziata, ma in realtà anche lei combatte per ottenere un ruolo all’interno del film, tanto che ci riesce e darà anche una mano a Camille. Si impegna molto per fare bella figura e si innamora di Jack Castello con cui poi si fidanzerà.

Naturalmente è doveroso citare, nuovamente, Camille Washington: fa parte di una minoranza, proviene da una famiglia poverissima che viene brevemente presentata proprio durante la notte degli Oscar, in una catapecchia dove l’unica fonte che permette loro di sapere che Camille ha vinto è una radio.
Camille è tenace, non si fa abbattere dalle minacce razziste via telefonica, né demorde quando la invitano ad attendere fuori dal teatro come avevano fatto con Hattie McDaniel.
Camille è un’attrice talentuosa e bellissima, ma che ha anche delle idee e dei pareri sui ruoli che interpreta e che può migliorare le caratteristiche del personaggio e renderlo più reale. Per lei, avere l’occasione di essere protagonista e di interpretare una donna che è, come lei, alla ricerca di un sogno è il coronamento di tutte quelle lotte per raggiungere l’apice.
Camille ama, stima, supporta e potrebbe essere tranquillamente sola in questa scalata verso il successo, infatti Ray, il suo compagno e il regista del film, accanto a lei sfuma e passa in secondo piano.
Camille brilla nel buio grazie al suo talento e alla sua forza d’animo. Straordinaria.
Bisogna dedicare qualche frase anche a Anna May Wong: anche lei fa parte di una minoranza e anche lei deve sgomitare per farsi notare a Hollywood, dominata da donne come l’impeccabile Vivien Leigh.

Anna May Wong

Anna May Wong è la prima attrice di origini cinesi a diventare famosa, ma esattamente come Hattie McDaniel, anche i suoi ruoli erano stereotipati e categorizzati in quelli di donna asiatica.
Nella serie tv, Anna May Wong vince l’Oscar come “Miglior Attrice Non Protagonista” e la sua è vera e propria commozione perché anche lei, come Camille, riesce finalmente a distinguersi e ottiene il giusto riconoscimento, trovando il suo posto tra le donne di quell’epoca, così diverse da lei.

I retroscena di Hollywood

Infine, concludiamo con un breve accenno ai retroscena scabrosi di Hollywood: chi avrebbe mai pensato che nelle ville private di quegli idoli perfetti succedesse di tutto e di più?
Nei film venivano servite allo spettatore scene di baci indimenticabili, di amori sofisticati, di tragedie immani e quegli stessi baci che hanno fatto la storia del cinema avevano poco e niente di passionale o sensuale. Una persona che vede oggi Via col Vento, lo nota che è un bacio finto, a labbra strette, del tutto diverso da quelli che possiamo vedere nei film di oggi.
In realtà, però, gli attori e le attrici di Hollywood erano tutt’altro che puritani, anzi, il sesso era pane quotidiano, a quanto abbiamo visto nella serie tv di Murphy. Le feste dove, addirittura, venivano chiesti proprio i gigolò per soddisfare ogni desiderio delle attrici, si pensi alla festa organizzata da Vivien Leigh.
Insomma, forse Hollywood rappresentava proprio l’euforia, l’entusiasmo del post – guerra, della vittoria, della sessualità finalmente libera di esprimersi (purché etero).

Una delle capacità migliori di Murphy, oltre a una scenografia straordinaria che rappresenta quasi la sua firma perché, soprattutto nelle sue creazioni recenti, vi sono colori sgargianti e inquadrature che si soffermano sui volti degli attori, così da mostrare ogni minimo dettaglio espressivo, è sicuramente il saper portare sullo schermo problematiche che tutt’ora ci affliggono e avvelenano la nostra società. Murphy vi dà importanza fin dai tempi di Glee, una serie forse troppo sottovalutata, ma attualissima e che tratta temi molto forti. Proprio come Hollywood.

Ciò che Murphy ha trasportato sullo schermo è molto vicino a ciò che Quentin Tarantino ha introdotto in “Once upon a time in Hollywood…”: vi è una storia di base che si attiene alla realtà dei fatti e poi viene sconvolta, migliorata, ci viene dato il lieto fine, il “come sarebbe andata se…” e qui si possono aggiungere svariate frasi, “se non vi fosse stato razzismo”, “se vi fosse stata uguaglianza”, eccetera eccetera. Ci viene mostrato un altro punto di vista, migliore, composto da uomini e donne che finalmente vengono ripagati del loro lavoro e senza farsi bloccare dai pregiudizi.
Purtroppo è vero, con i se e con i ma non si fa la storia, con Murphy la si fa, invece, ed è una storia strabiliante.

Alessandra Sansò

Laureata Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Alessitimia in adolescenza: un contributo alla validità convergente degli strumenti di valutazione”.
I suoi interessi principali riguardano l’adolescenza e le sue caratteristiche, ma si concentra anche su concetti della Psicologia Sociale, quali deumanizzazione e stigmatizzazione quantomai presenti nella società moderna.

 

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