Psicologia

Disturbi di personalità “Timorosi o ansiosi”

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September 28, 2020

Il mondo è pieno di sofferenze, ma è altrettanto pieno di persone che le hanno superate. (Helen Keller)

Giungiamo, così, all’ultimo gruppo di disturbi di personalità, ossia quelli caratterizzati da ansia ed evitamento.
In questo gruppo rientrano i disturbi di personalità evitante, dipendente e ossessivo – compulsiva.
Spesso è difficile porre la diagnosi dei primi due disturbi come unica e principale, poiché questi disturbi si manifestano frequentemente con depressione maggiore, disturbi d’ansia, disturbi dell’alimentazione (Gabbard, 2015).

Disturbo di personalità evitante

Le persone che soffrono di questo disturbo presentano una profonda sensibilità alle critiche altrui, difatti l’evitamento sta proprio nel fuggire situazioni sociali in cui possono esservi rifiuti, critiche o commenti negativi.
In questo disturbo di personalità, il giudizio altrui rappresenta la spada di Damocle dell’individuo, essa pende, oscilla e basta essere rifiutati per soffrire.
Alla base di questo disturbo vi sarebbe una componente temperamentale: infatti, alcuni studi evidenziano che la timidezza, la chiusura verso i coetanei e risposte particolarmente intense a stimoli emotivi nei bambini correlati anche alla presenza di una famiglia iperprotettiva potrebbero rappresentare dei fattori di sviluppo di questo disturbo, (P.M.G. Emmelkamp e J.H. Kamphuis, 2009).

Il paziente evitante cerca le relazioni, ma al contempo ne è profondamente spaventato perché potrebbero comportare delle umiliazioni. Sono alla ricerca di continue rassicurazioni e presentano sentimenti di inadeguatezza e inibizione sociale che compaiono nella prima età adulta.
Per fare una prima diagnosi devono esservi almeno quattro dei seguenti sintomi:

  1. Evitamento di attività lavorative che comportano un contatto interpersonale per paura di essere criticati o rifiutati
  2. Inibizione nelle relazioni sentimentali per paura di essere preso in giro e ridicolizzato
  3. Rifugge situazioni sociali e ipotetiche nuove amicizie a meno che non sia certo di essere apprezzato
  4. Presenta forte preoccupazione di fronte a situazioni sociali
  5. Si vede inferiore agli altri e non piacevole
  6. Evita situazioni nuove o attività che possano renderlo ridicolo o metterlo in imbarazzo

Sicuramente bassa autostima e vergogna sono presenti nell’organizzazione mentale di queste persone: si sentono disgustosi, impossibili da amare, brutti, inadeguati fisicamente e mentalmente.
Il paziente evitante presenta un’immagine di Sé danneggiata e degradata che si connette a uno stile di attaccamento, appunto, evitante: questo stile di attaccamento che si sviluppa prevalentemente nella relazione mamma – bambino, creano un’immagine di sé che non suscita una reazione positiva negli altri.
Se durante l’infanzia il bambino è portato alla ricerca del genitore che è una figura che non risponde alle richieste di aiuto e vicinanza del bambino, negli adulti questo stile di attaccamento si manifesta attraverso una ricerca di autonomia perché gli altri non sono affidabili.
Naturalmente anche le capacità emotive ne risentono, ad esempio nelle relazioni intime si ha paura di amare e di essere amati perché il dolore di un rifiuto sarebbe intollerabile.
Il rifiuto che li ha investiti durante l’infanzia, si trasforma in paura del rifiuto e in un blocco delle proprie emozioni quando l’individuo si trova in una relazione amorosa.

Questi pazienti traggono miglioramenti dalla terapia cognitivo – comportamentale volta allo sviluppo di capacità sociali e relazionali, il saper stare in gruppo diventa il punto focale della terapia.

