Arte

Frida Kahlo come icona nella moda e nella storia dell’arte

on
September 15, 2020

I quadri sorprendenti di Frida Kahlo erano per molti versi l’espressione di traumi che l’avevano segnata: un incidente stradale che le fu quasi fatale all’età di 18 anni, una salute cagionevole, un matrimonio turbolento, un aborto spontaneo e la mancanza di figli, Frida trasformò le sue sofferenze in arte rivoluzionaria.

Negli    autoritratti,    sia    fedeli    che metaforici, lei osserva lo spettatore

con uno sguardo audace rifiutando il proprio destino di vittima passiva, intrecciando piuttosto le varie espressioni della sua esperienza in un vitale linguaggio ibrido tra reale e surreale: capelli, radici, vene, viti, viticci, e tube di Falloppio.

Molte delle sue opere esplorano inoltre gli ideali del comunismo che Frida condivideva con il marito Diego Rivera. L’artista descriveva i suoi dipinti come

“…la cosa più sincera che io potessi fare per esprimere ciò che sentivo fuori e dentro di me.”

“Senza speranza”, 1945.

Frida nelle sue opere non sceglie temi storici o celebrativi per le sue opere ma perfeziona un proprio stile in quadri di piccolo formato nei quali la protagonista è sempre lei stessa. La sua opera piena di simboli e allegorie tratta dalla tradizione messicana, dalla mitologia, dal buddismo, è prevalentemente focalizzata sulla propria condizione fisica e sulla relazione amorosa con Diego, tra reciproci tradimenti e abbandoni. Fin da giovane si ritrae ossessivamente mettendosi in posa, spesso con abiti tradizionali messicani, acconciature ricercate, gioielli preziosi, tanto da diventare un’icona della moda.

“Autoritratto come tehuana o Diego nella mia mente”, 1943.

“Diego e Frida”, 1944.

Lo Stile di Frida

“Le mie gonne con le balze di merletto e la vecchia camicetta che portavo sempre sono il ritratto di una persona assente”.

“Albero della speranza”, 1946.

Frida la donna, Frida l’artista, Frida la rivoluzionaria, Frida la santa, Frida la vittima, Frida la bisessuale Frida l’icona

di stile!

Certamente Frida decide di comunicare tutte queste identità attraverso la pittura. E’ però innegabile che il suo personalissimo stile vestimentario le permette di costruire una seconda pelle, una nuova tela su cui incidere con altrettanta forza i suoi valori, i suoi messaggi politici e le sue paure, dal rispetto per la sua disabilità al desiderio di centralità della donna nella società contemporanea.

Sono messaggi moderni, quelli che Frida trasmette attraverso la moda e che, per Susanna Martìnez Vidal, anticipano tematiche femministe grazie all’uso dell’abito come strumento di comunicazione.

E Frida questo strumento lo trova nella cultura Tehuana e nel suo abito tradizionale, che diventano espressione della sua stessa identità, del suo legame con il popolo e con le tradizioni messicane, espressione della sua stessa storia rivoluzionaria.

Nell’abito Tehuana c’è il legame tra Frida e la famiglia materna, originaria del Oaxaca, ma allo stesso tempo c’è il tentativo di affermare la sua indipendenza di donna e artista.

L’identità Tehuana è molto di più di una semplice espressione estetica: è un’affermazione politica, sociale, e per Frida è un simbolo della sua connessione con le donne indigene, contadine, e con il loro legame alla terra, in contrapposizione alle regole sociali rispettate dalle donne di città.

L’abito tradizionale da Tehuana diventa quindi, nella storia personale di Frida, uno strumento di comunicazione potentissimo, oltre che l’occasione per creare un doppio, un altro da sé, un’identità distinta da quella rappresentata dall’abito occidentale, indossato dalle donne cittadine quale simbolo delle convenzioni borghesi.

Frida indossa un tipico abito della tradizione tehuana.

La pittrice stessa afferma, in un passaggio del suo diario, che l’abito da Tehuana è “il ritratto in assenza di una persona”, e in effetti in molte occasioni la sua stessa identità viene sostituita nei dipinti dalla presenza del solo abito: il suo vero alter ego.

