Macchina del tempo

31 agosto 1997: la morte di Lady D

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August 30, 2020

Il 31 agosto del 1997 il mondo si ferma: la vita di una delle donne più amate al mondo si spegne per sempre a Parigi. La macchina su cui viaggia Diana Spencer, insieme con il compagno Dodi Al Fayed, si schianta sotto il Pont de l’Alma.

La Casa Reale inglese rappresenta un mondo affascinante fatto di segreti, di combutte, di colpi di scena, tanto da sembrare una serie tv molto prima della nascita di The Crown.
Sebbene per anni e anni la storia di Diana sia stata circondata da un’aura di segretezza, col tempo e la diffusione di voci e testimonianze, sono venute a galla tutte le difficoltà di una donna tormentata.
Fin da bambini siamo portati a credere che la vita delle principesse sia un’autentica magia, composta da amore, abiti splendidi, sogni che si avverano, ma col tempo, purtroppo, scopriamo che non è sempre così, anzi la vita di queste donne si allontana completamente dall’immaginario collettivo.

Diana Spencer nasce da una famiglia nobile e molto più antica dei Windsor, quindi la sua educazione e il suo stile di vita sono già di livello elevato. Tuttavia, già in famiglia vi erano dinamiche stressanti e problematiche che influiscono su Diana, non più che bambina: la madre lascia la famiglia quando la piccola ha solo sei anni, dalla scuola pubblica viene mandata in una scuola privata a dodici anni, fino ad essere spostata in Svizzera per imparare le buone maniere.
A sedici anni, in occasione della visita della regina di Norvegia, Diana incontra il principe di Galles, Carlo. Le fonti sembrano concordare che non vi sia stato un colpo di fulmine a quella festa, ma vi sono molte versioni, invece, sul corteggiamento e la conoscenza successiva dei due.
In ogni caso Diana dimostra già in giovane età di essere una persona altruista, amante dei bambini e alla spasmodica ricerca di un equilibrio e di una vita normale, lontana dallo sfarzo e dalla ricchezza ostentata dalla sua famiglia e nella quale era obbligata a vivere.
Ora, Diana ha vent’anni quando si sposa: è giovane, spensierata, devota a quell’uomo che non è un uomo qualsiasi, ma un principe. Sta per sposare il Principe, il sogno di tutte le bambine, viene catapultata in un mondo che è ancora più arduo di quello in cui è vissuta: dove certe cose si possono fare e altre no, altre ancora sono proprio vietate, dove vi è un dress code per ogni occasione, dove bisogna camminare in un certo modo, mangiare in un certo modo, vivere in un certo modo. Da Lady diventa Principessa del Galles e futura regina d’Inghilterra.

Insomma, già questo dev’essere stato un trauma per una ragazza che cercava una vita normale.
In seguito, però, Diana scoprirà che quel titolo era il meno che le potesse capitare: infatti, documentari e registrazioni, riportano che Carlo non fosse affatto un marito affettuoso. Le vessazioni continue a cui è sottoposta Lady D sono molteplici: dalla pressante preenza di Camilla Parker Bowles nella vita della coppia e, specialmente, in quella di Carlo che non si curava nemmeno di nascondere la sua predilezione verso l’altr donna, ai continui trattamenti del principe nei confronti di Diana con commenti sul suo peso, ai miliardi di obblighi nei confronti della casa reale.
In uno dei documentari di Netflix vi è una testimonianza della stessa Diana in cui viene spiegato che la principessa non si sentiva bene e non era in grado di partecipare a un evento insieme al marito, ma fu lui a obbligarla ad andarvi nonostante le sue condizioni di salute fossero precarie, dovute principalmente all’ansia e allo stress, ma anche a una condizione che aleggiava come un’ombra su Diana Spencer: la bulimia.
Già prima del matrimonio coloro che stavano lavorando all’abito da sposa avevano notato la magrezza della principessa sconvolta, come riportano il Corriere dell’Umbria e alcuni documentari su Netflix, da una frase pronunciata da Carlo che definiva la sua futura sposa “un po’ cicciottella”.
Tutti questi elementi hanno contribuito a rendere Lady D non solo la “principessa del popolo”, ma anche la “principessa triste”: non vi era solo la bulimia, vi erano depressione e autolesionismo che esprimevano la fragilità di una donna che ha dimostrato, però, una forza interiore invidiabile.
Ciò che fa riflettere è l’indifferenza da cui era circondata Lady D, non solo dalla famiglia reale, ma anche dalla propria.
Quando nasce William, in circostanze che non potessero recare fastidi alla Casa Reale, Diana è momentaneamente felice, anzi in diverse interviste racconta quanto entrambe le nascite dei suoi figli l’abbiano in parte salvata dalla tristezza. Anche se, diverse fonti testimoniano che Lady D avrebbe tentato il suicidio diverse volte nel corso della sua vita, tuttavia l’amore per i figli viene raccontato anche da loro stessi, specialmente da William.
La nascita di Harry fu sicuramente il primo segnale della fine di un matrimonio infernale tra Diana e Carlo, questo perché il genere del piccolo è stato tenuto nascosto per l’intera gravidanza. Carlo desiderava una femmina e alcune fonti sostengono che quando scoprì il sesso del bambino l’unica cosa che seppe dire alla moglie che aveva appena partorito fu “Un altro maschio?”, come se fosse colpa di Diana aver dato alla luce un bambino.