Disturbo di personalità dipendente

Questo disturbo si manifesta attraverso una smoderata necessità di essere accuditi. Anche in questo caso, come nel disturbo evitante, troviamo una mancanza di autostima e un’incapacità di assumersi le proprie responsabilità. I pazienti dipendenti presentano molte difficoltà a prendere decisioni, anche semplici, senza aver ricevuto un parere o un consiglio da qualcuno.
Un’altra similitudine con l disturbo evitante è che nel momento in cui subiscono un rifiuto o una critica, ottengono l’ennesima prova della loro incapacità, un fattore che influisce moltissimo sulla loro autostima. Anche il disaccordo non viene quasi mai espresso, questo perché potrebbe causare una perdita di approvazione da parte dell’altro.
A essere minata è l’indipendenza di questi individui che non riescono a prendere decisioni che riguardino neppure loro stessi, anzi queste persone arrivano a tollerare addirittura gli abusi per avere sostegno e cure.
I criteri per una diagnosi di disturbo dipendente di personalità si basano sicuramente sulla persistente e smisurata necessità di essere accudito. Necessità che è strettamente connessa alla presenza di più di 5 delle seguenti caratteristiche:

  1. Difficoltà nella presa di decisioni anche quotidiane senza essere prima rassicurati e consigliati da altri
  2. La responsabilità degli aspetti fondamentali della propria vita è attribuita ad altri
  3. Profonda difficoltà ad esprimere disaccordo perché impauriti dalla perdita di approvazione
  4. Incapacità nell’intraprendere attività e progetti individuali per paura che il proprio giudizio o le proprie capacità siano inadeguate
  5. Presenza di sforzo e sottomissione per ottenere approvazione
  6. Presenza di sentimenti di inferiorità o di impotenza quando sono da soli perché temono di non essere in grado di prendersi cura di se stessi
  7. Necessità di avere subito un altro rapporto, se una relazione termina, in cui l’altro dà approvazione e sostegno
  8. Paura di essere lasciati soli a prendersi cura di se stessi

Anche in questo caso vi è una forte influenza dello stile di attaccamento che, in questo caso, è insicuro – evitante, al contrario di quello di cui abbiamo parlato per il Disturbo Evitante che è, secondo le categorie di Mary Ainsworth studiate attraverso una tecnica chiamata Strange Situation. L’attaccamento insicuro – evitante delinea la figura materna come non in grado di rispondere ai bisogni del bambino, il quale si sente respinto e quindi, il rifiuto, si trasforma nella paura primaria del bambino che quindi è portato a cercare la costante e continua approvazione dell’altro.

Disturbo ossessivo – compulsivo di personalità

Arriviamo all’ultimo elemento del Cluster C, ossia il Disturbo Ossessivo – Compulsivo, forse più conosciuto degli altri due.
Partiamo dal presupposto che ognuno di noi necessita, da qualche parte, di un proprio ordine quindi se organizzate i calzini o desiderate che le penne siano tutte nello stesso verso nell’astuccio, i vostri amici possono dire ciò che vogliono, ma non soffrite di un disturbo ossessivo – compulsivo.
Questo rappresenta, purtroppo, uno degli esempi che si legano al concetto di stereotipo che aleggia ancora intorno ai disturbi mentali.
Il problema è che, in realtà, non vi è proprio nulla da ridere e non dovrebbe essere argomento di scherno un disturbo mentale come il disturbo ossessivo – compulsivo.
Dopo questo preambolo, tuttavia, andiamo ad analizzare e a spiegare questo tipo di disturbo partendo proprio dalle due parole che lo compongono.
Le ossessioni causano le compulsioni: vediamo in che senso. Le ossessioni sono immagini spiacevoli, impulsi o pensieri intollerabili e intrusivi e l’individuo tenta di allontanarli attraverso le compulsioni, ossia delle azioni o comportamenti ripetitivi che alleviano il disagio causato dalle ossessioni.
Bisogna fare un’ulteriore differenziazione.
Vi è il Disturbo Ossessivo – Compulsivo e vi è il Disturbo Ossessivo – Compulsivo di Personalità. Nel primo, il paziente si rende conto che questi sintomi, ossia le ossessioni e le compulsioni, rappresentano un problema e chiede aiuto per liberarsene. Al contrario nel Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità troviamo degli schemi di comportamento che durano nel tempo e che non rappresentano un problema per il paziente.

