La finestra sul cortile Macchina del tempo

I 90 anni di Liliana Segre

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September 10, 2020

Oggi celebriamo una donna straordinaria: Liliana Segre.
Lei che è stata testimone, fin da bambina, dell’odio, della violenza e dell’orrore durante l’Olocausto e che non ha mai smesso di raccontarcelo, quell’orrore, attraverso incontri, libri, documentari.
Sicuramente quando penso alle donne che possono essere d’ispirazione lei è al primo posto, un vero simbolo di coraggio, giustizia, ma anche tenacia e rispetto.

Liliana Segre insegna a non voltarsi dall’altra parte, a non cedere all’indifferenza, parola che ricopre un significato profondo per lei tanto da volerla incidere enorme e imponente al Memoriale della Shoah di Milano.
Essa, infatti, è la peggior risposta di fronte al dolore altrui che si ricollega, inevitabilmente, al voltarsi dall’altra parte, a far finta di non vedere l’odio che serpeggia tra gli esseri umani.
Anche a 90 anni, Liliana Segre tenta di cambiare le cose, di fare del bene e lo fa attraverso una Commissione volta a debellare intolleranza, odio, antisemitismo, razzismo e istigazione all’odio e alla violenza.
Succedeva quasi un anno fa, il 29 ottobre 2019. Eppure, vi è stato qualcuno che è riuscito a dare un voto contrario alla nascita di questa commissione, cioè in parole povere ha votato sì all’odio, sì al razzismo, sì all’antisemitismo e via dicendo, giustificando la decisione di votare contro attraverso il nome di “censura dei diritti”, insomma una violazione della libertà di espressione.
Infatti, Liliana Segre che è vittima (ancora) di messaggi di odio sui social, è stata costretta ad avvalersi della scorta personale e, amareggiata, ha commentato che sperava che almeno sul contrastare l’odio ci fosse unità.
Invece, non è stato così, neppure su questo si è riusciti a essere d’accordo.
Ora, è evidente che in Italia (ma anche in altri paesi, chiaramente) vi è ancora molto, moltissimo da fare per sostenere questa battaglia contro l’odio e la violenza, ne siamo testimoni ogni giorno, ancora pochi tempo fa abbiamo letto del pestaggio mortale del giovane Willy, quindi è ovvio che c’è ancora molta strada da fare. Tuttavia, io credo che finché vi saranno persone come Liliana Segre che continuano, imperterrite, nonostante tutto e tutti a combattere, a prendere una posizione di fronte all’ingiustizia, a schierarsi contro l’odio, vi è speranza.

La senatrice commenta così l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, come riporta Open Online:

«Il pestaggio di quel ragazzino mi ha suscitato tormenti e ricordi terribili. L’ho trovata una barbarie assoluta». E continua: «Questa cosa mi ha fatto molta paura è stata come una sconfitta personale, mi ha fatto pensare che tutto ciò che ho provato a fare contro la violenza e l’odio, alla fine è servito a poco. Se ancora ci sono in giro persone che pensano di risolvere le proprie sconfitte personali picchiando il prossimo, siamo ancora in una società lontana dalla civiltà».

Inoltre, aggiunge un concetto molto importante che forse in molti non credono sia possibile:

«siamo alle prese con un problema di mentalità fascista che ancora ci pervade e da cui non facciamo mai abbastanza per liberarci. Questa storia è un naufragio della civiltà su cui dovremmo riflettere seriamente».

Insomma, il quadro dipinto dalla senatrice Segre è terrificante e purtroppo veritiero, lo sentiamo, lo vediamo, ne siamo tutti consapevoli in realtà e ciò dovrebbe terrorizzarci, metterci in allarme per far sì che le cose cambino. Principalmente attraverso la cultura, i racconti, le testimonianze di persone come Liliana Segre.

Forse, il discorso più toccante di Liliana Segre, quello che mi ha colpita allo stomaco, quello che mi ha causato un grosso, improvviso, peso sul petto è stato quello al Parlamento Europeo.
Liliana Segre racconta nuovamente alcuni episodi avvenuti ad Auschwitz, racconta la Marcia della Morte, in modo crudo e diretto perché è quello il modo che rimane più impresso, senza usare tanti giri di parole, descrivendo dettagliatamente situazioni così critiche che è difficile anche immaginarle.
Parla di dignità e di come veniva tolta ai prigionieri e in particolare alle prigioniere: “Senza sesso, senza età, senza seno, senza mestruazioni, senza mutande.”
Durante quel discorso, Liliana Segre parla anche di razza, una parola che ancora oggi è diffusa ed è legata al razzismo di cui vediamo quasi quotidianamente i prodotti: da George Floyd a Willy, da una parte all’altra del mondo. Liliana Segre spiega che il razzismo e l’antisemitismo risiedono in coloro che sono poveri di spirito e che basta che vi sia il momento storico – politico adatto per farli emergere in cui è più facile far finta di niente nei confronti altrui.

Il coraggio e la forza d’animo di questa donna sono invidiabili e dopo ciò che ha passato è triste leggere che pensa che il suo impegno sia servito a poco, in realtà il suo sforzo per raccontare la sua esperienza tocca gli animi più sensibili e lascia una traccia profonda.
Il ricordo e la memoria, attraverso le testimonianze di Liliana Segre, vivono in coloro che sono stati toccati da quelle parole. Quindi, ciò che Liliana Segre ha costruito, ciò che ha tramandato e raccontato non è stato invano, c’è sempre chi la ascolta.
La speranza è che Liliana Segre viva ancora molto a lungo in modo che possa raccontare ciò che ha passato ad altri bambini e ragazzi e che possa ispirarli a fare del bene nel futuro.
Auguri a Liliana Segre, simbolo di rispetto, amore, speranza, coraggio.
Auguri a Liliana Segre che ci ha insegnato la definizione di indifferenza perché ciò che è stato non venga mai più ripetuto.
Auguri a Liliana Segre che ci racconta e ci mostra che cosa significa essere entrati in contatto con la cattiveria umana.

Alessandra Sansò

Laureata Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Alessitimia in adolescenza: un contributo alla validità convergente degli strumenti di valutazione”.
I suoi interessi principali riguardano l’adolescenza e le sue caratteristiche, ma si concentra anche su concetti della Psicologia Sociale, quali deumanizzazione e stigmatizzazione quantomai presenti nella società moderna.
È una divoratrice di libri e un’appassionata di serie tv di qualunque genere, ama profondamente Alfred Hitchcock e Bruce Springsteen.

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