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5 leggende metropolitane a tema rock

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August 7, 2020

Numerose sono le leggende metropolitane che riguardano il mondo del rock, a partire da musicisti che avrebbero venduto l’anima al diavolo per diventare maestri della chitarra, passando per rockstar decedute che in realtà avrebbero inscenato la propria morte. Ecco 5 leggende metropolitane tra le più vociferate della storia del rock.

1) Robert Johnson e il patto col diavolo

Una tra le leggende metropolitane più longeve del mondo rock, ha per protagonista quello che si potrebbe tranquillamente definite il progenitore del rock’n’roll, Robert Johnson (1911-1938). Robert era un contadino, un uomo depresso, cresciuto in un ambiente famigliare difficile. Trascorreva le proprie giornate tra risse e sbronze, conducendo una vita sregolata, ma coltivando un sogno nel cassetto: quello di diventare un musicista. Sebbene tutti lo reputassero goffo quando imbracciava la chitarra, Robert continuò a perseguire le proprie ambizioni, iniziando a prendere lezioni da un uomo misterioso – ricordato con il nome di Ike Zinneman –, il quale diceva di aver imparato a suonare in mezzo ai cimiteri. Leggenda narra che una notte senza luna, i due uomini si incontrarono in un vecchio incrocio tra la Highway 61 e la 49, stipulando un patto. Secondo la leggenda, Robert, quella notte, vendette la propria anima al diavolo – Zinnerman stesso – in cambio del talento nel suonare la chitarra, e fu così che divenne «il più importante musicista blues mai vissuto», come lo definì Eric Clapton. Ad alimentare la leggenda è l’alone di mistero che circonda la vita e la carriera di Robert Johnson, autore di diverse canzoni riguardanti l’inferno. Robert morì inoltre in circostanze misteriose, forse per avvelenamento, forse a causa di una polmonite. Ciò che è certo, invece, è che scomparve alla giovane età di 27 anni.

2) Il Club 27

In realtà, Robert Johnson, non fu l’unico musicista (o uno dei pochi) scomparso a 27 anni, bensì inaugurò una lunga serie di morti della scena rock avvenute proprio in corrispondenza di quella misteriosa età: Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, Amy Winehouse, per citarne alcuni. Tutte rockstar, queste, entrate a far parte del cosiddetto Club 27, espressione che prese piede nel 1994, con la morte a 27 anni del leader dei Nirvana. Ad accomunare molti di questi nomi, oltre alla ricorrente lettera “J” (non a caso, questo “club”, viene anche denominato J27), sono le cause dei decessi, spesso dovuti all’eccesso di droghe e alcol o a circostanze violente come omicidi e suicidi. Maledizione o coincidenza?

3) Le bandane di Jimi Hendrix

Jimi Hendrix è stato uno dei chitarristi più grandi di sempre. Le sue molteplici esibizioni sul palco avevano due grandi cose in comune. La prima, ovviamente, è che Hendrix lasciasse sempre il pubblico a bocca aperta. La seconda, invece, è il fatto che durante i concerti portasse una bandana stretta attorno alla testa. C’è chi da questa seconda innegabile verità ha tratto una vera e propria teoria cospirativa per la quale Hendrix, sotto la bandana, avrebbe nascosto un francobollo di LSD (o addirittura avrebbe intinto la bandana nella sostanza stupefacente). A contatto con il sudore della fronte, il francobollo si sarebbe sciolto, penetrando nella pelle ed entrando in circolo nel sangue grazie a piccoli taglietti che il chitarrista si sarebbe autoinflitto per accelerare il processo.