Coloro che sono affetti da Disturbo Ossessivo – Compulsivo di personalità sono molto ligi nel lavoro e la loro precisione li porta a ottenere ottimi risultati nel loro lavoro. Quindi, i sintomi di questo disturbo sono relativi a una spasmodica attenzione ai dettagli, tendenza al perfezionismo, rigidità.
Le aree colpite sono l’affettività, l’empatia, l’identità perché la costanza nel raggiungere un obiettivo non permette loro di avere momenti di rilassamento e nel momento in cui il controllo viene meno possono arrabbiarsi e diventare ostili.
Sicuramente i sintomi sono connessi al perfezionismo, all’ordine e al controllo di se stessi e degli altri, sono infatti molto attenti a liste, progetti sia quando lavorano da soli sia quando sono costretti a lavorare in gruppo. La loro più grande difficoltà è quella di delegare agli altri dei compiti, questo perché le cose devono essere fatte in un certo modo: un altro tratto di questo disturbo è rappresentato dalla rigidità.
Nel tempo che trascorrono organizzando e facendo liste, in realtà, perdono il focus principale del loro lavoro o di un’attività. Sono molto attenti sia per i dettagli sia per gli errori.
Questi elementi si ripercuotono inevitabilmente anche nelle relazioni inter – personali: ad esempio, il rapporto con i colleghi non è quasi mai facile perché questi individui tendono a non richiedere aiuto né ad accettarlo se viene loro offerto e possono presentare esplosioni di rabbia se il lavoro non viene fatto nel modo in cui vogliono.
Anche nei rapporti amicali o amorosi, il modo di rapportarsi è rigido e serio, scostante, è spesso presente un’aridità emotiva perché imprevedibile, mentre sono scrupolosi e inflessibili per quanto riguarda i valori e i principi fondanti della vita propria e altrui, sulle regole e rispettosi nei confronti dell’autorità che può essere rappresentata dai superiori.

Anche in questo caso l’attaccamento influisce molto e anche qui siamo di fronte a un attaccamento che non è sicuro poiché potrebbe essere che da bambini abbiano ricevuto delle cure inadeguate che può rappresentare la causa di mancanza di fiducia negli altri e in se stessi. Queste cure inadeguate possono essere connesse anche alla freddezza e alla rabbia, quest’ultima dovrebbe essere proiettata sui genitori colpevoli di non aver dato abbastanza amore e attenzione al bambino.
Naturalmente anche le esperienze di vita possono aver creato degli schemi comportamentali secondo cui mostrare le proprie emozioni causerà una reazione critica e aggressiva dell’altro. Quindi l’individuo ossessivo – compulsivo è impaurito e si rigetta sul controllo delle proprie emozioni e sull’inibizione delle stesse.
Ciò avviene anche perché la dipendenza è inaccettabile per l’individuo ossessivo – compulsivo, quindi esercitare controllo significa anche mostrarsi invulnerabili perché autonomi e individualisti.
Questi pazienti presentano problemi anche nelle relazioni sentimentali dove l’investimento di affetto è travolgente, sia per chi ama che per chi è amato. I sentimenti legati al desiderio e all’essere amati possono causare una forte frustrazione che può dar vita a sentimenti di odio, ciò perché i sentimenti di affetto sono reputate minacciose e pericolose.
Queste sensazioni sono legate alla mancanza d’affetto durante l’infanzia: la mancanza di stima per sé stessi e di fiducia in se stessi si lega alla mancanza di valorizzazione infantile. L’altro è sminuito in quanto potrebbe interrompere la relazione in ogni momento, ma è anche percepito come un oggetto da controllare perché non è accettabile che possa fare in un modo diverso da quello originale.
Infine, la ricerca di perfezione causa un rimuginio che esaspera chi sta accanto a queste persone e che può durare a lungo e comprendere decisioni che gli altri reputano sciocche e di poco interesse, ma che per il paziente ossessivo – compulsivo, rappresentano l’ennesimo gradino verso la scalata alla perfezione.