Proprio nei confronti dei figli la forza interiore di Diana emerge chiaramente: ogni regola del protocollo reale sull’educazione dei figli viene completamente stravolta da Diana che attua comportamenti incentrati sull’affetto e sull’empatia proprio per paura che i dogmi reali li potessero far diventare degli individui freddi. Diana li lascia alle tate solamente se ha impegni istituzionali, non mancano abbracci, giochi, baci e molta dolcezza, cosa che la Famiglia Reale non apprezza.
La data ufficiale del divorzio tra Carlo e Diana è il 28 agosto 1996, finalmente Diana può ricominciare a vivere la sua vita. Mantiene il suo appartamento a Kensington Palace in quanto membro della Famiglia Reale, ma comincia finalmente a staccarsi completamente dai reali.

Diana Spencer ci ha lasciato bontà, altruismo e speranza; è diventata un’icona perché ha trasmesso agli altri dei sentimenti positivi. Non era semplicemente una principessa, era una donna vicina al popolo ed era amata proprio perché si distaccava da quella che volevano che fosse.
Ci ha lasciato testimonianze potentissime, come quando nel 1987 stringeva la mano ai malati di AIDS all’ospedale del Middlesex di Londra. Gesto che lanciava un messaggio contro la stigmatizzazione delle persone affette dall’HIV e che dimostrava che quella malattia non si trasmetteva attraverso quel tipo di contatto. Un messaggio che abbatte tutti i tabù costruiti attorno a quella malattia, all’epoca ancora poco conosciuta.
Ha camminato nei campi minati dell’Angola ponendo sotto i riflettori le vite messe in pericolo dalle mine anti uomo e creando una campagna contro questo tipo di violenza, sostenuta anche da UNICEF.

Diana si è sempre occupata dei deboli cercando di dar voce anche alle loro cause come i senzatetto, i malati, i bambini e tutte quelle categorie che non sempre possono permettersi di dire la loro.
Diana Spencer era una donna che ci ha lasciato sensibilità ed empatia e il cui impegno non verrà mai dimenticato, resterà sempre un’icona di cambiamento, di ribellione, di compassione e di speranza.

Sitografia:
https://www.lastampa.it/cultura/2007/08/28/news/lady-diana-storia-di-una-regina-1.37119944
https://corrieredellumbria.corr.it/news/esteri/24068162/lady-diana-bulimia-tentati-suicidi-principe-carlo-commento.html
https://www.marieclaire.com/it/attualita/gossip/a32362858/lady-diana-figli/
https://www.sahistory.org.za/dated-event/lady-diana-spencer-princess-wales-killed-car-accident-paris

 

Alessandra Sansò

Laureata Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Alessitimia in adolescenza: un contributo alla validità convergente degli strumenti di valutazione”.
I suoi interessi principali riguardano l’adolescenza e le sue caratteristiche, ma si concentra anche su concetti della Psicologia Sociale, quali deumanizzazione e stigmatizzazione quantomai presenti nella società moderna.

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