4) Paul is Dead

Sono ormai molti anni che fan dei Beatles, media e appassionati di misteri, indagano e tentano di scovare prove all’interno della discografia della band (e non solo), per avvalorare la teoria secondo cui il vero Paul McCartney sia morto. Secondo alcune voci, McCartney sarebbe infatti scomparso tragicamente nel 1966 durante un incidente stradale. Certo, in quegli anni, la carriera dei Fab Four stava decollando pronta a raggiungere vette altissime, e la perdita di McCartney avrebbe probabilmente comportato la fine dei Beatles. Ecco quindi che, secondo una gettonata teoria, il defunto Paul sarebbe stato sostituito da un sosia che, guarda caso, non solo aveva una voce molto simile (se non uguale) all’originale, ma anche sapeva padroneggiare molto bene il basso da mancino, proprio come lui. Gli indizi al riguardo sono molteplici, a partire dalle cover di famosi album della band. La copertina di Abbey Road, secondo i sostenitori della teoria, conterrebbe alcuni riferimenti simbolici inerenti alla morte di Paul, come l’abbigliamento dei Beatles, che richiamerebbe alcune figure legate alla morte e all’aldilà (Paul, l’unico scalzo, rappresenterebbe infatti la persona deceduta). Emblematica sembrerebbe anche la targa della Volkswagen sullo sfondo, LMW 28IF, che secondo alcuni potrebbe significare: Linda McCartney Widow, mentre 28IF sarebbe stata l’età di Paul se fosse stato ancora vivo. Sul retro dell’album si trovano inoltre otto punti che, se uniti immaginariamente, potrebbero formare il numero tre, ossia i Beatles “originali”. Ma gli indizi più eclatanti sono contenuti sulla copertina di Sgt. Pepper’s, dove il titolo specchiato rivelerebbe la scritta «he died», e nella canzone I’m So Tired che, se ascoltata al contrario, sembrerebbe celare la frase «Paul is a dead man. Miss him. Miss him. Miss him». Lasciamo perdere le varie analisi dei lineamenti e della voce di Paul pre e post 1966, per concludere dicendo che i Beatles devono essersi davvero divertiti nell’infittire il mistero della morte di Paul, contribuendo, insieme all’immaginazione dei cospiratori, a fornire degli indizi a favore della teoria “Paul is Dead”.

5) Elvis Lives

Al contrario di Paul, che pur essendo vivo è creduto morto, Elvis Presley, scomparso nel 1977 per abuso di droghe e psicofarmaci, è da molti ritenuto ancora vivo e vegeto, e avrebbe simulato il suo decesso per sfuggire alle pressioni della fama. Insomma, se Paul is Dead, Elvis Lives! Una delle teorie più gettonate lo vedrebbe nei panni di un suo sosia. Inutile, poi, menzionare le migliaia di avvistamenti di Elvis in giro per il mondo, addirittura sarebbe stato fotografato a Graceland alla cerimonia per il suo ottantaduesimo compleanno.

 

Articolo di Linda Vassallo

Studia Culture e letterature del mondo moderno presso l’Università Statale di Torino. Vissuta tra città e campagna, più precisamente tra la riviera ligure e le langhe piemontesi, è cresciuta maturando grandi passioni come la scrittura, il giornalismo e la musica. Affiancata dal padre chitarrista, fin da bambina si è interessata a generi musicali quali rock e metal, poi diventati un hobby ed un lavoro.

Durante le superiori ha vinto numerosi concorsi a tema storico e politico che le hanno permesso di viaggiare ed ottenere borse di studio. Attualmente i suoi studi universitari mirano particolarmente all’incremento delle conoscenze letterarie, linguistiche, musicali, cinematografiche ed artistiche.

Bibliografia

RIZZI E., CECCAMEA F., Heavy Bone. La Storia del Rock a Fumetti, Nicola Pesce editore, Roma, 2013.

Sitografia

https://www.rollingstone.it/classifiche/liste/la-storia-del-club-27/372668/, La storia del club 27, «Rolling Stone», 3 luglio 2017.

https://incircolo.altervista.org/AR/leggende-musica-rock.php#.Xw4BSZVxc2w, 10 leggende sconvolgenti legate alla musica rock, «In Circolo», 7 maggio 2014.

https://www.supereva.it/elvis-presley-vivo-graceland-per-i-suoi-82-anni-30095, Elvis Presley è vivo ed era a Graceland per i suoi 82 anni, «Supereva».

https://www.youtube.com/watch?v=c8Jee1ngKQo, The Beatles: Paul McCartney è “vivo o morto”?, episodio di Voyager, 2007.

 

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