Conclusioni

Siamo giunti, insomma, alla fine di questi brevi articoli sui Disturbi di Personalità. Brevi perchè vi sarebbero libri da scrivere su queste patologie, ma noi cerchiamo di divulgare il più possibile ciò che abbiamo imparato durante i nostri studi. Soprattutto per combattere lo stigma che colpisce la salute mentale, vista ancora come un tabù e come un tipo di salute che si può trascurare.
La salute mentale influisce sulle nostre capacità sociali, lavorative, relazionali ed è per questo che dovremmo prendercene cura.
Questo tipo di disturbi influiscono sulla maturazione dell’individuo coinvolgendo l’identità, i rapporti con gli altri e colpiscono il modo in cui la persona si rapporta con il mondo che lo circonda.
Abbiamo visto i Disturbi del Cluster A, “Eccentrici o bizzarri” caratterizzati da ritiro emozionale e stranezze comportamentali, i Disturbi del Cluster B, “Drammatici o emotivi”, le cui caratteristiche principali sono le manifestazioni emotive eccessive come la rabbia, e infine, in questo articolo, i Disturbi del Cluster C.
La nostra speranza è che attraverso una maggiore conoscenza e attenzione nei confronti dei disturbi mentali, si possa smettere di avere paura e mutare la prospettiva verso una maggior comprensione volta ad alleviare il disagio.
Cercando, anche attraverso la spiegazione delle dinamiche di queste patologie, di umanizzare e sensibilizzare il dolore che una persona prova quando è affetta da questo tipo di disturbi.

“Ci sono volte in cui la mente riceve un tale colpo da nascondersi nella follia. Ci sono volte in cui la realtà non è altro che sofferenza e per sfuggire a quella sofferenza la mente deve lasciarsi alle spalle la realtà.” (Patrick Rothfuss)

Bibliografia e sitografia

G.O. Gabbard, Psichiatria Psicodinamica, 2015

Attaccamento ansioso – evitante: caratteristiche, evoluzione e sintomatologia ansiosa

Il peso dei passati legami di attaccamento nella scelta del partner e nell’organizzazione della propria vita affettiva


https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/disturbi-psichiatrici/disturbi-della-personalit%C3%A0/disturbo-dipendente-di-personalit%C3%A0
https://www.stateofmind.it/tag/disturbo-ossessivo-compulsivo/
https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/disturbi-psichiatrici/disturbi-della-personalit%C3%A0/disturbo-ossessivo-compulsivo-di-personalit%C3%A0?query=disturbo%20ossessivo%20-%20compulsivo%20di%20personalit%C3%A0
https://www.stateofmind.it/tag/disturbo-ossessivo-compulsivo-di-personalita/
P.M.G. Emmelkamp, J.H. Kamphuis, I disturbi di Personalità, 2009

Sitografia immagini:

https://www.pinterest.it/pin/835980749565725893/
https://www.artstation.com/artwork/Kk6Xx

Alessandra Sansò

Laureata Magistrale in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli Studi di Genova con una tesi dal titolo “Alessitimia in adolescenza: un contributo alla validità convergente degli strumenti di valutazione”.
I suoi interessi principali riguardano l’adolescenza e le sue caratteristiche, ma si concentra anche su concetti della Psicologia Sociale, quali deumanizzazione e stigmatizzazione quantomai presenti nella società moderna.
È una divoratrice di libri e un’appassionata di serie tv di qualunque genere, ama profondamente Alfred Hitchcock e Bruce Springsteen.

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