“Il mio vestito è appeso là” (1933). Olio e collage su masonite, 44,5×50,5 cm San Francisco, collezione privata.

Protagonista del quadro è l’abito Tehuana, tipico delle donne Tehuanpec nello Yucatan, regione dove si era conservato il matriarcato. Frida lo indossava spesso, come testimoniano fotografie e dipinti. Ovunque apparisse con quell’abito anche negli Stati Uniti, il suo fascino esotico conquistava uomini e donne, fino a creare una vera e propria moda. In questo quadro il Tehuana è al centro della composizione, appeso a una corda tesa, oltre la quale c’è il bizzarro paesaggio di New York. Ma l’abito è vuoto, non c’è traccia di colei che lo indossa, come in “Ricordo”o ne “Il cuore” nel 1937. Il titolo recita “Il mio vestito è appeso là”, ribadendo che il corpo è altrove. L’opera si colloca nel periodo in cui Frida e Diego Rivera, da poco sposati, vivevano negli Stati Uniti. Coppia nell’arte e nella vita, all’inizio del matrimonio Kahlo aveva assunto il ruolo di attraente compagna ma ben presto acquisì un atteggiamento più indipendente anche nella professione.

Secondo la critica e biografa Helga Prignitz-Poda, la parte della moglie adorante non le apparteneva del tutto, come suggerisce il vestito vuoto di Tehuana: indossarlo era solo un aspetto della sua personale messa in scena.

L’artista offre un’immagine originale di New York, costruita attraverso una prospettiva piatta, affollata di architetture e oggetti eterogenei, alcuni realistici, altri dominati da un’aura surreale, quasi metafisica.

“Autoritratto con Stalin, 1954 Museo Frida Kahlo, Città del Messico, cm 59×39.

Questo autoritratto si colloca nell’ultima fase pittorica di Frida, la quale avvertiva la necessità di dover introdurre all’interno dei propri lavori alcuni richiami al mondo politico che la circondava, ed in particolar modo al marxismo. Nonostante la data di realizzazione dell’opera fosse inizialmente ignota, attraverso un’accurata analisi dello stile dell’artista, è stato possibile determinare che questo lavoro è stato realizzato nel 1954.

In quegli anni, Frida faceva uso di potenti antidolorifici, i quali alteravano la sua percezione, rendendo i suoi gesti poco precisi e di conseguenza, i suoi ultimi lavori, estremamente poveri di dettagli.

Al fine di leggere questo quadro correttamente, deve essere messo in comparazione con un altro quadro realizzato sempre da Frida ed intitolato “Autoritratto con il ritratto del dottor Farill”: in quest’ultimo lavoro, il dottore rappresenta allegoricamente un salvatore, mentre nell’altro lavoro, Stalin rappresenta un santo ed eroe.

Con quest’opera, Frida mette in risalto la propria fiducia, (o quasi una vera e propria fede) nel comunismo, elevando Stalin al grado di divinità.

Essendo un’artista messicana, Frida, con i propri lavori, partecipa attivamente alla ricerca di un’identità nazionale, allontanandosi progressivamente dai modelli culturali importati dal neocolonialismo del Nord America e dell’Europa.

Frida con un busto in gesso dipinto da lei. Foto di Florence Arquin, 1952.

Articolo di Sebastian Victor Vug

Nasce nel 1998 in Romania, a Lugoj nella regione del Banato. Studia fino all’età di dieci anni presso l’istituto Anisoara Odeanu e nel 2011 si trasferisce in Italia a Cavi di Lavagna (Genova- Liguria). Nel 2013 entra a far parte del corteo storico della Torta dei Fieschi dove coltiverà le radici e l’interesse per l’arte del costume.

 

 

Bibliografia
Iconic Frida …. vita passioni in uno stile oltre le mode (Massimiliano Cappella) Edizioni Centaura
Frida Kahlo …. Dossier Gold (Achille Bonito Oliva Marta Zamora )Giunti Editore
Frida Kahlo ….Arte Dossier Giunti Editore
Kahlo …. Andrea Ketteman TASCHEN editore
Frida Kahlo ….Oltre il mito ,(Diego Sileo )MUDEC 2018

Frida Kahlo: Making Her Self Up
01st Edition VA Edition

TAGS
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT